Mal D'Egitto

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venerdì, 16 settembre 2005

La città dei morti

Al Cairo, metropoli dove convivono 17 milioni di persone, c'è una necropoli dove la vita continua

Una densa miscela di inquinamento e umidità ricopre oggi quella che per i faraoni era una periferia del regno bagnata dal Nilo, ma che coi romani prima e con gli arabi poi si è sviluppata in dimensioni ed importanza fino a diventare una delle città arabe ed africane maggiormente popolate, un enorme contenitore di storie, un sistema estremamente dinamico e al contempo, a detta degli egiziani stessi, immobile (o immobilizzante…?). Capitale amministrativa ed economica, soprattutto dagli anni della rivoluzione nasseriana (1952) e poi con la "open door policy" degli anni '70, il Cairo ha costituito e tuttora costituisce un irresistibile magnete per la popolazione egiziana e per il turismo (e gli investimenti) dall'estero, rappresentando perciò anche visivamente uno spazio dove i processi paralleli di urbanizzazione, crescita demografica e speculazione edilizia hanno subito una drastica ed incontrollata accelerazione, intrecciandosi sempre di più alle disparità sociali preesistenti.

TombeIl cimitero. E poiché nella realtà le disparità sono ben rappresentate da confini sensibili, salire gli scalini del ponte di ferro che attraversa l'autostrada alle spalle della cittadella di Mohammed 'Ali può dare una percezione abbastanza chiara della separazione - non solo spaziale - che si percepisce entrando nella "città dei morti", dall'altra parte. Ed è un'emersione dalla confusione, dalla frenesia, dalla sensazione di saturazione che il Cairo ti lascia addosso: per le strade del cimitero una grande calma, pochissime macchine, il respiro e la vista si distendono lungo le viuzze sterrate, seguendo la linea delle cupole finemente decorate che muovono il profilo basso della Qarafah, ovverosia di ciò che è rimasto delle aree riservate alla sepoltura dei morti della Cairo fatimida, mamelucca (soprattutto) e poi ottomana. Situato a est del Nilo e del centro del Cairo, il cimitero si estende alle zone a nord (Bab el-Nasr, Darrasa) e sud della cittadella, alle pendici della montagna Moqattam (Imam Ech-Chefe'i).
Ritagliato dal resto del tessuto urbano da superstrade a 8 corsie e circondato dalle nuove aree residenziali nate nel secolo scorso per "ricollocare" la popolazione cairota, il cimitero è a sua volta abitato. Le tombe tradizionali includono infatti una stanza per il/i morto/i, una o due stanze adiacenti e/o una corte chiusa, così da permettere ai parenti dei defunti di visitare i propri morti per lunghi periodi, poiché si crede che gli spiriti transitino o si manifestino accanto alla loro tomba fra il giovedì ed il venerdì: questa concezione di essenziale vicinanza con la morte, il cui spazio rimane pur sempre nettamente delimitato e separato dallo spazio dei vivi, ha origine per alcuni nell'epoca dei faraoni, altri sostengono si tratti piuttosto di una devianza locale dell'islam (che prevede sepolture semplici). La spiritualità del luogo è ulteriormente contrassegnata dalla presenza di numerosi mausolei di santi sufi ed importanti imam (Ech-Chefe'i, Al-Leithi), che ha fatto sì che fin dal XV secolo la necropoli cairota fosse popolata da pellegrini in transito sulla via di terra che unisce l'Africa alla Mecca, ma anche dai guardiani ed operai che, stanziatisi nel cimitero, si occupavano della sua custodia e mantenimento: decidono di venire seppelliti qui anche diversi sultani (Qaytbey, Barquq), decorando anche nella morte la propria dinastia con capolavori di architettura mamelucca che hanno in seguito accolto scuole e moschee, accanto alle quali sorgono poi le tombe di poeti, ricchi dignitari e militari.

Chi vive nella Città dei Morti? In ogni caso anche l'altissima pressione demografica, il cattivo stato delle case popolari costruite negli anni del socialismo nasseriano e la mancata armonizzazione fra salari e costi degli immobili di recente costruzione hanno portato, già dall'inizio del secolo scorso, a una situazione di insediamento duraturo per altre parti della (neo)popolazione cairota. È un processo avvenuto per alcuni tramite l'occupazione (pro manutenzione) delle tombe di famiglia, per altri attraverso un "regolare"  procedimento di assegnazione delle tombe abbandonate dalla discendenza e gestito storicamente dai becchini, che costituiscono perciò la classe più agiata nel variegato e vivace microcosmo del cimitero, popolato oggi da circa 15.000 persone fra le quali impiegati, lavoratori giornalieri e gestori di piccoli commerci e laboratori.  Sentendoci parlare arabo, Rasha ci ferma: le traduciamo una breve lettera, sul retro della foto lasciatale da una amica inglese che periodicamente viene al Cairo a studiare la danza del ventre. Rasha è venuta ad abitare qui coi genitori e i sei fratelli, in seguito al terremoto che nel '93 ha abbattuto un intero settore della città vecchia, altri arrivano invece da zone rurali del Cairo o dell'Egitto meridionale e contano fino a due o tre generazioni di neo-cairoti che nel cimitero sono nati e vissuti. Questa promiscuità fra vivi e morti gradualmente si assimila, diventa assurdamente naturale: i panni stesi, i bambini che giocano per la strada, l'impressionante massa di gente che si riversa a tutto vendere e comprare nel gigantesco, incredibile mercato del venerdì (suq el-guma'a) a ridosso del cavalcavia che chiude un lato del cimitero sud… segnali di vita quotidiana nel cimitero, dove non si ignorano i morti che "almeno - dice Rasha scherzando - sono vicini tranquilli…".

