Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ egizia
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INVESTIRE IN EGITTO
da http://www.italembassy.org.eg/ambcairo/Commerciale/investire_in_egitto.html
GLI INVESTIMENTI STRANIERI IN EGITTO
Il settore industriale è il principale destinatario degli investimenti stranieri, in particolare la chimica, i materiali di costruzione, l’ingegneria, gli alimentari, la metallurgia e i tessili. Il settore del turismo, pur legato agli eventi politici e alle tensioni della regione mediorientale, rimane comunque la principale fonte valutaria del Paese e uno dei maggiori poli d'attrazione di investimenti stranieri.
Durante gli ultimi anni gli investimenti si sono diretti verso il gas e l’energia, e si prevedono buone opportunità in relazione ai progetti di miglioramento delle infrastrutture. Vi sono poi importanti progetti nei settori petrolifero, minerario ed agricolo, il cui contributo alla crescita economica è significativo.
L’Egitto sta cercando di diversificare la concentrazione geografica dell'industria rispetto al Cairo. Questo sforzo comprende l’istituzione di nuove città industriali, zone franche e parchi tecnologici, che offrono diversi incentivi ai potenziali investitori.
Il programma delle Valli tecnologiche è stato designato per sviluppare nuove zone con infrastrutture destinate ad attirare investimenti nelle industrie di alta tecnologia. La prima di questo genere è la Sinai Valley istituita ad Ismailiya. I piani di investimento comprendono multimedia, CD-ROM, paraboliche satellitari e componenti di computer. La Sinai Valley diventerà pienamente operativa entro il 2008 e altre valli sono in fase di pianificazione (6th October, Sohag e Naga Hamadi).
AVVIARE UN PROGETTO D'INVESTIMENTO
IINVESTIMENTO DIRETTO
Per chi intende investire in Egitto ci sono diverse possibilità, la cui scelta dipende da molti fattori, compresa la nazionalità degli investitori, la quantità di capitale investito e la natura dell'attività da intraprendere.
Le formule riconosciute dal diritto commerciale dell'Egitto comprendono l'impresa in proprio (solo Egiziani), la società semplice o in accomandita per azioni, la S.r.L., la S.p.A. (pubblica o privata), la sede secondaria, l'ufficio di rappresentanza di una società straniera, la joint venture (che può comprendere una o più delle possibilità precedenti).
Nel caso in cui si voglia avviare un progetto d'investimento in Egitto, è comunque opportuno ricorrere ad una consulenza legale e rivolgersi all'autorità competente, che è il GAFI (8, Adly st., Downtown, Cairo – tel +202 3904611 / 3903776 – fax +202 3907315 / 3706236 – e-mail: gafi@idsc.gov.eg - sito web, ora anche in italiano, www.gafinet.org/ ).
Solitamente le formule scelte dagli investirori stranieri sono:
Società privata in cui la responsabilità del socio è proporzionale alla quota azionaria. Le azioni non sono quotabili in borsa e la società non può aumentare il capitale obbligazionario o azionario attraverso un'offerta pubblica. Il numero dei soci non deve essere inferiore a 2 e superiore a 50.
Le S.r.L. non possono esercitare nel ramo assicurativo e bancario. Almeno uno dei direttori (ma non necessariamente il direttore generale) deve essere di nazionalità egiziana. Il capitale azionario può essere di totale proprietà straniera e deve partire da un minimo di 50,000 LE.
In Egitto equivale più o meno alla formula della S.r.l. degli altri Paesi.
Sono richiesti, in genere, almeno tre fondatori, che non possono vendere le loro azioni per due anni dal momento della costituzione. Non è richiesta la presenza di Egiziani nel Consiglio di Amministrazione. Il capitale azionario può essere di totale proprietà straniera e deve partire da un minimo di 250,000 LE.
La legge egiziana permette alle società straniere di stabilire delle sedi secondarie in Egitto per esercitare un'attività, in base ad un contratto con un ente egiziano pubblico o privato. In genere le attività riguardano il settore edile, alberghiero, ed energetico.
Le sedi secondarie devono essere iscritte al Registro Cemmerciale, sono soggette alle tasse previste dal sistema fiscale egiziano, a verifiche e controlli periodici e alla compartecipazione agli utili. Il resto dei profitti netti può essere rimpatriato all'estero alla società madre.
La società madre è rappresentata dal direttore della filiale, che non deve essere necessariamente di nazionalità egiziana.
Una società straniera può aprire un ufficio di rappresentanza allo scopo di studiare il mercato locale e la possibilità di avviare un investimento in Egitto. Ci sono regole particolari per le società farmaceutiche che aprono sezioni scientifiche in Egitto. Gli uffici di rappresentanza possono essere fondati completamente in valuta straniera e non sono sottoposti a verifiche.
Ci sono molti modi di creare una società mista tra società straniere, o anche tra una straniera e una egiziana, anche in base al tipo di attività.
Per quanto riguardal le PMI e tenuto conto di alcune difficoltà (la farraginosità della burocrazia), la formula della società mista con partners locali è senza dubbio la soluzione preferibile.
INVESTIMENTO INDIRETTO
Nel caso in cui non si voglia affrontare un investimento diretto in Egitto, si può ricorrere alle seguenti possibilità: nomina di un agente commerciale, nomina di un distributore, franchising, vendita diretta.
In Egitto sono previste due tipi di agenzie commerciali.
Agenzia di commissione: è un tipo di agenzia istituita direttamente a nome dell'agente, ma nei termini concordati con il principale e per suo conto. In particolare, il prezzo di vendita e il margine di profitto dell'agente devono essere concordati precedentemente.
Agenzia di contratto: l'agente intraprende una specifica attività per promuovere, negoziare e concludere transazioni ed affari in nome e per conto di un principale, da cui riceve una remunerazione sulla base delle vendite.
L'agente rappresenta il principale in ogni azione legale di natura commerciale, come prevede lo statuto dell'agenzia di contratto. In genere, l'agente contrattuale deve essere di nazionalità egiziana e deve essere iscritto al Registro degli Agenti ed Intermediari commerciali del MOFT (Ministry of Foreign Trade). Questo tipo di agenzia è regolato dal diritto commerciale locale e risponde alle corti di giustizia dell'Egitto.
Per maggiori informazioni è consigliabile consultare un legale.
I servizi di consulenza e distribuzione non ricadono sotto le norme legislative per le agenzie ma seguono i principi generali della legge sui contratti del Codice Civile dell'Egitto.
Il franchising come è solitamente inteso è ammesso in Egitto e regolato ai sensi della legge 82/2002 per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale.
Una parte straniera che desideri vendere direttamente ad una controparte egiziana (diversa da autorità governative) non ha bisogno di nominare un agente commerciale. Inoltre, il contratto di vendita può seguire una legge straniera, sebbene sia importante conoscere il sistema legislativo egiziano e le questioni di sicurezza pubblica che potrebbero annullare le disposizioni del contratto di vendita, oltre al modo di tutelare i propri diritti in caso di una controversia, in particolare se la controparte egiziana non ha sedi all'estero.
Pertanto si consiglia una consulenza legale.
LA NORMATIVA EGIZIANA IN MATERIA DI INVESTIMENTI
Premesso che il sistema normativo egiziano in materia di investimenti è piuttosto complesso e che, pertanto, è consigliabile in ogni caso affidarsi ad un legale o consulente finanziario prima di effettuare qualsiasi investimento, il diritto commerciale in Egitto è regolato sostanzialmente dalle seguenti leggi:
la Legge 159 del 1981, tuttora in vigore, conserva alcuni aspetti negativi della recente legislazione egiziana: permangono diverse restrizioni sia per le società per azioni, sia in materia di proprietà. Gli aspetti positivi di tale Legge sono comunque diversi, per esempio, la costituzione di una società viene praticamente approvata automaticamente e le società formatesi secondo la Legge 159 beneficiano di costi più bassi per energia e servizi (i prezzi vengono sussidiati dallo Stato);
la Legge 230 del 1989 soddisfa le esigenze degli investitori, soprattutto stranieri, per quanto riguarda la libertà nel trasferimento dei profitti, l'assenza di limiti circa la proprietà delle società da parte degli stranieri e per la partecipazione agli utili dei dipendenti;
la Legge 8 del 1997 è senza dubbio uno strumento normativo più moderno in favore degli investimenti, che stabilisce le seguenti garanzie ed incentivi:
- i progetti possono essere esclusivamente di proprietà di stranieri;
- vi sono garanzie contro nazionalizzazione ed esproprio;
- i prodotti non sono soggetti al controllo dei prezzi;
- le imprese possono rimpatriare i loro capitali e i profitti;
- la maggioranza dei membri dei consigli di amministrazione può essere straniera, libertà nell’assunzione del personale;
- i salari degli esperti stranieri che lavorano nei progetti sono esenti da tassazione se la loro permanenza in Egitto non supera l’anno;
- sono previste inoltre diverse misure di esenzione fiscale, che variano per estensione a seconda del tipo di progetto e dove esso viene realizzato. L'esenzione di 5 anni (a partire dalla fondazione) dall'imposta sul reddito di società, ad esempio, si estende a 10 anni se il progetto è realizzato in una delle nuove aree industriali o in una delle nuove comunità urbane. Esenzioni di 20 anni sono previste per i progetti svolti nelle aree remote (Kharga, Baris, Farafra, Siwa, East Owaynat, Toshka);
- i macchinari e le attrezzature importate sono soggetti ad un dazio ad aliquota fissa al 5% (non variabile tra il 5 e il 40);
- esenzione per tre anni dall'imposta di bollo, da spese notarili e di registrazione.
Per usufruire dei benefici previsti dalla Legge 8/97 occorre recarsi al GAFI ed effettuare alcune operazioni, riportate anche nella Guida all'Egitto per le PMI italiane.
le leggi n.17 del 1999 (Legge del Commercio) e n.159 del 1981 (come modificata dalla legge n.3 del 1998) disciplinano le tipologie di imprese/società che possono operare in Egitto. Il contratto di costituzione della società deve essere conforme ai settori di attività citati nella Legge n.8 del 1997 ed il relativo Regolamento Esecutivo. Presso il GAFI sono disponibili i moduli per ogni tipo di società.
gli investimenti nel settore petrolifero o del gas naturale sono assoggettati a norme diverse. Le concessioni per lo sfruttamento o l’esplorazione sono effettuate sulla base di un accordo di produzione tra il Governo egiziano, la Compagnia pubblica EGPC e la compagnia straniera. L’accordo di concessione deve essere inserito in una specifica legge dello stato. Generalmente la ditta straniera si assume tutti i rischi relativi all’esplorazione.
La legge 8/97 regola anche gli investimenti nelle free zones, particolari zone industriali in cui si applica, appunto, un regime preferenziale, diverso da quello delle zone economiche speciali. In Egitto ci sono infatti sette zone franche (Free Zones) e due zone economiche speciali (Special Economic Zones), istituite per attrarre investimenti stranieri e lanciare la produzione.
Le zone franche per gli investimenti e il commercio ricadono sotto l'autorità del GAFI (General Authority For Investments and Free Zones) e sono regolate dalla L.8/97 che ne ha stabilito la legislazione, distinguendo le aree pubbliche da quelle private. Le free zones pubbliche sono in tutto sette e sono stabilite in località specifiche:
Alessandria: vi sono concentrate attività industriali, specie nel settore tessile, metallurgico, agro-alimentare;
Suez: primo porto del Mar Rosso, via d'accesso rapido ai porti dell'Africa e dell'Asia. L' attività economica è concentrata nel settore petrol-chimico e dell'industria cartiera e del cemento;
Damietta: porto del Mediterraneo in cui sono concentrati stabilimenti di immagazzinaggio;
Nasr City: complesso industriale nei pressi dell'aeroporto del Cairo, offre manodopera qualificata;
Port Said: fa parte del grande progetto di sviluppo del Sinai, in cui è prevista anche la realizzazione di un porto;
Ismailiya e Media Production City.
L'istituzione di zone franche private è prevista tramite autorizzazione diretta del GAFI che può accordare ad un'impresa lo statuto di zona franca, se la natura del progetto lo richieda e se l'impresa non possa stabilirsi in una delle aree già esistenti. L'impresa deve destinare almeno metà della sua produzione all'esportazione, oltre a rispettare le norme di sicurezza delle zone franche, assumersi l'onere della copertura stradale, della costruzione di infrastrutture per l'acqua e l'elettricità e della sorveglianza.
Agevolazioni fiscali e doganali
Si applicano alle Free zones specifiche norme, che ne regolano i limiti territoriali e i tipi di attività che vi possono essere esercitate, nonché il pagamento delle royalties e le regole per l’entrata e l’uscita delle merci. I privilegi di cui godono le Free Zones pubbliche riguardano, sostanzialmente, l'esenzione non solo dalle imposte doganali sulle importazioni e le esportazioni vigenti nel resto del Paese, ma anche dalle tasse di vendita. Le esenzioni fiscali non hanno limiti temporali.
L'attrezzatura, i macchinari, i mezzi di trasporto necessari all'attività svolta (che deve essere indicata nella richiesta di licenza ed eventualmente autorizzata dall'autorità competente) sono esenti dalle imposte doganali e dalle tasse sulle vendite. Le importazioni e le esportazioni verso l'estero sono esenti dai dazi doganali normalmente previsti in Egitto e non richiedono autorizzazioni.
Le merci prodotte in tali zone e poi importate nel resto dell'Egitto non sono soggette a dazi sui componenti domestici, mentre per i componenti non domestici è prevista un'aliquota del 10%. Le imprese sono libere di stabilire i prezzi e i margini di beneficio, oltre alla forma giuridica sotto la quale costituirsi.
Nelle zone franche non si possono acquistare terreni, ma è possibile affittarli per un periodo massimo di 50 anni. Il personale egiziano, che non deve essere inferiore al 75%, è coperto dal sistema di previdenza sociale nazionale. Come tutte le società stabilite con la legge 8/97, anche quelle operanti nelle Free Zones possono essere a totale gestione straniera, sono garantite da nazionalizzazione ed esproprio e possono rimpatriare i loro capitali e i profitti.
Per tutte le informazioni sulle procedure necessarie ad avviare un progetto in una delle Free Zones e per maggiori dettagli sulle agevolazioni fiscali si consiglia di visitare il sito del GAFI (www.gafi.gov.eg) o di rivolgersi direttamente ai suoi uffici (8, Adly st., Downtown, Cairo – tel: +2.02.390.05.97/391.56.27 – fax: 390.73.15).
Special Economic Zones
Le zone economiche speciali sono state istituite con la legge n.83/2002 garantendo privilegi ed esenzioni doganali agli investitori. Essa consente la creazione di zone industriali speciali che abbiano una significativa attività di esportazione.
All’interno di tali zone possono essere importati in esenzione doganale beni strumentali, materie prime e semilavorati. Le società che vi operano (nei settori industriale, agricolo, servizi) sono soggette a minori imposte di vendita e ad aliquote fiscali privilegiate.
È applicata un'imposta sul reddito ad aliquote del 10% sulle entrate nette, e del 5% sui salari. Le importazioni di beni, attrezzature e materiali sono esenti da tasse di dogana e di vendita e non richiedono autorizzazioni.
Le esportazioni seguono lo stesso regolamento delle Free Zones. Sono previste inoltre agevolazioni per lo scioglimento dei contratti di lavoro e la possibilità di istituire un sistema speciale di previdenza sociale e del lavoro.
Dal momento dell'emissione della legge sono state create due zone economiche speciali: Ayn Sukhna e New Port Said.
I VANTAGGI CHE INCONTRANO LE IMPRESE STRANIERE IN EGITTO
Incentivi agli investimenti
Il Governo egiziano ha messo a punto una serie di incentivi per le imprese straniere che intendono investire nel Paese. Lo sviluppo dell'imprenditoria e la liberalizzazione del commercio sono i due pilastri della politica di modernizzazione economica egiziana. La sfida principale è rappresentata dall'impulso al settore privato, costituito prevalentemente dalle SME.
In quest'ottica il Ministero del Commercio Estero (MOFT) ha creato al suo interno una unità speciale di sviluppo delle PMI (SME Developmen Unit) e istituito l'Investment Service Pool (ISP) presso il Gafi, con il sistema One-Stop-Shop: tutte le procedure burocratiche necessarie all'avvio di un'attività imprenditoriale sono state raccolte in un unico ufficio al fine di abbreviare i tempi e semplificare le pratiche, riducendo i costi.
È inoltre in discussione al Consiglio dei Ministri un disegno di legge per le piccole e micro imprese (SME), che prevede esenzioni fiscali di tre anni, l'istituzione di un' unità speciale per il rilascio di licenze e autorizzazioni, oltre ad un fondo sociale per lo sviluppo.
Opportunità di investimento possono poi derivare dal piano di sviluppo socio-economico 2002-2007 dell’Egitto, che prevede la realizzazione di una serie di grandi progetti infrastrutturali nei settori elettrico, industriale, agricolo, petrolifero, edile (l'elenco dei progetti realizzati o in fase di realizzazione é consultabile sulla Guida all'Egitto per le PMI italiane, dove sono indicati anche i referenti per ogni settore).
Il sistema finanziario
Il settore finanziario egiziano è in fase di sviluppo e va di pari passo con l’apertura dell’economia e la liberalizzazione.
La crescita del mercato azionario - con lo sviluppo dei servizi finanziari ad esso connessi - e la privatizzazione delle principali società di assicurazioni fanno presagire una maggiore competizione nel settore finanziario nei prossimi anni.
Il sistema bancario è affidabile e si è progressivamente aperto all’investimento straniero: è consentito alle filiali di banche straniere di operare in valuta locale, garantendo loro lo stesso trattamento riservato alle banche nazionali, e sono state gettate le basi per l’ingresso di capitali privati nelle banche pubbliche.
L’ampiezza del mercato
Non solo il mercato interno egiziano ha vaste dimensioni, data l’ampiezza del territorio ed i 70 milioni di abitanti, ma anche il tasso di crescita della popolazione è decisamente sostenuto.
L’Egitto rappresenta inoltre un Paese chiave per l’accesso all’area mediorientale ed africana, essendo uno dei più importanti membri dell’Area del libero scambio tra paesi africani (COMESA) e ricoprendo un ruolo politico guida nel Medio Oriente legato all’andamento del processo di pace.
Non va dimenticato, infine, che l’Egitto ha firmato un Accordo di associazione con l’Unione Europea che, una volta entrato in vigore, accelererà il processo di apertura e modernizzazione del Paese.
La manodopera egiziana
Il costo della manodopera in Egitto è notevolmente più basso rispetto all’Italia, non esiste un minimo salariale stabilito dalla legge, essendo il trattamento economico dei lavoratori legato alla contrattazione individuale con il datore di lavoro.
Dal punto di vista qualitativo, il livello della manodopera egiziana non raggiunge la specializzazione dei paesi industrializzati, ma è certamente superiore a quello dei paesi dell’area mediorientale.
Il costo dell'energia
Rispetto all’Italia il costo dell’energia in Egitto è molto ridotto. Il Paese possiede ancora enormi giacimenti di gas naturale che in futuro dovrebbe essere esportato. La produzione di petrolio soddisfa quasi completamente il fabbisogno egiziano.
L’uso del gas naturale egiziano è esteso a tutto il Paese e si appresta ad essere esportato nel prossimo futuro quando saranno completati gli impianti di liquefazione e i gasdotti.
Il clima
Il clima in Egitto è caldo-secco con piogge rarissime. Ciò permette per alcune produzioni anche l’immagazzinaggio all’aperto, mentre per la produzione agricola consente la maturazione di prodotti anche fuori stagione rispetto all’Italia.
Italia-Egitto: rapporti privilegiati
Nel caso delle imprese italiane va anche considerato che i rapporti bilaterali italo-egiziani sono eccellenti sotto tutti i punti di vista (politico, militare, economico, scientifico e culturale). L’Italia considera prioritario il consolidamento dello sviluppo egiziano, essendo un Paese chiave nell’area mediorientale. A tal fine l’Egitto è anche uno dei principali destinatari degli interventi italiani di Cooperazione allo Sviluppo. In tale contesto, l’Italia incoraggia inoltre in vario modo le società miste e i flussi finanziari italiani verso l’Egitto.
LE DIFFICOLTÀ CHE INCONTRANO LE IMPRESE STRANIERE IN EGITTO
L’accesso alle informazioni
L’accesso alle informazioni in Egitto è piuttosto complicato, perché, a parte il CAPMAS, unica fonte per i dati statistici ufficiali, non esistono canali d’informazione strutturati ed affidabili. I contatti con gli interlocutori giusti rappresentano di fatto l’unica forma di accesso alle informazioni più rilevanti.
Per le aziende che intendono iniziare ad operare in Egitto è senza dubbio consigliabile pertanto di appoggiarsi alle Istituzioni italiane presenti nel Paese. Oltre a ricevere informazioni base sul Paese o più specifiche per il proprio settore, le imprese possono così essere consigliate ed assistite in occasione della firma di contratti, nella scelta di potenziali partners locali, nelle relazioni con le autorità locali.
È raccomandabile anche rivolgersi alla General Authority for Investments and Free Zones (GAFI) per ottenere informazioni sulle caratteristiche e sulle opportunità che si presentano nei vari settori del sistema produttivo.
Burocrazia
L’apparato statale e amministrativo-burocratico egiziano è estremamente complicato e complesso. Sovrapposizione di norme, di procedure di uffici e di competenze rappresentano la realtà quotidiana con cui devono confrontarsi gli operatori economici. Per ovviare a questi problemi il GAFI ha recentemente istituito un ufficio One-stop-shop (vedi vantaggi per chi investe in Egitto).
Difficoltà doganali
Una delle maggiori difficoltà che incontrano le imprese italiane di qualsiasi dimensione in Egitto è l’impenetrabilità delle norme e procedure doganali.
In particolare, le imprese italiane lamentano la mancanza di coordinamento tra l’Autorità che promuove gli investimenti (GAFI) e le Autorità doganali (che formalmente dipendono dal Ministero delle Finanze, ma di fatto sono del tutto autonome).
Oggi l’Egitto è sicuramente un Paese più aperto che in passato, che mira a favorire gli investimenti diretti sul suo territorio e che per questo attua una continua politica di incoraggiamento per gli investitori stranieri. Tuttavia, al momento dell’importazione di beni essenziali per la realizzazione di un investimento, può capitare che da parte delle autorità doganali non si applichino le procedure semplificate previste per l’ingresso in Egitto di tali beni, sia per problemi di “scollamento” tra le varie autorità, sia per la mole di norme applicabili all’interno delle quali può risultare assai arduo districarsi.
STRUMENTI DI SUPPORTO AGLI INVESTITORI
Leggi italiane
Esistono diversi strumenti finanziari italiani per sostenere gli imprenditori italiani che intendono operare in Egitto. Molti sono stati istituiti da alcune importanti leggi, di cui qui si danno delle brevi indicazioni. Per ulteriori informazioni si consiglia di consultare anche il sito web della SIMEST (www.simest.it).
La legge 27/97 (la cosiddetta legge "Ossola") prevede un intervento agevolativo a favore delle imprese italiane esportatrici di macchinari, impianti e relativi servizi che accordano alla controparte estera dilazioni di pagamento a medio-lungo termine. L'agevolazione, nella forma del contributo agli interessi su finanziamenti bancari (banche italiane od estere) copre la differenza tra il tasso di mercato ed i ltasso agevolato degli accordi internazionali. L'intervento è gestito dalla SIMEST.
La legge 49/87 sulla cooperazione allo sviluppo, all'articolo 7, prevede che possano essere concessi crediti agevolati alle imprese italiane con il parziale finanziamento della loro quota di capitale di rischio in imprese misted a realizzarsi in Paesi in via di sviluppo. I fondi vengono attinti da un rotativo presso il Mediocredito Centrale S.p.A. dopo un'istruttoria gestita dal Ministero degli Affari Esteri.
La legge 100/90 riguarda la promozione della partecipazione di società italiane a società ed imprese miste all'estero. In tale ambito, ruolo centrale è svolto dalla SIMEST che promuove la costituzione di società miste all'estero da parte di operatori italiani, affiancandoli nelle iniziative di internazionalizzazione delle imprese e fornendo qualificati servizi di supporto tecnico, finanziario, legale, amministrativo ed organizzativo.
La legge 304/90 – D.M. 23 marzo 2000 n.136 disciplina la concessione di finanziamenti a tasso agevolato per la realizzazione di studi di prefattibilità e fattibilità connessi all'aggiudicazione di commesse, il cui corrispettivo è costituito dal diritto di gestire l'opera. L'istruttoria è gestita dalla SIMEST.
D. Lgs. 143/98 – D.M. 23 marzo 2000 disciplina la concessione di finanziamenti a tasso agevolato per la realizzazione di programmi di assistenza tecnica connessi ad esportazioni o investimenti italiani all'estero. Ne possono beneficiare imprese italiane, nonché loro Consorzi o Associazioni con priorità per le PMI. L'istruttoria è gestita dalla SIMEST.
La legge 212/92 prevede il sostegno di programmi bilaterali o plurinazionali per la promozione della collaborazione dell'Italia con i Paesi, individuati dal CIPE e tra cui rientra anche l'Egitto, per favorire la loro transizione verso l'economia di mercato e l'integrazione con l'Europa. I progetti, della durata di 24 mesi, riguardano le seguenti tipologie di intervento: formazione professionale, manageriale e dei quadri intermedi; assistenza tecnica; formazione ed assistenza in materie giuridico-istituzionali concernenti i settori economico, finanziario e valutario; della distribuzione, dell'energia, del turismo e del risanamento ambientale nonché in materia di riconversione industriale ed agricola e nel campo del restauro artistico ed urbano; individuazione di progetti, di partner potenziali, di fonti di finanziamento e settori di interesse per la costituzione di società miste; progetti pilota finalizzati alla tecnologia; studi di fattibilità per la costituzione di joint ventures, così come per la ristrutturazione di imprese miste partecipate da soggetti italiane. L'istruttoria è gestita dal Ministero delle Attività Produttive.
Per l’Egitto esistono inoltre alcuni strumenti della Cooperazione italiana allo Sviluppo, gestiti direttamente dall’Ambasciata d’Italia al Cairo insieme al Governo egiziano, che mirano a favorire progetti d’investimento.
Il Programma di supporto integrato alle PMI egiziane, finanziato interamente dalla Cooperazione italiana, gestito dall’UNIDO tramite gli uffici del programma ITPO (Information Technology Promotion Offices). Questo programma facilita la cooperazione di imprese egiziane ed italiane: prevede uno stanziamento di circa 15milioni di Euro a credito di aiuto e 1,8 milioni di Euro a dono da destinare alla costituzione di una linea di credito agevolata per le piccole e medie imprese egiziane, soprattutto se l’obiettivo è la creazione di joint-ventures italo-egiziane. Il Programma assiste in molti modi tali joint-ventures, fornendo, tra l’altro anche assistenza per l’elaborazione dei business plan delle nuove imprese miste. Il programma verrà esteso con la seconda fase che prevede uno stanziamento di 45 milioni di Euro a credito di aiuto e 2 milioni di Euro a dono. Per maggiori informazioni è consigliabile consultare la pagina web del programma (www.unido.org/doc/doc/3595 per informazioni su ITPO e www.unido.org/doc/4770 per il progetto in Egitto).
Il Commodity Aid Programme è un programma, finanziato dalla Cooperazione italiana, che prevede uno stanziamento per l’importazione di beni strumentali di origine italiana nei settori dell’agricoltura, industria, energia e sanità. Il 30% dell’importo è destinato al settore privato; la vendita dei beni ai privati genera peraltro fondi di contropartita da destinare a progetti in Egitto con finalità sociali. Il programma verrà esteso con lo stanziamento di 20 milioni di Euro.
L’Italia e l’Egitto hanno firmato un accordo per la conversione di tutto il debito dell’Egitto verso il nostro Paese in finanziamenti per progetti d’investimento (DEBT SWAP AGREEMENT). I progetti che devono essere finanziati con tali fondi devono riguardare necessariamente uno dei seguenti 3 settori: agricolo, sanitario, ambiente.
Per informazioni specifiche su questi ultimi tre strumenti finanziari occorre rivolgersi all’Unità tecnica locale (UTL) dell’Ambasciata.
da
Cosa fare a Marsa Alam?

