Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltà egizia
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Il Cairo, 28 giu. - (Adnkronos/Xinhua) - Un sarcofago risalente al Regno di Ramsete II (1.279-1213 A.C.) e' stato scoperto a Saqqara da un'equipe di archeologi della locale Universita'. Il sarcofago, di grandi dimensioni, costruito in granito rosa, ornato da geroglifici che raccontano la vita del defunto, custodisce i resti di un funzionario amministrativo, probabilmente un sovrintendente delle scuderie.
da http://www.adnkronos.com/index.php
La Sfinge
La Sfinge è lunga 72 metri, alta 18, ha il corpo di un leone e la testa, larga 4 mt di un uomo (il faraone Khefre o Chefren). Guarda ad est, dove sorge il sole ed è stata scolpita scavando il terreno da un unico pezzo di roccia calcarea (Farouk Albaz, geologo egiziano, afferma che, in precedenza, la Sfinge fosse uno Yardang, cioè un’omorfologia del terreno modellata dagli agenti atmosferici, ma Schoch afferma che lo stretto fossato che circonda la Sfinge e i suoi angoli retti non sono compatibili con la sua teoria e che quindi solo la testa poteva essere un monolite).
La Sfinge in Egitto simboleggiava la potenza del re che proteggeva il bene e scacciava il male. ب stata scoperta nel 1926, quando Emile Baraize l’ha portata alla luce completamente. Nel passato un emiro distrusse il volto della sfinge a cannonate, se questo non fosse avvenuto avremmo il volto della sfinge integro, esattamente come si presentava agli occhi dei faraoni più di 4000 anni fa
Durante il corso degli anni la Sfinge ha avuto bisogno di molte riparazioni. Nel corso del 1987 un blocco di pietra si è staccato dalla spalla destra e si è spezzato in due e l’Unesco, insieme all’Organizzazione per i beni culturali hanno inserito la Sfinge nella Lista del patrimonio Mondiale ed hanno dato inizio al suo restauro. Al contrario di tutte le rappresentazioni di divinità egiziane la Sfinge ha, appunto, il corpo di un animale e la testa di un uomo, mentre gli dei egiziani erano raffigurati esattamente al contrario. Pur non essendo venerata da alcun faraone la Sfinge venne messa a guardia, dal suo costruttore ipotetico Chefren, del tempio di Osireion. Il nome della Sfinge deriva dal termine egizio SHESEP ANKW (immagine viva).
Origine della Sfinge
Sui principali testi di storia Egizia, su tutte le enciclopedie, le riviste di archeologia, oltre che nella letteratura scientifica divulgativa, l’origine della Sfinge di Giza è fatta risalire al periodo della storia egiziana qualificato come "Antico Regno", a seguito dell’ordine di una faraone della quarta dinastia, chiamato Khafre, noto ai Greci come Chefren, che regnٍ dal 2520 al 2594 a. C. In queste stesse fonti si legge anche, come fatto appurato, che il volto della Sfinge riprodurrebbe il volto dell’imperatore stesso che l’aveva commissionata.
Recentemente questa versione è stata autorevolmente suffragata da un esperimento svolto mediante la moderna computer graphics, dal professor Mark Lehner del Chicago University Oriental Institute, che ha fatto uso di dati fotogrammetrici, di fotografia stereoscopica e di grafica computerizzata per dimostrare la coincidenza dei tratti della Sfinge e quelli di Chefren, come riprodotti in altre raffigurazioni e statue. Secondo Lehner, invitato da Zahi Awass in persona a prendere parte agli scavi già nel 1978, la prova è decisiva.
Ma come spesso capita, più che la validità delle prove, si puٍ verificare un’incrollabile volontà di farle credere vere. Quasi che dimostrare questa presunta coincidenza sia una questione dogmatica più che propriamente storica.
E’ significativa per un’ulteriore osservazione di Lehner secondo cui esiste "una sottile discrepanza tra l’asse della testa della Sfinge e quello dei lineamenti del volto: la testa è infatti orientata con assoluta precisione verso l’est vero, mentre i tratti tendono verso nord-est." Questa ammissione è la spia di una situazione molto meno chiara di quanto l’apparenza potrebbe far credere. L’esperimento di Lehner infatti non dimostra che la Sfinge è una raffigurazione del volto di Chefren; dimostra piuttosto che mediante la ARL Avanced Research Logic, e all’applicazione della grafica Autocad (versione 10) si puٍ riuscire a fare combaciare i tratti somatici di chiunque con quelli di chiunque altro.
E del resto lo stesso Lehner, in due diverse occasioni ebbe a rilasciare le seguenti, contraddittorie, dichiarazioni alla stampa:
- Non c’è modo diretto per datare la Sfinge dal momento che è scavata direttamente nella roccia naturale
- Benché siamo certi che la Sfinge risalga alla quarta dinastia, ci troviamo di fronte ad una totale mancanza di testi sull’Antico Regno che la citino
Altro elemento considerato determinante dai ricercatori ortodossi, è un’iscrizione rinvenuta nella 13° riga (ormai interamente sfaldata) di una stele di granito rinvenuta tra le zampe della Sfinge. Qui si poteva leggere la sillaba KHAF all’interno del seguente contesto "…porteremo a lui: buoi, e ogni genere di primizia, innalzeremo lodi a Wenofer …Khaf…" (secondo la traduzione del filologo inglese Thomas Young.) Ma ciٍ che qualsiasi esperto di scrittura egizia puٍ facilmente arguire è che in nessun caso il nome di un faraone sarebbe stato riportato al di fuori di un cartiglio (lo speciale segno ovale che racchiudeva il nome del faraone). E in questa iscrizione non risulta traccia di esso.
Del resto, quanto riportato, pur riferendosi a Chefren, non sarebbe comunque la prova definitiva della paternità della costruzione. Invece, nella cosiddetta Stele dell’inventario, rinvenuta nel corso di scavi sempre sulla piana di Giza, ma inspiegabilmente ritenuta un falso dagli egittologi tradizionali, si legge che KHUFU vide la Sfinge, e Khufu altri non era che il predecessore di Chefren. A questo primo argomento si affiancano le ricerche (iniziate sul finire degli anni settanta) di Jhon Antony West, un americano indipendente che studiava gli oscuri e difficili scritti di un matematico e simbolista francese, R.A. Schwaller de Lubicz, noto per alcuni lavori relativi al tempio di Luxor. Nel suo testo meno scientifico, pubblicato nel 1961, De Lubicz commenta
le implicazioni archeologiche delle condizioni meteorologiche e atmosferiche che dovettero interessare l’Egitto più di 12.000 anni or sono. Questo è quanto da lui riportato :
Una grande civiltà deve aver preceduto i vasti movimenti di acque che sommersero l’Egitto, il che ci fa credere che la Sfinge esistesse già, scolpita nella roccia della scogliera occidentale di Giza: quella Sfinge il cui corpo leonino, eccettuata la testa, mostra segni inequivocabili di erosione provocata dall’acqua
E ancora: Se la teoria dell’erosione della Sfinge ad opera dell’acqua potesse trovare conferma, rovescerebbe tutte le cronologie accettate della storia della civiltà; costringerebbe ad una drastica rivalutazione delle assunzioni di "progresso" su cui è basata l’intera educazione moderna.
In effetti la teoria di DeLubicz non puٍ incontrare obiezioni di principio. Si è tutti concordi nel ritenere che in tempi remoti l’Egitto fu interessato da cambiamenti climatici a dir poco sconvolgenti, da inondazioni periodiche del mare, e dalle terribili alluvioni del Nilo. Le ultime vengono fatte corrispondere allo scioglimenti dei ghiacci dell’ultimo Periodo Glaciale, generalmente datato al 15.000 aC circa, ma si tende a credere che le grandi inondazioni del Nilo siano proseguite ancora periodicamente, fino al 10.000 aC. Ma non tutte le inondazioni avrebbero potuto provocare quel particolare tipo di erosione che è dato riscontrare sulle fiancate della Sfinge. Queste sono infatti osservabili fino al collo dell’immenso leone a partire dal dorso, quindi per un altezza di almeno venti metri d’acqua. E’ difficile immaginare inondazioni di questa portata. Del resto, se l’erosione potesse essere attribuita alle inondazioni del Nilo, anche i muri di pietra calcarea del Tempio Mortuario, sarebbero dovuti essere a loro volta interessati dallo stesso tipo di fenomeno.
Dunque il tipo di erosione della Sfinge non è dovuto alle piene del Nilo. Le erosioni della roccia friabile possono essere distinte a seconda della loro conformazione. Robert Schoch della Boston University accettٍ di aiutare Jhon West nella sua ricerca. Ottenuto faticosamente l’accesso al recinto interno della Sfinge, ogni incertezza sul tipo di erosione cadde. Solo l’acqua poteva averla causata, ma non un’acqua che avesse lambito il monumento dai lati, fatto che avrebbe determinato un tipo di erosione più accentuato alla base e quasi inconsistente nelle zone più elevate. Il tipo di erosione che si evidenziava con profondi solchi smussati e verticali, non poteva che essere determinato da un’acqua caduta dal cielo, una pioggia di anni e anni che avesse intaccato la roccia fino ad eroderla profondamente. Questo portava rapidamente l’attenzione su un diluvio di proporzioni tali da essere riportato in quasi tutti i testi religiosi esistenti, compresa la Bibbia : il diluvio universale. E piogge simili sono accreditate per la zona dell’Egitto non più tardi del 7000 aC, il che significa che qualcosa non quadra nelle ricostruzioni storiche ortodosse. Gli egittologi ritengono infatti che in quel periodo l’Egitto fosse popolato solo da primitivi del Neolitico, cacciatori o intagliatori, tutt’al più.
