Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ egizia
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In Egitto scoperte due statue di Ramsete II
Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare.
Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare. Il tempio, con all’interno le statue di granito rosa, è stato portato alla luce sotto un mercato del giovedì a Ain-Chams (ex Eliopoli, secondo il nome attribuito alla città dai greci), oggi un sobborgo del Cairo. In questo sito erano già state scoperte due pregevoli tombe della 26/ma dinastia.
La «maledizione» d’Egitto dai greci a Napoleone
La storia dell'archeologia è innanzitutto storia di predoni, trafficanti, faccendieri. Gli studiosi accademici, gli scienziati dello scavo, arrivano tardi, e in genere quando il meglio è già stato scoperto. Prima ci sono uomini come Heinrich Schliemann, che svela la storia più antica della civiltà occidentale mentre se ne va in giro per il Levante trafficando in tappeti e cianfrusaglie. O come Lord Elgin, che impacchetta i marmi del Partenone e se li porta a Londra per la gioia degli eruditi britannici. Questa regola vale anche, e soprattutto, per l'archeologia egizia. Il cui vero padre, per chi non lo sapesse, fu un saltimbanco da circo di origini padovane. E dove la regola del saccheggio vige da sempre: i primi a violare le antiche tombe e a sfidare la maledizione dei Faraoni furono i sudditi stessi dei Faraoni. Gli egizi di tremila anni fa erano già predoni di loro stessi: e questo sia detto anche alla faccia del luogo comune che addebita lo scempio del patrimonio culturale indigeno solo al bieco colonialismo degli europei.
La storia del saltimbanco padovano che fruga tra templi e piramidi, come quella delle antichissime razzie ai danni delle sepolture reali, si trova in un libro scritto dall'archeologo e divulgatore Brian Fagan: Sulle sponde del Nilo. L'avventura dell'archeologia in Egitto tra grandi scoperte e grandi saccheggi. Un libro già fortunato trent'anni fa, al tempo della sua prima edizione, ma che ora riappare ampliato e aggiornato, e tradotto in italiano dall'editore Corbaccio. Un racconto di avventure e scoperte archeologiche, ma anche una raccolta di spigolature su quello strano fenomeno che attraversa tutta la storia europea, e che va sotto il nome di egittomania. Già i greci, infatti, erano egittomani, e guardavano con rispetto e ammirazione a questa civiltà tanto più antica della loro. «Voi greci siete tutti bambini...», era l'affettuoso rabbuffo di un sacerdote egizio al poeta e legislatore ateniese Solone, secondo il racconto di Platone. Solone fu uno dei primi visitatori dell'Egitto, e anche nel suo viaggio alla curiosità culturale si associava l'interesse per i commerci, stando alle testimonianze antiche. Già ai tempi di Solone i mercenari greci al servizio del re egiziano Psammetico incidevano i loro nomi su una gamba della statua colossale di Ramses II ad Abu Simbel. Altro luogo comune smentito: il cretinismo vandalico del turista non è nato oggi (le iscrizioni sono ancora leggibili: ma perché Fagan non ne fa cenno?). Un secolo dopo Solone, invece, intorno al 460 a.C., arrivò lo storico Erodoto.
Parlò con i funzionari, gli amministratori, i preti, la gente colta dell'Egitto, e ne trasse fuori una ingente mole di informazioni, curiosità e aneddoti. Troppi aneddoti, forse, secondo l'austero egittologo ottocentesco Auguste Mariette. «Detesto Erodoto - scrive Mariette -, poteva porre ai suoi interlocutori serie domande di ordine storico e invece ci racconta solennemente che una figlia di Cheope costruì una piramide con il frutto della prostituzione. Non sarebbe stato meglio per l'egittologia se egli non fosse mai esistito? ».
E invece Erodoto è esistito e, anche grazie a lui, l'Egitto si è ammantato per sempre di un'aura di leggenda e di mistero. I meno sensibili a quest'aura, peraltro, sembrano essere stati gli egiziani stessi. Ci è rimasto il resoconto di un processo discusso davanti ai giudici di Tebe durante il regno del faraone Ramses IX (1126-1108) che è la prima testimonianza in assoluto di un caso di furti d'arte (e, se si vuole, anche la prima testimonianza di un uso politico della giustizia). Il processo nasce dalla denuncia di un funzionario tebano,tale Paser, contro un altro funzionario suo rivale, Pawero, accusato di complicità in razzie ai danni delle sepolture reali. Pawero veniva insomma indicato come il capo di una banda di tombaroli e trafficanti di oggetti antichi (antichi già allora). Ecco, dai verbali del processo, lo stralcio di una deposizione in cui un ladro racconta come si è introdotto nella tomba di un Faraone: «Trovammo l'augusta mummia del re. Attorno al suo collo vi erano numerosi amuleti e ornamenti d'oro, il suo capo era ricoperto da una maschera d'oro e la mummia stessa era adorna completamente di oro.
Spogliammo la mummia del re di tutto l'oro che la rivestiva, e prelevammo gli amuleti e gli ornamenti e gli addobbi sui quali giaceva». Cronaca di tremila anni fa ma che da allora si è ripetuta svariate volte. Sotto la dominazione araba il commercio di antichità faraoniche era un'attività così diffusa che si finì addirittura per sottoporla a tassazione. A partire dal Rinascimento, inoltre, in Europa era cresciuta la domanda di «mummia»: grasso o polvere ricavata dalla bollitura di una mummia in un calderone. Cosa alquanto disgustosa, ma pare che la «mummia» fosse ritenuta un'ottima medicina.