E' una delle tante immersioni da terra, ma data la sua particolarità vale sicuramente la pena di descriverla.
Dopo aver camminato per 50 metri sulla parte iniziale del reef, ci si immerge in una piscina corallina per poi continuare il percorso verso il largo attraverso una serie di grotte: la parte più esterna del reef è infatti traforata di passaggi labirintici, che conducono verso il mare aperto.
Lo spettacolo che si mostra ai nostri occhi al termine delle gallerie è meraviglioso: il reef esterno è non solo dotato di colori bellissimi, ma la sua stessa conformazione sembra un paesaggio lunare. Enormi cupole madreporiche, su cui coralli e madrepore a loro volta battagliavano per godere della posizione più strategica.
Bellissimi colori e paesaggi, immersione divertente, profondità bassa, ma pesce poco.



Incontro con il dugongo
Una vacanza a Marsa Alam non può dirsi completa senza una visita alla baia di Abu Dabab alla ricerca dell'elusivo dugongo. Questa creatura dal viso simpatico è in realtà molto timida e si spaventa facilmente. E' una specie protetta, rara in tutto il mondo e a rischio di estinzione. A seguire una descrizione accurata del dugongo che ci aiuterà a capirlo, proteggerlo e rispettarlo maggiormente.

Pranzare al Movenpick El Quesir
Se siete sulla strada tra Marsa Alam e Hurghada, il Movenpick El Quesir rappresenta una fermata obbligatoria per un buon pranzo e per esplorare alcune tra più belle attrazioni della zona. Il ristorante all'aperto con vista sul mare è vicino alla piscina. Il ricco menu include gustosissime pizze e insalate ed il servizio è impeccabile.

Fumare la shisha sulla spiaggia

La shisha non è altro che una pipa ad acqua caricata con un tabacco profumato. L'acqua che si trova nell'ampolla rimuove il calore ed il sapore forte del tabacco, rendendolo piacevole anche per i non fumatori. Dovunque decidiate di fumarla, la shisha vi aiuterà a rilassarvi. Il posto preferito è uno dei bar adiacenti la spiaggia a Quseir. Qui ci si può godere il panorama e la shisha mentre si sorseggia un tè alla menta o un caffè turco.