Contraddizioni ancora irrisolte. Ma è pur vero che è inevitabile percepire la repulsione o quantomeno la diffidenza della restante popolazione cairota, che dall'esterno preferisce ignorare l'esistenza della necropoli e dei suoi abitanti, i quali dal canto loro preferiscono nascondere la loro provenienza: è senza dubbio un quartiere a parte, una zona di economia informale che accoglie molti fantasmi (voci di traffici di droghe, di organi, di prostituzione), e che nelle carte del Cairo viene rappresentata in bianco, come se fosse vuota… Eppure, in alcune sezioni del cimitero, i servizi base sono garantiti (scuola elementare, acqua, elettricità, fognature, infermeria, linee di autobus, televisione), riflettendo una contraddizione non risolta anche nell'atteggiamento delle autorità: il discorso politico, infatti, continua ad indicare il cimitero come l'estremo e degradato margine della società cairota, a giustificare l'incapacità del governo nel gestire questa situazione, e con la finalità nemmeno troppo velata di lasciare il campo a nuove e redditizie speculazioni edilizie. Il rischio è quello della demolizione totale del cimitero (come è già successo, nella metà degli anni '90, per una parte del cimitero di Bab el-Nasr), a sfregio non solo dei suoi abitanti, ma anche dell'allarme lanciato dall'Unesco (1980). Alle considerazioni umanitarie si sommano gli appelli di diversi accademici locali e internazionali, che sottolineano l'altissimo valore architettonico ed artistico da restaurare e conservare; c'è infine chi tenta di valorizzarne anche le peculiarità tradizionali e sociali, come l'antropologa italiana Anna Tozzi che da cinque anni nel cimitero ci vive, studiando da vicino questa realtà ed organizzando piccole visite guidate, tentando di mettere in pratica un turismo sostenibile che, senza essere invasivo ed anzi suggerendo una possibile feconda interazione, faccia conoscere gli abitanti e la vita della città dei morti.

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti |
cairo

domenica, 19 giugno 2005

Faraonica metropoli

Se non siete mai stati in quel del Cairo, l'unico aiuto visivo che in qualche modo potrebbe tornarvi utile per immaginare (seppure alla lontana) la folle, fascinosissima atmosfera della capitale egiziana, lo offre quel capolavoro della cinematografia che è Blade Runner. Anche qui, infatti, troverete la stessa massa formicolante di persone che si muove ininterrottamente e senza un apparente motivo; la stessa aria malsana e grigiastra; lo stesso cortocircuito tra antichità e postmoderno; lo stesso degrado urbano con strade invase dal fango e dalla sporcizia; lo stesso assordante frastuono di un traffico che non conosce pause notturne o diurne; lo stesso alternarsi di lusso e miseria, bellezza e orrore. Sì, almeno in questo, Il Cairo è davvero una città unica al mondo: perché solo qui potrete trovare tutto e il contrario di tutto: l'infilata di grattacieli sul Nilo e la Città dei morti (antica necropoli dove vivono ormai centinaia di migliaia di persone), il liberty e le piramidi, un'élite cosmopolita e una massa arcaico-contadina, la quieta eleganza dell'isola di Zamalek e l'inferno della collina dei rifiuti (l'iperghetto dove gli zabalin-spazzini frugano da mane a sera nell'immondizia come gatti randagi).


