Mal D'Egitto

Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ  egizia

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giovedì, 08 febbraio 2007

Marhàba nel Blog Mal d'Egitto!

Questo blog non viene più aggiornato con la frequenza di una volta in quanto dal 3-maggio-2005 è nato il forum MaldEgitto
.
Viste le varie richieste di tante persone che tramite questo blog scrivevano sotto gli articoli pubblicati e alle tantissime email che ricevevo da persone intente a partire per l'Egitto in vacanza e che desideravano consigli, ho deciso di aprire un forum dove ciascuno potesse essere d'aiuto all'altro. 

Il Forum MaldEgitto
è l'UNICO forum del web dedicato interamente all'Egitto e questo assicura una gamma di informazioni totale su questo splendido paese.
Nel forum si trovano informazioni su tutti gli alberghi delle varie località con inserimento immediato di quelli di nuova costruzione; sono segnalate tutte le escursioni possibili da fare, i costi e tramite il nostro amico Mauro che ha un'agenzia di diving ed escrusioni a Sharm El Sheikh, avete modo di prendere accordi prima della partenza e assicurarvi affidabilità e convenienza.
Nel forum trovate anche aggiornamenti sul clima, sulle regole doganali, su come chiamare da/verso l'Egitto nel modo più conveniente e news sulla cronaca egiziana; avete possibilità di fittare o comprare casa in Egitto, trovare voli low cost e offerte di lavoro se desiderate vivere per un pò in Egitto.
Non manca nemmeno una sezione sulla civiltà egizia dove vengono segnalate le mostre presenti nelle varie città italiane.
Inoltre ci sono due sezioni utilissime, una sezione dedicata alla lingua araba dove potete trovare un dizionario e frasi comuni e una sezione dedicata alla musica araba dove chiedere testi e traduzioni delle canzoni che più vi piacciono e scaricarle.
Infine potete partecipare o organizzare nella vostra città un raduno dei malati d'Egitto e avere la possibilità di conoscere e divertirvi assieme ad amici che hanno la stessa vostra passione: l'Egitto!
Questo è niente confronto a tutto quello che potete trovare visitando e registrandovi al forum http://maldegitto.forumfree.net/

Il Blog resta comunque utilissimo in quanto sono presenti interessanti approfondimenti e curiosità sulle varie località egiziane. Vi basta cliccare su una delle Categorie della colonna a sinistra.

Vi aspetto sul forum!!!

Cleopatra79

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sabato, 23 settembre 2006

Tomba di Harwa: la sottile linea tra la vita e la morte

TORONTO - Delicate scene in rilievo, disegni in prospettiva e splendidi testi geroglifici che si tuffano nel passato ma sempre con qualcosa di nuovo, di innovativo. Qualcosa che va oltre l'arte per indicare quella linea sottile che separa il corpo dall'anima e la vita dalla morte.
Questa è la tomba di Harwa, un monumento unico nel suo genere, che ricopre un'importanza primaria per la conoscenza della storia, della cultura e delle usanze funerarie della sua epoca. Dal 1996 è oggetto di scavi della Missione archeologica italiana, iniziati a Luxor nel 1996, e diretti da Francesco Tiradritti, ospite martedì al Royal Ontario Museum in una serata dal titolo "Scoprire i capolavori dell'arte egizia: scavi nella tomba di Harwa", in collaborazione con l'Istituto italiano di Cultura di Toronto.
Lavori che, dopo un attento restauro, hanno riportato alla luce la storia della tomba, la sua vastità, originalità e magnificenza, fino a farla diventare uno dei più grandi monumenti funerari d'Egitto.
Prima di dare inizio alle ricerche nel complesso funerario di Harwa e Akhimeru, l'egittologo toscano, curatore di vari volumi scientifici sulla storia dell'arte, ha compiuto scavi anche in Italia e Sudan. Nel 1997 nasce "Harwa 2001", associazione culturale onlus che raccoglie i fondi necessari al finanziamento della ricerca archeologica, oltre a organizzare mostre, convegni e viaggi.
«Ci vorranno sicuramente ancora vent'anni di lavoro» ha spiegato Tiradritti nel decimo anniversario degli scavi, illustrando un ricco reportage e spiegando le difficoltà incontrate durante i lavori ma anche gli strabilianti ritrovamenti.
«Harwa fece scavare il proprio sepolcro nella piana dell'Assassif, sulla riva Ovest di Luxor - ha raccontato Tiradritti - davanti al tempio della regina Hatshepsut. Con i suoi 4.500 metri quadrati di estensione è una delle più grandi tombe private dell'Egitto antico, dove i i quattro livelli sotterranei raggiungono la profondità di ben 25 metri. A partire dalla fine del Nuovo Regno, nell'XI secolo a.C., gli egizi avevano cominciato a seppellire i propri morti in gallerie scavate nella roccia prive di decorazione. Dopo quasi trecento anni, Harwa riprende l'interrotta tradizione della tomba monumentale, realizzandone una che supera in estensione tutte quelle che i sovrani delle epoche precedenti si erano fatti scavare nella vicina Valle dei Re. Oggi la tomba si trova al centro di una vasta necropoli. Harwa non portò a termine, però, la sua tomba e il suo successore, Akhimenru, ampliò la parte settentrionale del corridoio che circonda tutto il primo livello sotterraneo per ricavarne il sepolcro. Per poi essere trasformata, in epoca tolemaica, in santuario. Tra le firme che possono essere ancora lette sulle pareti del cortile, quella del poeta francese Arthur Rimbaud. Non abbiamo prove, ma pensiamo a un suo possibile soggiorno a Luxor verso la fine del XIX secolo». Un ingresso porticato, un vestibolo, un cortile, due sale ipostile, il santuario di Osiride, un corridoio che porta alla tomba di Padineith, una serie di sale e ben 14 pozzi funerari. Sono i nove ambienti che compongono la tomba, ognuno dei quali segna il passaggio di Harwa dalla vita alla rinascita, passando nel tempo, attraverso la morte. Tutto secondo un preciso progetto. «Per la prima volta nella storia egizia - continua Tiradritti - le decorazioni narrano il cammino dell'uomo dalla vita alla morte e dalla morte alla vita eterna. Il culmine di questo racconto è toccato dal rilievo che rappresenta, attraverso un'allegoria, la morte. Harwa, ritratto come un vecchio dal ventre prominente, il seno cadente e il doppio mento, è condotto nell'Oltretomba dal dio sciacallo Anubi. La mano della divinità stringe con fermezza quella dell'uomo, che invece tiene le dita ben distese, quasi cercasse di sfuggire e divincolarsi da quell'ineluttabile presa. Il destino eterno di Harwa si compie con il raggiungimento del dio Osiride, re dei Morti, la cui immagine è scolpita in altorilievo sulla parete di fondo del santuario, che chiude la successione degli ambienti del primo livello sotterraneo. La figura di Osiride è caratterizzata da un'illusione ottica, il trompe-l'oeil. L'immagine del dio, di dimensioni ridotte, è visibile sin dall'ingresso al primo livello sotterraneo della tomba, da dove appare più distante di quanto sia in realtà, quasi a voler posticipare l'incontro con Osiride e il doloroso momento della morte.
Un'altra scena in trompe-l'oeil, si trova nelle raffigurazioni di alcuni pescatori che hanno dimensioni minori rispetto a quelle dell'uomo che pulisce il pesce. Le due scene appaiono in prospettiva spaziale e temporale. Qualcosa di unico a quell'epoca. Gli ambienti sono costruiti in profondità, alternati ad altri a cielo aperto. Chiaro il passaggio simbolico tra la luce e le tenebre, la vita e la morte».
E non sono mancate le curiosità che hanno suscitato sorrisi tra il pubblico. «Gli scavi lungo il muro meridionale del cortile - ha concluso Tiradritti - hanno riportato alla luce una trincea che sembrerebbe collegata alle azioni di saccheggio e di asportazione di alcune scene, scolpite nel fragile calcare della tomba, perpetuate durante la seconda guerra mondiale. Sono state rilevate numerose tracce, tra cui anche una "reperto" recante la scritta "Biscotto me ne frego" della ditta Lazzaroni che ha permesso di risalire ai ladri. Erano fascisti».