Il mistero della Sfinge
La Sfinge di Giza ha testa umana e corpo leonino. Il perché della fusione dei due elementi, zoomorfo e umano, in una scultura a tuttotondo di dimensioni colossali è ancora oscuro, e non esiste neppure un documento sul suo significato religioso. Nel suo aspetto di leone accucciato, la Sfinge doveva forse vegliare sul complesso funerario delle piramidi; non sono mancate tuttavia altre interpretazioni riguardo alla sua funzione, né dubbi sulla sua datazione. Fu davvero un monumento voluto da Chefren, del quale tradizionalmente le vengono attribuiti i lineamenti del volto? E’ una interpretazione del dio Harmachis (Horus all’orizzonte), come decisero, mille anni dopo la sua costruzione, gli ‘‘archeologi” di allora? Quando è stata fatta la Sfinge? Testa e corpo sono della stessa epoca?
Basandosi sul deterioramento del corpo, alcuni studiosi hanno attribuito alla Sfinge 8.000 anni in più di quelli ‘‘dichiarati”: l’erosione della statua non sarebbe dipesa dal vento o dalle tempeste di sabbia, ma dall’acqua piovana che avrebbe investito il millenario colosso durante il periodo postglaciale, dal 10.500 a. C. Chefren allora sarebbe solo il restauratore del monumento, al quale, con l’occasione, avrebbe dato la sua faccia.
Da Voyager
EDGAR CAYCE E LA SFINGE
Vi avevamo promesso che saremmo tornati a parlare della Sfinge e dei suoi segreti, specialmente dopo aver trovato un uovo preistorico di struzzo nel museo di Aswan. L'uovo che abbiamo scoperto faceva infatti supporre che la piana di Giza poteva risalire ad un tempo anteriore al 2500 a.c, la data che gli archeologi attribuiscono alla costruzione delle Piramidi.
Ma nel frattempo abbiamo scoperto ulteriori novità. Come vi avevamo promesso siamo andati sulle tracce di un'ipotesi entusiasmante: la presenza, nella piana di Giza, di una seconda Piramide. Riprendiamo allora il viaggio, ritornando solo per un attimo negli Stati Uniti e ripartendo dalle parole di Edgar Cayce, il più famoso veggente del Novecento, l'uomo che nelle sue visioni affermava di aver visto la data esatta della costruzione della Sfinge. E del tesoro che, secondo lui, racchiude.
Edgar Cayce nacque in Kentucky nel 1877. Secondo molti fu il più grande guaritore del ventesimo secolo. La sua fama raggiunse il vertice negli anni trenta, quando venne battezzato il "Profeta Dormiente". Al di là delle numerose testimonianze di persone guarite grazie all'"Uomo dei Miracoli"(sarebbero oltre 14000 i casi documentati), nessuno studio scientifico però fu mai condotto sulle sue presunte abilità paranormali. Le sue profezie, invece, sono state fedelmente trascritte, in più di 8 mila sedute private"
Andiamo ora a Giza, verso la Sfinge, ma prima dobbiamo fermarci all’Osireion di Abydos perché vogliamo capire se anche in quel tempio ci sono indizi che possono aiutarci a risolvere questo enigma. Nell'atrio del tempio qualcosa non torna, visto che ci sono geroglifici che risalgono al 1300 a.c....
Qui ci sono i nomi dei Faraoni ma anche di molte altre persone. Secondo alcuni sono persone appartenenti a una popolazione precedente....
E qui c'è anche un tesoro nascosto in una grande intercapedine....
"Lasciamo il tempio di Abydos con la certezza che ci torneremo a svelare i suoi antichi segreti. Ora però è tempo di arrivare a destinazione, è tempo di incontrare la Sfinge..."
È da questo punto che secondo molti studiosi partirebbero tunnel e cunicoli sotterranei che condurrebbero al tesoro della Sala dei Documenti.
Ma non si tratta di semplici supposizioni: c'è chi sostiene di essersi addirittura introdotto di nascosto e di avere effettivamente trovato alcuni tunnel sotterranei.
Cosa c'è di vero? Lo chiediamo al responsabile della Piana di Giza, Zahi Hawass, che ci racconta:
"Nessuno ha mai scavato al di sotto della Sfinge, ma abbiamo rilevato numerosi passaggi. Abbiamo trovato quattro tunnel nella Sfinge: uno dietro la stele di Thutmosi IV; uno dietro la testa della Sfinge, che scende per circa cinque metri, il terzo è un tunnel sul lato nord della Sfinge e il quarto è un tunnel sulla parte posteriore della Sfinge. Abbiamo impiegato anche il radar nelle nostre ricerche, abbiamo praticamente guardato attraverso la Sfinge ma non abbiamo trovato nulla. Nel 1977, l'Istituto di Ricerca di Stanford in California ci ha detto che sotto la zampa destra della Sfinge c'era un tunnel. Abbiamo fatto degli scavi, spingendoci fino a trenta metri di profondità, ma non abbiamo trovato nulla. Queste perforazioni hanno dimostrato che la Sfinge è costituita da roccia solida, e che non c'è nulla di nascosto dietro di essa.
Quindi la famosa Sala dei Documenti non è altro che un sogno, un sogno a cui molte persone amano credere. Non esiste nulla del genere. Lavoro alla Sfinge o attorno ad essa da ormai venti anni. Abbiamo fatto scavi, lavorato ovunque... ma non è mai emerso nulla sui documenti di Atlantide. Quella Sala non esiste! È un sogno della gente... E noi lavoriamo sulla realtà, non sui sogni. La realtà sono le scoperte di cui parliamo riguardo le piramidi, i costruttori delle piramidi, la gente, i fatti, di questo possiamo parlare. Ma quella Sala è solo un mito, non esiste."
Ma cosa rappresenta la Sfinge? Quali sono i misteri che la circondano?
La Sfinge di Giza ha testa umana e corpo leonino in una scultura di dimensioni colossali. Secondo alcuni doveva vegliare sul complesso funerario delle piramidi, mentre per altri è un'opera precedente. È davvero un monumento voluto dal faraone Chefren,? O è una raffigurazione del dio Harakhty, come decisero gli "archeologi" di tremila anni fa?
Testa e corpo sono della stessa epoca?
L'erosione del corpo è dipesa dalle tempeste o, come sostengono alcuni studiosi, dalle inondazioni di 12 mila anni fa? E come mai la Sfinge è stata costruita proprio a Giza?
Forse la risposta a molti di queste domande è nel cielo.
La Sfinge ha infatti la forma della costellazione del Leone che, proprio 12 mila anni fa, era visibile sull'orizzonte a Est.
All'equinozio di primavera del 10500a.c. la Sfinge, che ha gli occhi puntati esattamente a Est, avrebbe allora visto sé stessa riflessa nel cielo...
La Sfinge potrebbe dunque essere una sorta di orologio millenario, le cui lancette indicano proprio l'anno 10500 a.C. . Esattamente la stessa data profetizzata da Edgar Cayce per la costruzione delle piramidi...
Anche in questo tempio c'è qualcosa di molto strano: le rocce come sono tagliate e la datazione incerta, proprio come la Sfinge..
E non è tutto. In una stele fatta costruire da Thutmosi IV e chiamata Stele del Sogno, sono rappresentate due Sfingi. Una guarda ad Est, l'altra ad Ovest.
E un ricercatore italiano, Diego Baratono, ha appena pubblicato una nuova e sorprendente teoria al riguardo... Baratono, partendo dalla tecnica di rappresentazione pittorica egizia, che adottava un sistema che definito dal Lange e dallo Schafer "Legge della frontalità", procedimento vicino alle moderne proiezioni ortogonali, formula la teoria della Seconda Sfinge. È possibile allora che proprio in questo punto sia sepolta una seconda Sfinge. Una scoperta, questa, che se fosse reale ci obbligherebbe a riscrivere la storia che conosciamo....
Chiediamo nuovamente spiegazioni a Zahi Hawass: "Non esiste assolutamente nulla che ci possa veramente dimostrare l'esistenza di due Sfingi. Alcuni credevano che l'altra Sfinge fosse sul lato opposto, e allora abbiamo scavato dall'altra parte, ma non abbiamo trovato alcuna prova. La stele del sogno risale a duemila anni dopo la Sfinge, e mostra due Sfingi perché vuole rappresentare la dualità. Ma nella Piramide di Giza, la Sfinge è collegata alla seconda piramide. Mostra Chephren, il volto di Chephren, l'autore della seconda piramide, che porge un'offerta con le sue due zampe al dio Sole, che si leva e tramonta dal tempio
della Sfinge. Quindi esiste un collegamento tra la Sfinge e Horus come divinità, dio Sole che sorge e tramonta da quel tempio; è per questo che non credo che esista una seconda Sfinge nel regno antico."
La risposta di Zahi è diplomatica e scientifica ma a noi piace sognare.