Escursione nel deserto
Il deserto del sud attrae in maniera irresistibile e ammirandolo da lontano molte domande vengono alla mente: cosa si nasconde dietro alle montagne, fino a dove si spinge, cosa nasconde? L'unico modo per scoprirlo è organizzare un'escursione nel deserto di questa zona remota e farsi trasportare dalla sua purezza, dai suoi wadi e dall'asprezza delle sue montagne. Grazie alla sua lontananza, è tuttora possibile imbattersi in alcune specie rare, come l'elegante gazzella del deserto.
Consigli pratici: rivolgetevi a guide esperte in grado di organizzare un perfetto safari nel deserto orientale, come il centro Dromedary Desert Safaris di Wadi Lahmi, e Thomas dell'ecolodge Shagra. Scegliete il mezzo di trasporto che preferite e il numero di giorni del vostro safari e lasciate che le guide si occupino del resto. Le escursioni possono essere di mezza giornata, una giornata intera o di più giorni con pernottamento nel deserto. I mezzi di trasporto variano, da moto a quattro ruote modello James Bond, cammelli modello Lawrence d'Arabia o comode jeep con aria condizionata.


Se siete degli amanti delle stelle un tour "astrale" è quello che fa per voi. Essendo una zona remota e poco visitata, il profondo sud è privo di luci artificiali, perfetto per ammirare le stelle e le costellazioni di notte. A volte è possibile avvistare più di una stella cadente in una sola sera. Esperti in astronomia e guide del deserto vi mostreranno le varie costellazioni, le posizioni dei pianeti e la via lattea. Il trasporto è organizzato su comode jeep e, dopo aver ammirato la bellezza del cielo, vi lascerete viziare dalla proverbiale ospitalità beduina, cenerete, berrete il tè e tornerete all'ecolodge all'alba.

Mercato di cammelli a Shalateen
Una delle escursioni più interessanti è la visita alla cittadina di frontiera di Shalateen, un'esperienza straordinaria e un luogo indimenticabile, lontano mille miglia da una normale cittadina turistica del Mar Rosso. Una giornata a Shalateen è un'esperienza fantastica difficilmente dimenticabile. Si ha il sentore di essersi recati ai confini del mondo, nel cuore di gente senza tempo. Consigli pratici: su richiesta, il centro Dromedary Desert Safari, situato a Wadi Lahmi organizza il trasporto a Shalateen. Al vostro arrivo vi verrà assegnata una scorta di polizia. La città è senza dubbio sicura, ma la gente del posto non è abituata alla presenza dei turisti e una scorta di polizia agevolerà la vostra visita tenendo lontano i curiosi. E' consigliato che le signore si vestano in maniche e pantaloni lunghi. Assicuratevi di portare la vostra acqua e il vostro cibo. La pulizia e l'igiene non sono all'ordine del giorno a Shalateen e l'acquisto di cibo sul posto è rischioso.
Maggiori notizie su Shalatin http://maldegitto.splinder.com/post/4801488