Di SIMONA GIACOBBI
Articolo pubblicato il: 2006-09-22


Visita il sito internet http://www.harwa.it/

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luxor

domenica, 28 maggio 2006

Piramide di Cheope: risolto l’enigma

L’architetto francese Houdin ha dimostrato come sia stata innalzata blocco dopo blocco

Asswan (Egitto), 24 maggio 2006 - Il mistero dei misteri è stato risolto! Jean-Pierre Houdin, architetto francese, chiarisce come gli antichi egizi attorno al 2550 a. C. siano riusciti a innalzare quel mostro di ingegneria edile che è la piramide di Cheope.

"Gli egizi avevano formidabili conoscenze di geometria, matematica, geologia e dunque solo un architetto può illuminarci sulle tecniche impiegate", scrive l’egittologo Zahi Hawass nella prefazione al libro di Houdin (Les secrets de la construction de la Grande Pyramide, Farid Atiya Press). Lo studioso francese per 6 anni ha lavorato a tavolino, in un susseguirsi di calcoli e disegni geometrici: "E’ la dimostrazione che oggi si può fare ricerca senza intraprendere scavi invasivi verso l’habitat archeologico. Solo infatti negli ultimi due anni Houdin ha verificato la sue teorie sul terreno".

La prima conclusione certa da parte dei due studiosi è di per sé destinata a sollevare un polverone: è certo che la piramide non è orientata in base alla costellazione d’Orione, né come questa si presentava nel 2550 a. C., reale momento della sua costruzione, né tanto meno come Orione era disposta nel 10.500 a. C., data di una presunta costruzione ipotizzata da ufologi millenaristi privi di credibilità scientifica; i lati sono invece effettivamente orientati secondo i 4 punti cardinali.

Passando all’aspetto ingegneristico, Houdin ha notato il ruolo centrale della camera del re, intorno alla quale ruota tutto il monumento: ci sarebbero stati così due progetti, la camera sepolcrale e il rivestimento. Nella prima fase si costruì la piramide fino alla base della camera del re posta a quota 43 metri, portando i blocchi con una rampa: "Ma nel farlo — dice Houdin — si fecero due camere temporanee, destinate ad accogliere Cheope in caso di morte prematura: la camera sotterranea, durante i primi 10 anni di costruzione e la camera della regina, attiva nei 7 successivi. Poi rimasero inutilizzate".

Man mano che la costruzione proseguiva, la rampa diventava sempre più ripida e più lunga: per raggiungere quota 146 metri, l’altezza finale, sarebbe stata necessaria una pendenza del 52 per cento sviluppata per 1,6 chilometri: una follia!Ecco l’idea geniale degli architetti: erigere prima la definitiva camera del re (da 43 a 76 metri), portando i blocchi necessari con una carrucola azionata da un sistema di contrappesi; e poi mantenere la struttura ricavata aperta su un lato per poterla usare, come base d’appoggio, per la salita dei blocchi per la parte superiore: in questo modo si arrivò a 140 metri su tre lati e in seguito si chiuse progressivamente il lato aperto, che mostrava lo spaccato della costruzione da quota 43 a quota 140 metri.

Anche pyramidion fu costruito con carrucole a contrappeso, sostenute questa volta da impalcature in mattoni crudi: la più famosa delle 7 meraviglie del mondo era pronta e toccava, dopo più di trent’anni di lavoro, 146 metri.

di Aristide Malnati  Resto del Carlino

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news, giza

venerdì, 19 maggio 2006

L’EGITTO CHIEDE ALLA GERMANIA LA RESTITUZIONE DEL BUSTO PIÙ FAMOSO DEL MONDO

Nefertiti, la regina contesa

18/5/2006

di Marina Verna

BERLINO. Dicono che il busto di Nefertiti - bellezza perfetta, illuminata da una luce interiore - valga da solo un viaggio a Berlino. Ma adesso il sovrintende alle antichità egizie, Zahi Hawass, lo rivuole, sostenendo che è stato portato via con l'inganno. «Non è vero, il governo ottomano lo consegnò nel 1913 al mecenate berlinese James Simon, che aveva finanziato gli scavi. Abbiamo i documenti», ribattono dalla Fondazione per il Patrimonio culturale prussiano, che ne è proprietaria. Il tiro alla fune è cominciato, tra documenti legali e piccole astuzie.

Fu l'archeologo tedesco Ludwig Borchardt che, scavando nel 1912 nel quartiere degli artigiani di Akhenaton, trovò nella bottega dello scultore Thutmosi il busto un pietra calcarea - alto mezzo metro, in testa l'alto copricapo blu riservato alle sovrane, l'occhio sinistro ancora incompiuto -, che identificò come Nefertiti, sposa di Amenofis IV, re d'Egitto nel XIV secolo a. C.

In base all'accordo di concessione degli scavi, Borchardt poteva tenere per sé la metà dei reperti. Si portò dunque via Nefertiti, che consegnò al suo finanziatore Simon. Il banchiere la tenne con sé qualche anno e nel 1921 la donò al Museo egizio di Berlino. In meno di un secolo Nefertiti ha traslocato sei volte: nella Berlino divisa stava a Ovest, in una sala del Museo a Charlottenburg tutta foderata di feltro nero. Dall'anno scorso è tornata a Est, all'Isola dei Musei, in una sala dipinta di bianco.

Ma l'Egitto non si dà per vinto: Nefertiti fa parte di una lista di opere - tra le quali la stele di Rosetta, lo zodiaco di Dendera e il busto di Akhenaton - che vorrebbe assolutamente indietro. Qualche giorno fa Hawass, a Berlino per l'inaugurazione della mostra Tesori sommersi d'Egitto, è tornato alla carica: «Nefertiti è stata portata via con l'inganno, coperta di fango perché le autorità che dovevano dare il benestare non la riconoscessero». Sul piano legale, però, non ha chance. E allora ieri ha fatto una proposta: una cessione temporanea di tre mesi per la mostra che l'Istituto archeologico tedesco sta organizzando al Cairo per il 2007, quando cadrà il suo centenario. Il Museo Egizio di Berlino ha subito fiutato la trappola: in Egitto una legge stabilisce che qualunque reperto locale torni in patria come prestito, non va più restituito. Neppure se acquisito legalmente. Dunque, Nefertiti resta dov'è: «Dopo tremila anni, non ha più voglia di viaggiare. E un nuovo cambiamento di clima sarebbe dannoso per i suoi colori». Hawass ha già replicato minacciando di boicottare gli attuali scavi tedeschi. Ma i prussiani non si lasciano impressionare: hanno i sigilli dell'impero ottomano in cassaforte.