Se questa seconda sfinge esistesse davvero?
Tra le sue zampe potrebbe allora nascondersi la leggendaria Sala dei Documenti vista da Cayce. Finora nessuno è riuscito a trovarla, forse, solo perché cercava sotto la Sfinge sbagliata Noi rimaniamo comunque in attesa di novità, aspettando una verità che appare sempre più sospesa tra le stelle di Orione e gli abissi dell'Oceano di Atlantide.
PICCOLI CONSIGLI PER CHI VIAGGIA IN EGITTO
- Si fanno ottimi affari per l'acquisto di oro e di oggetti artigianali in onice e alabastro, nonche' di papiri. Attenzione comunque alle truffe !
- Acquistate le spezie che sono di ottima qualità e costano relativamente poco (zafferano, semi di finocchio ecc...)
- Per l'escursione ad Abu Simbel, preferite il volo interno alla traversata in pullman. Costa un po' di più ma eviterete la sveglia alle 5:00 e diverse ore di viaggio per andare e tornare
- Preferite indumenti pratici e di cotone per il giorno (ad es. bermuda, pantaloncini ecc.) e un pullover per la sera. Fondamentale anche un copricapo, occhiali da sole e scarpe comode. La combinazione bermuda, maglietta, sandali e capellino è ideale, in particolare in estate. Alcuni ristoranti e club richiedono giacca e cravatta.
- Valuta: la moneta ufficiale è la Lira egiziana che si divide in 100 piastre - sono solo difficilmente riconvertibili in valuta pregiata. Il cambio deve essere effettuato esclusivamente presso le banche, ma conviene portare direttamente Euro oppure dollari USD. Attenzione: in Egitto le banconote dei dollari USA anteriori al 1990 non sono accettate e i tagli da 100 non sono facilmente negoziabili.
- Ricordatevi: alle signore non è concesso l'ingresso nelle moschee in pantaloncini corti, minigonne ed abiti scollati o succinti. Qui è anche obbligatorio per tutti togliersi le scarpe e utilizzare le soprascarpe di pezza a disposizione all'ingresso.
- Al rientro dalle escursioni, prima di salire a bordo, è consigliabile mettersi un golf o una felpa: l'aria condizionata è veramente forte e lo sbalzo non fa bene. Ugualmente nel ristorante, a pranzo e a cena.
- Non dimenticate di aggiungere nella valigia un anti-diarroico, crema solare ad alta protezione e il repellente per le zanzare. E adattatore di corrente
- Evitate i cibi crudi se non serviti in ristoranti di lusso o sulle navi da crociera, il ghiaccio, l'acqua non imbottigliata e la frutta non sbucciata.
- Il periodo più favorevole per intraprendere un viaggio in Egitto è quello dalla fine di ottobre fino alla fine di aprile. L'estate non è la stagione più consigliabile in quanto è molto calda e asciutta, soprattutto nell'Alto Egitto.
- Nonostante i T.O. provvedono direttamente a tutte le mance (escl. quelle per le guide e il personale di bordo), le stesse verranno chieste (e con insistenza) ovunque: "bakshish"
- Munitevi di gadget (biro, cartoline, caramelle, figurine ecc...) da regalare ai bambini ma non solo - possono servire anche come merce di scambio per acquistare souvenir ed oggetti di artigianato.
- Telefonare dall' Egitto in Italia è caro, soprattutto dagli alberghi o dalle motonavi. Si raccomanda di chiedere localmente le condizioni prima di utilizzare il servizio. In caso di mancata risposta conviene riagganciare dopo 3-4 squilli altrimenti la telefonata sarà addebitata.
Qualora il telefono cellulare prevedesse la copertura sul territorio egiziano, si raccomanda, nel rispetto degli altri partecipanti, di non utilizzarlo all'interno dei siti archeologici, dei musei o a bordo dei pullman durante le spiegazioni della guida locale. Alcune strutture ricettive non ne permettono l'utilizzo nelle aree pubbliche.
- Fotografare: Alcune zone possono essere soggette alle restrizioni (postazioni militari, caserme, uffici pubblici..) e, se si hanno dubbi sull'opportunità del soggetto, è consigliato chiedere alla guida locale. In alcune località vi venga richiesto il pagamento dei permessi governativi (per la cinepresa/telecamera:a Sakkara 25 lire egiziane per ciascuno dei 3 siti visitati; nell'interno del Museo Egizio 100 lire eg; a Tebe non è consentito effettuare le riprese all'interno delle tombe).
La popolazione musulmana, soprattutto nei piccoli centri non gradisce essere fotografata. Si raccomanda dunque sensibilità e rispetto e si consiglia di chiedere sempre il permesso.
Nelle tombe e nei musei non è consentito l'uso dei flash, conviene munirsi di rullini da 400 ASA. Si consiglia di portarsi dall'Italia un numero sufficiente di pellicole, rullini e cassette, in quanto non sempre si trovano su posto quelle del tipo voluto. Ricordatevi - le videocamere, cineprese e computer devono essere assolutamente dichiarate all'arrivo in aeroporto.
- Dogana: E' proibita l'importazione di qualsiasi tipo di droga, alcolici, riviste o videocassette con immagini di nudo. Si consente l'importazione di farmaci generici ad uso personale; è consigliabile portare a seguito la prescrizione medica per l'eventuale uso di farmaci specifici. Forti multe sono previste per la raccolta e/o esportazione di qualsiasi reperto archeologico, coralli, conchiglie e fossili.
- Cucina: negli alberghi e sulle motonavi è internazionale, ma vale la pena di provare alcune specialità locali. I piatti tipici sono a base di riso, cipolle, legumi (soprattutto fave), carne di manzo o montone cotta alla brace o allo spiedo. I cibi sono molto saporiti e non troppo speziati, la verdura è in genere buona
- Bevande: tra le bevande di produzione locale, la birra è di buona qualità e disponibile a costi abbastanza contenuti. I vini, invece, oltre ad essere scadenti, hanno prezzi elevati. I principali alberghi offrono anche le marche francesi o italiane a cifre molto elevate a causa dell'alto dazio imposto e delle difficoltà tecniche d'importazione. Non tutte le bevande superalcoliche sono reperibili in Egitto.
- Avorio - In molti posti vi verrà offerto l'avorio: Non compratelo! Innanzi tutto la sua importazione in Italia è vietata; ma soprattutto, se lo farete contribuirete al declino dell'elefante.
- L'Egitto ha un tasso di criminalità basso. Serpeggia tuttavia una certa microcriminalità con rischio di borseggi e imposture (ad esempio truffe). Il rischio di crimini violenti nei confronti di stranieri è tuttavia relativamente basso.
- Sebbene le strade siano in condizioni relativamente buone, la circolazione stradale è pericolosa. Soprattutto sulle tratte interurbane e sull'autostrada tra Cairo e Alessandria vi sono spesso incidenti mortali dovuti all'alta velocità e al mancato rispetto delle norme di circolazione. Se possibile, è meglio evitare lunghe trasferte fuori città in taxi o minibus. Si sconsiglia di viaggiare la notte.
- Su alcune tratte il traffico privato di stranieri è sistematicamente accompagnato da scorte di polizia. Sulle tratte lungo il Nilo in direzione del Centro e Alto Egitto e attraverso tali regioni il é prescritto il viaggio in gruppi di veicoli. In alcune zone, per viaggiare, è richiesta un'autorizzazione; occorre pertanto informarsi in merito presso le autorità locali.
- Ingiurie contro lo Stato o la religione possono comportare azioni penali. È severamente vietato fotografare installazioni militari o paraggi. La convivenza al di fuori del matrimonio tra Egiziani e stranieri è vietata. Negli ultimi tempi i rapporti omosessuali sono perseguiti col massimo rigore. Le infrazioni alla legge sugli stupefacenti sono punite molto severamente (pene detentive di almeno dieci anni o addirittura la pena di morte). Le condizioni di detenzione non sono in alcun modo paragonabili agli standard europei.
- L'Egitto è un Paese prevalentemente musulmano. Soprattutto uscendo dalla struttura alberghiera, si raccomanda di adattare il proprio comportamento e vestiario alle usanze locali.
- Al di fuori di Cairo, Alessandria e delle località turistiche conosciute, l'assistenza medica è insufficiente. Se si necessita di particolari medicamenti è consigliabile munirsi di una scorta sufficiente per tutta la durata del viaggio. Occorre tuttavia considerare che in molti Paesi vigono prescrizioni speciali per l'importazione di medicamenti contenenti narcotici e sostanze psicotrope. Può rivelarsi utile anche materiale di medicazione e un set di siringhe monouso.
Hotels ad Hurghada & Dintorni
Hurghada 
Makadi Bay
Soma Bay

Green El Gouna

Un progetto di grande importanza è l'eliminazione delle buste di plastica da tutti i negozi di El Gouna, sostituite con buste di carta o di materiali riciclati - un'iniziativa unica in Egitto e un passo da gigante verso una città più pulita. I sacchetti di plastica finiscono in mare o nel deserto e sono responsabili dalla morte di numerose creature marine e terrestri che, scambiandoli per cibo, scoprono troppo tardi come plastica possa rivelarsi piuttosto indigesta. A partire dal Luglio 2004, tutti i negozi dovranno utilizzare esclusivamente borse di carta, acquistabili per una soma irrisoria. Per il trasporto della spesa, gli abitanti del posto sono incoraggiati a riutilizzare le borse che hanno in casa. Quest'onorevole iniziativa non sarebbe stata possibile senza l'aiuto di Samih Sawiris, direttore dell'Orascom El Gouna, che ha imposto il divieto ufficiale di non utilizzare buste di plastica, e di Mobinil, colosso di cellulari in Egitto, che ha sponsorizzato il primo lotto di buste di carta per rimpiazzare quelle di plastica.
