Mal D'Egitto

Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltĂ  egizia

Chi sono

Utente: Cleopatra79
CLEOPATRA

Email

Racconta il tuo viaggio in Egitto o chiedi consigli di viaggio scrivendo sul forum MaldEgitto

Per altre richieste scrivimi un email

Sondaggio

Cerca

Site search Web search

powered by FreeFind

Archivio

oggi
febbraio 2007
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005

Diventa membro!

Ultimi Commenti

utente anonimo in  Shopping in Eg...

Malati d'Egitto

*loading* visitatori

Album Foto

Traduci il sito!

Risoluzione Consigliata

1024 per 768 pixel

sabato, 11 marzo 2006

La Bibliotheca Alexandrina

Dal cuore della disperazione nasce sempre la speranza

Chiunque si decidesse a godersi la piacevole intimita` culturale di una citta`, dove erudizione e storia trapelano misticamente da ogni suo angolo, dovrebbe guardarsi bene dal tralasciare l'asserzione preludente a questo scritto.

Non solo considerato che la famosa sposa del mare nostrum (come Alessandria d'Egitto si soleva chiamare) sta riacquistando la sua fama come tale grazie agli infiniti sforzi dei suoi abitanti i quali, affiatati, si sono promessi di non lasciarla mai andare.
Ma pure perche`, in grazia della sopracitata constatazione, i suoi una volta vividi simboli di trionfo sulla situazione di comune mediocrita` cognitiva di suo tempo, si stanno restaurando uno dopo l'altro.

E, qua giunti, non ci si puo` esimere dal trovarsi saltare davanti tutto quel che l'esempio della Bibliotheca Alexandrina e` sempre stato ed e` tutt'oggi.

Tale monumento antico di storia ma fresco di esistenza fisica e` risaputo e` stato vittima di un incidente di cui la storia non ce la racconta giusta. Una storia che non conosce ne` buoni ne` cattivi, la storia che scrivono sempre i vincitori. In poche parole, la storia di sempre.

E l'incendio che non si sa di preciso opera di quale infido (tanto, chiunque l'abbia provocato quasi 17 secoli fa facendone scomparire tutte le orme che l'umanita` poteva seguire per evolversi meno mutilatamente di come ha praticamente fatto, altro non e` se non un vero infido) sia stato, ha lasciato molto alla fantasia, dato che la fama di chi si caricasse di riportarcene le tracce lascia molto a desiderare.

Bibliotheca Alexandrina Peraltro, vedere risplendere questo gioiello in riva al mare e` un gioia per tutti. E` un sogno fattosi realta` tangibile grazie, letteralmente, alla collaborazione di tutto il mondo.
Ed e` bellissimo.
Da un lato perche` da` finalmente una traduzione concreta di quel che oggi si e` soliti chiamare "voglia di comunicare con l'altro". Dall'altro perche` rispecchia gli infiniti sforzi degli abitanti della Citta`, i quali, come mai prima, si sono promessi una citta` che non esce mai di moda visitare.

 
Volendo parlare della Biblioteca, non si sa effettivamente da quale parte iniziare.
 
A parte i lati estetici che rendono delizioso ogni salto fattovi, e che quindi captano lo sguardo dei suoi innumerevoli visitatori.
 
Lo stesso contenuto che gli scaffali delle maestose aule vantano di portare farebbe venire l'acquolina in bocca ai bibliomani, che un po' tutti noi lettori siamo. Ci sono variegatissimi libri, anzi tomi, che trattano delle varie discipline: architettura, medicina, ingegneria, lingue e perfino la gastronomia!
 
Ma non finisce qui!
 
La Biblioteca e` tra l'altro condita da due grandi musei i quali ripercorrono la storia della Citta`.Uno attraverso vari disegni e mappe di Alessandria dai tempi di Napoleone fino ad oggi giorno. Ed e` incantevole vedere la metamorfosi che la pianificazione della Citta` abbia subito nel corso degli anni. Li` sono gelosamente custodite fotocopie dei disegni originali che ingegneri ed architeti italiani hanno eseguito ad arte per delineare la fisionomia di questa prodigiosa  figlia di Alessandro Magno. Tutti gli eleganti palazzi, tutte le fastose costruzioni sono opera della comunita` italiana trovatasi a vivere in quella citta` contribuendo tutt'altro che minimamente alla sua evoluzione.
 