Assommando in sé tre culture - quella faraonica, la cristiano-copta e l'islamica - Il Cairo si presenta come uno specchio fedele ed esaustivo della storia plurimillenaria di questo straordinario paese. Non a caso, fin dai tempi della sua fondazione è stata chiamata Misr, ovvero terra, e nel senso più pieno: quale sinonimo dell'intero Egitto. Né a pensarci bene potrebbe essere altrimenti per una metropoli-monstre che su un complesso nazionale di sessanta milioni di abitanti, ne accoglie ormai ben ventidue! Ma non è soltanto questione di numeri (che pure - data la loro sbalorditiva mole - contano, e molto). È, più in generale, che nel labirinto senza fine del Cairo potrete veramente incontrare tutti gli odori e i sapori, le etnie e le credenze, le smemoratezze e le tradizioni ancora vitali, di tutto il paese. Suggerire un itinerario turistico, nel caso del Cairo, lascia davvero il tempo che trova. Dirvi che sarebbe una follia tralasciare di vedere le piramidi di Giza e Saqqara, il Museo Egizio e la moschea El-Azhar, ha lo stesso peso di chi vi inviterebbe caldamente - arrivando in quel di Roma - a non perdervi San Pietro, Piazza Navona e il Colosseo. Ovvio che innanzitutto dovrete visitare questi luoghi canonici, e da sempre i più magnificati. Dopodiché non vi resta altro da fare che abbandonarvi al caso, e camminare camminare camminare...Intanto perché il più bello spettacolo della città - come sempre accade nel Sud del mondo - è offerto per l'appunto dal teatro di strada: con le sue botteghucce - magari misere - ma allegre e colorate, l'immancabile promiscuità tra genere umano e animale, il succedersi dei più diversi mezzi di trasporto (dall'asinello alla BMW) sempre e comunque inverosimilmente stracarichi di passeggeri, il palese stridore tra la grigia sciatteria di chi si abbiglia all'occidentale e la naturale eleganza di chi invece preferisce restare fedele alla tradizione indigena. Ma c'è anche un altro, sostanzioso motivo, che dovrebbe spingervi a una flanerie inesausta e casuale. Come noto infatti, Il Cairo vanta una concentrazione monumentale impressionante; ma gran parte della medesima - anziché essere valorizzata, e dunque pubblicizzata a dovere - qui cade progressivamente in rovina; soffocata da una nuova edilizia squallida e caotica con la quale si cerca di tener testa in ogni modo a un incremento demografico ormai inarrestabile, totalmente out of control. Lo potrete misurare con mano addirittura percorrendo una delle strade più famose e più ricche di monumenti: Shari el Muizz Iy din Allah, contigua al bazar di Khan el-Khalili (vero e proprio must di ogni turista). Siete giunti nel cuore della capitale dei Fatimidi, e ovunque volgerete la testa - a destra o a sinistra - sarà un succedersi di autentiche meraviglie: moschee, palazzi nobiliari, mausolei, madrase. E ogni volta che metterete il naso all'interno di questi edifici, sarete colti dalla stessa, doppia sensazione di ammirazione e sgomento; ammirazione per l'inarrivabile arte islamica, e sgomento per lo stato di abbandono in cui versa il novanta per cento di quei capolavori architettonici. Eppure, ripeto, questa è una strada tra le più celebri; dove non mancano neppure - caso più unico che raro - le indicazioni stradali necessarie per raggiungere i diversi siti storici degni di nota.
Cosa accade allora nel resto di questo smisurato oceano urbano? Accade che si va, letteralmente, alla ventura: e se questo procedere a tentoni può talvolta procurare un più che naturale senso di smarrimento, spesso e volentieri offre però in contraccambio l'opportunità di imbattersi in luoghi mirabili, e ai più sconosciuti.Vorrei, in particolare, segnalarvene tre: il primo è uno sconcertante edificio a tre piani (nell'area di Hilmiyah Qadima, giusto ai piedi della Cittadella) dove in buona sostanza è condensata l'intera storia cairota, visto che - procedendo dall'alto verso il basso - presenta in successione un delizioso teatro rococò dei dervisci danzanti (1800), una scuola coranica con annesso mausoleo (1300), e infine una piscina dell'epoca copta e un abbeveratoio per il bestiame risalente alla nascita stessa del Cairo (641). Per raggiungere il secondo bisogna scarpinare un po' di più, e arrivare fino alla Città dei Morti, una larga piana sabbiosa e desertica punteggiata da cupole e minareti che si stende fino ai piedi dei colli Moqattam. Come si legge dalla guida del Touring "qui si perpetua l'impronta culturale dell'Egitto faraonico con vere e proprie abitazioni per i defunti delle famiglie più ricche". Ma qui anche, come accennavo all'inizio, da qualche decennio in qua abitano centinaia di migliaia di persone; ennesima occasione per l'ennesimo paradosso cairota: una necropoli chiassosa e vitale come non mai . È giust'appunto in questa area che si situa il khanqah di Barquq, un convento fatto edificare all'inizio del XV secolo da Farag, figlio del sultano di cui porta il nome. La sua pianta è quadrata, e varcato il vasto cortile interamente porticato, si entra nell'immensa sala della preghiera dove il guardiano che mi accompagna si premura di farmi osservare il minbar, un vero capolavoro dell'intarsio.
Il bello però, deve ancora venire: ed è rappresentato dalle due immense cappelle laterali dove sono conservate le tombe del sultano e dei suoi familiari. La decorazione interna di entrambe le cupole - pare le prime in pietra costruite in Egitto - dà letteralmente il capogiro. Le geometrie che vi sono tracciate paiono un labirinto alla Escher, e in sovrapprezzo la totale ignoranza del suddetto guardiano non mi consente neppure di venire a capo dell'altro, labirintico enigma che mi tormenta: ma quelli che vedo, sono affreschi o mosaici di marmo? E l'irrisolta domanda mi accompagna nell'ultima tappa di questo mio breve tour lontano dalle mete turistiche più consuete: il mausoleo dell'Imam esh-Shafii, un chilometro e mezzo a sud di midan es-Saiyda Aisha. Per una volta comunque non avrete nessuna difficoltà nel raggiungerlo, perché pur essendo pressoché sconosciuto agli stranieri, è un luogo tra i più venerati dell'Islam, e meta ogni anno di uno dei più importanti pellegrinaggi del Cairo. Anche qui, più che la moschea (aggiunta nel XIX secolo) è la cappella duecentesca che contiene la tomba dell'imam - fondatore della scuola malekita - a lasciare stupefatti. Il catafalco è coperto di decorazioni plastiche di inenarrabile pregio, senza contare il minuzioso lavoro di giunzione dei piccoli pannelli ornati d'arabeschi e le iscrizioni dei montanti del medesimo cenotafio. Me ne sto lì imbambolato per un buon quarto d'ora, dopodiché alzo gli occhi al cielo: e la decorazione del soffitto della cupola - se possibile - mi pare ancora più bella e sontuosa di quella del monastero che ho appena lasciato. I miei residui dubbi sono definitivamente scomparsi: no, nessun edificio religioso dell'intero mondo ha mai raggiunto l'inarrivabile grazia dell'Islam medievale. E a coronare questa sensazione di delizia assoluta ci pensa il canto di decine di piccoli passeri che volteggiano felicemente inconsapevoli sopra la tomba dell'Imam esh-Shafii.