Quasi un anno dopo la prima installazione in Egitto della raccolta differenziata dei rifiuti, El Gouna si ripropone di incrementare il numero di punti di raccolta in tutta la città. I rifiuti sono raccolti separatamente e trattati a diverso modo: la plastica viene riciclata e trasformata in buste di plastica e in attaccapanni utilizzati a El Gouna, il vetro e le lattine vengono trasportate a Hurghada per il riciclaggio e la carta viene spedita al Il Cairo. I bidoni colorati stanno apparendo in ogni angolo della città, rendendone facile l'utilizzo. Ogni anno verrà premiata la zona più verde della città; un'iniziativa per motivare gli abitanti al riciclaggio e ad economizzare sul consumo dell'acqua e dell'elettricità..
La conservazione della flora e della fauna, sia sopra che sotto la superficie del mare, è un'altra delle priorità di cui si occupa l'associazione Green Gouna. Ogni anno i residenti e i bambini di El Gouna si impegnano a piantare numerose specie di piante ed alberi al giardino botanico, appositamente creato per questa iniziativa. Una volta cresciuti, gli alberi vengono distribuiti su tutta la superficie di El Gouna. Los corso anno, in un solo giorno, più di cento piante sono state "adottate" e piantate.
L'attenzione che la cittadina di El Gouna presta all'ambiente circostante è comunque all'ordine del giorno e due volte all'anno vengono organizzati delle iniziative particolari: il 22 Aprile la Festa della Terra e il 20 settembre la Pulizia delle Spiagge organizzata dalla PADI. Durante queste giornate tutti gli abitanti di El Gouna si uniscono nello sforzo di conservare madre natura così com'è. L'anno scorso i bambini di El Gouna si sono impegnati nella pulizia delle spiagge, nella separazioni dei rifiuti e addirittura nella creazione di opere d'arte provenienti da quella stessa spazzatura precedentemente raccolta. I centri sub TGI e Dive Tribe si sono recati in massa all'isola di Tawil, che è stata ripulita da cima a fondo sopra e sotto l'acqua. Il prossimo festival avrà luogo in Settembre 2004 e sarà dedicato alla pulizia delle spiagge. C'è ancora molto da fare prima che El Gouna diventi una città "verde" a tutti gli effetti, ma questa è la prima volta che un'iniziativa di questa portata viene organizzata in Egitto. El Gouna spera di riuscire a qualificarsi come la prima vera destinazione di vacanza "eco friendly". In un solo anno e mezzo Aylin e la sua associazione hanno raggiunto dei risultati incredibili e non hanno intenzione di fermarsi qui: sono un vulcano di idee e continueranno a promuovere la conservazione della natura motivando sempre più gli abitanti di El Gouna a mantenere una città pulita per le generazioni future.
Alla corte dei faraoni
Egitto: Civiltà e Sole Nascente
Fascino e mistero
Universalmente riconosciuto come il più importante nel suo genere, il museo egizio del Cairo offre ai suoi numerosissimi visitatori la possibilità di intraprendere, attraverso la sua vasta collezione di reperti, un viaggio affascinante nel cuore di quella antica civiltà ancora avvolta nel mistero. Complice il deserto e la sua “metamorfosità sabbiosa” che continuamente copre e scopre, a poco a poco, nuovi reperti, dandoci l’illusione di poter scandire e regolare il tempo di una storia, che ha abbracciato un periodo di circa 5000 anni e che continua a scorrere inesorabilmente e silenziosamente secondo i suoi ritmi e riti.
Alla sua “corte” si presentano archeologi, egittologi e semplici appassionati, desiderosi a tal punto di poter finalmente sollevare quel velo di mistero da accettare di sottoporsi, come il faraone al termine della sua vita terrena, all’antico rito della pesatura dell’anima. Ovvero, secondo quanto c’è stato tramandato dal Libro dei morti, sono disposti a porre il proprio cuore su un piatto della bilancia del tribunale divino, con la speranza che risulti più leggero della piuma (simbolo della giustizia), lasciata cadere sull’altro, per poter finalmente essere ammessi ai “Campi Elisi” di questa straordinaria civiltà. Pronti a servirsi, magari di tanto in tanto, di qualche amuleto che contenga la formula magica che assicuri il verdetto favorevole degli dei, proprio come quello che gli antichi imbalsamatori nascondevano, con lo stesso intento, tra le bende della mummia. Ma lo “scarabeo sacro”, l’amuleto che in verità ha sempre guidato questi studiosi è stato l’intuito, il coraggio e le lunghe ricerche, rese ancor più faticose dalle presunte maledizioni dei faraoni, ritenute responsabili dei decessi avvenuti durante gli scavi, dovuti invece, perlopiù, a gas sprigionati dal decadimento dell’uranio all’interno delle tombe, rimaste chiuse così a lungo da rendere l’aria irrespirabile.
Scarse tuttavia sono le nostre conoscenze: è come se, invitati al banchetto di questa straordinaria civiltà, avessimo ricevuto null’altro che semplici boccioli di fior di loto per ornare la fronte, rituale spesso raffigurato nelle tombe dei nobili, rimanendo solo dei graditi ospiti ai quali non è permesso osare di più.
Eppure è sufficiente quanto emerso finora che, secondo la stima dei più accreditati egittologi, costituirebbe solo il 30% di quanto effettivamente lasciatoci, per constatare la stupefacente genialità e cultura, scenografica anche nella scrittura, di questo popolo.
Nel museo, ordinati cronologicamente, i reperti sono disposti su due piani dove archeologia e storia, mito, tradizione e religione si fondono e allineano. Il primo piano ospita pezzi monumentali e statue di dimensioni colossali risalenti all’Antico Regno, mentre il piano superiore è occupato dalla sala delle mummie dei re, vasellame vario, manoscritti che illustrano e raccontano non solo la vita dei re, ma anche quella della popolazione, dalle lettere d’amore alle prescrizioni mediche e alle tasse. Ma ciò che più affascina e rimane impresso nel ricordo del visitatore è il tesoro di Tuthankhamon, faraone di incerte origini morto giovanissimo, di cui l’archeologo inglese Howard Carter, dopo ben quattro stagioni di vane ricerche, ritrovò nella Valle dei re (1922) la tomba, praticamente inviolata. Tutto il corredo e l’arredamento funerario di Tuthankhamon è favoloso e ricco di tesori: dal mausoleo, costituito da quattro teche, una dentro l’altra, che racchiudevano un sarcofago di quarzite, contenente a sua volta tre splendide bare (due di legno e una d’oro massiccio); ai gioielli o ai vasi d’alabastro per unguenti; dai troni d’oro massiccio con le spalliere finemente lavorate, alle cassapanche in legno riccamente decorate, dagli accessori per la cura e l’igiene del corpo, ai giochi etc. Splendidi oggetti che anche ai primi scopritori “sembrarono assomigliare più ad accessori di un teatro moderno che alla realtà di un’epoca di un tempo passato”. Alla meraviglia per la perfezione artistica di questi reperti spesso si aggiunge la commozione nel constatare che sono appartenuti ad un giovane, la cui brevità della vita non ha permesso di avere, se non una tomba “piccola e modesta” rispetto a quella sicuramente riservata agli altri reali. Eppure il destino ha regalato a Tuthankhamon proprio ciò che sembrava avergli negato per sempre: venerazione dei popoli e una nuova vita “terrena”. La sua maschera funeraria è infatti famosa in tutto il mondo, ed è talmente bella da essere uno dei simboli più ricorrenti per rappresentare l’Egitto. Enigma della storia o della vita? Non lontana dal museo, a una decina di chilometri circa dal Cairo, la Sfinge, corpo di leone e testa di faraone, non risponde, anzi pone sempre nuovi interrogativi che non cessano di stupire e dividere gli studiosi: dai suoi venti metri d’altezza tutto osserva con solennità e ironia, e col volto orientato verso il sole nascente sembra additare il vero segreto della vita.
da http://www.romeguide.it/reporter/index.php 19/06/2005
Sinai, monaci con fotocamere hi tech per leggere testi antichi
MONTE SINAI, Egitto (Reuters) - Il più antico monastero del mondo prevede di usare macchine fotografiche hi-tech per gettare una nuova luce sugli antichi testi cristiani conservati per secoli tra le mura di una fortezza nel deserto del Sinai.