Per altre informazioni su Marsa Alam, Dolphin House, Miniere di Smeraldo e Wadi Gamel clicca qui http://maldegitto.splinder.com/post/4014376
Glossario dell cucina araba
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GIZA
Tre piramidi diverse da tutte le altre, tre piramidi intorno alle quali sono nate domande, questioni e anche leggende. Tre piramidi che hanno una serie di coincidenze assolutamente straordinarie. Chi dice che intorno a queste piramidi sia tutto chiaro probabilmente tende a banalizzare il problema, mentre moltissimi ricercatori, scienziati, ingegneri, egittologi dicono che bisogna studiarle, studiarle meglio. Noi questa sera intanto cerchiamo di conoscerle meglio.
A un terzo della scalata ci viene da A un terzo della scalata ci viene da ricordare alcuni numeri della piramide. Intanto i blocchi: circa 2 milioni e mezzo di blocchi di calcare di granito per creare questa costruzione enorme. Ci sono voluti circa 30 anni per costruirla e … la nostra scalata continua.
Quante coincidenze, quanti numeri, quanti studi, quanti misteri sono racchiusi tutti in un solo edificio: la piramide di Cheope. Arrivati al vertice della piramide, comincia il nostro viaggio attraverso le ipotesi, le ricerche, i dati di fatto.
In questo viaggio, dove cerchiamo di raccontare tutte le ipotesi fatte circa la costruzione delle tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino paragonate agli studi realizzati dal professore Zachi Hawas arriviamo al punto delle barche solari. Le barche solari erano delle vere e proprie imbarcazioni custodite in questi enormi sarcofagi. Una barca è stata completamente restaurata e viene custodita proprio ai piedi della piramide, mentre un’altra si trova all’esterno della piramide di Micerino ancora sepolta perché i costi per il restauro sarebbero altissimi.
La domanda che ci si fa è questa: perché le tombe dei faraoni precedenti e successive a questa contenevano tutto l’arredo funerario che sarebbe poi servito al faraone nella vita dopo la morte, mentre in questo caso non è stato previsto un luogo per contenere la barca solare che pure era un elemento fondamentale. Non era certo un problema di spazio, visto che queste costruzioni sono enormi: la piramide di Cheope potrebbe contenere in volume sei volte la Basilica di San Pietro.
Cheope, Chefren e Micerino hanno delle caratteristiche comuni: intanto appartengono tutte alla quarta dinastia dei faraoni dell’antico Egitto. Una dinastia che è collocata nella storia attorno a 4.700 anni fa e che è durata pochissimo, solo 70 anni.. Ma cos’altro unisce queste piramidi? Intanto la costruzione. Sono costruite in maniera comune e assolutamente perfetta.
Ci sono piramidi della terza dinastia, quindi realizzate poche decine di anni prima della piramide di Cheope e piramidi successive della quinta dinastia che non hanno nulla a che vedere dal punto di vista architettonico e ingegneristico con queste tre piramidi.
Sono circa 100 le piramidi in Egitto, distribuite su un grande territorio, hanno caratteristiche e forme diverse, ma la cosa più sorprendente sta nel fatto che la IV dinastia è stata in ogni caso la più prolifica. Sono ben 10 le piramidi costruite nel corso di questo periodo durato solamente poco più di 70 anni.
I dubbi vengono per 2 motivi. Il primo legato ai tempi. Il secondo alle tecniche di realizzazione.
Se come molti esperti sostengono che per costruire solo la piramide più grande, quella di Cheope, ci sono voluti 30-35 anni, occupando tutte le risorse e la manodopera più specializzata del Paese, come è stato possibile negli ulteriori 35-40 anni realizzarne altre 9 tra le quali quella di Kefren, grande poco meno della stessa piramide di Cheope?
Veniamo ora alla tecnica. Nella III Dinastia le piramidi erano fatte con blocchi piccoli, facilmente trasportabili. Erano costruttivamente assolutamente coerenti con la cultura del tempo. La piramide a gradoni di Zosser ne è un esempio. Dopo pochi anni, ecco l’esplosione tecnologica e architettonica delle piramidi della Piana di Giza, per tornare subito dopo, nella V dinastia a piramidi semplicissime e fragili, come quella di Sature.. E’ come, se in un tempo breve, si passasse dalla tecnologia della bicicletta a quella di un jet, per tornare subito dopo alla bicicletta. Cosa può essere successo? Si parla di carestie, di menti geniali nate improvvisamente e scomparse senza lasciare eredi. Ma si dice anche, senza scomodare provenienze aliene, che ancora oggi qualcosa ci sfugge. Qualcosa legato ad un passato lontanissimo dove antichi uomini avrebbero lasciato grandi costruzioni a forma di piramide, colonizzate e adattate da chi sarebbe venuto dopo.
Ma altre piramidi che non hanno nulla a che vedere con queste tre sono quelle che si dice siano state costruite contemporaneamente, sono quelle delle donne di Micerino, figlie e mogli. Si può notare che sono state realizzate – sia come taglio delle pietre che come costruzioni – in maniera molto più approssimativa, più grezza. Lo stesso succede ai piedi della piramide di Cheope dove si trovano altre tre piccole piramidi di fattura decisamente inferiore a quella del faraone.
E pensare che in quel periodo gli Egizi non conoscevano ancora il ferro e l’acciaio: disponevano solo di un rame o al massimo di un bronzo temperato, metalli molto più morbidi con cui è difficile pensare di realizzare costruzioni così perfette.
Un’altra cosa in comune a tutte e tre le piramidi è la totale assenza di geroglifici. Esiste solo un segno rosso con il nome del faraone Cheope ritrovato in una stanza che si trova sopra alla camera del re. Scritta che solleva però alcuni dubbi, visto che potrebbe essere un falso.
Insomma: niente geroglifici all’interno delle piramidi di Cheope, Chefren e Macerino, le più importanti, mentre li troviamo all’interno delle piramidi dei dignitari contemporanei e in tutte le altre piramidi che non fanno parte di questa dinastia.
Entriamo nella piramide attraverso un cunicolo realizzato nel IX secolo da un califfo per riuscire a saccheggiarla. Subito una curiosità: l’ingresso principale non è mai stato aperto. Questo fa pensare che forse la piramide non avesse un ingresso chiaro e definito, perché non doveva essere profanata.
Chi per ultimo uscì, oltre 4500 anni fa, da questa piramide non voleva che nessuno più vi rientrasse. Infatti sono presenti dei blocchi che chiudono la galleria in maniera definitiva. Il punto più difficile da attraversare per raggiungere il cuore della piramide è un tunnel lungo 35 metri, alto solo un metro e largo un metro. Inoltre è molto ripido: ha un angolo alla base di 54 gradi.
E i numeri, all’interno della piramide sono importanti. Esistono infatti inquietanti coincidenze numeriche, che hanno dato vita al grande mistero della piramide di Cheope.
Il cuore della piramide di Cheope è una stanza realizzata completamente in granito con blocchi che arrivano a pesare anche 80 tonnellate. Granito sul pavimento, granito sul soffitto e naturalmente su tutte le pareti. E’ di granito anche un contenitore che alcuni chiamano sarcofago, anche se non abbiamo la prova definitiva che abbia mai contenuto la mummia di un faraone.
Un sarcofago difficile da interpretare:di sicuro fu collocato all’interno della stanza durante la costruzione stessa della piramide, visto che è più grande della porta. E proprio questo particolare ci ha permesso di trovarlo ancora qui, perché nei frequenti saccheggi che ci furono, era impossibile portarlo via. Ma non sono solo questi i dubbi che circondano questo manufatto.
Viene chiamato il sarcofago rosso, nome che gli deriva dal tipo di granito utilizzato per la sua costruzione. Fu scoperto nell’820 d.C. dal califfo arabo Al-Mamhun, il primo che riuscì ad aprirsi un varco nella grande piramide.
Questo sarcofago è un’autentica meraviglia dal punto di vista tecnico: il suo volume esterno, di poco superiore ai 2.332 litri, è esattamente il doppio del volume interno. Una precisione maniacale, anche considerando quali utensili avevano gli antichi egizi per lavorare il granito. L’archeologo Flinders Petrie sostiene che per ottenere questi risultati fosse necessaria una sega circolare in bronzo tempestata di diamanti, che poteva essere fatta ruotare tramite dei lacci attorno ad un albero di trasmissione. L’ingegnere Christopher Dunn, esperto nella lavorazione del granito, sostiene invece che per realizzare questo sarcofago (ricavato da un unico blocco scavato all’interno) senza che le pareti sottili subissero fratture, fosse necessario un trapano 500 volte più veloce di quelli moderni.
Cosa utilizzarono gli antichi egizi? Di certo sappiamo che nessuno degli utensili ritrovati fino ad oggi sarebbe stato in grado di realizzare questa semplicissima ma straordinaria opera d’arte.
Ma è un mistero anche la sua funzione, come quella dell’intera stanza. Alcuni ricercatori considerati eretici, dicevano che qui dentro mai si sarebbe potuta conservare una qualsiasi mummia, visto che esistono due "condotti di aerazione": l’aria, entrando, non avrebbe permesso la conservazione della mummia.
E alcuni recenti studi "ufficiali" confermerebbero che questa stanza - chiamata "stanza del re" – di fatto non fu mai una stanza funeraria.
Tutta questa costruzione enorme sembra avere solo due stanze. Oltre a quella del re, ne esiste un’altra, poco più piccola, chiamata "stanza della regina". È una stanza completamente spoglia, al cui interno di questa non esiste un geroglifico, un solo segno che ci aiuti a capire quale funzione potesse avere.
Esistono però due piccoli condotti di circa 20 centimetri di lato, che entrano all’interno della piramide e salgono quasi fino all’esterno per decine di metri.
Poco prima di raggiungere l’esterno, il condotto è sigillato. Ad alcune decine di metri è stata però trovata una piccola porta. Nel 1992 un ricercatore introdusse un piccolo robot con una telecamera e scoprì una piccola porta con due maniglie.
Nel 2002 si è provato ad aprirla. Non riuscendoci, si è t
entato di bucarla per vedere cosa c’era dall’altra parte e si è trovata un’altra porta. Ma la cosa importante è che su questa porta sono presenti due maniglie: un manufatto non di pietre, e dunque databile, che potrebbe chiarirci esattamente il periodo nel quale questa piramide è stata costruita.
Tale dato potrebbe convalidare le teorie classiche che le attribuiscono al popolo egizio, dell’antico Egitto. Se invece la datazione risultasse più antica si aprirebbero invece nuovi scenari sul reale costruttore di questa grande piramide.
Numeri, dati, ipotesi forse anche delle fantasie: questa costruzione continua ad essere senza dubbio, uno dei più grandi misteri dell’archeologia di tutto il nostro pianeta.
La Danza Del Ventre
Il Nome
Il termine "danza del ventre", in inglese "Belly Dance", non e' quello originale arabo, bensì e' la denominazione data dai viaggiatori occidentali che si recavano per la prima volta nei paesi mediorientali, e che rimasero affascinati dai movimenti ondulatori tipici delle danze tradizionali arabe.
I nomi che vengono usati per designare questo tipo di danza sono svariati. I francesi, che secondo alcune fonti, furono i primi a "scoprire" questa danza, coniarono il termine "danse du ventre"; i greci chiamano la danza del ventre "cifte telli", anche nome dell'omonimo ritmo turco.
Il termine arabo per designare questa danza e' "raqs sharqi" che vuol dire "danza orientale", o meglio "del Medio Oriente"
Le Origini
Nonostante la danza orientale sia stata scoperta solo tra il '700 e l' '800, ha origini antichissime che risalgono fin dalla costituzione delle prime civilta' del mondo mediorientale.
Infatti i movimenti rotatori e sinuosi della danza orientale riprendono gli antichi significati della fertilita', legati al culto dell'antica dea madre.
Gli uomini erano consapevoli che tutto cio' che muoveva la vita dell'universo e quindi dell'essere umano, era un soffio energetico legato alla riproduttivita', alla nascita, al ciclo delle stagioni, alla natura. Il tutto era collegato alla funzione riproduttiva della donna, e il culto relativo che ne nacque fu proprio quello della "dea madre", che venne rappresentata da ogni civilta' diversamente e con diversi nomi: Mylitta, Isis, Ashtoreth, Astarte, Ishtar, Aphrodite, Venus, Bhagvati, Parvati e Ceres.
La danza, vero e proprio linguaggio comunicativo, sin dalla preistoria è stata fonte di ispirazione e ringraziamento in tutti gli eventi dell'esistenza umana. Alcune raffigurazioni paleolitiche quali il "danzatore" mascherato da bisonte, nella caverna Les Trois Fréres ad Ariege ed i "danzatori" con la testa a forma di becco di uccello, nella caverna di Addura, fanno pensare a rappresentazioni di danze a scopo rituale e sono tra le raffigurazioni più antiche che si conoscano.
Un ruolo di grandissima importanza nella storia della danza è da attribuire alla cultura Egizia che oltre ad aver introdotto la misura del ritmo ci ha trasmesso una ben precisa documentazione sulla importanza ed il ruolo sociale della danza. Alcune figurazioni presenti sulle ceramiche preistoriche egizie (Nagada I - 3800-3500 a.C. e Nagada II) e le statuette antropomorfe delle "danzatrici" del medesimo periodo lasciano supporre l'esistenza di danze praticate a sfondo magico-rituale. Nei "Testi delle Piramidi", una raccolta di testi religioso-funerari dell' Egitto Antico incisi sulle pareti delle stanze sotterranee di alcune piramidi a Saqqara (V-VI Dinastia), accennano alla danza come una tra le forme di omaggio a Dei e morti Divinizzati. Nelle funzioni religiose praticate nei templi Egizi, danzatori e danzatrici erano spesso presenti e si integravano nel culto con i sacerdoti-cantori e nel Nuovo Regno con le donne-musiciste.Oltre alle testimonianze estreme di danze orgiastiche quali quelle presenti nelle tombe di Antef-Iker e di Amenemhet, nel libro "Storia Universale della Danza" edito da Mondadori, Giovanni Calendoli parla di un bassorilievo, presente nel tempio di Adriano che riporta lo svolgimento di una frenetica danza da parte di uomini e donne, all'interno di un santuario Egizio.
L'origine della danza orientale affonda le sue radici nelle funzioni religiose praticate nell'Antico Egitto e focalizza in se il simbolismo della fertilità legato prevalentemente alla figura femminile. Nel libro "Il Corpo Svelato" di Kassim Bayatly si ipotizza anche, relativamente alle origini della danza, ai riti della fertilità in uso nell'antica Mesopotamia, praticati nel culto di Ishtar dea dell'amore e della fertilità.
Brano tratto dal Testo: "Il corpo Svelato - La danza nella società arabo islamica" di Kassim Bayatly
E' curioso che la "danza del ventre" per secoli, e tutt'oggi, sia esitita in modo sorprendente nei paesi musulmani, pur non appartendendo alla cultura islamica, e rimanendo circoscritta in una realtà socio-culturale marginale. Perchè? Dove possiamo rintracciare la sua eventuale origine e quali sono le sue caratteristiche?
[...]
Nella nostra analisi prenderemo in considerazione il nome stesso: "danza del ventre". Il ventre come luogo della procreazione, come sorgente di vita, collegato alla figura della donna madre, simboli della fecondità e delle fertilità. La nostra attenzione, dunque, sarà concentrata sul corpo della donna ( visto che solo la donna attualmente pratica professionalmente questo tipo di danza) e sulla figura dell Grande Madre nell'antica civiltà Mesopotamica.
[...]
E' indubbio che il mito della Grande Dea Madre Mesopotamica esercitò notevole influenza su alcune culture antiche: quella degli Indiani, dei Greci, dei Romani e degli Arabi antichi. In che cosa consisteva il mito della Dea Madre e come si svolgeva la manifestazione culturale dedicata ad Essa?
Se prendiamo in considerazione l'affermazione di Samuel Kramar in merito alla teogonia sumerica, troviamo la Dea Madre, della fertilità , già nella seconda metà del terzo millennio con il nome di Ishtar, Dea dell'amore e della guerra.
In sostanza, la sua funzione, come possiamo dedurre dal mito, è quella di discendere nel mondo degli inferi (cioè il mondo dei morti)- attraverso il passaggio delle sette porte che simboleggiano i sette mondi terrestri, spogliandosi, via via, dei monili e delle vesti e oltrepassando le porte - riprendendo la sua sostanza peculiare di dea, rientrando poi nell'ordine divino per rigenerare la vita. Ripercorrendo il tragitto a ritroso, la Dea ridona agli esseri, uomini e animali, l'amore e la fertilità.
"E' probabile che in quei giorni di gioia e di strepitante voglia di vivere, lo sposalizio sacro venisse celebrato innumerevoli volte in maniera vicaria come festa dell'ebbrezza dei sensi, come libera unione dei sessi, per la quale, accanto alle schiave prostitute, erano a disposizione , nel tempio stesso, numerose ierodule di Inanna (Ishtar) che la prostituzione rituale rendeva vere sorelle della loro dea assetata d'amore.
Il mito si trasformò in culto, e nel culto si celebrò regolarmene la ripetizione del mito. La festa annuale, celebrata appunto per tale motivo, vedeva il concorso dell'intera popolazione".
[...]
All'epoca remota dell'antica cultura araba pre-islamica, "le donne godevano di vasti poteri e di una importante posizione sociale, al punto che il governo era affidato a regine, che conservano propri privilegi, sovrani anche dopo il matrimonio.
Anche in campo religioso, l'elemento femminile aveva un ruolo primario, e particolarmente venerata era Alorsamanni, la Ishtar araba, il cui simbolo era l'astro del mattino di Venere. Tutto ciò potrebbe essere prova della presenza della Dea Madre presso la cultura degli antichi arabi, ma non possediamo una conoscenza cronologica precisa nè sappiamo in che modo si sia verificata questa sua influenza. Sappiamo solo, con certezza, che gli antichi arabi adoravano dee femminili, e che, con l'arrivo dell'Islam, si è distrutto tutto ciò che apparteneva alla cultura pagana. Eppure gli arabi, fatti musulmani, non hanno mai dimenticato le antiche poesie e gli anedotti che tramandano la memoria dei loro antenati.
