Mal D'Egitto

Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ  egizia

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venerdì, 23 settembre 2005

Profumi, sapori e musiche d'Egitto
Gratis al Museo Archeologico

Suggestiva manifestazione nella cornice del giardino mediceo di Palazzo della Crocetta 
* VIAGGIO TRA I SENSI L'evento prevede un vero e proprio vaiggio nel tempo alla scoperta della quotidianità del popolo egizio: dall'alimentazione all'igiene fino alla musica

* COSMESI Sarà possibile provare gli antichi oli profumati per il corpo e farsi truccare con cosmetici naturali

* GASTRONOMIA Verrà allestita una mensa egiziana con menu a base di farro


FIRENZE, 22 SETTEMBRE 2005 - Un tuffo nella quotidianità di Nefertiti e Ramesse III: è quello che offrirà «I cinque sensi - Il piacere della vita nell'antico Egitto», l'evento culturale promosso da Museo Archeologico Nazionale di Firenze - Sezione Egizia e Aboca Museum in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio dedicate quest'anno proprio alla cultura del vivere.

Realizzato con la cura e il coordinamento dell'associazione culturale Arte-mide e in collaborazione con Regione Toscana e Consorzio Produttori Farro della Garfagnana, l'evento (ad ingresso libero) si svolgerà domenica 25 settembre dalle ore 17 nella splendida cornice del giardino mediceo di Palazzo della Crocetta, sede del Museo Archeologico, trasformato ad inizio novecento (con la ricostruzione pietra su pietra di singole tombe etrusche smontate nelle sedi originarie) in un vero e proprio museo en plein air, solitamente inaccessibile al pubblico.

Un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta dell'universo sensoriale del popolo egiziostudiato, ma soprattutto osservato, nei suoi aspetti più intimi e quotidiani: la cura della bellezza e dell'igiene, l'alimentazione, la musica e la danza.

«Una manifestazione alternativa che abbiamo scelto d'organizzare per valorizzare la collezione egizia del Museo Archeologico (seconda in Italia solo a quella di Torino, anche se spesso poco conosciuta), per promuovere due interessanti mostre allestite l'una all'Archeologico (Cibi e sapori nel mondo antico), l'altra all'Aboca Museum di Sansepolcro (Igiene e bellezza nell'antico Egitto. L'altra dimensione del sapere) e per far conoscere un aspetto inconsueto della civiltà egizia attraverso un affascinante percorso sensoriale», spiega Giuseppina Carlotta Cianferoni, soprintendente reggente per i Beni Archeologici della Toscana.

Una presentazione scientifico-didattica, curata da Mercati e da Maria Cristina Guidotti, direttore della Sezione Egizia del Museo Archeologico di Firenze, introdurrà all'universo sensoriale dell'antico Egitto i visitatori che potranno poi trasformarsi in faraoni e regine e prendere parte a performances e dimostrazioni legate ad olfatto, tatto, vista, gusto e udito.

Negli angoli dedicati a vista, tatto ed olfatto sarà possibile provare oli profumati per il corpo come il Metopion, il Myrtinum e il Rhodinon, esfolianti all'alabastro e creme effetto lifting, odorare il Kyphi di Ramesse III (un profumo per ambienti dall'aroma così soave e salubre che si diceva «purificasse l'aria e il corpo e sciogliesse le tristezze e la tensione delle preoccupazioni quotidiane») ed infine farsi truccare con polveri d'ocra, rosate per il viso e rosse per le labbra.

Cosmetici completamente naturali, ancora oggi efficaci e sicuri, sperimentati e prodotti nei laboratori di Aboca spa seguendo le antiche ricette tramandate dal papiro Ebers (papiro medico con 877 formulazioni, 1480 a.C. circa) e da Dioscoride (I sec.d.C., autore del celebre trattato di botanica medica e farmacologia «De materia medica») o elaborando i risultati delle analisi chimiche effettuate sui contenitori per cosmetici rinvenuti negli scavi.

Il palato sarà soddisfatto nell'angolo del gusto dal Consorzio Produttori Farro della Garfagnana che, grazie ai risultati raggiunti dagli studiosi nell'analisi dei reperti e dei dipinti rinvenuti nelle tombe, sarà in grado d'imbandire una tipica mensa egiziana. In menu: focaccine di farro e fichi, farro e noci, farro e uva passa, insalata di farro con formaggio, lenticchie, piselli, ceci, cetrioli, cipolla, aglio e lattuga, focaccine con miele, focaccine con olive nere e verdi e, naturalmente, birra di farro.