Nel monastero di Santa Caterina si spera che la tecnologia consentirà una comprensione più ampia di alcuni dei primi testi cristiani del mondo, comprese pagine del Codice Sinaitico, la più antica Bibbia esistente al mondo.La tecnica, conosciuta come "immagine iperspettrale", permetterà ad una fotocamera di fotografare pergamene a differenti livelli di luce, per evidenziare testi nascosti dal tempo e da successive scritture sovrapposte. La tecnica dovrebbe anche permettere agli studiosi di comprendere le correzioni effettuate alle pagine del Codice Greco Sinaitico, scritto fra il 330 e 350 e che si pensa sia uno delle 50 copie di testi commissionati dall'imperatore romano Costantino. "Se si individuano tutte le correzioni effettuati da ogni scriba, allora si arriva ad un testo principale sul quale aveva effettuato tali correzioni", spiega il monaco bibliotecario fratel Giustino. In un progetto congiunto con il monastero, biblioteche in Gran Bretagna, Germania e Russia, che insieme detengono il corpo del manoscritto, effettueranno anche scannerizzazioni delle pagine e di frammenti del testo per riunire in formato digitale il lavoro in un facsimile. Il monastero aveva conservato il Codice Sinaitico sino alla metà del 19° secolo, quando il volume fu portato in Russia da uno studioso tedesco e mai più restituito. La Russia vendette nel 1933 quel testo alla Biblioteca Britannica, dove è ancora conservata.
I monaci credevano di aver perso l'intero manoscritto sino al 1975, quando scoprirono 12 delle sue pagine e 15 frammenti in una stanza dimenticata, sepolte sotto un soffitto crollato con migliaia di altre pergamene e frammenti. Il monastero, che non ha mia perso la speranza che il manoscritto possa essere restituito, ha accettato di far parte del progetto a condizione che comprenda una storia moderna del Codice. La tecnica dell'"immagine iperspettrale" sarà usata per leggere un altro dei più significativi manoscritti del monastero, il Codice Siriaco, alla ricerca di un testo svanito del quinto secolo, copia di una traduzione del Nuovo Testamento del secondo secolo, che si trova sotto una scrittura visibile dell'ottavo secolo.
da http://today.reuters.it/news/default.aspx
Hotels a Sharm El Sheikh

Faraonica metropoli

Se non siete mai stati in quel del Cairo, l'unico aiuto visivo che in qualche modo potrebbe tornarvi utile per immaginare (seppure alla lontana) la folle, fascinosissima atmosfera della capitale egiziana, lo offre quel capolavoro della cinematografia che è Blade Runner. Anche qui, infatti, troverete la stessa massa formicolante di persone che si muove ininterrottamente e senza un apparente motivo; la stessa aria malsana e grigiastra; lo stesso cortocircuito tra antichità e postmoderno; lo stesso degrado urbano con strade invase dal fango e dalla sporcizia; lo stesso assordante frastuono di un traffico che non conosce pause notturne o diurne; lo stesso alternarsi di lusso e miseria, bellezza e orrore. Sì, almeno in questo, Il Cairo è davvero una città unica al mondo: perché solo qui potrete trovare tutto e il contrario di tutto: l'infilata di grattacieli sul Nilo e la Città dei morti (antica necropoli dove vivono ormai centinaia di migliaia di persone), il liberty e le piramidi, un'élite cosmopolita e una massa arcaico-contadina, la quieta eleganza dell'isola di Zamalek e l'inferno della collina dei rifiuti (l'iperghetto dove gli zabalin-spazzini frugano da mane a sera nell'immondizia come gatti randagi).

Assommando in sé tre culture - quella faraonica, la cristiano-copta e l'islamica - Il Cairo si presenta come uno specchio fedele ed esaustivo della storia plurimillenaria di questo straordinario paese. Non a caso, fin dai tempi della sua fondazione è stata chiamata Misr, ovvero terra, e nel senso più pieno: quale sinonimo dell'intero Egitto. Né a pensarci bene potrebbe essere altrimenti per una metropoli-monstre che su un complesso nazionale di sessanta milioni di abitanti, ne accoglie ormai ben ventidue! Ma non è soltanto questione di numeri (che pure - data la loro sbalorditiva mole - contano, e molto). È, più in generale, che nel labirinto senza fine del Cairo potrete veramente incontrare tutti gli odori e i sapori, le etnie e le credenze, le smemoratezze e le tradizioni ancora vitali, di tutto il paese. Suggerire un itinerario turistico, nel caso del Cairo, lascia davvero il tempo che trova. Dirvi che sarebbe una follia tralasciare di vedere le piramidi di Giza e Saqqara, il Museo Egizio e la moschea El-Azhar, ha lo stesso peso di chi vi inviterebbe caldamente - arrivando in quel di Roma - a non perdervi San Pietro, Piazza Navona e il Colosseo. Ovvio che
innanzitutto dovrete visitare questi luoghi canonici, e da sempre i più magnificati. Dopodiché non vi resta altro da fare che abbandonarvi al caso, e camminare camminare camminare...Intanto perché il più bello spettacolo della città - come sempre accade nel Sud del mondo - è offerto per l'appunto dal teatro di strada: con le sue botteghucce - magari misere - ma allegre e colorate, l'immancabile promiscuità tra genere umano e animale, il succedersi dei più diversi mezzi di trasporto (dall'asinello alla BMW) sempre e comunque inverosimilmente stracarichi di passeggeri, il palese stridore tra la grigia sciatteria di chi si abbiglia all'occidentale e la naturale eleganza di chi invece preferisce restare fedele alla tradizione indigena. Ma c'è anche un altro, sostanzioso motivo, che dovrebbe spingervi a una flanerie inesausta e casuale. Come noto infatti, Il Cairo vanta una concentrazione monumentale impressionante; ma gran parte della medesima - anziché essere valorizzata, e dunque pubblicizzata a dovere - qui cade progressivamente in rovina; soffocata da una nuova edilizia squallida e caotica con la quale si cerca di tener testa in ogni modo a un incremento demografico ormai inarrestabile, totalmente out of control. Lo potrete misurare con mano addirittura percorrendo una delle strade più famose e più ricche di monumenti: Shari el Muizz Iy din Allah, contigua al bazar di Khan el-Khalili (vero e proprio must di ogni turista). Siete giunti nel cuore della capitale dei Fatimidi, e ovunque volgerete la testa - a destra o a sinistra - sarà un succedersi di autentiche meraviglie: moschee, palazzi nobiliari, mausolei, madrase. E ogni volta che metterete il naso all'interno di questi edifici, sarete colti dalla stessa, doppia sensazione di ammirazione e sgomento; ammirazione per l'inarrivabile arte islamica, e sgomento per lo stato di abbandono in cui versa il novanta per cento di quei capolavori architettonici. Eppure, ripeto, questa è una strada tra le più celebri; dove non mancano neppure - caso più unico che raro - le indicazioni stradali necessarie per raggiungere i diversi siti storici degni di nota.
Cosa accade allora nel resto di questo smisurato oceano urbano? Accade che si va, letteralmente, alla ventura: e se questo procedere a tentoni può talvolta procurare un più che naturale senso di smarrimento, spesso e volentieri offre però in contraccambio l'opportunità di imbattersi in luoghi mirabili, e ai più sconosciuti.Vorrei, in particolare, segnalarvene tre: il primo è uno sconcertante edificio a tre piani (nell'area di Hilmiyah Qadima, giusto ai piedi della Cittadella) dove in buona sostanza è condensata l'intera storia cairota, visto che - procedendo dall'alto verso il basso - presenta in successione un delizioso teatro rococò dei dervisci danzanti (1800), una scuola coranica con annesso mausoleo (1300), e infine una piscina dell'epoca copta e un abbeveratoio per il bestiame risalente alla nascita stessa del Cairo (641). Per raggiungere il secondo bisogna scarpinare un po' di più, e arrivare fino alla Città dei Morti, una larga piana sabbiosa e desertica punteggiata da cupole e minareti che si stende fino ai piedi dei colli Moqattam. Come si legge dalla guida del Touring "qui si perpetua l'impronta culturale dell'Egitto faraonico con vere e proprie abitazioni per i defunti delle famiglie più ricche". Ma qui anche, come accennavo all'inizio, da qualche decennio in qua abitano centinaia di migliaia di persone; ennesima occasione per l'ennesimo paradosso cairota: una necropoli chiassosa e vitale come non mai . È giust'appunto in questa area che si situa il khanqah di Barquq, un convento fatto edificare all'inizio del XV secolo da Farag, figlio del sultano di cui porta il nome. La sua pianta è quadrata, e varcato il vasto cortile interamente porticato, si entra nell'immensa sala della preghiera dove il guardiano che mi accompagna si premura di farmi osservare il minbar, un vero capolavoro dell'intarsio.