Con l'espansione dell'Islam, nell'ottavo secolo d.C., le conquiste diffusero la cultura e la lingua araba ben oltre i confini della penisola arabica, dal Marocco fino ai margini dell'altopiano Iranico. Le culture locali pre-islamiche subirono un sensibile arresto e una stasi da cui solo lentamente alcune si ripresero.
[...]
Ed è in questa realtà di contatto e mescolanza di diverse culture locali di questo periodo che, a nostro parere , va ricercata la probabile origine dell'attuale "danza del ventre": cioè negli elementi formalizzati del concetto della Dea Madre, dea dell'amore, che, fuori dal suo contesto culturale, ha subìto una significativa trasfromazione. Tuttavia, in merito alla presenza del culto della Dea Madre nella società islamica , trapelano informazioni vaghe ed incerte.
[...]
A nostro avviso, l'attuale "danza" è una forma ibrida che nasce da un connubio scaturito dalle tracce formalizzate dell'idea remota della figura femminile, derivata dalla dea dell'amore e della fertilità, con la musica arabo islamica sviluppatasi nei palazzi opulenti del periodo degli Abbasìdi, e di cui le donne, anche erudite, si dilettavano; la musica araba ha sottolineato le caratteristiche peculiari dei movimenti corporali dell'antica figura e della danza stessa: la struttura della musica, una fra le arti più importanti della cultura arabo islamica, ha esercitato, perciò, una decisiva influenza sulla tipologia dei movimenti melodici e ritmici dell'attuale "danza del ventre", aspetto del quale tratteremo più avanti. [...]
Attraverso i secoli la Danza Egizia si evolve, allontanandosi dal rito propiziatorio originario, legato alle varie divinità quali Isis, Ishtar, Venere, Cerere, cambiando la sua funzione da scopo socio-religioso a forma di puro intrattenimento generando autentiche figure professionali quali quelle di "Danzatore" o "Danzatrice" professionista . Di queste particolari figure,.provenienti sia dall'Egitto come da molte dalle lontane terre d'oriente, esistono in epoca Romana , tracce dei compensi per il loro "ingaggio" a feste e spettacoli. Nel libro "I Bassifondi dell'Antichità" Catherine Salles fa riferimento alle danzatrici di Gades (attuale Cadice) come presenze assai ricercate nello svolgimento dei rinomati "Banchetti Romani"ed alle danzatrici provenienti dalla Lidia (Turchia) che in epoca Greca allietavano con la danza detta "kordax"(originaria della citata regione) le serate dei commensali. La stessa autrice riporta anche quanto scritto da Senofonte (ca.430-354 a.C.) nel "Il Convito" dove si fa riferimento ad un Siracusano, "impresario di spettacoli di varietà" che guadagnando somme stupefacenti allietava le serate degli ateniesi con la sua compagnia composta da tre artisti: una flautista, una danzatrice acrobatica ed un giovinetto bravo sia con la cetra che nella danza.
Altra componente che ha sicuramente contribuito alla modificazione delle danze in uso nell'Antico Egitto è da attribuire alle alternanze culturali che hanno trasformato, arricchito ed ampliato l'eredità propria così dopo le dominazioni e le influenze di Nubiani, Beduini, Palestinesi, Siriani, Libanesi e poi Greci e Romani, l'Egitto diviene parte integrante del mondo Islamico. In questo periodo, assai florido per arte e cultura compaiono le "quainat" o fanciulle danzatrici. che si esibivano sia in locali di divertimento che al servizio di famiglie facoltose e privilegiate. Insieme alle figure già descritte, appaiono anche figure maschili che, contrariamente a quelle femminili, erano molto più rare e la loro presenza è documentata solo nel "Libro dei Canti" ad opera dello scrittore Ibn Musa al-Nasibi morto circa nell' 860. Per ritrovare tracce documentali della danza folcloristica Egiziana, di cui già si era a conoscenza intorno al 16° secolo, si deve attendere sino alla fine del 1700, quando durante l' invasione Napoleonica si fa riferimento alle popolazioni "Ghawazee", Danzatrici e Danzatori "nomadi", originari dell'Alto Egitto, che hanno probabilmente rappresentato e trasmesso la più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della Danza Orientale.
La nuova figura della danzatrice professionista, si ritrova espressamente negli harem egiziani del '700, esse venivano chiamate "almee". L'almea era un'artista istruita in possesso di tutte le arti, dalla danza, alla musica, alla poesia, ed era in contrapposizione con la sua corrispondente, la ghaziya, un'artista di strada, che professava principalmente l'attivita' della danza, in cambio di denaro, di citta' in citta'.
Si puo' dire che dalla nomade ghazyia, prende forma la figura della danzatrice orientale, così come la conosciamo ancor oggi.
La Danza Araba dal 1900
L'interesse Occidentale verso questa insolita danza eseguita anche attraverso i movimenti del bacino e del ventre si venne a sviluppare intorno ai primi dell'800 anche e soprattutto grazie al grandissimo interesse verso la riscoperta degli antichi splendori del Popolo dei Faraoni. La vera riscoperta di questa antica forma di "intrattenimento" avvenuta intorno ai primi del 1900 e la presentazione ad un largo pubblico si devono a mio avviso a due grandissimi interpreti di questa arte, Badia Masabni e Mahammoud Reda.
Nei primi del '900, con la massiccia colonizzazione europea si ha un cambiamento radicale nella vita sociale degli egiziani e il Cairo comincia ad assumere l'aspetto di una grande metropoli.
Prima del 1930 esistevano danzatrici professioniste che si esibivano in case private o nei cafe', ma l'apertura del primo nightclub al Cairo, segno' la svolta radicale per il raqs sharqi.
Questo primo grande locale di musica tradizionale Egiziana, chiamato "Casino Opera" fu realizzato al Cairo nel 1926, ad opera della "madre" della danza orientale, Badia Masabni. Questa abile danzatrice, di origine Libanese, fu la prima ad elaborare la sequenza coreografica nella danza che fino ad allora inesistente, si basava solo sulla libera improvvisazione delle singole danzatrici. Sempre a lei è da attribuire il merito di aver anche introdotto una più elaborata ed elegante gestualità delle braccia che oggi è a noi nota come "snake arm". E' sul palcoscenico di questo locale, vera fucina di artisti,che negli anni tra il '30 ed il '40 fecero la loro apparizione i grandi nomi della danza. Si formavano infatti sotto la supervisione della grande Madam Badia le future stelle della danza quali Samia Gamal e Taheya Carioca.
Nacquero i primi cabaret, realizzati con stampo tipicamente occidentale, e all'interno dello spettacolo prende piede lo spettacolo della danzatrice orientale professionista, solista.
La danza orientale, per la prima volta viene lanciata con un carattere europeo, solca i gradini dello show hollywoodiano, e muta totalmente significato e modo di esprimersi.
La raqqasa (ballerina) incomincia a studiare coreografie, nuove tecniche di spettacolo, unisce canto, danza e recitazione e diventa una star. Artisti e e istruttori europei accorrono per formare le nuove artiste e gettano le basi della danza orientale moderna.
La danzatrice orientale diventa così una tradizione in Egitto, divulgatasi poi in tutto il mondo arabo, attraverso la folta produzione musicale e di film che vedevano attrici protagoniste proprio quelle danzatrici che fino a poco tempo prima si potevano vedere ballare sui palchi dei cabaret egiziani. La danzatrici quindi recitavano e insieme ballavano in musical, in commedie, film drammatici distribuiti nelle sale cinematografiche di tutti i paesi arabi.
Anocra oggi gli egiziani sono soliti chiamare delle danzatrici del ventre per esibirsi nei matrimoni, per augurare felicita' e prosperita' agli sposi. E' usanza che gli sposi si facciano una fotografia con le loro mani poste sul grembo della ballerina in simbolo si fecondita', per una numerosa prole!
Nel 1956 Mahmoud Reda è stato il fondatore della prima Compagnia di Danza Folkloristica dell' Egitto la leggendaria "Reda Troup". Considerato come il pioniere della danza Teatrale Egiziana deve il suo grande successo alla riscoperta della tradizione folcloristica delle danze Egiziane. Il successo della "Reda Troup", che ha calcato le scene dei più prestigiosi teatri del mondo, ha consacrato mr. Reda come "maestro" indiscusso di questa raffinata arte e vede molti dei più famosi rappresentanti contemporanei della Raqs Sharqi essere stati suoi allievi.
Col tempo la danza ha perso la sua principale connotazione sacrale, diventando parte dell'ambiente culturale dei popoli che hanno avuto modo di esserle a contatto.
La danza orientale, legata oggigiorno principalmente al mondo arabo, dal nordafrica al medioriente, e' praticata come un elemento soprattutto ricreativo, legato a momenti di feste e di giubilio. L'elemento piu' affascinante e' che nella cultura araba, a differenza dell'occidente, la danza tradizionale non ha mai smesso di esistere ed e' simbolo di grande orgoglio per le genti rallegrarsi con la musica e la danza del proprio paese.
La Danza Oggi
La Danza orientale e' oggi oggetto di studi approfonditi da parte di maestri e professionisti, e' una delle discipline piu' diffuse tra le donne di tutto il mondo e soprattutto in occidente lo spettacolo di danza orientale e' giunto a livelli molto alti.
Tuttavia, questioni politico-religiose hanno fatto si che essa venga messa in secondo piano dai regimi dei paesi arabi e a volte che venga perseguitata.
La Danza Orientale, o Raqs Sharqi si presenta oggi, dopo secoli di evoluzione come una danza assai raffinata, sia per tecnica che gestualità. Tale arte, eseguita tanto al femminile quanto al maschile è caratterizzata dalla movenza sinuosa di fianchi e addome, dolcemente accompagnata dalla sensuale espressività di tutto il corpo. Tale danza, deriva dalla più popolare e spontanea, ma meno raffinata danza chiamata Raqs Baladi
E’ una danza da mille e una notte. E’ la danza dei sette veli, per mezzo della quale la biblica Salomè ottenne la testa di Giovanni Battista, ma è anche la danza con cui nell’harem si decide chi trascorrerà la notte con il sultano. La sensualità per cui è famosa nasce dalla naturalezza, non dalla provocazione. E’ una danza in onore della dea Isthar che esalta la potenza del corpo femminile, la sua capacità di trasformarsi, la sua flessibilità e la sua forza.
Nella danza del ventre tutto è improntato alla naturalezza. I movimenti si basano sul cerchio, che da sempre rappresenta la complessità femminile. Si parte da movimenti base, come la rotazione del bacino, l’oscillazione delle anche e delle braccia. L’otto è una figura chiave perché è un doppio cerchio che rappresenta la continua trasformazione, la perfezione. Lo si disegna nell’aria con i fianchi, la testa, il bacino. Portare il sedere in fuori è considerato volgare. L’ancheggiare e il vibrare dei fianchi sono movimenti che partono dall’interno, dall’ombelico. L’addome ondeggia come le dune del deserto nel movimento detto “del cammello”. La testa e i capelli sono coinvolti nella danza e anche il movimento dello sguardo è importante.
La danza orientale ha origine nel centro del corpo, la fonte d’energia per ogni passo di danza. Il principio fondamentale è il movimento isolato delle singole parti del corpo. Ogni parte del corpo si muove come avesse vita propria e propria autonomia. Per esempio, si oscillano solamente i fianchi mentre il busto resta fermo. Oppure, si può danzare movendo isolatamente il tronco, il petto, le braccia, le mani, la testa e naturalmente anche le gambe. Scoprire e imparare a conoscere le singole parti del corpo e i muscoli sono i primi passi che si compiono nello studiare la danza del ventre, successivamente si apprenderanno i vari movimenti. Le figure isolate si legano poi nella danza, inserendosi l’una nell’altra in un flusso continuo. Con la posizione e i movimenti delle braccia si ottiene una speciale espressività della danza che la rende elegante e solenne.
Questa danza è fatta per destare meraviglia, piacere e contemplazione. La sua complessità e la bravura della ballerina stanno nella morbidezza, nella fluidità. Danzando, si ha la sensazione di essere cullata nel proprio ventre. Una sensazione che riporta alle origini, alla nascita e aumenta la felicità e la considerazione della donne per sé stesse.
La danza del ventre è una splendida ginnastica terapeutica e preparto. E’ un esercizio fisico che richiede grande impegno e concentrazione ed arriva ad ottenere un controllo totale su tutta la muscolatura del bacino e del corpo intero. Lunghe ricerche e studi scientifici hanno riconosciuto che gli esercizi ed i movimenti della danza del ventre sono una tecnica completa, che educa il corpo alla bellezza e la mente alla serenità. Stimola la flessibilità, la coordinazione, la sensibilità, l’equilibrio ed un portamento elegante e morbido. Agisce sulla rigidità della schiena e del bacino, che spesso corrisponde ad un’incapacità di abbandono al ritmo della vita. Inoltre, grazie all’uso corretto della respirazione, giocando all’odalisca si impara anche ad affrontare meglio ogni evento femminile: mestruazioni, parto, nonché problemi intestinali, etc..
Questa danza merita di essere conosciuta non solo per la sua sensualità, ma anche per i suoi vantaggi riguardo alla salute. E’ una ginnastica ed una terapia orientale dolce, la più adatta alla donna di ogni età, perché tonifica, regala scioltezza ed è un antidoto sicuro contro la malinconia autunnale.
L'ultima novità sulla pratica della danza del ventre in Egitto:
"Egitto, la danza del ventre vietata alle ballerine straniere "
articolo tratto da "La Repubblica" del 17 Agosto 2003
Il ministero dell'Emigrazione mette al bando da bar e hotel
le danzatrici e le guide turistiche che non sono egiziane
Egitto, la danza del ventre vietata alle ballerine straniere
IL CAIRO - Danzatrici del ventre sì, ma solo se provviste di passaporto. L'Egitto mette al bando le danzatrici e le guide turistiche straniere. E' il giornale governativo Al-Goumhouriya ad affermarlo. Via dai caffè e dagli hotel del paese tutte le ballerine "russe e di altre nazionalità", così come le operatrici turistiche.
La decisione è stata presa dal ministro del Lavoro e dell'Emigrazione Ahmed al-Amaoui, che ha stabilito di chiudere le frontiere del paese alle moltissime Salomè che prestano la loro opera in Egitto.
Da qualche anno la fama delle danzatrici del ventre straniere aveva cominciato a offuscare quella delle locali, come Fifi Abdou o Dina. Le "straniere" lavorano nei grand hotel del paese, dal Cairo a Sharm-el-Sheik: il loro successo è sempre più riconosciuto. E proprio al Cairo, ogni anno, si svolge un concorso internazionale di danza del ventre, che raccoglie provette e sensualissime ballerine da tutto il mondo.
Una decisione che può modificare, e di molto, il successo internazionale che l'antichissima danza sta conoscendo negli utlimi anni. Scuole di danza del ventre sono sorte dappertutto, anche in Italia, in linea con la mania per tutto c
iò che è "etnico". Un boom eccezionale per una danza che può apparire "scandalosa" ma che è nata per preparare i fianchi delle giovani donne al parto.
Non si conoscono le ragioni di questo provvedimento, né è stato possibile avere una conferma ufficiale del ministero: potrebbe essere una sorta di autarchia della danza, nel tentativo di salvaguardarla dalla contaminazione straniera, ma forse si tratta di una decisione tesa a favorire le lavoratrici locali.
Una ballerina del ventre può anche diventare una star: è il caso di Dina, che nel suo sito Web, è descritta come "marchio di garanzia" della danza orientale e che molti definiscono "la regina" di questo ballo. Quando Dina muove i suoi fianchi, al ritmo dei jambé, guadagna fior di dinari. Ha anche fondato una scuola, la "Dina school" e per lei si sono aperte le porte dello spettacolo internazionale. Ma Dina è egiziana.
Per vedere il video della bellydance clicca qui
http://www.forumfree.net/?t=3536029&st=0#entry39966880
Immersioni a Dahab
Immersioni
Windsurf
Snorkeling
Se non avete voglia di immergervi, ma volete comunque godervi il panorama sottomarino del Mar Rosso, mettevi pinne e maschera e buttatevi in acqua per un pò di snorkeling. Essere sul pelo dell'acqua è ideale per un'ampia veduta del coloratissimo panorama sottostante. Con una jeep o con un furgoncino pick up potete facilmente raggiungere il Blue Hole dove passare una giornata in totale relax alternando bagni di sole con lo snorkeling. Fate attenzione a non camminare sui coralli ne tanto meno toccarli, sono una struttura vivente, e assicuratevi di applicare più volte al giorno una crema solare: scottarsi durante lo snorkeling è molto facile.
Cosa fare a Dahab?
Scalate
Sia discendiate a Dahab da Nord o da Sud, la vista del panorama desertico che si aprirà ai vostri occhi vi lascerà comunque senza fiato. Dahab è situato ai piedi delle montagne del Sinai, tra le vaste distese di sabbia ed il mare. Le montagne sovrastano Dahab, e la circondano amabilmente in tutte le direzioni Preparate uno zaino con i viveri ed incamminatevi verso un'avventura indimenticabile nell'entroterra. E' possibile organizzare le escursioni nel deserto utilizzando come mezzo di trasporto il cammello, la jeep o solamente i propri piedi. Le gite possono durare da un giorno ad una settimana, con possibilità di organizzare viaggi su misura.
espresso autentico. Rash è inoltre ideale per un panino a mezzogiorno o per farsi preparare un cestino da picnic prima di partire per una giornata all'insegna del trekking o delle immersioni.
OziareDAHAB....L'ORO D'EGITTO