FONTE: La Stampa

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news, civiltĂ  egizia

martedì, 25 aprile 2006

Egitto. Tre bombe a orologeria esplodono a Dahab, sul Mar Rosso: 22 morti e 160 feriti accertati


Dahab, 24 aprile 2006
Sono al momento 22 le vittime e 160 i feriti accertati in seguito alla triplice esplosione che ha sconvolto alle 19:15 (ora italiana) la popolare località turistica egiziana di Dahab, affacciata sulla costa orientale della panisola del Sinai, proprio sul Mar Rosso, a circa cento chilometri a Nord della più nota Sharm el-Sheikh. La località è affollata da molti turisti stranieri ma anche da moltissimi egiziani, soprattuto in questo periodo, corrispondente alla Pasqua copta.

I tre ordigni, ipotizzano gli investigatori e confermano alcuni testimoni, erano stati celati in diversi luoghi, tutti molto affollati: secondo l'emittente qatarina al-Jazira si sarebbe trattato di un bar, un ristorante e un supermercato. Le bombe sarebbero state fatte esplodere, con un innesco a tempo, in rapidissima sequenza.

Italiani coinvolti?
Le voci che riguardano il coinvolgimento di turisti italiani sono discordanti, ma l'agenzia d'informazione
MISNA ha raggiunto telefonicamente un istruttore subacqueo italiano che vive e lavora a Dahab da due anni. Risponde al nome di Marco Merlino, e ha confermato che la località è frequentata sì, da molti italiani, ma per gite che si risolvono solitamente nell'arco di una sola giornata. Pertanto - continua il testimone diretto - all'ora degli attentati tutti gli italiani avrebbero dovuto essere già ripartiti. La Farnesina, infine, rassicura: ci sarebbero soltanto tre italiani, feriti leggermente.

La condanna internazionale
Al Presidente egiziano Hosni Mubarak, che ha definito "vile atto terroristico" l'attentato, si sono immediatamente uniti gli altri leader mondiali. Primo fra tutti il presidente Usa, George Bush. Da Washington è infatti giunta una solenne e determinata condanna: "Si è trattato di un atto ignobile". Anche dall'ANP guidata da Hamas è giunta la "ferma condanna di quest'atto criminale" e Israele, che di attentati ha fatto una lunga esperienza, ha messo a disposizione i propri specialisti. Solidarietà alle autorità egiziane anche da Parigi.

da Rai24News

 

 I DRAMMATICI SVILUPPI IN TEMPO REALE

01:55 - Potrebbero essere "un centinaio" gli italiani presenti attualmente a Dahab: lo ha detto, intervenendo a Porta a Porta, Elisabetta Belloni, capo dell'Unita' di crisi della Farnesina. Non si tratta tuttavia di un dato certo, ha precisato: e' il numero che si ricava dopo aver fatto una serie di riscontri incrociati. Belloni ha confermato che, dopo una prima ricognizione negli ospedali, gli italiani feriti sono allo stato tre, "ustionati, non gravissimi".

01:18 - Quelle dei tre italiani coinvolti negli attentati di stasera in Egitto sono "ferite che non destano preoccupazione". Lo ha dichiarato Elisabetta Belloni, responsabile dell' unita' di crisi della Farnesina, intervenendo alla trasmissione di Raiuno 'Porta a Porta'. Elisabetta Belloni ha confermato che non ci sono notizie di italiani deceduti. "Speriamo e siamo fiduciosi che non ci saranno", ha aggiunto sottolineando che "al momento, gli stessi egiziani non hanno dato alcuna notizia di italiani deceduti".

01:00 - E' di 23 morti, 20 egiziani e tre stranieri, il bilancio ufficiale delle persone morte nel triplice attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Tra le vittime c'è un bambino tedesco. I feriti accertati sono invece 42. Questo quanto comunicato dal ministero dell'Interno egiziano. Il bilancio ufficioso parla invece di 30 morti (quattro gli stranieri) e 160 feriti. Tra questi ultimi, tre sono italiani: nessuno di loro è in gravi condizioni.

00:40 - Nessun italiano e' ricoverato nell'ospedale di Dahab. Lo hanno reso noto fonti dello stesso ospedale, aggiungendo che ci sono feriti stranieri, ma di altre nazionalita'. Sempre all'ospedale di Dahab hanno spiegato che altri feriti nell'attentato sono stati trasferiti in altre strutture ospedaliere di Sharm el Sheik.

00:16 - "I nostri ospiti italiani sono attualmente undici e sono tornati tutti in albergo. Stanno bene e sono già nelle camere". Lo ha affermato una dei responsabili italiani dell''Eldorado Lodge & Diving' di Dahab, un albergo a gestione italiana. "Noi ci troviamo a 200 metri dal punto in cui sono avvenute le esplosioni - ha aggiunto -. Tutti i clienti hanno già parlato con le famiglie in Italia e le hanno tranquillizzate".

23:58 - Trenta cadaveri sono stati allineati nell'obitorio dell'ospedale di Dahab, la località del Mar Rosso teatro del triplice attacco terrosistico di lunedì. Lo ha riferito un giornalista della tv satellitare qatariota Al Jazeera, precisando che 14 cadaveri sono smembrati.

23:19 - Sono tre gli italiani rimasti feriti nell'attentato di Dahab, sul Mar Rosso. Questo, almeno, un primo bilancio della Farnesina sulla base dei primi accertamenti compiuti sul posto. I tre feriti, sempre secondo la Farnesina, avrebbero riportato solo delle ustioni ritenute non gravi.

23:12 -
"A parte la rabbia per quello che è accaduto, ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa: sarebbe bastato fermarsi mezzo minuto in più in quel punto, e a quest'ora saremmo morti". Questa la testimonianza di Silvio Broggi, medico dell'Astigiano, che si trovava con altri italiani a pochi metri dal luogo delle esplosioni di Dahab.

22:47 - Uno svizzero e un russo figurano tra i morti nel triplo attentato di Dahab. Lo ha detto una fonte della sicurezza. Il ministero dell'interno egiziano nel suo bilancio aveva detto che tra i morti c'erano quattro stranieri, senza precisarne la nazionalita'.

22:39 - "Tra i feriti giunti nel nostro ospedale ci sono molti in condizioni gravi". Lo ha detto il direttore dell'ospedale di Dahab, la località turistica del Sinai dove è avvenuto oggi il triplice attenato terroristico. Il direttore, che parlava al telefono con la tv satellitare araba Al Jazeera, ha aggiunto che "finora abbiamo ricevuto 10 persone già decedute e il numero dei feriti da noi curati attualmente sono una cinquantina".