Il bello però, deve ancora venire: ed è rappresentato dalle due immense cappelle laterali dove sono conservate le tombe del sultano e dei suoi familiari. La decorazione interna di entrambe le cupole - pare le prime in pietra costruite in Egitto - dà letteralmente il capogiro. Le geometrie che vi sono tracciate paiono un labirinto alla Escher, e in sovrapprezzo la totale ignoranza del suddetto guardiano non mi consente neppure di venire a capo dell'altro, labirintico enigma che mi tormenta: ma quelli che vedo, sono affreschi o mosaici di marmo? E l'irrisolta domanda mi accompagna nell'ultima tappa di questo mio breve tour lontano dalle mete turistiche più consuete: il mausoleo dell'Imam esh-Shafii, un chilometro e mezzo a sud di midan es-Saiyda Aisha. Per una volta comunque non avrete nessuna difficoltà nel raggiungerlo, perché pur essendo pressoché sconosciuto agli stranieri, è un luogo tra i più venerati dell'Islam, e meta ogni anno di uno dei più importanti pellegrinaggi del Cairo. Anche qui, più che la moschea (aggiunta nel XIX secolo) è la cappella duecentesca che contiene la tomba dell'imam - fondatore della scuola malekita - a lasciare stupefatti. Il catafalco è coperto di decorazioni plastiche di inenarrabile pregio, senza contare il minuzioso lavoro di giunzione dei piccoli pannelli ornati d'arabeschi e le iscrizioni dei montanti del medesimo cenotafio. Me ne sto lì imbambolato per un buon quarto d'ora, dopodiché alzo gli occhi al cielo: e la decorazione del soffitto della cupola - se possibile - mi pare ancora più bella e sontuosa di quella del monastero che ho appena lasciato. I miei residui dubbi sono definitivamente scomparsi: no, nessun edificio religioso dell'intero mondo ha mai raggiunto l'inarrivabile grazia dell'Islam medievale. E a coronare questa sensazione di delizia assoluta ci pensa il canto di decine di piccoli passeri che volteggiano felicemente inconsapevoli sopra la tomba dell'Imam esh-Shafii.
L'eterno mito dell'antico Egitto
L'Egitto è una terra che offre grandi attrattive: intanto, grazie al clima caldo e secco, che favorisce una buona conservazione dei materiali, sono giunte a noi testimonianze della vita quotidiana più ricche rispetto ad altre culture, come per esempio la greca e la romana. Durante la visita, poi, riceviamo l'impressione di un paese cha ha prodotto in tempi remoti una cultura moderna, ma che conserva tuttora un sapore della vita antica". Anna Maria Donadoni Roveri, soprintendente al Museo
Egizio di Torino, si reca in Egitto almeno due volte all'anno, da lungo tempo: partecipa a scavi e missioni archeologiche, soprattutto nell'area di Gebelein. Da grande conoscitrice del paese e della sua storia, afferma che il mito dell'antico Egitto è sempre esistito: "Il fascino esercitato da quella civiltà ha resistito per secoli, anzi per millenni. Già nell'antica Grecia, il "grand tour" dei sapienti si svolgeva sulle sponde del Nilo. Solo durante il Medio Evo si è registrata una caduta di interesse: allora, nel periodo delle crociate, era più in auge la Terra Santa. Il grande rilancio della civiltà egiziana è avvenuto con le campagne napoleoniche, che hanno portato alla nascita dei grandi musei egizi in Europa". Oggi l'Egitto continua ad attrarre folle di turisti: per quali motivi? "Le testimonianze artistiche sono di primissimo livello, di una monumentalità a cui non siamo abituati. Inoltre, quella dell'antico Egitto è una cultura rivolta alle esigenze dell'uomo, che noi moderni sentiamo vicina. Basti pensare che il giudizio finale dell'anima, la cosiddetta "psicostasìa" riportata nel Libro dei Morti, avveniva in gran parte sulla base dei peccati non commessi, che testimoniavano quasi sempre una grande attenzione verso il prossimo: altro che la nostra Inquisizione... Proprio alla luce di queste considerazioni, mi irrita la tendenza a circondare l'Egitto di un alone di mistero e magia, speculando su un culto per i morti che celava in realtà un grande attaccamento alla vita. Lo scivolamento nell'irrazionale mi pare assurdo, anche perchè ci troviamo di fronte a una cultura che si può ricostruire fin dal 4000 avanti Cristo". Qualche consiglio per chi si reca in Egitto? "Se si tratta della prima volta, suggerirei un viaggio organizzato: esistono infatti delle difficoltà oggettive sul piano organizzativo. Poi, raccomando di non fermarsi all'Egitto dei faraoni, ma di accostarsi anche alle culture copta e islamica, di cui esistono importanti testimonianze soprattutto al Cairo. Le mete accessibili ai turisti sono oggi, oltre alla capitale, Alessandria, Assuan, Luxor e Tebe: il resto è off-limits, per ragioni di sicurezza. Se qualcuno, per validi motivi, vuole recarsi in altre località, deve richiedere un particolare permesso e accettare la scorta. La nostra missione, a Gebelein, viaggia sempre scortata". Infine, qualche indirizzo utile?: "Un soggiorno al Mena-house del Cairo (con vista sulle piramidi), al Cataract di Assuan o al Grand Hotel di Luxor: tutti in stile '800 inglese".
Le crociere
Lungo il Nilo sugli hotel galleggianti
Oltre duecento le imbarcazioni che regolarmente navigano il Nilo. Gli itinerari sono gli stessi per tutti: da Aswan ad Abydos e durante la stagione invernale da Luxor al Cairo. La differenza la fa la nave e chi e come la gestisce. I battelli fluviali attraccano nei siti più importanti e consentono di visitarli accompagnati da guide esperte. Sono una sorta di hotel galleggianti.
Rallo Viaggi [info presso le agenzie di viaggi], uno degli operatori italiani più presenti in Egitto e quindi anche uno dei suoi più profondi conoscitori, gestisce in esclusiva due navi: la Nile Jewel (a detta dell'operatore la più amata dalla clientela) e la Royal Orchid, ultima entrata nella flotta Rallo. La Royal può portare fino a 50 passeggeri, tutti sistemati in cabine esterne a letti bassi con servizi privati e dotate di ogni comodità. Le quote delle crociere partono da 2.190.000 lire tutto incluso.
Francorosso [info presso le agenzie di viaggi] lancia una formula speciale per le motonavi Miss Sara, Queen Elisa e Pyramisa Champollion che l'operatore torinese gestisce in esclusiva. La formula prevede: cucina italiana, drink di benvenuto, serata orientale, un party con spettacolo di danze nubiane, uno a sorpresa, disco music tutte le sere e tè pomeridiano con pasticcini. Insomma, coccola i suoi ospiti italiani facendoli sentire un pò a casa loro. Le quote partono da 1.920.000 lire, tutto incluso.
Origini [06-85301631] propone tre navi: la lussuosa Liberty, la Nile Pioneer e le motonavi Nabila Nile Cruises. La Liberty, una delle più prestigiose sul mercato, è stata interamente progettata da architetti di fama internazionale che hanno ricreato al suo interno un'atmosfera retro d'altri tempi. Le cabine sono tutte suite: 72 di cui 66 junior e 6 Presidential. Tutte hanno il balcone esterno sul Nilo. Tra i comfort una piscina riscaldata con vasca Jacuzzi. I prezzi partono da 2.080.000 ire, tutto incluso. Interessante la proposta di una navigazione sul Nilo con estensione finale sul Mar Rosso con prezzi a partire da 2.760.000 lire.
Best Tours [info presso le agenzie di viaggi] offre un'ampia selezione di motonavi nel suo catalogo interamente dedicato all'Egitto. Prezzi a partire da 1000€.
DA VEDERE
Museo Egizio
Midan Tahrir
www.egyptianmuseum.gov
Orario lun-dom 9-14
Ingresso E£20 (studenti E£10); sala delle mummie reali E£40 (studenti E£20)
Qui si entra nel mondo meraviglioso della millenaria civiltà faraonica, uno scrigno colmo di ricchezze e di bellezza, statue, sarcofaghi, maschere funerarie, bassorilievi, utensili, papiri, bronzi, gioielli, antiche barche, mummie e, per finire, il celebre tesoro di Tutankhamon. Le raccolte sono ripartite in due grandi sezioni: al piano terra le sculture, al piano superiore gli arredi funerari e gli oggetti ritrovati nelle tombe. Forse è più opportuno visitare il museo al ritorno dalla Valle del Nilo (per essere più pronti a cogliere la magia di simili capolavori); si trova nelle adiacenze di Midan el Tahrir, la grande piazza dove si concentrano le agenzie di viaggio, le compagnie aeree, la stazione dei pullman, i migliori negozi e molti dei principali alberghi.
Mezza giornata spesso non è sufficiente per apprezzarne la ricchezza.
Museo di Arte Islamica
Orario lun-dom 9-16, ven chiuso
dalle 11.30 alle 13.30
Ingresso E£16, studenti E£8
È un'imponente struttura sita in Midan Ahmed Maher; qui, dove la fede mussulmana vieta la rappresentazione della figura umana, nelle decorazioni l'arte si sbizzarrisce in infinite variazioni di motivi geometrici o floreali (i classici arabeschi), sia nei vetri che nel vasellame e nelle piastrelle.
Museo Copto
Orario lun-dom 9-17
Ingresso E£16, studenti E£8
Un affascinante viaggio nell'Egitto meno conosciuto, quello compreso fra la fine del periodo faraonico e l'inizio di quello islamico. I reperti, provenienti soprattutto da collezioni private, raccontano l'evoluzione dell'arte egiziana dal periodo ellenistico all'acme dell'era cristiana, nel VI secolo.
Siti archeologici
Giza
Alla periferia della città -minacciata dall'avanzare dei nuovi quartieri periferici- sorge l'immensa necropoli di Giza. Luogo in cui Khufu (Cheope) fece erigere il suo grandioso complesso funerario, a 10 chilometri dal Cairo. La piramide più grande si trova sull'altopiano principale, intorno ad essa i due figli di Cheope fecero aggiungere le proprie piramidi, di poco più piccole della principale. Uno dei due, Chefren, fece anche modellare la Grande Sfinge. Durante i solstizi al tramonto, le due grandi piramidi formano in mezzo a loro un gigantesco geroglifico dell'eternità. Gli interni delle Piramidi aprono verso le nove, ma l'alba è il momento giusto per non avere la vista ostacolata da centinaia di turisti.