L'eterno mito dell'antico Egitto
L'Egitto è una terra che offre grandi attrattive: intanto, grazie al clima caldo e secco, che favorisce una buona conservazione dei materiali, sono giunte a noi testimonianze della vita quotidiana più ricche rispetto ad altre culture, come per esempio la greca e la romana. Durante la visita, poi, riceviamo l'impressione di un paese cha ha prodotto in tempi remoti una cultura moderna, ma che conserva tuttora un sapore della vita antica". Anna Maria Donadoni Roveri, soprintendente al Museo Egizio di Torino, si reca in Egitto almeno due volte all'anno, da lungo tempo: partecipa a scavi e missioni archeologiche, soprattutto nell'area di Gebelein. Da grande conoscitrice del paese e della sua storia, afferma che il mito dell'antico Egitto è sempre esistito: "Il fascino esercitato da quella civiltà ha resistito per secoli, anzi per millenni. Già nell'antica Grecia, il "grand tour" dei sapienti si svolgeva sulle sponde del Nilo. Solo durante il Medio Evo si è registrata una caduta di interesse: allora, nel periodo delle crociate, era più in auge la Terra Santa. Il grande rilancio della civiltà egiziana è avvenuto con le campagne napoleoniche, che hanno portato alla nascita dei grandi musei egizi in Europa". Oggi l'Egitto continua ad attrarre folle di turisti: per quali motivi? "Le testimonianze artistiche sono di primissimo livello, di una monumentalità a cui non siamo abituati. Inoltre, quella dell'antico Egitto è una cultura rivolta alle esigenze dell'uomo, che noi moderni sentiamo vicina. Basti pensare che il giudizio finale dell'anima, la cosiddetta "psicostasìa" riportata nel Libro dei Morti, avveniva in gran parte sulla base dei peccati non commessi, che testimoniavano quasi sempre una grande attenzione verso il prossimo: altro che la nostra Inquisizione... Proprio alla luce di queste considerazioni, mi irrita la tendenza a circondare l'Egitto di un alone di mistero e magia, speculando su un culto per i morti che celava in realtà un grande attaccamento alla vita. Lo scivolamento nell'irrazionale mi pare assurdo, anche perchè ci troviamo di fronte a una cultura che si può ricostruire fin dal 4000 avanti Cristo". Qualche consiglio per chi si reca in Egitto? "Se si tratta della prima volta, suggerirei un viaggio organizzato: esistono infatti delle difficoltà oggettive sul piano organizzativo. Poi, raccomando di non fermarsi all'Egitto dei faraoni, ma di accostarsi anche alle culture copta e islamica, di cui esistono importanti testimonianze soprattutto al Cairo. Le mete accessibili ai turisti sono oggi, oltre alla capitale, Alessandria, Assuan, Luxor e Tebe: il resto è off-limits, per ragioni di sicurezza. Se qualcuno, per validi motivi, vuole recarsi in altre località, deve richiedere un particolare permesso e accettare la scorta. La nostra missione, a Gebelein, viaggia sempre scortata". Infine, qualche indirizzo utile?: "Un soggiorno al Mena-house del Cairo (con vista sulle piramidi), al Cataract di Assuan o al Grand Hotel di Luxor: tutti in stile '800 inglese".