Situata tra Sharm El Sheikh e Nuweiba, Dahab ("oro", in arabo), è un sito prediletto dai subacquei e da tutti coloro che amano immergersi in un'atmosfera intrisa di cultura beduina, semplice e rilassante. Caratterizzata da abitazioni in pietra con il tetto di palma situate sulle lunghe spiagge di sabbia dorata (da qui il suo nome). Fondata dai beduini Muzeini, si estende su tre oasi ed è la più informale delle mete in Mar Rosso: qui vi si respira un’aria diversa, come in un luogo in cui c’è ancora qualcosa da scoprire.
Lungo la costa si susseguono ristoranti in stile beduino, centri sub e spiagge, dove si possono praticare un'ampia varietà di attività acquatiche e di terra.
La penisola di corallo, che rende unica la struttura geografica di Dahab, è rinomata per i suoi popolari punti di immersione: il Blue Hole, il Canyon e il Lighthouse. I subacquei più esperti vi ritornano, anno dopo anno, per ammirarne le bellezze celate in profondità, mentre i meno esperti si stupiscono davanti alle meraviglie che anche le barriere poco profonde regalano.
Dahab è inoltre una località ideale per praticare windsurf. I venti, che soffiano principalmente da nord a sud, non soltanto rinfrescano le sue calde estati, ma la rendono un paradiso per gli amanti di questo sport a vela.
Alle alte montagne e al deserto di Wadi Nasb corrispondono, sott’acqua, ampie vallate madreporiche, spugne multicolori e ripide discese verticali inseriti per lo più nell’area protetta di Ras Abu Galum.
Perfetto punto di partenza per diverse escursioni nel deserto, Dahab ospita una larga popolazione beduina che ha raggiunto un certo benessere economico, valorizzando i soggioganti panorami del deserto del Sinai.
Dahab e' una delle tante emozionanti destinazioni per le vacanze mare in Egitto e il Mar Rosso. Diverse agenzie viaggi offrono viaggi last minute e offerte speciali online, dando la possibilita' di eseguire le prenotazioni per la tua vacanza famiglia o viaggio per single direttamente sul web.
Un richiamo e luogo di ritrovo per i giovani di tutto il mondo è il villaggio di Assalah, a poca distanza da Dahab: da non perdere.
Un esteso palmeto contorna la spiaggia di Ghazala creando un paesaggio di grande bellezza rovinato purtroppo dall'incontrollato sviluppo del villaggio beduino di Assalah dove i beduini locali hanno saputo abilmente sfruttare le potenzialità turistiche del luogo sin dal periodo dell'occupazione israeliana costruendo campeggi, ristoranti., alberghi, bar e locali notturni che costeggiano la baia.
Dunque il villaggio beduino di Assalah si sta trasformando in una specie di Sharm el-Sheikh anche se rimane ancora un luogo semplice, dove poter riposare di fronte al mare senza essere infastiditi dal turismo di massa: un posto magico!
Come arrivare
La maggior parte dei voli per l'Egitto si dirige verso il Cairo e da li fa rotta sulle località turistiche del Mar Rosso, attualmente però le compagnie aree hanno scelto di atterrare direttamente a Hurghada o Sharm el-Sheikh. Le linee egiziane principali che sorvolano questa zona sono la Egypt Air e l'Air Sinai. Dall'Italia si può volare anche con l'Alitalia e con la Lufthansa, in quest'ultimo caso si fa scalo a Monaco. Per risparmiare è comunque meglio servirsi dei pacchetti vacanza offerti dalle agenzie oppure dei last minute.
Una volta arrivati a Hurghada o a Sharm el-Sheikh per raggiungere Dahab (a un centinaio di chilometri di distanza) potete noleggiare un'automobile (di solito Peugeot 504), spostarvi in treno, prendere l'autobus oppure usare il servizio dei taxi collettivi (minibus).
NB: Ricordatevi passaporto e visto d'ingresso.
Dove dormire
Oltre ai villaggi turistici lussuosi e rinomati, Dahab offre anche sistemazioni più economiche e ristoranti a buon mercato. I più giovani e gli amanti del campeggio possono anche decidere di dormire direttamente sulla spiaggia e godersi una vacanza a contatto con la natura. In questo caso non dimenticatevi sacco a pelo e maglione pesante perché durante la notte le temperature scendono notevolmente.
Dahab: El Dorado Lodge