L'altro invece ricostruisce la storia di Alessandria attraverso gli effetti personali dei famosi personaggi che ne hanno fatto porpria patria. Exempli gratia e` il caso del celeberrimo Costantino cavafis, i cui occhiali, la cui pipa e tante altre cosine sono stati regalati alla Bibliotheca Alexandrina quasi come segno di riconoscimento dell'intimita` creatasi tra il poeta e la ormai sua terra.
 
Inoltre c'e` una vastissima aula che ospita ogni tanto una mostra diversa.
 
Certamente, un monumento come questo non puo` mancare di sale conferenze, con un'equipe altamente qualificata, la quale agisce meticolosamente pur di guidare alla grande l'impresa della rinascita del mito. Un'impresa che segnala, tra l'altro, il desiderio dell'Egitto di scrollarsi di dosso tanti anni di passivita`(in cui molte personaggi tutt'altro che impotenti tanto han fatto volendo assecondare il temperamento culturale dei paesi occidentali) per assumere un atteggiamento che riesca suo proprio e pur sempre moderno.
 
C'e` da dire pero` che non tutto il personale riesca ancora a districare questa questione. Vale a dire che non tutti si rendono conto della sottile e altrettanto capillare differenza tra l'esser moderni assecondando il passo della civilta` e l'esser solo occidentali. Tanto che pure agli egiziani ci si rivolge in inglese, o pure in francese!
 
Pazienza. La convinzione generale prevede che tali sviste subiscano ancora tanti ammendamenti per rimediare a queste piccole gaffe strada facendo.

Tanto Roma non fu fatta in un giorno...

di Hajar Seif Alnasr

 

 

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti |
alessandria

venerdì, 10 marzo 2006

Il Papiro di Artemidoro, una storia incredibile

Dall’Egitto all’Europa, dal I secolo a.C. al 1800, da supporto per un’opera geografica a catalogo a pseudo-sarcofago a… Torino, dove una mostra ne racconterà l’incredibile storia

Presso Palazzo Bricherasio, a Torino, l'8 febbraio aprirà i battenti la mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi dall'Egitto greco-romano” che si potrà visitare fino al 7 maggio. Occhi puntati dunque sul Papiro di Artemidoro, l'eccezionale reperto di epoca tolemaica che riemerge dopo duemila anni in cui era stato lasciato nel dimenticatoio. Oggi dunque occorre ringraziare la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo innanzitutto per averlo comprato, destinandolo al Museo Egizio di Torino, e poi per averlo fatto restaurare.
Se il Papiro è il protagonista indiscusso dell’appuntamento culturale nella città del Lingotto, non sono però da meno gli oggetti che gli faranno da corteggio: centoventi reperti di eccezionale valore saranno suddivisi nelle tredici sale attraverso cui verrà illustrata la storia del papiro, ma anche l’arte e la cartografia dell’epoca egizia, greca e romana.

Claudio Gallazzi, il curatore della mostra, il giorno della presentazione presso la sede della Stampa Estera di Roma ha affermato: “Le mostre sui papiri non hanno mai avuto successo di pubblico, ma questo è un papiro fuori dall’ordinario che ha permesso di scrivere pagine nuove nel campo della letteratura greca, della cartografia e della storia dell’arte. Come è possibile che un solo papiro contenga un così grande tesoro? Semplicemente perché venne utilizzato più volte, da più persone e a più scopi.

il papiro fornisce oggi non solo un'ampia porzione del testo perduto di Artemidoro di Efeso, ma anche la più antica carta geografica di età classica a oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici e un taccuino con disegni di figura.

La “vera” storia del Papiro di Artemidoro
E’ una storia davvero insolita che ebbe inizio ad Alessandria , in Egitto, negli anni 30-40 a.C. e si concluse quando diventò Libro della Geografia di Artemidoro di Efeso, un geografo vissuto tra I e II secolo a.C.
Questa era un’opera monumentale che si componeva di undici libri (in seguito un punto di riferimento per Strabone, Elenio e Marciano).
Ma, ahimè, il tempo poco ci ha lasciato di quest’opera mastodontica, se non cinque colonne di testo. Ebbene queste appunto si trovano sul papiro: sono il II Libro e parlano della penisola Iberica, vi è un’introduzione, tre colonne sul lavoro del geografo e una sulla penisola iberica dove sono descritte le coste e segnate le distanze tra le località.