La compagnia fiorentina delle Danzatrici di Iside, da anni impegnata in un lavoro di archeologia sperimentale applicata alla danza e allo spettacolo, porterà in scena la musica, gli inni e le danze di una processione in onore della dea Hathor, rappresentata così come doveva svolgersi nel Nuovo Regno grazie allo studio dei passi e delle scene coreografiche rinvenuti in incisioni e dipinti.

A conclusione una visita alle sale di «Cibi e Sapori nel mondo antico», aperta gratuitamente per l'occasione. Per ulteriori e successivi approfondimenti sul tema due sono gli appuntamenti assolutamente da non perdere: la mostra appena citata (fino al 15 gennaio 2006) e la mostra «Igiene e bellezza nell'antico Egitto. L'altra dimensione del sapere» (Aboca Museum, Sansepolcro, Arezzo, fino al 31 maggio 2006).

da La Nazione

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news, civiltĂ  egizia

venerdì, 16 settembre 2005

La città dei morti

Al Cairo, metropoli dove convivono 17 milioni di persone, c'è una necropoli dove la vita continua

Una densa miscela di inquinamento e umidità ricopre oggi quella che per i faraoni era una periferia del regno bagnata dal Nilo, ma che coi romani prima e con gli arabi poi si è sviluppata in dimensioni ed importanza fino a diventare una delle città arabe ed africane maggiormente popolate, un enorme contenitore di storie, un sistema estremamente dinamico e al contempo, a detta degli egiziani stessi, immobile (o immobilizzante…?). Capitale amministrativa ed economica, soprattutto dagli anni della rivoluzione nasseriana (1952) e poi con la "open door policy" degli anni '70, il Cairo ha costituito e tuttora costituisce un irresistibile magnete per la popolazione egiziana e per il turismo (e gli investimenti) dall'estero, rappresentando perciò anche visivamente uno spazio dove i processi paralleli di urbanizzazione, crescita demografica e speculazione edilizia hanno subito una drastica ed incontrollata accelerazione, intrecciandosi sempre di più alle disparità sociali preesistenti.

TombeIl cimitero. E poiché nella realtà le disparità sono ben rappresentate da confini sensibili, salire gli scalini del ponte di ferro che attraversa l'autostrada alle spalle della cittadella di Mohammed 'Ali può dare una percezione abbastanza chiara della separazione - non solo spaziale - che si percepisce entrando nella "città dei morti", dall'altra parte. Ed è un'emersione dalla confusione, dalla frenesia, dalla sensazione di saturazione che il Cairo ti lascia addosso: per le strade del cimitero una grande calma, pochissime macchine, il respiro e la vista si distendono lungo le viuzze sterrate, seguendo la linea delle cupole finemente decorate che muovono il profilo basso della Qarafah, ovverosia di ciò che è rimasto delle aree riservate alla sepoltura dei morti della Cairo fatimida, mamelucca (soprattutto) e poi ottomana. Situato a est del Nilo e del centro del Cairo, il cimitero si estende alle zone a nord (Bab el-Nasr, Darrasa) e sud della cittadella, alle pendici della montagna Moqattam (Imam Ech-Chefe'i).
Ritagliato dal resto del tessuto urbano da superstrade a 8 corsie e circondato dalle nuove aree residenziali nate nel secolo scorso per "ricollocare" la popolazione cairota, il cimitero è a sua volta abitato. Le tombe tradizionali includono infatti una stanza per il/i morto/i, una o due stanze adiacenti e/o una corte chiusa, così da permettere ai parenti dei defunti di visitare i propri morti per lunghi periodi, poiché si crede che gli spiriti transitino o si manifestino accanto alla loro tomba fra il giovedì ed il venerdì: questa concezione di essenziale vicinanza con la morte, il cui spazio rimane pur sempre nettamente delimitato e separato dallo spazio dei vivi, ha origine per alcuni nell'epoca dei faraoni, altri sostengono si tratti piuttosto di una devianza locale dell'islam (che prevede sepolture semplici). La spiritualità del luogo è ulteriormente contrassegnata dalla presenza di numerosi mausolei di santi sufi ed importanti imam (Ech-Chefe'i, Al-Leithi), che ha fatto sì che fin dal XV secolo la necropoli cairota fosse popolata da pellegrini in transito sulla via di terra che unisce l'Africa alla Mecca, ma anche dai guardiani ed operai che, stanziatisi nel cimitero, si occupavano della sua custodia e mantenimento: decidono di venire seppelliti qui anche diversi sultani (Qaytbey, Barquq), decorando anche nella morte la propria dinastia con capolavori di architettura mamelucca che hanno in seguito accolto scuole e moschee, accanto alle quali sorgono poi le tombe di poeti, ricchi dignitari e militari.