Night at the El Dorado Camp : 7.5 EGP (Double room : 15 EGP)
Mixed salad : 8 EGP
Drinks (water, soft drinks, tea…) : 10 EGP
Beer : 12 EGP (6 EGP for one 500ml bottle)
Vacanza in Ecolodge
Una vacanza a bordo di una crociera sub ha i suoi pro e i suoi contro: un punto a favore è sicuramente quello di dare la possibilità di immergersi in siti d'incredibile bellezza ma fuori dal raggio d'azione delle normali immersioni giornaliere; ma se fate parte di quel gruppo di subacquei che adora andare sott'acqua ma non si sente pronto ad affrontare una settimana a bordo di una crociera senza mai toccar terra, non temete: Fury Shoal, Elphinstone, Dolphin reef ed altri siti famosi sono ancora alla vostra portata.
Come arrivarci
Numerose sono le opzioni per arrivare a Marsa Alam, il punto di partenza per i safari sub via terra. Il miglior modo per godere di totale libertà sulla gestione dei tempi, è quello di affittare un'automobile e guidare lungo la costa. In questo caso è consigliabile atterrare all'aeroporto di Hurghada e iniziare il proprio viaggio da lì. Il viaggio verso Marsa Alam dovrebbe durare dalle cinque alle sei ore; la strada, ampliata e rinnovata di recente, è in buone condizioni, ma comunque lontana dai centri abitati e poco trafficata: è consigliabile assicurarsi che il crick funzioni e che l'auto a noleggio disponga di una gomma di scorta e di olio di ricambio oltre ad avere con sé acqua in abbondanza per il lungo viaggio. Assicuratevi di fare il pieno prima di partire: durante il viaggio gli unici benzinai si trovano a Safaga, Quseir e Marsa Alam. Evitate di viaggiare di notte e durante le ore più calde del giorno. Una buona idea è quella di fermarsi a fare colazione all'hotel Movenpick a Quseir. Per 55 LE (7 Euro) avrete accesso ad un buffet pantagruelico, con ampia scelta di verdure, cereali, pane, formaggi, salsicce, pasticcini e torte, il tutto accompagnato da caffè a volontà.
Se preferite lasciare l'organizzazione agli altri, il Red Sea Safaris è in grado di organizzare i trasferimenti da Hurghada a Shagra e tra i diversi ecolodge, oltre che a visite a Luxor per chi voglia combinare le immersioni con un po' di cultura faraonica. Per minimizzare i tempi è inoltre possibile volare su Marsa Alam che dista solo 20km da Shagra.
Shagra, il primo dei tre ecolodge ad essere costruito, è il camp più attrezzato, ma quando vi recate in questi luoghi dimenticatevi il turismo di massa: l'atmosfera è quella di una festa tra amici, dove è facile fare amicizia con gli altri subacquei, proprio come durante una crociera sub.
Shagra è un sito d'immersioni adatto anche ai meno esperti ed è possibile prendere parte a numerosi corsi sub in loco. Sul posto si può inoltre affittare l'intera attrezzatura sub, i computer e le bombole nitrox. La maggior parte delle immersioni sono effettuate da terra, direttamente davanti alll'ecolodge o percorrendo una breve distanza con la jeep. Elphistone dista solo 12 minuti di gommone da terra. Il sito è famoso per i suoi pesci di grosse dimensioni e molti subacquei hanno avuto la fortuna di ammirarvi numerose specie di squali tra i suoi ripidi muri di corallo d'incredibile bellezza. Durante l'immersione, particolare attenzione va prestata alle forti correnti.
Le immersioni a Marsa Alam sono famose per la loro lontananza e durante le immersioni la probabilità di imbattersi in altri subacquei è minima. La barriera corallina è una zona protetta e l'attenzione rivolta all'ambiente si riflette nei fondali intatti e colorati. Immergersi in siti remoti ha i suoi benefici, ma non bisogna mai dimenticarsi che la sicurezza viene prima di tutto. La Red Sea Dive Safari Company è un membro di D.E.C.O International, e possiede l'unica camera iperbarica del sud. A Marsa Alam è inoltre equipaggiata con un ospedale.
Durante i mesi estivi è possibile spingersi più a sud ad Abu Diab Urg, a circa un'ora e mezza di barca da Wadi Lahmi, famoso per i branchi di squali martello. E' inoltre possibile prenotare un mini safari di tre giorni con imbarco da Wadi Lahmi e visita ai siti a nord e sud di Ras Banas incluso St. Johns (condizioni meteorologiche permettendo). Awlad Baraka (Full Board) Ecolodge
Indirizzo: c/o Marriott Beach Resort, Hurghada Marsa Alam
Tel: +20-65-3411152 Fax: +20-65-3411151
Distanza da:
Centro Città 13 Km
Aeroporto 76 Km
Spiaggia 300 m
Servizi offerti dall'Hotel
Spiaggia Privata
Attività Acquatiche
Immersioni
Pedalò
Snorkeling