2,5 metri per due (cioè retro più verso)
Tanto per incominciare è assai lungo, ben 2,5 metri. Ma l’estensione inganna, infatti questa è solo una parte di un papiro assai più esteso, sicuramente mancano le carte geografiche, perché il copista lasciò delle parti in bianco affinchè un disegnatore le riempisse con le mappe. Venne anche il turno del cartografo e disegnò la provincia Betica della penisola iberica, facilmente identificabile perché un grande fiume, il Betis appunto, la attraversa. Però qualcosa andò storto e non portò a termine il lavoro: si accorse di aver commesso un errore. Accidenti! Era la mappa sbagliata! Non quella avrebbe dovuto trovarsi in apertura del rotolo, ma quella della penisola per intero.
Niente da fare, l’errore commesso era fatale, papiro in quel modo era sfregiato, inutilizzabile.
E comunque c’è un però: il verso del rotolo era bianco, utilizzabile insomma, ma per scopi certamente meno nobili. Si trasformò in repertorio di bottega da cui i clienti sceglievano il disegno necessario al lavoro da svolgere: vi vennero raffigurati animali come giraffe, tigri e fenicotteri, attinti dalla realtà, ad altri di fantasia, come il tonno sega, o mitologici come il grifone, ognuno comunque ben identificato dal nome indicato accanto.

Quello che restava del recto
Una volta scritto il verso, alcuni allievi di bottega lo girarono nuovamente, per sfruttare le parti bianche del recto, quelle in pratica dove le mappe avrebbero dovuto trovare spazio, secondo il progetto originario.
E se il verso era servito da catalogo, questo lato era destinato a fungere da quaderno per le esercitazioni: i ragazzi raffigurarono così parti anatomiche del corpo umano, come teste, piedi e mani.

Dalla bottega alla tomba, il passo fu breve
Orbene consideriamo che fino circa alla fine del I secolo a.C. il papiro circolo nella bottega per illustrarne il repertorio. Poi però non vi era più spazio per disegnavi sopra, o forse anche si era fatto un po’ logoro, fu così venduto come carta da macero.
Lo acquistò qualcuno a cui serviva per realizzare il cartonnage della maschera di una mummia. Niente di insolito in questa prassi che si era diffusa già dal 1000 a.C.: la carta in pratica veniva incollata, ricoperta di gesso e dipinta, il tutto per fungere da sarcofago, un articolo molto costoso.

Nel 1800
Ebbene la mummia avvolta nel Papiro fu recuperata alla fine del 1800 e il surrogato di “sarcofago” fu acquistato da un collezionista. Quando questi morì, il rotolo fu comprato da un altro collezionista, tedesco. Fu a costui che venne l’idea di smembrare il cartonnage: vennero fuori così cinquecento pezzi e venticinque documenti. Tra questi, il Papiro di Artemidoro si componeva di ben cinquanta frammenti.

Grazie a quel cartografo tanto maldestro!
Chissà perché è proprio lui il sospettato, forse perché sbagliò mappa senza avvedersene. Forse poi con altrettanta sbadataggine, quando il papiro era ancora integro e arrotolato, bagnò per errore il rotolo. In questa maniera i disegni e le scritte che trovavano posto sul recto, lasciarono i loro calchi sul verso. Oggi la tecnologia ha permesso di ricostruire i segni invisibili a occhio nudo, sopperendo agli spazi creatisi con gli strappi del papiro.
Non è escluso pertanto che nuovi aspetti verranno fuori in seguito.

Questa storia davvero intrigante è ricostruita nel percorso della mostra: è illustrata la lavorazione del papiro e del cartonnage al mondo egizio, greco e romano, è spiegata la cartografia, la rappresentazione degli animali, i disegni di figura, vengono illustrate le botteghe, la storia dell’illustrazione libraria ed anche altri papiri che hanno avuto un destino in parte simile.