Saqqara
A differenza di Giza, a Saqqara è ancora il deserto che domina il paesaggio; malgrado sia abbastanza vicina alla capitale (30 km) la località è alquanto trascurata dai turisti e priva di quella ressa che è presente altrove.
E' il più antico cimitero dell'Egitto antico. Si trova su una collina desertica nella zona sud-ovest del Cairo. Dominato dalla piramide a gradoni di Zoser e dall'insieme funebre costruito dall'architetto Imhotap per il re Zoser. Sul lato meridionale della piramide a gradoni c'è la piramide di Unas, ultimo re della quinta dinastia. La camera mortuaria al suo interno è coperta da una cupola intarsiata di stelle poste in un cielo azzurro. Il pozzo persiano che si trova vicino a questa piramide è profondo 25 metri, sul suo fondo si aprono una serie di tombe. Saqqara è anche famosa per le tombe dei nobili che portano il nome di "Mastaba". Le loro mura, di epoche diverse, raffigurano scene di vita giornaliera.
Luoghi cristiani
Chiesa di Abu Sergia. è la più antica chiesa copta del Cairo e sorge dove secondo la tradizione sarebbe vissuta la Sacra Famiglia quando San Giuseppe lavorava alla fortezza.
Sitt Barbara. è una delle chiese più belle della città vecchia, dedicata alla santa di cui conserva le reliquie.
Mari Girgis. Sede del patriarcato greco-ortodosso dalla strana forma circolare uguale ala torre che la sorregge.
Luoghi islamici
Moschea di Ibn Tulun. Occupa una superficie molto estesa e contiene una ricca collezione di motivi decorativi in stucco. L'edificio è rimasto immutato dall'879. Impareggiabile la vista dal suo minareto.
Moschea di Alabastro o Moschea di Muhammad Alì. Eretta in stile imperiale turco, la moschea è ricoperta da numerose cupole. È detta di alabastro perché è con questo marmo che fu rivestito l'esterno.
Possibile Itinerario
Un itinerario che cerchi una continuità tra le varie anime del Cairo può iniziare nel quartiere misto di Cairo Vecchio che, presso i resti della fortezza romana di Babilonia, racchiude le più significative testimonianze dell'antica cristianità, con il convento copto di San Giorgio e le chiese di Santa Barbara e Al Muallaqah, detta 'La sospesa', la più bella, famosa e antica delle chiese cristiane del Cairo. Impressiona, qui, il trovarsi di fronte una religione i cui riti giungono immutati dai primissimi secoli dopo Cristo. La storia cristiana del Cairo è raccontata nel vicino Museo Copto (vedi capitolo successivo). Dalla Cittadella, costruita dal grande Saladino sui contrafforti del monte Mokattam, inizia la scoperta della città islamica, con la moschea mamelucca di Muhammad El-Nasir e quella di Muhammad Ali, detta 'di Alabastro'. L'attiguo quartiere di Ibn Tulun è forse il più ricco di testimonianze artistiche della città. La moschea di Ibn Tulun, la più antica, è anche un esempio di armonia ed eleganza formale. La madrasa di Hasan, principale centro di insegnamento coranico in Egitto, è considerata uno dei massimi capolavori dell'architettura araba in Egitto; non lontano, la Moschea Azzurra deve il suo nome al colore delle ceramiche, in stile siriano, Ibn Tulun, ancora in parte delimitato dalle imponenti mura medievali, è il cuore islamico del Cairo, un mondo pieno di odori e colori, di donne velate, artigiani, mercanti e sfaccendati, il tutto all'ombra di moschee fatiscenti ed eleganti scuole coraniche. Qui, l'adesione all'Islam è totale, una componente di vita essenziale che si cerca di imporre anche nei costumi dell'Egitto moderno. E così l'Islam al Cairo è anche il suono martellante di migliaia di altoparlanti da cui, cinque volte al giorno, i muezzin lanciano l'appello alla preghiera. Ma il volto più caratteristico della città si trova nel grande bazaar di Khan El Khalili, mercato fondato dal sultano Khalil alla fine del XII secolo. I mille negozi stracarichi di merce divisi per settori: spezie e profumi, abiti e caftani, narghilè e papiri, gioielli in oro o argento, oggetti in rame o ottone; con le fumerie sempre piene di gente, la musica a ogni angolo di strada e la caotica folla che anima il mercato, nelle viuzze e nelle botteghe, hanno mantenuto una loro autenticità e sono di enorme suggestione per il viaggiatore. Una suggestiva vista della città medievale si può godere dalle torri che sovrastano la porta di Bab Zuweila, luogo deputato alle esecuzioni capitali durante il periodo di dominazione dei Mamelucchi. Accanto al rumore delle strade e alle oasi di silenzio che sono le moschee, c'è anche un immenso buco nero, un vero angolo d'inferno dantesco: la Città dei Morti. Questo vasto cimitero fu utilizzato dopo la guerra dei Sei Giorni da migliaia di profughi della zona del Canale, ma con il crescente inurbamento è stato man mano invaso da milioni di abusivi, che si sono installati in via definitiva nelle tetre case-tomba.
MANGIARE
La cucina egiziana è ricca di aromi e spezie, dal sapore intenso, con influenze mediterranee e mediorientali. Fave e lenticchie sono gli ingredienti di base, preparati in umido o lessati come minestre o a crudo. La carne più mangiata è il montone, alla griglia servito a fette sottili con prezzemolo (kebab). Pollo, piccioni e quaglie alla griglia sono molto diffusi. Il pesce non appartiene alla tradizione egiziana, viene servito solo nelle località balneari e in ristoranti prestigiosi del Cairo. Da bere tè (shay) e karkadè, caldo o freddo.
Al Cairo ci sono migliaia di ristoranti per tutte le tasche, quelli con gastronomia locale o internazionale, i bei ristoranti dei grandi alberghi e quelli che si trovano sopra i battelli ancorati sul Nilo. Tutta la serie dei fast-food e gli economici buffet offerti dai coffee-shop degli alberghi, sono le opzioni più economiche e meno pericolose.
SHOPPING
Lo shopping al Cairo si concentra a Khan al-Khalili e dintorni. I prezzi non sono fissi, anzi, è d'obbligo contrattare, meglio se davanti a una tazza di caffé o ad un bicchiere di coca cola alla maniera antica degli orientali.
Oro e argento, lavorati sulla base di motivi decorativi faraonici, cristiani e islamici. Il prezzo sale in base alla quantità dell'oro usato e al fatto che i segni siano incisi o applicati. Anelli, gemelli, braccialetti decorati da geroglifici. E ancora: copie di antichi amuleti come l'occhio di Horus, l'ankh, lo scarabeo e la mano di Fatima (potente amuleto contro il malocchio). All'interno del bazaar di Khan al-Kahili, la via degli orefici Sh. Mu'izz al-Din Allah, si trova a ovest degli edifici principali.
Risale all'epoca dei faraoni la lavorazione dei metalli come rame e ottone. tra gli oggetti: candelieri, statue, brocche, vasi, bracieri, narghilè e gli splendidi vassoi in ottone cesellati e sistemati su un sostegno ligneo. Molto popolari il mobilio e le tavole da gioco intarsiate in madreperla, a seguire scatole e scatoline di varie dimensioni. Vasi, portacenere e statuette in alabastro, estratto ancora oggi dai monti meridionali.
Uno dei souvenir più popolari e più inflazionati è la carta di papiro, originariamente usata dagli antichi Egizi per registrarvi sopra le proprie credenze ed esperienze. I dipinti su papiro sono molto belli ma facilmente falsificabili con banali foglie di banano pressato (queste ultime sono più scure e grossolane). Incenso, tappeti, arazzi, tessuti in cotone e seta, per finire.
Trasporti pubblici
Il taxi è l'unico modo per girare in città, gli autobus e i minibus sono superaffollati. Di taxi ce ne sono tanti e la spesa è irrisoria per gli standard occidentali.
Chi si vuole spostare con i mezzi pubblici deve evitare le ore di punta: 9-11 e 15-17, quando metà della gente ciondola fuori dall'autobus per l'impossibilità di sedersi.
I microbus sono la nuova moda degli abitanti del Cairo. Sono sicuramente migliori degli autobus perché dentro non ci si può stare in piedi. Partono quando sono pieni. Purtroppo non si capisce bene dove vadano, non è indicato in nessuna lingua; il più usato è quello che parte di fronte all'hotel Nile Hilton e porta alle Piramidi.
Esiste anche una metropolitana, efficiente, pulita ed economica. Tocca quasi tutti i punti della città ed entro la fine del 1999 è previsto un allungamento fino a Giza. è in funzione tutti i giorni della settimana anche durante le feste ufficiali. In estate opera dalle 5,30 fino a mezzanotte ogni sei minuti. Le stazioni sono
segnalate da una grande M rossa.
Da evitare il noleggio auto: le strade sono sempre intasate e gli egiziani guidano in modo indisciplinato.