Chi vive nella Città dei Morti? In ogni caso anche l'altissima pressione demografica, il cattivo stato delle case popolari costruite negli anni del socialismo nasseriano e la mancata armonizzazione fra salari e costi degli immobili di recente costruzione hanno portato, già dall'inizio del secolo scorso, a una situazione di insediamento duraturo per altre parti della (neo)popolazione cairota. È un processo avvenuto per alcuni tramite l'occupazione (pro manutenzione) delle tombe di famiglia, per altri attraverso un "regolare"  procedimento di assegnazione delle tombe abbandonate dalla discendenza e gestito storicamente dai becchini, che costituiscono perciò la classe più agiata nel variegato e vivace microcosmo del cimitero, popolato oggi da circa 15.000 persone fra le quali impiegati, lavoratori giornalieri e gestori di piccoli commerci e laboratori.  Sentendoci parlare arabo, Rasha ci ferma: le traduciamo una breve lettera, sul retro della foto lasciatale da una amica inglese che periodicamente viene al Cairo a studiare la danza del ventre. Rasha è venuta ad abitare qui coi genitori e i sei fratelli, in seguito al terremoto che nel '93 ha abbattuto un intero settore della città vecchia, altri arrivano invece da zone rurali del Cairo o dell'Egitto meridionale e contano fino a due o tre generazioni di neo-cairoti che nel cimitero sono nati e vissuti. Questa promiscuità fra vivi e morti gradualmente si assimila, diventa assurdamente naturale: i panni stesi, i bambini che giocano per la strada, l'impressionante massa di gente che si riversa a tutto vendere e comprare nel gigantesco, incredibile mercato del venerdì (suq el-guma'a) a ridosso del cavalcavia che chiude un lato del cimitero sud… segnali di vita quotidiana nel cimitero, dove non si ignorano i morti che "almeno - dice Rasha scherzando - sono vicini tranquilli…".

Contraddizioni ancora irrisolte. Ma è pur vero che è inevitabile percepire la repulsione o quantomeno la diffidenza della restante popolazione cairota, che dall'esterno preferisce ignorare l'esistenza della necropoli e dei suoi abitanti, i quali dal canto loro preferiscono nascondere la loro provenienza: è senza dubbio un quartiere a parte, una zona di economia informale che accoglie molti fantasmi (voci di traffici di droghe, di organi, di prostituzione), e che nelle carte del Cairo viene rappresentata in bianco, come se fosse vuota… Eppure, in alcune sezioni del cimitero, i servizi base sono garantiti (scuola elementare, acqua, elettricità, fognature, infermeria, linee di autobus, televisione), riflettendo una contraddizione non risolta anche nell'atteggiamento delle autorità: il discorso politico, infatti, continua ad indicare il cimitero come l'estremo e degradato margine della società cairota, a giustificare l'incapacità del governo nel gestire questa situazione, e con la finalità nemmeno troppo velata di lasciare il campo a nuove e redditizie speculazioni edilizie. Il rischio è quello della demolizione totale del cimitero (come è già successo, nella metà degli anni '90, per una parte del cimitero di Bab el-Nasr), a sfregio non solo dei suoi abitanti, ma anche dell'allarme lanciato dall'Unesco (1980). Alle considerazioni umanitarie si sommano gli appelli di diversi accademici locali e internazionali, che sottolineano l'altissimo valore architettonico ed artistico da restaurare e conservare; c'è infine chi tenta di valorizzarne anche le peculiarità tradizionali e sociali, come l'antropologa italiana Anna Tozzi che da cinque anni nel cimitero ci vive, studiando da vicino questa realtà ed organizzando piccole visite guidate, tentando di mettere in pratica un turismo sostenibile che, senza essere invasivo ed anzi suggerendo una possibile feconda interazione, faccia conoscere gli abitanti e la vita della città dei morti.