La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 18.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30.

da http://www.ineuropaonline.it del 10-03-2006

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti (1) |
news, civiltĂ  egizia

venerdì, 03 marzo 2006

Nefertiti e i giochi di potere

L'Egitto è una miniera archeologica minacciata. E protetta da un controverso personaggio

In una conferenza sullo stato dei tesori archeologici egiziani, tenutasi a inizio febbraio, diversi addetti ai lavori si sono lamentati del degrado in cui si trovano i siti archeologici del Paese. Colpa degli errori delle agenzie del governo e di molti individui senza scrupoli, hanno concordato gli studiosi, ma anche dell’edilizia sregolata e delle coltivazioni abusive. Il responsabile della protezione dei monumenti storici egiziani è Zahi Hawass, direttore generale del Supreme Council for Antiquities, Sca. Hawass ha parlato di oltre seimila casi di violazioni dei tesori storici del paese, accusando il 90 percento dei custodi dei siti di condurre attività illegali in cambio di mazzette. 
  Zahi Hawass
Il faraone delle piramidi. Le seimila violazioni citate da Hawass sono avvenute nel 2003, mentre sul periodo successivo non esistono dati certi. Si tratta, secondo molti addetti ai lavori, di un’omissione per coprire le sue responsabilità. Zahi Hawass è infatti considerato il faraone delle piramidi, l’uomo che ha l’assoluto controllo sui tesori del Paese e decide con pugno di ferro tutto quello che si può dire sui reperti scoperti in Egitto. Hawass è una figura controversa, che da un lato cavalca la retorica anticoloniale – come quando dichiara che “se la Gran Bretagna intende rifarsi una reputazione deve per prima cosa rendere all’Egitto la Stele di Rosetta, che è l’icona della nostra identità”, ma che dall’altro si è spesso trovato al centro delle cronache per episodi di conflitto di interessi, abusi e corruzione. Dal 2003 a oggi ha espulso dal Paese 14 spedizioni archeologiche e negato l’accesso a centinaia di altre. Possiede le chiavi di tutti i siti più importanti e decide sistematicamente chi può scavare e dove, ma non solo, lo Sca si riserva l’esclusiva di annunciare qualsiasi scoperta venga fatta sul territorio egiziano: “Ci sono specialisti che scavano sperando di non trovare nulla di significativo - racconta un archeologo britannico – perché, se scoprissero qualcosa, lo scavo verrebbe subito chiuso e il loro posto verrebbe affidato ad altri studiosi locali.” Secondo la testimonianza di una statunitense impiegata nel National Geoghraphic, Hawass avrebbe preso tangenti, depositate su conti esteri, da parte di diverse emittenti internazionali per consentire loro l’accesso ai siti. Diversi produttori si sono anche lamentati dell’obbligo di intervistarlo in ogni documentario e della sua passione per le comparsate televisive, in cui mostra orgoglioso il suo cappello da Indiana Jones.
 
Busto di NefertitiLa ‘bomba’: Nefertiti. A inizio febbraio il Guardian riportava la scoperta di alcuni archeologi statunitensi, secondo cui i templi dell’area attorno a Luxor sono minacciati dalle acque salate che filtrano dai canali di irrigazione del Nilo. L’annuncio non è stato dato dagli statunitensi, ma da Hawass che poi, sempre a febbraio, ha fatto lo stesso coi risultati di altre due spedizioni: la scoperta della mummia della prima donna faraone e quella delle statue di Ramsete II in un tempio solare nei press del Cairo. Il primo marzo Zahi Hawass è apparso in televisione per un altro annuncio bomba: “Uno dei sette sarcofagi trovati alcune settimane fa nella valle dei Re potrebbe contenere la mummia di Nefertiti, la regina immortale cercata per secoli, della quale fino a oggi era noto solo un ritratto. Anche in questo caso la scoperta sarebbe stata di un’equipe di archeologi di Menphis, ma Hawass ha confermato la scoperta dicendosi pressoché certo dell’attribuzione. Curiosamente l’ipotetica scoperta della mummia della regina Nefertiti era già stata annunciata nel 2003 da Joann Fletcher, di Discovery Channel. La Fletcher aveva trovato una mummia femminile, proprio nella valle dei re, ma Hawass aveva fatto di tutto per boicottare il suo lavoro, mettendo in dubbio che si trattasse di un corpo femminile, negando la possibilità dei test di conferma e contestando le competenze della studiosa. La Fletcher aveva infranto le regole del gioco, la sua rete è stata interdetta dal lavorare in Egitto perché, essendo un canale commerciale, pretendeva l’esclusiva sugli annunci dei ritrovamenti. Lo stesso Hawass, in un’intervista ad al Ahram, aveva dichiarato: “Gli archeologi devono fornire rapporti ufficiali dei loro risultati. Solo allora noi decidiamo se e quando fare l’annuncio ai media”. Forse, due anni dopo, quel momento è arrivato.

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti |
civiltĂ  egizia