Le crociere
Lungo il Nilo sugli hotel galleggianti
Oltre duecento le imbarcazioni che regolarmente navigano il Nilo. Gli itinerari sono gli stessi per tutti: da Aswan ad Abydos e durante la stagione invernale da Luxor al Cairo. La differenza la fa la nave e chi e come la gestisce. I battelli fluviali attraccano nei siti più importanti e consentono di visitarli accompagnati da guide esperte. Sono una sorta di hotel galleggianti.
Rallo Viaggi [info presso le agenzie di viaggi], uno degli operatori italiani più presenti in Egitto e quindi anche uno dei suoi più profondi conoscitori, gestisce in esclusiva due navi: la Nile Jewel (a detta dell'operatore la più amata dalla clientela) e la Royal Orchid, ultima entrata nella flotta Rallo. La Royal può portare fino a 50 passeggeri, tutti sistemati in cabine esterne a letti bassi con servizi privati e dotate di ogni comodità. Le quote delle crociere partono da 2.190.000 lire tutto incluso.
Francorosso [info presso le agenzie di viaggi] lancia una formula speciale per le motonavi Miss Sara, Queen Elisa e Pyramisa Champollion che l'operatore torinese gestisce in esclusiva. La formula prevede: cucina italiana, drink di benvenuto, serata orientale, un party con spettacolo di danze nubiane, uno a sorpresa, disco music tutte le sere e tè pomeridiano con pasticcini. Insomma, coccola i suoi ospiti italiani facendoli sentire un pò a casa loro. Le quote partono da 1.920.000 lire, tutto incluso.
Origini [06-85301631] propone tre navi: la lussuosa Liberty, la Nile Pioneer e le motonavi Nabila Nile Cruises. La Liberty, una delle più prestigiose sul mercato, è stata interamente progettata da architetti di fama internazionale che hanno ricreato al suo interno un'atmosfera retro d'altri tempi. Le cabine sono tutte suite: 72 di cui 66 junior e 6 Presidential. Tutte hanno il balcone esterno sul Nilo. Tra i comfort una piscina riscaldata con vasca Jacuzzi. I prezzi partono da 2.080.000 ire, tutto incluso. Interessante la proposta di una navigazione sul Nilo con estensione finale sul Mar Rosso con prezzi a partire da 2.760.000 lire.
Best Tours [info presso le agenzie di viaggi] offre un'ampia selezione di motonavi nel suo catalogo interamente dedicato all'Egitto. Prezzi a partire da 1000€.

DA VEDERE

Museo Egizio
Midan Tahrir
www.egyptianmuseum.gov
Orario lun-dom 9-14
Ingresso E£20 (studenti E£10); sala delle mummie reali E£40 (studenti E£20)

Qui si entra nel mondo meraviglioso della millenaria civiltà faraonica, uno scrigno colmo di ricchezze e di bellezza, statue, sarcofaghi, maschere funerarie, bassorilievi, utensili, papiri, bronzi, gioielli, antiche  barche, mummie e, per finire, il celebre tesoro di Tutankhamon. Le raccolte sono ripartite in due grandi sezioni: al piano terra le sculture, al piano superiore gli arredi funerari e gli oggetti ritrovati nelle tombe.   Forse è più opportuno visitare il museo al ritorno dalla Valle del Nilo (per essere più pronti a cogliere la magia di simili capolavori); si trova nelle adiacenze di Midan el Tahrir, la grande piazza dove si  concentrano le agenzie di viaggio, le compagnie aeree, la stazione dei pullman, i migliori negozi e molti dei principali alberghi.
Mezza giornata spesso non è sufficiente per apprezzarne la ricchezza.

Museo di Arte Islamica
Orario lun-dom 9-16, ven chiuso
dalle 11.30 alle 13.30
Ingresso E£16, studenti E£8

È un'imponente struttura sita in Midan Ahmed Maher; qui, dove la fede mussulmana vieta la rappresentazione della figura umana, nelle decorazioni l'arte si sbizzarrisce in infinite variazioni di motivi geometrici  o floreali (i classici arabeschi), sia nei vetri che nel vasellame e nelle piastrelle.

Museo Copto
Orario lun-dom 9-17
Ingresso E£16, studenti E£8

Un affascinante viaggio nell'Egitto meno conosciuto, quello compreso fra la fine del periodo faraonico e l'inizio di quello islamico. I reperti, provenienti soprattutto da collezioni private, raccontano l'evoluzione  dell'arte egiziana dal periodo ellenistico all'acme dell'era cristiana, nel VI secolo.