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Consigli Utili
Il Cairo è una città mussulmana, e quindi la prima buona regola di comportamento è evitare di offendere la sensibilità religiosa di gente molto rigorosa; uomini e donne sono perciò invitati a non mostrare la pelle nuda in pubblico e a vestirsi in maniera consona per visitare le moschee. Qui si lasceranno le scarpe all'ingresso, si eviteranno le minigonne o i bermuda, si cercherà di astenersi dalle visite nei momenti di preghiera. Anche fare foto alla gente per strada, senza permesso esplicito da parte degli interessati, può portare a situazioni spiacevoli; l'alcol nelle zone rurali e beduine non è affatto ben visto; nel periodo del Ramadan è considerato di pessimo gusto girare per strada mangiando e bevendo; piccole mance sono attese da baristi, camerieri, tassisti, guide, facchini, ecc. Occhio al portafoglio e niente sfacciate ostentazioni di ricchezza.
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La Cucina Araba
(ARABIA SAUDITA, BAHREIN, EGITTO, EMIRATI ARABI UNITI, GIORDANIA, KUWAIT, IRAQ, ISRAELE, LIBANO, PALESTINA, OMAN, QATAR, SIRIA, YEMEN)
La cucina negli alberghi è di tipo internazionale, ma si trovano anche i piatti locali. Tra le specialità ricordiamo il kebab, a base di montone e di agnello, il fulmedames a base di fave lesse condite con olio, limone e aromi vari, il cesse accari che è una pasta con lenticchie, riso e cipolle fritte.
La cucina araba (quella dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo) si deve considerare una delle madri di tutte le cucine. Gli arabi hanno creato la pasta secca, arrivata in Italia con la conquista saracena della Sicilia; la pizza, un pane arabo condito dalla fantasia dei napoletani; le salse, sviluppate poi dai francesi; l'uso dello zafferano: la paella alla valenciana e il risotto alla milanese hanno radici arabe (gli spagnoli, influenzati dall'occupazione araba della penisola Iberica, portarono lo zafferano anche a Milano durante i due secoli della loro occupazione). Saporita e in certi casi raffinata, la cucina araba è in grado di soddisfare tutti i palati, anche quelli più esigenti, garantendo nello stesso tempo il giusto bilancio tra proteine animali e vegetali, glucidi e lipidi, adatti al tipo di clima subtropicale e arido. Gli arabi si sono sempre nutriti di carne di montone o di agnello perché l'unica che non fa male quando marcisce (ricordiamoci che una volta non c'erano né frigoriferi né freezer).
La cucina della penisola arabica (dal Libano allo Yemen) è, invece, piuttosto limitata. Il nomadismo delle tribù ha costretto gli arabi a nutrirsi di cibi trasportabili (riso e datteri) e a mangiare la carne degli animali al seguito, pecora e cammello. Quest'ultima è davvero buona. Si hanno controindicazioni quando l'animale viene macellato vecchio, allora la carne è coriacea. Nei paesi costieri (Yemen, Oman ed Emirati Arabi), gli arabi hanno imparato a preparare il pesce, sempre steccato di spezie e menta e grigliato. La bevanda principale è il tè alla menta, l'unica in grado di dissetare il viaggiatore anche in pieno deserto.
In Arabia Saudita gli alcolici sono proibiti. Negli altri paesi durante la festività del Ramadan è buona regola non mangiare per strada. Altro consiglio, da seguire nei ristoranti: limitatevi a un solo piatto principale se avete ordinato molti antipasti, questi sono nutrientissimi e portano subito alla sazietà. Sconsiglio di bere la birra: non c'entra nien te con i piatti arabi.
Antipasti
Baba ghannoug (Egitto) - Crema di melanzane al forno mischiata alla thaina e condita con limone, aglio e olio d'oliva. Si mangia pizzicandola con pezzi di pita o esh baladi, che sono i pani arabi.
Falafel (Egitto) - Polpette di fave tritate, prezzemolo, aglio, coriandolo e cipolla fritte nell'olio. E' lo snack per antonomasia.
Falafel 2 (Giordania, Libano, Palestina, Siria) - Altro tipo di falafel: polpette di ceci tritati, prezzemolo, aglio, coriandolo e cipolla fritte nell'olio.
Fatayer - Pasta ripiena di cipolle, spinaci e olio d'oliva cotta al forno.
Fattouch - Crostini tostati con insalata di cetrioli, pomodori, prezzemolo, menta fresca tritata e succo di limone.
Hummus - Crema di ceci. Si consuma con un po' di limone, olio e peperoncino tritato e si pizzica con pezzi di pita.
Hummus bi tahina (Libano) - Antipasto di crema di ceci con pasta di sesamo, aglio, succo di limone e olio d'oliva. Si pizzica con pezzi di pita o esh baladi.
Moutabbel (Giordania, Libano, Palestina, Siria) - Crema di melanzane al forno mischiata alla thaina e condita con limone, aglio e olio d'oliva. Si mangia pizzicandola con pezzi di pita o esh baladi.
Sambouseq - Paste ripiene di cipolle, formaggo e prezzemolo. In Turchia si chiamano börek.
Ta'amiya - Altro nome egiziano per falafel.
Taboul - Frumento pestato (burghul) lasciato in acqua prima di essere impastato con cipolle e pomodori (a cubetti); prezzemolo e menta tritati, limone e olio d'oliva.
Tahina - Antipasto di pasta di sesamo. Si consuma con un po' di limone, olio e peperoncino tritato. Si pizzica con pezzi di pita o esh baladi.
Primi
Fattah (Egitto) - Zuppa di zampe di agnello, guarnita con pita tostata, ceci e yogurt acido.
Ful medames - Fagioli e lenticchie conditi con limone, olio d'oliva e aglio.
Mouloqhiya (Egitto, Giordania, Libano, Palestina) - Foglie di malva cotte nel brodo, con aglio e coriandolo, servite su riso con crostini e pezzi di agnello o pollo.
Qawareh bil hummus - Zuppa di zampe di agnello con crostini di pane, hummus e yogurt. In Egitto si chiama fattah.
Secondi
Chorba - Umido di montone.
Ferique - Chicchi di grano cucinati con carne di piccione e insaporiti con spezie (pepe, cumino, coriandolo, peperoncino, curcuma).
Hamman meshwi - Piccione alla griglia.
Qharouf mehshi - Agnello intero farcito con riso, carne, pinoli, mandorle e spezie. Il viaggiatore difficilmente lo può gustare perché viene servito esclusivamente per banchetti.
Qibbeh - un impasto di frumento pestato (burghul) con carne (montone) trita, cipolle e spezie, arrotolato a un altro impasto di carne trita (questa volta cotta), cipolle e pinoli tritati. Il piatto si può consumare anche crudo con menta, olio d'oliva e pepe.
Qibbeh samak - Come il qibbeh, ma a base di pesce.
Qiftah sinjie bil furun (Egitto) - Pasticcio di carne.
Qofta - Spiedini di carne macinata, prezzemolo, cipolle tritate, pepe, coriandoli, sesamo, curcuma e cumino. E' cotta alla griglia.
Qofta mabrouna - Carne macinata di montone con cipolle, prezzemolo, pinoli; arrotolata e cotta al forno.
Safayeh (Giordania) - Focaccine ripiene di carne.
Saiyadiya - Filetti di pesce lessati, serviti su del riso imbevuto di brodo di cipolle appassite.
Seleeq (Arabia Saudita) - Spezzatino d'agnello in umido con cipolle, latte e riso.
Sfeehah - Pasta arrotolata intorno a carne macinata con cipolle, pinoli e spezie.
Shawarma - Fette d'agnello o di montone marinate per una notte e infilzate in uno spiedo verticale che ruota intorno alla fiamma. La carne viene poi tagliata direttamente dallo spiedo.
Contorni
Mahalabeya (Libano) - Dessert a base di vaniglia.
Mehshi - Melanzane, zucchine, cavoli, pomodori ripieni con carne macinata, riso, cipolla. Cotti al forno nel loro sugo.
Qatayef - Frittelle ripiene di un impasto di noci, zucchero e panna acida.
Salatah - Insalata di lattuga, cetrioli e pomodori (quest'ultimi tagliati a cubetti) condita con limone, menta e tahina.
Altri
Burghul - Impasto di frumento. (vedi Qibbeh e Taboullah).
Esh baladi - il pane arabo, grosso come una pizza scondita. Morbido e buonissimo.
Pita - Altro pane arabo.
Bevande
Acqua - Quella minerale (a parte alcune marche egiziane, siriane e libanesi) è importata.Perciò è cara.
Araq - Liquore all'anice, ricorda il greco ouzo e il francese pastis. Questo alcolico è vietato in Arabia Saudita.
Birra - La birra è la bevanda alcolica più consigliata da bere fuori dai pasti. Purtroppo quelle locali non sono niente di speciale, neppure le birre egiziane che hanno fama, in Medio Oriente, di essere le più buone.
Vino - Il vino è rappresentato da quello libanese (zona di produzione valle della Bekaa. Quello rosso, prodotto dall'azienda Chateau Musar è eccellente). Al Cairo, Abu Dhabi, Amman e Beirut si trovano vini importati (specialmente francesi, italiani, greci e turchi).
Caffè - Il caffè (ottimo) viene preparato per infusione, ossia alla turca.
Tè - Generalmente viene servito con foglie di menta fresca e zucchero in piccoli bicchieri. E' la bevanda più dissetante.
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