Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ egizia
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La Bibliotheca Alexandrina
Dal cuore della disperazione nasce sempre la speranza
Chiunque si decidesse a godersi la piacevole intimita` culturale di una citta`, dove erudizione e storia trapelano misticamente da ogni suo angolo, dovrebbe guardarsi bene dal tralasciare l'asserzione preludente a questo scritto. Tanto Roma non fu fatta in un giorno... di Hajar Seif Alnasr
Non solo considerato che la famosa sposa del mare nostrum (come Alessandria d'Egitto si soleva chiamare) sta riacquistando la sua fama come tale grazie agli infiniti sforzi dei suoi abitanti i quali, affiatati, si sono promessi di non lasciarla mai andare.
Ma pure perche`, in grazia della sopracitata constatazione, i suoi una volta vividi simboli di trionfo sulla situazione di comune mediocrita` cognitiva di
suo tempo, si stanno restaurando uno dopo l'altro.
E, qua giunti, non ci si puo` esimere dal trovarsi saltare davanti tutto quel che l'esempio della Bibliotheca Alexandrina e` sempre stato ed e` tutt'oggi.
Tale monumento antico di storia ma fresco di esistenza fisica e` risaputo e` stato vittima di un incidente di cui la storia non ce la racconta giusta. Una storia che non conosce ne` buoni ne` cattivi, la storia che scrivono sempre i vincitori. In poche parole, la storia di sempre.
E l'incendio che non si sa di preciso opera di quale infido (tanto, chiunque l'abbia provocato quasi 17 secoli fa facendone scomparire tutte le orme che l'umanita` poteva seguire per evolversi meno mutilatamente di come ha praticamente fatto, altro non e` se non un vero infido) sia stato, ha lasciato molto alla fantasia, dato che la fama di chi si caricasse di riportarcene le tracce lascia molto a desiderare.
Peraltro, vedere risplendere questo gioiello in riva al mare e` un gioia per tutti. E` un sogno fattosi realta` tangibile grazie, letteralmente, alla collaborazione di tutto il mondo.
Ed e` bellissimo.
Da un lato perche` da` finalmente una traduzione concreta di quel che oggi si e` soliti chiamare "voglia di comunicare con l'altro". Dall'altro perche` rispecchia gli infiniti sforzi degli abitanti della Citta`, i quali, come mai prima, si sono promessi una citta` che non esce mai di moda visitare.
Il Papiro di Artemidoro, una storia incredibile
Dall’Egitto all’Europa, dal I secolo a.C. al 1800, da supporto per un’opera geografica a catalogo a pseudo-sarcofago a… Torino, dove una mostra ne racconterà l’incredibile storia
Presso Palazzo Bricherasio, a Torino, l'8 febbraio aprirà i battenti la mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi dall'Egitto greco-romano” che si potrà visitare fino al 7 maggio. Occhi puntati dunque sul Papiro di Artemidoro, l'eccezionale reperto di epoca tolemaica che riemerge dopo duemila anni in cui era stato lasciato nel dimenticatoio. Oggi dunque occorre ringraziare la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo innanzitutto per averlo comprato, destinandolo al Museo Egizio di Torino, e poi per averlo fatto restaurare.
Se il Papiro è il protagonista indiscusso dell’appuntamento culturale nella città del Lingotto, non sono però da meno gli oggetti che gli faranno da corteggio: centoventi reperti di eccezionale valore saranno suddivisi nelle tredici sale attraverso cui verrà illustrata la storia del papiro, ma anche l’arte e la cartografia dell’epoca egizia, greca e romana.
Claudio Gallazzi, il curatore della mostra, il giorno della presentazione presso la sede della Stampa Estera di Roma ha affermato: “Le mostre sui papiri non hanno mai avuto successo di pubblico, ma questo è un papiro fuori dall’ordinario che ha permesso di scrivere pagine nuove nel campo della letteratura greca, della cartografia e della storia dell’arte. Come è possibile che un solo papiro contenga un così grande tesoro? Semplicemente perché venne utilizzato più volte, da più persone e a più scopi”.
il papiro fornisce oggi non solo un'ampia porzione del testo perduto di Artemidoro di Efeso, ma anche la più antica carta geografica di età classica a oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici e un taccuino con disegni di figura.
La “vera” storia del Papiro di Artemidoro
E’ una storia davvero insolita che ebbe inizio ad Alessandria , in Egitto, negli anni 30-40 a.C. e si concluse quando diventò Libro della Geografia di Artemidoro di Efeso, un geografo vissuto tra I e II secolo a.C.
Questa era un’opera monumentale che si componeva di undici libri (in seguito un punto di riferimento per Strabone, Elenio e Marciano).
Ma, ahimè, il tempo poco ci ha lasciato di quest’opera mastodontica, se non cinque colonne di testo. Ebbene queste appunto si trovano sul papiro: sono il II Libro e parlano della penisola Iberica, vi è un’introduzione, tre colonne sul lavoro del geografo e una sulla penisola iberica dove sono descritte le coste e segnate le distanze tra le località.
2,5 metri per due (cioè retro più verso)
Tanto per incominciare è assai lungo, ben 2,5 metri. Ma l’estensione inganna, infatti questa è solo una parte di un papiro assai più esteso, sicuramente mancano le carte geografiche, perché il copista lasciò delle parti in bianco affinchè un disegnatore le riempisse con le mappe. Venne anche il turno del cartografo e disegnò la provincia Betica della penisola iberica, facilmente identificabile perché un grande fiume, il Betis appunto, la attraversa. Però qualcosa andò storto e non portò a termine il lavoro: si accorse di aver commesso un errore. Accidenti! Era la mappa sbagliata! Non quella avrebbe dovuto trovarsi in apertura del rotolo, ma quella della penisola per intero.