Siti archeologici


Giza
Alla periferia della città -minacciata dall'avanzare dei nuovi quartieri periferici- sorge l'immensa necropoli di Giza. Luogo in cui Khufu (Cheope) fece erigere il suo grandioso complesso funerario, a 10 chilometri dal Cairo. La piramide più grande si trova sull'altopiano principale, intorno ad essa i due figli di Cheope fecero aggiungere le proprie piramidi, di poco più piccole della principale. Uno dei due, Chefren, fece anche modellare la Grande Sfinge. Durante i solstizi al tramonto, le due grandi piramidi formano in mezzo a loro un gigantesco geroglifico dell'eternità. Gli interni delle Piramidi aprono verso le nove, ma l'alba è il momento giusto per non avere la vista ostacolata da centinaia di turisti.

Saqqara

A differenza di Giza, a Saqqara è ancora il deserto che domina il paesaggio; malgrado sia abbastanza vicina alla capitale (30 km) la località è alquanto trascurata dai turisti e priva di quella ressa che è  presente altrove.
E' il più antico cimitero dell'Egitto antico. Si trova su una collina desertica nella zona sud-ovest del Cairo. Dominato dalla piramide a gradoni di Zoser e dall'insieme funebre costruito dall'architetto Imhotap per il re Zoser. Sul lato meridionale della piramide a gradoni c'è la piramide di Unas, ultimo re della quinta dinastia. La camera mortuaria al suo interno è coperta da una cupola intarsiata di stelle poste in un cielo azzurro. Il pozzo persiano che si trova vicino a questa piramide è profondo 25 metri, sul suo fondo si aprono una serie di tombe. Saqqara è anche famosa per le tombe dei nobili che portano il nome di "Mastaba". Le loro mura, di epoche diverse, raffigurano scene di vita giornaliera.


Luoghi cristiani
Chiesa di Abu Sergia. è la più antica chiesa copta del Cairo e sorge dove secondo la tradizione sarebbe vissuta la Sacra Famiglia quando San Giuseppe lavorava alla fortezza.
Sitt Barbara. è una delle chiese più belle della città vecchia, dedicata alla santa di cui conserva le reliquie.
Mari Girgis. Sede del patriarcato greco-ortodosso dalla strana forma circolare uguale ala torre che la sorregge.


Mohammae AlìLuoghi islamici
Moschea di Ibn Tulun. Occupa una superficie molto estesa e contiene una ricca collezione di motivi decorativi in stucco. L'edificio è rimasto immutato dall'879. Impareggiabile la vista dal suo minareto.
Moschea di Alabastro o Moschea di Muhammad Alì. Eretta in stile imperiale turco, la moschea è ricoperta da numerose cupole. È detta di alabastro perché è con questo marmo che fu rivestito l'esterno.

Possibile Itinerario

Un itinerario che cerchi una continuità tra le varie anime del Cairo può iniziare nel quartiere misto di Cairo Vecchio che, presso i resti della fortezza romana di Babilonia, racchiude le più significative testimonianze dell'antica cristianità, con il convento copto di San Giorgio e le chiese di Santa Barbara e Al Muallaqah, detta 'La sospesa', la più bella, famosa e antica delle chiese cristiane del Cairo. Impressiona, qui, il trovarsi di fronte una religione i cui riti giungono immutati dai primissimi secoli dopo Cristo. La storia cristiana del Cairo è raccontata nel vicino Museo Copto (vedi capitolo successivo). Dalla Cittadella, costruita dal grande Saladino sui contrafforti del monte Mokattam, inizia la scoperta della città islamica, con la moschea mamelucca di Muhammad El-Nasir e quella di Muhammad Ali, detta 'di Alabastro'. L'attiguo quartiere di Ibn Tulun è forse il più ricco di testimonianze artistiche della città. La moschea di Ibn Tulun, la più antica, è anche un esempio di armonia ed eleganza formale. La madrasa di Hasan, principale centro di insegnamento coranico in Egitto, è considerata uno dei massimi capolavori dell'architettura araba in Egitto; non lontano, la Moschea Azzurra deve il suo nome al colore delle ceramiche, in stile siriano, Ibn Tulun, ancora in parte delimitato dalle imponenti mura medievali, è il cuore islamico del Cairo, un mondo pieno di odori e colori, di donne velate, artigiani, mercanti e sfaccendati, il tutto all'ombra di moschee fatiscenti ed eleganti scuole coraniche. Qui, l'adesione all'Islam è totale, una componente di vita essenziale che si cerca di imporre anche nei costumi dell'Egitto moderno. E così l'Islam al Cairo è anche il suono martellante di migliaia di altoparlanti da cui, cinque volte al giorno, i muezzin lanciano l'appello alla preghiera. Ma il volto più caratteristico della città si trova nel grande bazaar di Khan El Khalili, mercato fondato dal sultano Khalil alla fine del XII secolo. I mille negozi stracarichi di merce divisi per settori: spezie e profumi, abiti e caftani, narghilè e papiri, gioielli in oro o argento, oggetti in rame o ottone; con le fumerie sempre piene di gente, la musica a ogni angolo di strada e la caotica folla che anima il mercato, nelle viuzze e nelle botteghe, hanno mantenuto una loro autenticità e sono di enorme suggestione per il viaggiatore. Una suggestiva vista della città medievale si può godere dalle torri che sovrastano la porta di Bab Zuweila, luogo deputato alle esecuzioni capitali durante il periodo di dominazione dei Mamelucchi.  Accanto al rumore delle strade e alle oasi di silenzio che sono le moschee, c'è anche un immenso buco nero, un vero angolo d'inferno dantesco: la Città dei Morti. Questo vasto cimitero fu utilizzato dopo la guerra dei Sei Giorni da migliaia di profughi della zona del Canale, ma con il crescente inurbamento è stato man mano invaso da milioni di abusivi, che si sono installati in via definitiva nelle tetre case-tomba.