Attività a terra
Escursioni nel Deserto
Tariffe
Capanna Standard
Singola: 35-50 EURO
Doppia: 60-90 EURO
Recensione:

Ecolodge-Nakari Village (All Inclusive)
Indirizzo: Marsa Nakari Marsa Alam
Tel: +20-195-100262 Fax: +20-195-100262 +2027494219
Distanza da:
Centro Città 18 Km
Aeroporto 78 Km
Spiaggia 0 m
Servizi offerti dall'Hotel
Spiaggia Privata
Dottore dell' Hotel
Attività Acquatiche

Immersioni
Snorkeling
Attività a terra
Escursioni nel Deserto
Moto a 4 ruote
Equitazione
Beach Volley
Tariffe
1- Tenda Standard
Singola: 40-46 EURO
Doppia: 40-40 EURO
2- Capanna Standard
Singola: 50-62 EURO
Doppia: 50-50 EURO
Servizi
Cassetta di Sicurezza
Doccia
Descrizione e offerte Ecolodge Nakari Village http://www.h2oviaggi.it/destinazioni/mar_rosso/marrosso_nakari.htm
Ecolodge-Shagra Village (All Inclusive)
Indirizzo: Marsa Shagra Marsa Alam
Tel: +20-195-100262 Fax: +20-195-100262
Distanza da:
Centro Città 22 Km
Aeroporto 38 Km
Spiaggia 0 m
Servizi offerti dall'Hotel
Spiaggia Privata
Dottore dell' Hotel
Attività Acquatiche
Immersioni
Snorkeling

Attività a terra
Escursioni nel Deserto
Moto a 4 ruote
Equitazione
Beach Volley
Cavalcare il Cammello
Tariffe
1- Tenda Standard
Singola: 40-46 EURO
Doppia: 40-40 EURO
2- Chalet Standard
Singola: 40-46 EURO
Doppia: 40-40 EURO
3- Capanna Standard
Singola: 65-83 EURO
Doppia: 65-65 EURO
Servizi
Cassetta di Sicurezza
Doccia
Lavanderia
Chiamata internazionale Diretta
Linea telef. locale

Ecolodge- Lahami Village(All Inclusive)
Indirizzo: Marsa Wadi Laham Marsa Alam
Tel: +20-195-100262 Fax: +20-195-100262 +2027494219
Distanza da:
Centro Città 122 Km
Aeroporto 205 Km
Spiaggia 0 m
Servizi offerti dall'Hotel
Spiaggia Privata
Dottore dell' Hotel
Attività Acquatiche

Immersioni
Snorkeling
Attività a terra
Escursioni nel Deserto
Moto a 4 ruote
Beach Volley
Cavalcare il Cammello
Tariffe
1- Tenda Standard
Tariffe
Singola: 45-51 EURO
Doppia: 45-45 EURO
Servizi
Doccia
Chiamata internazionale Diretta
Descrizione e offerte Ecolodge Wadi Lahami Village http://www.h2oviaggi.it/destinazioni/mar_rosso/marrosso_lahami.htm