22:06 - Oltre ad Hamas, anche George W. Bush ha condannato "con forza" il triplice attentato terroristico di Dahab, nel Sinai. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di "atto d'odio". Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha invece affermato che "i responsabili saranno puniti". Secondo l'ultimo bilancio aggiornato, le tre esplosioni hanno provocato almeno 30 morti e 160 feriti. Per il ministero dell'Interno egiziano i morti sarebbero 10.

21:45 - Ci sarebbero anche alcuni italiani tra i 160 feriti dell'attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Lo ha affermato il corrispondente della tv satellitare Al Arabiya. Secondo il giornalista, gran parte delle persone colpite dall'esplosione sarebbero lavoratori egiziani, mentre i ricoverati in ospedale sarebbero italiani, francesi e israeliani. Di "molti feriti tra gli occidentali" aveva parlato anche la tv qatariota Al Jazeera.

21:35 - E' di 10 morti, quattro stranieri e sei egiziani, e di 70 feriti, il bilancio provvisorio dell'attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Questo, almeno, stando a quanto riferito dal ministero dell'Interno egiziano attraverso la televisione Al Jazeera. Dal presidente dell'Anp Abu Mazen è intanto arrivata una dura condanna "al triplice attentato avvenuto a Dahab nel Sinai egiziano, attentato che mira a colpire l'economia dell'Egitto".

21:18 - "E' salito a 30 il numero delle persone uccise a causa del triplice attentato avvenuto a Dahab nel sud del Sinai". Lo hanno confermato fonti mediche egiziane come riferisce la tv satellitare araba Al Jazeera.

21:10 - Ci sono cinque italiani, due adulti e tre bambini, tra i superstiti degli attentati che hanno colpito un albergo, un supermercato e un ponte a Dahab, nel Mar Rosso. I cinque, che si trovavano nei paraggi di una delle zone colpite dalle esplosioni, non hanno infatti riportato conseguenze. A riferirlo sono "fonti informate". Solo uno dei cinque, secondo quanto si è appreso, sarebbe rimasto lievemente contuso.

21:09 - "C'è da ritenere con poca possibilità di sbagliarsi che tra le vittime del triplice attentato di Dahab nel sud del Sinai, vi siano numerosi turisti occidentali". Questo quanto detto da Omar Al Kaqi, corrispondente della tv satellitare araba Al Jazeera in collegamento telefonico dal luogo degli attentati. Al Kaqi ha aggiunto che "Dahab, dopo le località turistiche di Taba, è la meta preferita dei turisti israeliani".

21:03 -
L'esercito israeliano ha chiuso il posto di frontiera di Taba, e impedisce ai veicoli di entrare nella Penisola del Sinai. Diversi veicoli israeliani stanno lasciando l'Egitto. Lo riferisce il sito internet di Haaretz. Stasera tre esplosioni hanno colpito la località turistica egiziana di Dahab, sul Mar Rosso, una delle mete preferite dai turisti israeliani. Ci sono decine di vittime.

20:52 - "Non si tratta di un'azione suicida", ha detto il proprietario di un albergo a Dahab, dove sono avvenute le tre esplosioni. "Le cariche esplosive - ha detto - erano state collocate in sacchi e sono state fatte esplodere con detonatori".

20:51 - Ci sarebbe la mano di Al Qaeda dietro gli attentati di Dahab, nel Sinai. Lo ha affermato in un commento la televisione commerciale israeliana, Canale 2. La tv ha rilevato la particolare dinamica delle esplosioni e ha ricordato che ancora tre settimane fa le autorità israeliane avevano avuto la sensazione della imminenza di un attentato di Al Qaeda nel Sinai.

20.44 - Sempre frammentarie le notizie che giungono dall'Egitto sugli obiettivi del triplice attentato. La polizia egiziana ha infatti detto che le esplosioni a Dahab hanno fatto 22 morti e 150 feriti. Ha anche precisato che la prima esplosione è avvenuta al supermercato Ghazala, la seconda nell'hotel el Mashrabya e la terza su un ponte di legno per pedoni.

20.41 - Le autorità egiziane di polizia proibiscono la partenza dei turisti da Dahab.

20.36 - Secondo la televisione araba al Jazeera, le tre eplosioni nella località egiziana di Dahab sul Mar Rosso hanno colpito l'albergo el Khaaleg, nel quale ci sarebbero stati 17 morti e 150 feriti, e l'altro albergo el Masharabiya. La terza esplosione si sarebbe verificata in un ristorante.

20.31 - Il Ministero dell'interno egiziano sostiene che gli autori dei tre attentati "coordinati" di Dahab sarebbero dei "professionisti", senza precisare altro

20.25 - Nell'hotel el-Khaleeg, colpito da una delle tre esplosioni di stasera a Dahab, sono morte almeno 17 persone. Oltre 150 i feriti. Lo ha detto Said Essa, uno dei medici che sta prestando i primi soccorsi sul posto

2016 - Il bilancio provvisorio, secondo fonti locali, parla di almeno 20 morti e moltissimi feriti

20.15 - Una delle tre esplosioni di stasera a Dahab, località turistica egiziana sul Mar Rosso, ha colpito l'hotel el-Masharabiya.

20.11 - L'unità di crisi della Farnesina si è attivata rapidamente per verificare l'eventuale presenza di italiani nel mercato colpito dalle tre esplosioni di stasera a Dahab, sulla costa del Golfo di Aqaba del Sinai meridionale

19-55 - Secondo quanto riferito dalla polizia egiziana le tre esplosioni di Dahab sarebbero attentati e avrebbero fatto morti e feriti.

19.35 - Tre esplosioni sono state udite nella località turistica di Dahab, sul Mar Rosso. Lo si apprende da un testimone sul posto. Dopo i tre scoppi è stato visto del fumo levarsi dall'area del bazar della cittadina

da Tgcom

Dahab, le prime testimonianze

"Ho visto tanta gente piena di sangue"

Arrivano le prime testimonianze dalla cittadina di Dabah, dove in tre punti diversi sono scoppiate bombe a orologerie. Tutti descrivono scene infernali, fumo, gente che corre da tutte le parti e corpi fatti a pezzi. Poi ancora ambulanze e auto private che portano i feriti in ospedale.

"Ho sentito tre esplosioni molto forti e dopo ho visto molta gente coperta di sangue", ha detto un testimone citato dalla Bbc online. "C'è del fumo che si leva dalla zona e c'è gente che corre dappertutto", ha detto un'altra persona, anche lei anonima, alla Reuters.

"C'erano corpi fatti a pezzi e macerie nelle strade...c'erano ambulanze e auto che portavano ha gente in ospedale", ha riferito un altro testimone, sempre citato dall'agenzia britannica. Un visitatore ha detto che le auto e i pullman che volevano lasciare la zona sono stati bloccati dalla polizia.

Cecile Casey, una turista francese raggiunta dalla France Presse a Dahab, ha confermato che la zona teatro delle esplosioni è molto frequentata in questo periodo dell'anno. Secondo Yusri Saleh, un testimone che ha parlato alla televisione egiziana, tutta la zona e' stata sigillata dalle forze di sicurezza. "I turisti sono molto numerosi, sono soprattutto egiziani giunti per Sham e-Nessim (la festa della primavera)", ha aggiunto.