Niente da fare, l’errore commesso era fatale, papiro in quel modo era sfregiato, inutilizzabile.
E comunque c’è un però: il verso del rotolo era bianco, utilizzabile insomma, ma per scopi certamente meno nobili. Si trasformò in repertorio di bottega da cui i clienti sceglievano il disegno necessario al lavoro da svolgere: vi vennero raffigurati animali come giraffe, tigri e fenicotteri, attinti dalla realtà, ad altri di fantasia, come il tonno sega, o mitologici come il grifone, ognuno comunque ben identificato dal nome indicato accanto.
Quello che restava del recto
Una volta scritto il verso, alcuni allievi di bottega lo girarono nuovamente, per sfruttare le parti bianche del recto, quelle in pratica dove le mappe avrebbero dovuto trovare spazio, secondo il progetto originario.
E se il verso era servito da catalogo, questo lato era destinato a fungere da quaderno per le esercitazioni: i ragazzi raffigurarono così parti anatomiche del corpo umano, come teste, piedi e mani.
Dalla bottega alla tomba, il passo fu breve
Orbene consideriamo che fino circa alla fine del I secolo a.C. il papiro circolo nella bottega per illustrarne il repertorio. Poi però non vi era più spazio per disegnavi sopra, o forse anche si era fatto un po’ logoro, fu così venduto come carta da macero.
Lo acquistò qualcuno a cui serviva per realizzare il cartonnage della maschera di una mummia. Niente di insolito in questa prassi che si era diffusa già dal 1000 a.C.: la carta in pratica veniva incollata, ricoperta di gesso e dipinta, il tutto per fungere da sarcofago, un articolo molto costoso.
Nel 1800
Ebbene la mummia avvolta nel Papiro fu recuperata alla fine del 1800 e il surrogato di “sarcofago” fu acquistato da un collezionista. Quando questi morì, il rotolo fu comprato da un altro collezionista, tedesco. Fu a costui che venne l’idea di smembrare il cartonnage: vennero fuori così cinquecento pezzi e venticinque documenti. Tra questi, il Papiro di Artemidoro si componeva di ben cinquanta frammenti.
Grazie a quel cartografo tanto maldestro!
Chissà perché è proprio lui il sospettato, forse perché sbagliò mappa senza avvedersene. Forse poi con altrettanta sbadataggine, quando il papiro era ancora integro e arrotolato, bagnò per errore il rotolo. In questa maniera i disegni e le scritte che trovavano posto sul recto, lasciarono i loro calchi sul verso. Oggi la tecnologia ha permesso di ricostruire i segni invisibili a occhio nudo, sopperendo agli spazi creatisi con gli strappi del papiro.
Non è escluso pertanto che nuovi aspetti verranno fuori in seguito.
Questa storia davvero intrigante è ricostruita nel percorso della mostra: è illustrata la lavorazione del papiro e del cartonnage al mondo egizio, greco e romano, è spiegata la cartografia, la rappresentazione degli animali, i disegni di figura, vengono illustrate le botteghe, la storia dell’illustrazione libraria ed anche altri papiri che hanno avuto un destino in parte simile.
La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 18.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30.
da http://www.ineuropaonline.it del 10-03-2006
Nefertiti e i giochi di potere
L'Egitto è una miniera archeologica minacciata. E protetta da un controverso personaggio

La ‘bomba’: Nefertiti. A inizio febbraio il Guardian riportava la scoperta di alcuni archeologi statunitensi, secondo cui i templi dell’area attorno a Luxor sono minacciati dalle acque salate che filtrano dai canali di irrigazione del Nilo. L’annuncio non è stato dato dagli statunitensi, ma da Hawass che poi, sempre a febbraio, ha fatto lo stesso coi risultati di altre due spedizioni: la scoperta della mummia della prima donna faraone e quella delle statue di Ramsete II in un tempio solare nei press del Cairo. Il primo marzo Zahi Hawass è apparso in televisione per un altro annuncio bomba: “Uno dei sette sarcofagi trovati alcune settimane fa nella valle dei Re potrebbe contenere la mummia di Nefertiti, la regina immortale cercata per secoli, della quale fino a oggi era noto solo un ritratto. Anche in questo caso la scoperta sarebbe stata di un’equipe di archeologi di Menphis, ma Hawass ha confermato la scoperta dicendosi pressoché certo dell’attribuzione. Curiosamente l’ipotetica scoperta della mummia della regina Nefertiti era già stata annunciata nel 2003 da Joann Fletcher, di Discovery Channel. La Fletcher aveva trovato una mummia femminile, proprio nella valle dei re, ma Hawass aveva fatto di tutto per boicottare il suo lavoro, mettendo in dubbio che si trattasse di un corpo femminile, negando la possibilità dei test di conferma e contestando le competenze della studiosa. La Fletcher aveva infranto le regole del gioco, la sua rete è stata interdetta dal lavorare in Egitto perché, essendo un canale commerciale, pretendeva l’esclusiva sugli annunci dei ritrovamenti. Lo stesso Hawass, in un’intervista ad al Ahram, aveva dichiarato: “Gli archeologi devono fornire rapporti ufficiali dei loro risultati. Solo allora noi decidiamo se e quando fare l’annuncio ai media”. Forse, due anni dopo, quel momento è arrivato.