MANGIARE
La cucina egiziana è ricca di aromi e spezie, dal sapore intenso, con influenze mediterranee e mediorientali. Fave e lenticchie sono gli ingredienti di base, preparati in umido o lessati come minestre o a crudo. La carne più mangiata è il montone, alla griglia servito a fette sottili con prezzemolo (kebab). Pollo, piccioni e quaglie alla griglia sono molto diffusi. Il pesce non appartiene alla tradizione egiziana, viene servito solo nelle località balneari e in ristoranti prestigiosi del Cairo. Da bere tè (shay) e karkadè, caldo o freddo.

Al Cairo ci sono migliaia di ristoranti per tutte le tasche, quelli con gastronomia locale o internazionale, i bei ristoranti dei grandi alberghi e quelli che si trovano sopra i battelli ancorati sul Nilo. Tutta la serie dei fast-food e gli economici buffet offerti dai coffee-shop degli alberghi, sono le opzioni più economiche e meno pericolose.

SHOPPING
Lo
shopping al Cairo si concentra a Khan al-Khalili e dintorni. I prezzi non sono fissi, anzi, è d'obbligo contrattare, meglio se davanti a una tazza di caffé o ad un bicchiere di coca cola alla maniera antica degli orientali.
Oro e argento, lavorati sulla base di motivi decorativi faraonici, cristiani e islamici. Il prezzo sale in base alla quantità dell'oro usato e al fatto che i segni siano incisi o applicati. Anelli, gemelli, braccialetti decorati da geroglifici. E ancora: copie di antichi amuleti come l'occhio di Horus, l'ankh, lo scarabeo e la mano di Fatima (potente amuleto contro il malocchio). All'interno del bazaar di Khan al-Kahili, la via degli orefici Sh. Mu'izz al-Din Allah, si trova a ovest degli edifici principali.
Risale all'epoca dei faraoni la lavorazione dei metalli come rame e ottone. tra gli oggetti: candelieri, statue, brocche, vasi, bracieri, narghilè e gli splendidi vassoi in ottone cesellati e sistemati su un sostegno ligneo. Molto popolari il mobilio e le tavole da gioco intarsiate in madreperla, a seguire scatole e scatoline di varie dimensioni. Vasi, portacenere e statuette in alabastro, estratto ancora oggi dai monti meridionali.
Uno dei souvenir più popolari e più inflazionati è la carta di papiro, originariamente usata dagli antichi Egizi per registrarvi sopra le proprie credenze ed esperienze. I dipinti su papiro sono molto belli ma facilmente falsificabili con banali foglie di banano pressato (queste ultime sono più scure e grossolane). Incenso, tappeti, arazzi, tessuti in cotone e seta, per finire.

Trasporti pubblici
Il taxi è l'unico modo per girare in città, gli autobus e i minibus sono superaffollati. Di taxi ce ne sono tanti e la spesa è irrisoria per gli standard occidentali.
Chi si vuole spostare con i mezzi pubblici deve evitare le ore di punta: 9-11 e 15-17, quando metà della gente ciondola fuori dall'autobus per l'impossibilità di sedersi.
I microbus sono la nuova moda degli abitanti del Cairo. Sono sicuramente migliori degli autobus perché dentro non ci si può stare in piedi. Partono quando sono pieni. Purtroppo non si capisce bene dove vadano, non è indicato in nessuna lingua; il più usato è quello che parte di fronte all'hotel Nile Hilton e porta alle Piramidi.
Esiste anche una metropolitana, efficiente, pulita ed economica. Tocca quasi tutti i punti della città ed entro la fine del 1999 è previsto un allungamento fino a Giza. è in funzione tutti i giorni della settimana anche durante le feste ufficiali. In estate opera dalle 5,30 fino a mezzanotte ogni sei minuti. Le stazioni sono
segnalate da una grande M rossa.
Da evitare il noleggio auto: le strade sono sempre intasate e gli egiziani guidano in modo indisciplinato.