"Tra i clienti del mio albergo c'erano turisti israeliani, coreani ed italiani, ma nessuno di loro è rimasto ferito dalla triplice esplosione". Lo ha detto Imad Ashmawi propietario di un albergo a distanza di 50 metri dal luogo della prima esplosione avvenuta oggi a Dahab. Al Ashmawi, che parlava in collegamento telefonico con la tv satellitare araba al Jazeera, ha descritto la successione delle esplosioni: "Verso le 19.15 è esplosa la prima bomba, e alcuni secondi dopo abbiamo sentito la seconda esplosione seguita subito da una terza. A quel punto sono uscito di corsa dal mio albergo".

"La scena per strada era drammatica, ho contato almeno 15 pezzi di cadaveri sparpagliati per strada ed un bimbo straniero di 12 anni piangere spaventato", ha detto il testimone oculare che ha proseguito: "Abbiamo deciso subito di portare con le nostre auto i feriti all'ospedale di Sharm el Sheikh". "E' straziante vedere questa distruzione, noi siamo gente che vuole bene agli stranieri che ci portano solo del bene". Sono state le ultime considerazioni del proprietario dell'albergo che ha aggiunto che "non sono più di 50 metri la distanza che separa i tre luoghi" del triplice attentato.

da TgCom

Da Bin Laden un messaggio in codice

Dahab, questa una delle ipotesi

Il messaggio di Osama Bin Laden trasmesso domenica dalla tv araba Al Jazeera , potrebbe essere stato solo un messaggio in codice per i terroristi. Questa è una delle ipotesi a cui stanno lavarando gli organismi investigativi e di intelligence che si occupano dlel'attentato di Dahab, cittadina turistica a 9 chilomentri da Sharm El Sheik.

Un'ipotesi avvalorata da un precedente: anche nel caso dell'attentato di Taba dell'ottobre 2004, infatti, si parlo' di un messaggio in codice, questa volta contenuto in un discorso di Ayman al Zawahiri diffuso sempre da al Jazira pochi giorni prima. Secondo alcuni esperti, tra l'attentato di Dahab e quelli di Taba e Sharm el Sheik vi sarebbero molte similitudini, soprattutto con riferimento alle modalità di esecuzione.

Il sospetto, sempre secondo quanto si è potuto apprendere da fonti investigative, è che dietro questo attentato vi siano elementi di Al Qaida che transitano tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, aiutati dalle tribù beduine del Sinai, da sempre contrarie al governo del Cairo. Un episodio che viene riletto alla luce di quanto accaduto, infine, è la minaccia pronunciata solo due giorni fa da uno dei capi della cellula salafita egiziana Taefa el-Mensura, accusata di terrorismo e sgominata di recente con molti arresti: l'uomo, attualmente in carcere, ha minacciato di attaccare obiettivi occidentali in Egitto in segno di vendetta per gli attacchi contro i musulmani in Iraq e in Palestina

da TgCom

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news, dahab

lunedì, 10 aprile 2006

Si interviene sul collo e sul petto del leone dormiente
Egitto, lifting per la Sfinge
A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino

Cairo - 7 apr. (Ign) - E' iniziato il restauro della Sfinge egizia. A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Il misterioso leone accucciato ha bisogno di un intervento che ponga rimedio all'erosione causata dal vento del deserto. In particolare, si sta intervenendo sulla base della statua: la parte del petto e del collo presentano segni di erosione che hanno spinto le autorità all'intervento, fatto in diretta mentre migliaia di turisti continuano ad affollare l'area archeologica più famosa del mondo.

La Sfinge lunga 20 metri e alta 57, fu probabilmente costruita nel III millennio A.C. per volontà del faraone Chefren, di cui dovrebbe rappresentare il volto, mentre per alcuni è invece molto più antica (10mila anni) e riveste un significato esoterico mai svelato. Nell'antico Egitto era divenuta comunque il simbolo della regalità. Poi in epoca araba venne considerata un mostro da temere, e infine nel 1800 fu addirittura presa a cannonate dai Mammalucchi che, a colpi di artiglieria, distrussero il naso della statua. Ma ha resistito alle ingiurie del tempo, perché dice un proverbio arabo ''l'uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi''

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news, giza

sabato, 01 aprile 2006

Scoperti strani cerchi vicino alle Piramidi

EGITTO, 22/03/2006 - Sono stati scoperti una settimana fa, ma ancora nessuno si è pronunciato su cosa possano essere. Una sola cosa è certa, per il momento: nel corso di una mappatura effettuata da satelliti sull'antica piana egiziana (l'area delle piramidi, tanto per intenderci), sono stati notati una serie di cerchi perfetti. Fenomeni legati agli ufo, all'esoterismo? Alcuni non escludono si possa trattare di qualche attività legata all'antica mitologia egizia. Ecco come ha dato la notizia il "Sole 24 Ore":

Il mistero, oltre modo enfatizzato dall’odierna temperie millenarista, torna a impadronirsi dell’Antico Egitto: interpretazioni legate all’esoterismo e addirittura all’ufologia si intrecciano a un’esegesi più canonica e maggiormente rispettosa delle istanze della civiltà dei faraoni di fronte all’ultima ed eclatante scoperta, che giunge dal Paese del Nilo. Una settimana fa, nel corso della mappatura sistematica operata da sofisticati satelliti sui luoghi-simbolo della civiltà egizia, sono stati ravvisati strani anelli a forma perfettamente circolare e non chiusi in un’area a 500 metri – 1 Km a sud della piana di Gizah. A poche centinaia di metri dalla Sfinge, ed in linea con essa secondo una verticale nord-sud, una dozzina di figure circolari si sono rivelate alla telecamera potentissima del rilevatore satellitare: sul terreno appaiono appena percettibili, evidentemente logorate dall’usura dei secoli e dall’azione incessante del vento, che ha livellato il deserto compatto ma friabile; tuttavia in origine dovevano essere dei solchi più netti e meglio definiti e sicuramente percettibili ad occhio nudo anche a livello del piano calpestato. Di fronte a un simile, inconsueto ritrovamento non sono ancora state avanzate interpretazioni incontrovertibili e l’Egittologia ufficiale non si è ad oggi pronunciata. Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo e promotore della mappatura satellitare dei luoghi archeologici (con il necessario sostegno del National Geographic), non si è ancora lanciato in una spiegazione convincente del fenomeno. In ogni caso i ricercatori del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo ritengono che non ci sia ragione per non far risalire la scoperta al variegato mondo mitologico e religioso dell’antico Egitto e che dunque essa debba essere spiegata con elementi interni al mondo dei faraoni. Qualcuno vorrebbe legare la presenza dei cerchi alla sfinge, che da simili, semplici figure verrebbe arricchita e legittimata nella sua funzione di custode dell’area sacra e cimiteriale della piana di Gizah; i cerchi andrebbero ad aggiungersi e a completare gli elementi recentemente rilevati e inerenti a questa statua metà uomo-metà leone (nel corso di un decennale restauro sono stati evidenziati quattro cunicoli nel corpo della sfinge, tutti spiegati come funzionali alla sua struttura). Il fatto che le nuove circonferenze siano in asse con la sfinge e che siano apparentemente disposti in modo non causale potrebbe far pensare che rivestissero una valenza astronomica e che fossero stati orientati in base a qualche costellazione, ben visibile nella volta celeste tale e quale appariva agli astronomi di corte. Volendo spingersi oltre nell’interpretazione delle nuove figure geometriche non si può non ricordare un importante testo dei sarcofagi, risalente all’Antico Regno (e dunque contemporaneo alla costruzione della sfinge, eretta dal faraone Chefren attorno al 2500 a. C.); lo scritto in antico geroglifico riferendosi all’Egitto così recita: «Fui colui che nacque come un cerchio». Sappiamo che nella mitologia egizia, volta semplificare concetti teogonici, l’universo intero era coestensivo dell’Egitto e come tale era divinizzato. Ecco quindi che il cerchio, per altro scarsamente attestato nelle rappresentazioni figurative rispetto ad altre forme geometriche, altro non sarebbe che la rappresentazione dell’Universo al momento della sua scaturigine nella notte dei tempi. Risulterebbe inoltre logico un riferimento alla nascita dell’universo proprio nella vasta necropoli, dove gli egizi usufruivano della vita eterna, distinguibile dall’esistenza terrena ma assolutamente inclusa nella totalità del creato e in una parola dell’essere. Un simile collegamento, assolutamente rispettoso del pensiero religioso di questa antica civiltà, sottrarrebbe linfa vitale a chi volesse suggerire un’esegesi esoterica delle figure circolari e ricondurrebbe la scoperta nell’alveo degli antichi faraoni e dei loro sudditi.
di Aristide Malnati (egittologo)
fonte:ilsole24ore.com