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cairo

domenica, 11 settembre 2005

Ecco la magnifica maschera funeraria dell’Antico Egitto
TERAMO - Esclusiva per l’Abruzzo del Museo archeologico “Francesco Savini” di Teramo. Grazie alla collaborazione con il museo di Bologna e l’Assessorato alla cultura del Comune di Teramo.

di Nicola Facciolini
L’esposizione al Museo archeologico “Francesco Savini” di Teramo della splendida maschera funeraria della XXX dinastia, di epoca tolemaica (380-31 a.C.), in occasione della Notte Bianca 2005, per gentile concessione del Museo civico archeologico di Bologna, ha un significato storico di indiscutibile ricchezza e fascino. L’Assessorato alla cultura del Comune di Teramo, nella persona dell’assessore al ramo, l’avv. Mauro Di Dalmazio, e il direttore della rete museale aprutina, la dott.ssa Paola Di Felice, hanno davvero centrato l’obiettivo prefissato. In primis perché hanno donato ai teramani e agli ospiti della Notte Bianca 2005, l’opportunità più unica che rara di contemplare a Teramo un pezzo unico nella storia dell’Antico Egitto. E se l’Italia è il secondo paese al mondo, dopo la Terra dei Faraoni, a conservare il più grande patrimonio culturale ed artistico dell’Antico Egitto, lasciate correre pure la retorica del momento davvero storico che stiamo vivendo qui in Abruzzo.
 
In secundis perché attrarre il pubblico al mondo dell’archeologia, attraverso il riferimento alla più grande civiltà della storia, quella egiziana, che nell’immaginario collettivo ha assunto da sempre una forza magnetica particolare, non era affatto facile. Lo spazio museale ricostruito al museo archeologico di Teramo intorno alla maschera di “cartonnage” di lino e gesso, di 34 cm di altezza (Collezione Palagi), è perfetto. E si offre come luogo di conoscenza mediato dalla suggestione e dal fascino immediato che, se coinvolge attraverso i misteri della storia dell’Egitto e dei suoi protagonisti, ha soprattutto il fine di accostare alla nostra storia un pubblico sempre più numeroso. Migliaia di cittadini così hanno invaso pacificamente il museo per ammirare il reperto.
 
La civiltà egizia, sicuramente assai distante ma non troppo, dalla storia e della cultura del nostro territorio, ci aiuta a conoscere altre “storie” per suscitare interesse e curiosità per il passato, per la storia dell’uomo e, dunque, per rafforzare nelle migliaia di visitatori alla ricerca di una Notte di emozioni, l’idea che esse possono essere legate al mistero che circonda la “nostra” maschera funeraria, con i suoi necessari rimandi ai riti della sepoltura e dell’immortalità , al mondo dell’aldilà. Ecco perché la maschera è esposta al secondo piano del museo, quasi a voler riproporre un viaggio nel tempo che conduce alla presenza di un dignitario di alto rango di 2.400 anni fa. Solo la Notte Bianca 2005 poteva “evocare” tanta magnificenza.
 
Non a caso, questa esposizione è la migliore occasione per stabilire reciproci contatti con le istituzioni museali di Bologna al fine di promuovere, nel reciproco interesse e nella reciproca interazione, il piccolo e il grande Museo, far comprendere agli archeologi e ai dirigenti locali e regionali che l’evento costruito a Teramo il 10 settembre 2005, per la promozione della conoscenza del passato, è solo l’inizio di un progetto più grande. (La foto della maschera funeraria egizia, è stata scattata al Museo archeologico “F. Savini” di Teramo).
da Il Quotidiano

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news, civiltĂ  egizia

martedì, 06 settembre 2005

Egitto, incendio in un teatro
25 morti e 45 feriti

IL CAIRO - Venticinque persone sono morte oggi e 45 sono rimaste ferite nell'incendio di un centro culturale a Beni Suef, 100 chilometri a sud del Cairo. Lo hanno reso noto fonti della polizia. Non è nota la causa dell'incendio nè è stato ancora spiegato perchè vi sia stato un così alto numero di vittime.

Secondo le prime informazioni l'incendio si è sviluppato mentre nel centro culturale, adibito a teatro, era in corso una rappresentazione fatta da un gruppo amatoriale. Erano presenti un centinaio di spettatori.

(2005-09-05 23:51:18) da Repubblica

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