Che tempo fà al Cairo

Partire quando sì, quando no
GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DEC
Legenda:    ottimo    buono    discreto


Temperatura massima / minima
GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DEC
18/8 21/9 24/11 28/14 33/17 35/20 36/21 35/22 32/20 30/18 26/14 20/10


Giorni di pioggia
GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DEC
3 2 2 1 1 0 0 0 0 1 1 3

Consigli Utili

Il Cairo è una città mussulmana, e quindi la prima buona regola di comportamento è evitare di offendere la sensibilità religiosa di gente molto rigorosa; uomini e donne sono perciò invitati a non mostrare la pelle nuda in pubblico e a vestirsi in maniera consona per visitare le moschee. Qui si lasceranno le scarpe all'ingresso, si eviteranno le minigonne o i bermuda, si cercherà di astenersi dalle visite nei momenti di preghiera. Anche fare foto alla gente per strada, senza permesso esplicito da parte degli interessati, può portare a situazioni spiacevoli; l'alcol nelle zone rurali e beduine non è affatto ben visto; nel periodo del Ramadan è considerato di pessimo gusto girare per strada mangiando e bevendo; piccole mance sono attese da baristi, camerieri, tassisti, guide, facchini, ecc. Occhio al portafoglio e niente sfacciate ostentazioni di ricchezza.


 

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mercoledì, 23 febbraio 2005

                                           IL CAIRO

Il Cairo (arabo        Al-Qahirah), è la capitale dell’Egitto. Essa è abitata da circa 7.150.000 abitanti nel suo agglomerato urbano e si estende lungo le due rive del fiume Nilo a distanza di venticinque chilometri dal delta del fiume. La città, nella sua parte vecchia e nuova è formata da 24 zone, che possono definirsi quartieri, comprensive dei comuni della provincia di Giza, piana delle piramidi compresa.

La zona di Al Azbikya costituisce il fulcro dell’attività amministrativa della capitale, anche se alberghi, ministeri ed infrastrutture si estendono soprattutto nella parte nuova della città. Nella zona orientale invece, si trovano gli antichi quartieri, con stradine caratteristiche fatte di cunicoli e vecchi edifici. Il Cairo nella sua zona industriale è un centro che negli anni si è specializzato nelle lavorazioni siderurgiche, le cui materie prime sono importate prevalentemente da Assuan e poi lavorate per essere esportate nel resto del mondo. Non trascurabile è la lavorazione della gomma e quella delle stoffe.

Questo aspetto, per niente trascurabile, ha permesso una grande espansione demografica, annoverando la città stessa tra quelle più popolose. Intorno agli stabilimenti si sono sviluppati quartieri di fascia medio alta, quindi il livello di civilizzazione, inteso quale livellamento agli standard medio borghesi è salito in maniera considerevole. Numerosi spazi verdi sono comunque restati incontaminati, in particolare nei quartieri orientali di al Darb ed al Ahmar.

Il Cairo è in continua crescita, ed il fabbisogno di collegamenti stradali e ferroviari è molto elevato. Molteplici sono le arterie nate per sopperire a quest’esigenza che negli anni è cresciuta considerevolmente. Due ferrovie, oltre alle varie strade, collegano i quartieri di Hilwan ed Helyopolis con il centro de Il Cairo, che dispone oltretutto di due aeroporti internazionali e di altri due per i voli nazionali.

Museo

Da visitare Il Museo Egizio, la Chiesa di al-Mu’Allaqa, il museo copto, le rovine dell’antico forte romano di Babilonia, la Chiesa di San Sergio. Tutte le vie de Il Cairo sono dense di storia; basta passeggiare negli antichi quartieri per trovare disseminate molte moschee, ricordiamo quella di al Azhar, quella di Hakim, e la celebre moschea di Hasan, ricordo dell’epoca dei Mamelucchi, seguita da quella di al Barquqiyya e da innumerevoli altre, la cui conservazione non è però ottima.

         Moschea di Hassan e di Rifai 

Scendendo lungo le antiche mura si può visitare una necropoli antica,ben conservata e tutt’altro che fatiscente come quella dei Mamelucchi.Impossibile elencare qui ogni angolo de Il Cairo,perché basta assoldare una guida locale per scoprire che ogni pietra che compone gli edifici della antica Capitale ha una propria storia, e i quartieri nascondono come antichi scrigni nelle piramidi monumenti indescrivibili; altrettanto impossibile è descrivere la magnificenza della Moschea di Ibn Tulun, costruita nell’877,mai restaurata,eppure in ottimo stato di  conservazione.

 

 

 

 spezie

Ogni angolo de Il Cairo è ricco di mercatini, soprattutto nella zona antica, dove si possono trovare souvenirs caratteristici fatti a mano a pochi passi da banchi-ristorante, dove per pochi spiccioli si possono gustare mais arrostito e Soukstuzzichini di carne. La vendita dei metalli lavorati è predominante; il rame e l’ottone sono sbalzati a regola d’arte secondo le antiche tradizioni e vengono commerciati in ogni angolo di strada, unitamente a ceramiche artistiche e terracotte.

       

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