 

Cerchi in Egitto: risolto il mistero?


31/03/2006 - Ha suscitato un po’ di scalpore e non poche perplessità l’articolo uscito sul "Sole 24 ore" riguardo alla scoperta di strani cerchi nelle vicinanze delle Piramidi e della Sfinge. Il mondo ufologico (e non solo quello), è subito entrato in fermento ed anche al nostro sito sono arrivate numerose segnalazioni, storie, e teorie.
Apparentemente questi cerchi in mezzo al deserto non si collegano a nessuna struttura nelle immediate vicinanze. La loro presenza, però, nella zona delle piramidi, a molti è apparsa troppo sospetta. Qualche collegamento con gli Antichi Egizi? Hanno un'origine naturale? sono collegati al fenomeno ufologico? Hanno qualche misterioso significato esoterico od astronomico, richiamando qualche specifica costellazione? Per il momento escludiamo la pista astronomica, esoterica ed ufologica. Prendiamo in considerazione l'idea che tali strutture possano essere state fatte dagli antichi popoli egiziani. Che significati potrebbero avere? Sempre nell'articolo si legge che "il cerchio (...) altro non sarebbe che la rappresentazione dell'Universo al momento della sua scaturigine nella notte dei tempi. Risulterebbe inoltre logico un riferimento alla nascita dell'Universo proprio nella vasta necropoli, dove gli egizi usufruivano della vita eterna..." Anche uno studioso del calibro di Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo e promotore della mappatura satellitare dei luoghi archeologici, pur non avendo ancora fornito una spiegazione ufficiale, non esclude l'idea di "...far risalire la scoperta al variegato mondo mitologico e religioso dell’antico Egitto". Quindi le tracce potrebbero essere collegate al mondo dei faraoni. Un utente, ci ha fatto notare (al contrario di quanto si dice nell'articolo, che la Sfinge e le tracce circolari non sono "in linea con essa secondo una verticale nord-sud". Ma la spiegazione potrebbe essere molto più semplice e, forse, facilmente dimostrabile. Basta spostarsi di poco a sud est.

Si tratta di una base militare attiva. Oltre a rampe di lancio, bunker, magazzini, si possono facilmente notare "strani anelli a forma perfettamente circolare e non chiusi". Proprio come descritti nell'articolo, disposti in maniera simile. Che quei famosi cerchi misteriosi altro non siano che un "ricordo" di una base militare dismessa? Un altro nostro affezionato amico ci ha inviato un'altra immagine di base militare attiva.

Anche qui si notano le aree circolari contenenti materiale militare o, secondo qualcuno, batterie antiaeree. Svelato il mistero? Personalmente non posso affermarlo. Bisognerebbe recarsi sul posto e compiere qualche sopralluogo. Penso che non sia nemmeno tanto difficile accertarsi se in quell'area si trovava un'installazione militare. Certo è che, come gli utenti appassionati di misteri ed ufologia compreso il sottoscritto, con i pochi mezzi a disposizione, abbiamo sollevato questi dubbi e fornito delle plausibilissime soluzioni (senza scomodare gli Ufo, l'esoterismo, la magia e qualche altro tipo di mistero), adesso sta a qualcuno un po' più in "alto" accertare e chiarire la faccenda. Speriamo che ci facciano sapere! Luca Coradduzza


fonte:www.ufo.sullarete.it

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curiositĂ 

sabato, 11 marzo 2006

La Bibliotheca Alexandrina

Dal cuore della disperazione nasce sempre la speranza

Chiunque si decidesse a godersi la piacevole intimita` culturale di una citta`, dove erudizione e storia trapelano misticamente da ogni suo angolo, dovrebbe guardarsi bene dal tralasciare l'asserzione preludente a questo scritto.

Non solo considerato che la famosa sposa del mare nostrum (come Alessandria d'Egitto si soleva chiamare) sta riacquistando la sua fama come tale grazie agli infiniti sforzi dei suoi abitanti i quali, affiatati, si sono promessi di non lasciarla mai andare.
Ma pure perche`, in grazia della sopracitata constatazione, i suoi una volta vividi simboli di trionfo sulla situazione di comune mediocrita` cognitiva di suo tempo, si stanno restaurando uno dopo l'altro.

E, qua giunti, non ci si puo` esimere dal trovarsi saltare davanti tutto quel che l'esempio della Bibliotheca Alexandrina e` sempre stato ed e` tutt'oggi.

Tale monumento antico di storia ma fresco di esistenza fisica e` risaputo e` stato vittima di un incidente di cui la storia non ce la racconta giusta. Una storia che non conosce ne` buoni ne` cattivi, la storia che scrivono sempre i vincitori. In poche parole, la storia di sempre.

E l'incendio che non si sa di preciso opera di quale infido (tanto, chiunque l'abbia provocato quasi 17 secoli fa facendone scomparire tutte le orme che l'umanita` poteva seguire per evolversi meno mutilatamente di come ha praticamente fatto, altro non e` se non un vero infido) sia stato, ha lasciato molto alla fantasia, dato che la fama di chi si caricasse di riportarcene le tracce lascia molto a desiderare.

Bibliotheca Alexandrina Peraltro, vedere risplendere questo gioiello in riva al mare e` un gioia per tutti. E` un sogno fattosi realta` tangibile grazie, letteralmente, alla collaborazione di tutto il mondo.
Ed e` bellissimo.
Da un lato perche` da` finalmente una traduzione concreta di quel che oggi si e` soliti chiamare "voglia di comunicare con l'altro". Dall'altro perche` rispecchia gli infiniti sforzi degli abitanti della Citta`, i quali, come mai prima, si sono promessi una citta` che non esce mai di moda visitare.