Anche nell'Ottocento il saccheggio fu sistematico e organizzato. Muhammad Alì, un orfano albanese che riuscì a diventare padrone dell'Egitto dal 1805 al 1849, era molto amico degli europei e lasciava largo spazio a tutti i trafficanti. Benché, per un altro verso, si debba allo stesso Muhammad Alì l'ordinanza governativa che (in data 15 agosto 1835) istituiva il museo del Cairo e proibiva l'esportazione dei reperti.
Ordinanza destinata a restare lettera morta per molti anni: persino monumenti interi venivano smontati e trasferiti in Europa. La svolta, comunque, era avvenuta già alla fine del Settecento, con la calata in Egitto di Napoleone, che aveva voluto al suo seguito una schiera di studiosi, archeologi, disegnatori. Le scoperte degli scienziati napoleonici scatenarono l'ondata di egittomania moderna che da Parigi contagiò presto tutta l'Europa. I consoli francesi e inglesi facevano a gara per razziare tesori con cui si riempirono i musei di Londra e di Parigi.E in quegli stessi anni si aggirava per l'Egitto Giovan Battista Belzoni, figlio di un barbiere, nato a Padova nel 1778 e morto di febbri misteriose nel 1823, mentre cercava la via per Timbuctù. Il mondo aveva imparato a conoscerlo come il «Gigante Patagonico», quando, dall'alto dei suoi due metri e passa d'altezza, dava spettacolo nei circhi di Londra. Ma Belzoni, con le sue avventurose spedizioni, ha scoperto statue e monumenti celeberrimi: la testa colossale di Ramses II, che oggi è un vanto del British Museum,il tempio di Abu Simbel, la tomba del faraone Seti I nella Valle dei Re, le stanze segrete della Priramide di Chefren. A volte ladri e saltimbanchi servono la causa della cultura meglio degli eruditi.
da Il Giornale
MUSEI: A BOLOGNA RIVIVE LA STORIA DELL'ANTICO EGITTO
Bologna, 23 feb. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Il Museo Civico Archeologico di Bologna, domenica 26 febbraio, propone due incontri per permettere agli amanti della storia antica di riscoprire la magnificenza di una grande epoca e rivivere un carnevale speciale. La lettura di brani tratti dalla letteratura egiziana e un cammino tra gli oggetti esposti al Museo raccontano la storia dell'Antico Egitto. E' questo il tema centrale della visita guidata dal titolo ''Antico Egitto: 3000 anni di storia ci guardano dalle vetrine del museo'', proposta dall'egittologa Barbara Faenza, alle ore 11.00. Non una semplice successione di sovrani, ma un percorso di lettura originale per comprendere il cambiamento e lo sviluppo della vita sociale, della figura del faraone e dell'ideologia regale nel corso degli anni.
Nel pomeriggio, alle ore 16.00, per la rassegna ''Curiosita', terribile passione'', l'archeologa Federica Sacchetti presenta ''1874: il Carnevale degli Etruschi a Bologna e la nascita del Museo Civico Archeologico''. Un'occasione per rivivere l'entusiasmo e l'interesse col quale Bologna accolse la mascherata storica, organizzata sull'onda delle nuove scoperte archeologiche, una grande sfilata di circa mille persone, raffigurante l'ingresso degli Etruschi a Bologna, accolti con tutti gli onori dal re del carnevale, il Dottor Balanzone.
da Adnkronos
Cinque i sarcofagi, intagliati come sagome umane, con maschere dai colori funerari
Egitto, ritrovata tomba intatta nella Valle dei Re
L'ultima scoperta nella stessa area risale al 1922 quando l'inglese Howard Carter rinvenne la mummia di Tutankhamon
Il Cairo, 9 feb. (Ign) - Una tomba intatta è venuta alla luce nella Valle dei Re, nel sud dell'Egitto. L'eccezionale scoperta fatta da un gruppo di archeologi statunitensi è la prima nella zona da quando, nel 1922, fu rinvenuta la mummia di Tutankhamon. Lo ha riferito un membro della spedizione, alla Abc.
La tomba contiene cinque o sei mummie conservate in sarcofagi apparentemente intatti. ''E' molto piccola e risale all'ultimo periodo della 18sima dinastia'', ha spiegato una delle studiose sottolineando che proprio a causa delle ridotte dimensioni, gli archeologi ''non sono ancora riuciti ad entrare in maniera adeguata'' e per questo motivo non hanno ancora avuto la possiblità di identificare le mummie.
La 18sima dinastia ha regnato in Egitto dal 1567 a.C. al 1320 a.C., periodo di maggior fulgore del Paese. Nonostante la maggior parte delle tombe dei faraoni di quel periodo siano proprio nella Valle dei Re, sembra che le mummie ritrovate oggi potrebbero non appartenere a famiglie di regnanti.
''Ci sono molte tombe non reali nella valle. Non sarebbe affatto l'unica'', ha confermato l'archeologa, che ha chiesto di rimanere anonima, perché le autorità egiziane hanno in programma un grande evento mediatico sul posto domani.
Il Consiglio supremo egiziano delle antichità ha reso noto che la tomba, scoperta da una squadra dell'Università di Memphis negli Stati Uniti, contiene un ingente numero di grandi brocche. I cinque sarcofagi, intagliati come sagome umane, hanno delle maschere con colori funerari. Distante solo solo cinque chilometri da quella di Tutankhamon, la tomba - prosegue la nota - era ricoperta da pietrisco e materiale vario proveniente con tutta probabilità da un capanno degli attrezzi, risalente alla seconda metà della 19ma dinastia, più di cento anni dopo di quando venne sigillata.
da Adnkronos