 
Volendo parlare della Biblioteca, non si sa effettivamente da quale parte iniziare.
 
A parte i lati estetici che rendono delizioso ogni salto fattovi, e che quindi captano lo sguardo dei suoi innumerevoli visitatori.
 
Lo stesso contenuto che gli scaffali delle maestose aule vantano di portare farebbe venire l'acquolina in bocca ai bibliomani, che un po' tutti noi lettori siamo. Ci sono variegatissimi libri, anzi tomi, che trattano delle varie discipline: architettura, medicina, ingegneria, lingue e perfino la gastronomia!
 
Ma non finisce qui!
 
La Biblioteca e` tra l'altro condita da due grandi musei i quali ripercorrono la storia della Citta`.Uno attraverso vari disegni e mappe di Alessandria dai tempi di Napoleone fino ad oggi giorno. Ed e` incantevole vedere la metamorfosi che la pianificazione della Citta` abbia subito nel corso degli anni. Li` sono gelosamente custodite fotocopie dei disegni originali che ingegneri ed architeti italiani hanno eseguito ad arte per delineare la fisionomia di questa prodigiosa  figlia di Alessandro Magno. Tutti gli eleganti palazzi, tutte le fastose costruzioni sono opera della comunita` italiana trovatasi a vivere in quella citta` contribuendo tutt'altro che minimamente alla sua evoluzione.
 
L'altro invece ricostruisce la storia di Alessandria attraverso gli effetti personali dei famosi personaggi che ne hanno fatto porpria patria. Exempli gratia e` il caso del celeberrimo Costantino cavafis, i cui occhiali, la cui pipa e tante altre cosine sono stati regalati alla Bibliotheca Alexandrina quasi come segno di riconoscimento dell'intimita` creatasi tra il poeta e la ormai sua terra.
 
Inoltre c'e` una vastissima aula che ospita ogni tanto una mostra diversa.
 
Certamente, un monumento come questo non puo` mancare di sale conferenze, con un'equipe altamente qualificata, la quale agisce meticolosamente pur di guidare alla grande l'impresa della rinascita del mito. Un'impresa che segnala, tra l'altro, il desiderio dell'Egitto di scrollarsi di dosso tanti anni di passivita`(in cui molte personaggi tutt'altro che impotenti tanto han fatto volendo assecondare il temperamento culturale dei paesi occidentali) per assumere un atteggiamento che riesca suo proprio e pur sempre moderno.
 
C'e` da dire pero` che non tutto il personale riesca ancora a districare questa questione. Vale a dire che non tutti si rendono conto della sottile e altrettanto capillare differenza tra l'esser moderni assecondando il passo della civilta` e l'esser solo occidentali. Tanto che pure agli egiziani ci si rivolge in inglese, o pure in francese!
 
Pazienza. La convinzione generale prevede che tali sviste subiscano ancora tanti ammendamenti per rimediare a queste piccole gaffe strada facendo.

Tanto Roma non fu fatta in un giorno...

di Hajar Seif Alnasr

 

 

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alessandria

venerdì, 10 marzo 2006

Il Papiro di Artemidoro, una storia incredibile

Dall’Egitto all’Europa, dal I secolo a.C. al 1800, da supporto per un’opera geografica a catalogo a pseudo-sarcofago a… Torino, dove una mostra ne racconterà l’incredibile storia

Presso Palazzo Bricherasio, a Torino, l'8 febbraio aprirà i battenti la mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi dall'Egitto greco-romano” che si potrà visitare fino al 7 maggio. Occhi puntati dunque sul Papiro di Artemidoro, l'eccezionale reperto di epoca tolemaica che riemerge dopo duemila anni in cui era stato lasciato nel dimenticatoio. Oggi dunque occorre ringraziare la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo innanzitutto per averlo comprato, destinandolo al Museo Egizio di Torino, e poi per averlo fatto restaurare.
Se il Papiro è il protagonista indiscusso dell’appuntamento culturale nella città del Lingotto, non sono però da meno gli oggetti che gli faranno da corteggio: centoventi reperti di eccezionale valore saranno suddivisi nelle tredici sale attraverso cui verrà illustrata la storia del papiro, ma anche l’arte e la cartografia dell’epoca egizia, greca e romana.

Claudio Gallazzi, il curatore della mostra, il giorno della presentazione presso la sede della Stampa Estera di Roma ha affermato: “Le mostre sui papiri non hanno mai avuto successo di pubblico, ma questo è un papiro fuori dall’ordinario che ha permesso di scrivere pagine nuove nel campo della letteratura greca, della cartografia e della storia dell’arte. Come è possibile che un solo papiro contenga un così grande tesoro? Semplicemente perché venne utilizzato più volte, da più persone e a più scopi.

il papiro fornisce oggi non solo un'ampia porzione del testo perduto di Artemidoro di Efeso, ma anche la più antica carta geografica di età classica a oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici e un taccuino con disegni di figura.

La “vera” storia del Papiro di Artemidoro
E’ una storia davvero insolita che ebbe inizio ad Alessandria , in Egitto, negli anni 30-40 a.C. e si concluse quando diventò Libro della Geografia di Artemidoro di Efeso, un geografo vissuto tra I e II secolo a.C.
Questa era un’opera monumentale che si componeva di undici libri (in seguito un punto di riferimento per Strabone, Elenio e Marciano).
Ma, ahimè, il tempo poco ci ha lasciato di quest’opera mastodontica, se non cinque colonne di testo. Ebbene queste appunto si trovano sul papiro: sono il II Libro e parlano della penisola Iberica, vi è un’introduzione, tre colonne sul lavoro del geografo e una sulla penisola iberica dove sono descritte le coste e segnate le distanze tra le località.

2,5 metri per due (cioè retro più verso)
Tanto per incominciare è assai lungo, ben 2,5 metri. Ma l’estensione inganna, infatti questa è solo una parte di un papiro assai più esteso, sicuramente mancano le carte geografiche, perché il copista lasciò delle parti in bianco affinchè un disegnatore le riempisse con le mappe. Venne anche il turno del cartografo e disegnò la provincia Betica della penisola iberica, facilmente identificabile perché un grande fiume, il Betis appunto, la attraversa. Però qualcosa andò storto e non portò a termine il lavoro: si accorse di aver commesso un errore. Accidenti! Era la mappa sbagliata! Non quella avrebbe dovuto trovarsi in apertura del rotolo, ma quella della penisola per intero.
Niente da fare, l’errore commesso era fatale, papiro in quel modo era sfregiato, inutilizzabile.
E comunque c’è un però: il verso del rotolo era bianco, utilizzabile insomma, ma per scopi certamente meno nobili. Si trasformò in repertorio di bottega da cui i clienti sceglievano il disegno necessario al lavoro da svolgere: vi vennero raffigurati animali come giraffe, tigri e fenicotteri, attinti dalla realtà, ad altri di fantasia, come il tonno sega, o mitologici come il grifone, ognuno comunque ben identificato dal nome indicato accanto.

Quello che restava del recto
Una volta scritto il verso, alcuni allievi di bottega lo girarono nuovamente, per sfruttare le parti bianche del recto, quelle in pratica dove le mappe avrebbero dovuto trovare spazio, secondo il progetto originario.
E se il verso era servito da catalogo, questo lato era destinato a fungere da quaderno per le esercitazioni: i ragazzi raffigurarono così parti anatomiche del corpo umano, come teste, piedi e mani.

Dalla bottega alla tomba, il passo fu breve
Orbene consideriamo che fino circa alla fine del I secolo a.C. il papiro circolo nella bottega per illustrarne il repertorio. Poi però non vi era più spazio per disegnavi sopra, o forse anche si era fatto un po’ logoro, fu così venduto come carta da macero.
Lo acquistò qualcuno a cui serviva per realizzare il cartonnage della maschera di una mummia. Niente di insolito in questa prassi che si era diffusa già dal 1000 a.C.: la carta in pratica veniva incollata, ricoperta di gesso e dipinta, il tutto per fungere da sarcofago, un articolo molto costoso.

Nel 1800
Ebbene la mummia avvolta nel Papiro fu recuperata alla fine del 1800 e il surrogato di “sarcofago” fu acquistato da un collezionista. Quando questi morì, il rotolo fu comprato da un altro collezionista, tedesco. Fu a costui che venne l’idea di smembrare il cartonnage: vennero fuori così cinquecento pezzi e venticinque documenti. Tra questi, il Papiro di Artemidoro si componeva di ben cinquanta frammenti.

Grazie a quel cartografo tanto maldestro!
Chissà perché è proprio lui il sospettato, forse perché sbagliò mappa senza avvedersene. Forse poi con altrettanta sbadataggine, quando il papiro era ancora integro e arrotolato, bagnò per errore il rotolo. In questa maniera i disegni e le scritte che trovavano posto sul recto, lasciarono i loro calchi sul verso. Oggi la tecnologia ha permesso di ricostruire i segni invisibili a occhio nudo, sopperendo agli spazi creatisi con gli strappi del papiro.
Non è escluso pertanto che nuovi aspetti verranno fuori in seguito.

Questa storia davvero intrigante è ricostruita nel percorso della mostra: è illustrata la lavorazione del papiro e del cartonnage al mondo egizio, greco e romano, è spiegata la cartografia, la rappresentazione degli animali, i disegni di figura, vengono illustrate le botteghe, la storia dell’illustrazione libraria ed anche altri papiri che hanno avuto un destino in parte simile.

La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 18.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30.

da http://www.ineuropaonline.it del 10-03-2006

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venerdì, 03 marzo 2006

Nefertiti e i giochi di potere

L'Egitto è una miniera archeologica minacciata. E protetta da un controverso personaggio

In una conferenza sullo stato dei tesori archeologici egiziani, tenutasi a inizio febbraio, diversi addetti ai lavori si sono lamentati del degrado in cui si trovano i siti archeologici del Paese. Colpa degli errori delle agenzie del governo e di molti individui senza scrupoli, hanno concordato gli studiosi, ma anche dell’edilizia sregolata e delle coltivazioni abusive. Il responsabile della protezione dei monumenti storici egiziani è Zahi Hawass, direttore generale del Supreme Council for Antiquities, Sca. Hawass ha parlato di oltre seimila casi di violazioni dei tesori storici del paese, accusando il 90 percento dei custodi dei siti di condurre attività illegali in cambio di mazzette. 
  Zahi Hawass
Il faraone delle piramidi. Le seimila violazioni citate da Hawass sono avvenute nel 2003, mentre sul periodo successivo non esistono dati certi. Si tratta, secondo molti addetti ai lavori, di un’omissione per coprire le sue responsabilità. Zahi Hawass è infatti considerato il faraone delle piramidi, l’uomo che ha l’assoluto controllo sui tesori del Paese e decide con pugno di ferro tutto quello che si può dire sui reperti scoperti in Egitto. Hawass è una figura controversa, che da un lato cavalca la retorica anticoloniale – come quando dichiara che “se la Gran Bretagna intende rifarsi una reputazione deve per prima cosa rendere all’Egitto la Stele di Rosetta, che è l’icona della nostra identità”, ma che dall’altro si è spesso trovato al centro delle cronache per episodi di conflitto di interessi, abusi e corruzione. Dal 2003 a oggi ha espulso dal Paese 14 spedizioni archeologiche e negato l’accesso a centinaia di altre. Possiede le chiavi di tutti i siti più importanti e decide sistematicamente chi può scavare e dove, ma non solo, lo Sca si riserva l’esclusiva di annunciare qualsiasi scoperta venga fatta sul territorio egiziano: “Ci sono specialisti che scavano sperando di non trovare nulla di significativo - racconta un archeologo britannico – perché, se scoprissero qualcosa, lo scavo verrebbe subito chiuso e il loro posto verrebbe affidato ad altri studiosi locali.” Secondo la testimonianza di una statunitense impiegata nel National Geoghraphic, Hawass avrebbe preso tangenti, depositate su conti esteri, da parte di diverse emittenti internazionali per consentire loro l’accesso ai siti. Diversi produttori si sono anche lamentati dell’obbligo di intervistarlo in ogni documentario e della sua passione per le comparsate televisive, in cui mostra orgoglioso il suo cappello da Indiana Jones.
 
Busto di NefertitiLa ‘bomba’: Nefertiti. A inizio febbraio il Guardian riportava la scoperta di alcuni archeologi statunitensi, secondo cui i templi dell’area attorno a Luxor sono minacciati dalle acque salate che filtrano dai canali di irrigazione del Nilo. L’annuncio non è stato dato dagli statunitensi, ma da Hawass che poi, sempre a febbraio, ha fatto lo stesso coi risultati di altre due spedizioni: la scoperta della mummia della prima donna faraone e quella delle statue di Ramsete II in un tempio solare nei press del Cairo. Il primo marzo Zahi Hawass è apparso in televisione per un altro annuncio bomba: “Uno dei sette sarcofagi trovati alcune settimane fa nella valle dei Re potrebbe contenere la mummia di Nefertiti, la regina immortale cercata per secoli, della quale fino a oggi era noto solo un ritratto. Anche in questo caso la scoperta sarebbe stata di un’equipe di archeologi di Menphis, ma Hawass ha confermato la scoperta dicendosi pressoché certo dell’attribuzione. Curiosamente l’ipotetica scoperta della mummia della regina Nefertiti era già stata annunciata nel 2003 da Joann Fletcher, di Discovery Channel. La Fletcher aveva trovato una mummia femminile, proprio nella valle dei re, ma Hawass aveva fatto di tutto per boicottare il suo lavoro, mettendo in dubbio che si trattasse di un corpo femminile, negando la possibilità dei test di conferma e contestando le competenze della studiosa. La Fletcher aveva infranto le regole del gioco, la sua rete è stata interdetta dal lavorare in Egitto perché, essendo un canale commerciale, pretendeva l’esclusiva sugli annunci dei ritrovamenti. Lo stesso Hawass, in un’intervista ad al Ahram, aveva dichiarato: “Gli archeologi devono fornire rapporti ufficiali dei loro risultati. Solo allora noi decidiamo se e quando fare l’annuncio ai media”. Forse, due anni dopo, quel momento è arrivato.

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