Mal D'Egitto

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venerdì, 19 maggio 2006

L’EGITTO CHIEDE ALLA GERMANIA LA RESTITUZIONE DEL BUSTO PIÙ FAMOSO DEL MONDO

Nefertiti, la regina contesa

18/5/2006

di Marina Verna

BERLINO. Dicono che il busto di Nefertiti - bellezza perfetta, illuminata da una luce interiore - valga da solo un viaggio a Berlino. Ma adesso il sovrintende alle antichità egizie, Zahi Hawass, lo rivuole, sostenendo che è stato portato via con l'inganno. «Non è vero, il governo ottomano lo consegnò nel 1913 al mecenate berlinese James Simon, che aveva finanziato gli scavi. Abbiamo i documenti», ribattono dalla Fondazione per il Patrimonio culturale prussiano, che ne è proprietaria. Il tiro alla fune è cominciato, tra documenti legali e piccole astuzie.

Fu l'archeologo tedesco Ludwig Borchardt che, scavando nel 1912 nel quartiere degli artigiani di Akhenaton, trovò nella bottega dello scultore Thutmosi il busto un pietra calcarea - alto mezzo metro, in testa l'alto copricapo blu riservato alle sovrane, l'occhio sinistro ancora incompiuto -, che identificò come Nefertiti, sposa di Amenofis IV, re d'Egitto nel XIV secolo a. C.

In base all'accordo di concessione degli scavi, Borchardt poteva tenere per sé la metà dei reperti. Si portò dunque via Nefertiti, che consegnò al suo finanziatore Simon. Il banchiere la tenne con sé qualche anno e nel 1921 la donò al Museo egizio di Berlino. In meno di un secolo Nefertiti ha traslocato sei volte: nella Berlino divisa stava a Ovest, in una sala del Museo a Charlottenburg tutta foderata di feltro nero. Dall'anno scorso è tornata a Est, all'Isola dei Musei, in una sala dipinta di bianco.

Ma l'Egitto non si dà per vinto: Nefertiti fa parte di una lista di opere - tra le quali la stele di Rosetta, lo zodiaco di Dendera e il busto di Akhenaton - che vorrebbe assolutamente indietro. Qualche giorno fa Hawass, a Berlino per l'inaugurazione della mostra Tesori sommersi d'Egitto, è tornato alla carica: «Nefertiti è stata portata via con l'inganno, coperta di fango perché le autorità che dovevano dare il benestare non la riconoscessero». Sul piano legale, però, non ha chance. E allora ieri ha fatto una proposta: una cessione temporanea di tre mesi per la mostra che l'Istituto archeologico tedesco sta organizzando al Cairo per il 2007, quando cadrà il suo centenario. Il Museo Egizio di Berlino ha subito fiutato la trappola: in Egitto una legge stabilisce che qualunque reperto locale torni in patria come prestito, non va più restituito. Neppure se acquisito legalmente. Dunque, Nefertiti resta dov'è: «Dopo tremila anni, non ha più voglia di viaggiare. E un nuovo cambiamento di clima sarebbe dannoso per i suoi colori». Hawass ha già replicato minacciando di boicottare gli attuali scavi tedeschi. Ma i prussiani non si lasciano impressionare: hanno i sigilli dell'impero ottomano in cassaforte.

FONTE: La Stampa

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venerdì, 10 marzo 2006

Il Papiro di Artemidoro, una storia incredibile

Dall’Egitto all’Europa, dal I secolo a.C. al 1800, da supporto per un’opera geografica a catalogo a pseudo-sarcofago a… Torino, dove una mostra ne racconterà l’incredibile storia

Presso Palazzo Bricherasio, a Torino, l'8 febbraio aprirà i battenti la mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi dall'Egitto greco-romano” che si potrà visitare fino al 7 maggio. Occhi puntati dunque sul Papiro di Artemidoro, l'eccezionale reperto di epoca tolemaica che riemerge dopo duemila anni in cui era stato lasciato nel dimenticatoio. Oggi dunque occorre ringraziare la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo innanzitutto per averlo comprato, destinandolo al Museo Egizio di Torino, e poi per averlo fatto restaurare.
Se il Papiro è il protagonista indiscusso dell’appuntamento culturale nella città del Lingotto, non sono però da meno gli oggetti che gli faranno da corteggio: centoventi reperti di eccezionale valore saranno suddivisi nelle tredici sale attraverso cui verrà illustrata la storia del papiro, ma anche l’arte e la cartografia dell’epoca egizia, greca e romana.

Claudio Gallazzi, il curatore della mostra, il giorno della presentazione presso la sede della Stampa Estera di Roma ha affermato: “Le mostre sui papiri non hanno mai avuto successo di pubblico, ma questo è un papiro fuori dall’ordinario che ha permesso di scrivere pagine nuove nel campo della letteratura greca, della cartografia e della storia dell’arte. Come è possibile che un solo papiro contenga un così grande tesoro? Semplicemente perché venne utilizzato più volte, da più persone e a più scopi.

il papiro fornisce oggi non solo un'ampia porzione del testo perduto di Artemidoro di Efeso, ma anche la più antica carta geografica di età classica a oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici e un taccuino con disegni di figura.

La “vera” storia del Papiro di Artemidoro
E’ una storia davvero insolita che ebbe inizio ad Alessandria , in Egitto, negli anni 30-40 a.C. e si concluse quando diventò Libro della Geografia di Artemidoro di Efeso, un geografo vissuto tra I e II secolo a.C.
Questa era un’opera monumentale che si componeva di undici libri (in seguito un punto di riferimento per Strabone, Elenio e Marciano).
Ma, ahimè, il tempo poco ci ha lasciato di quest’opera mastodontica, se non cinque colonne di testo. Ebbene queste appunto si trovano sul papiro: sono il II Libro e parlano della penisola Iberica, vi è un’introduzione, tre colonne sul lavoro del geografo e una sulla penisola iberica dove sono descritte le coste e segnate le distanze tra le località.

2,5 metri per due (cioè retro più verso)
Tanto per incominciare è assai lungo, ben 2,5 metri. Ma l’estensione inganna, infatti questa è solo una parte di un papiro assai più esteso, sicuramente mancano le carte geografiche, perché il copista lasciò delle parti in bianco affinchè un disegnatore le riempisse con le mappe. Venne anche il turno del cartografo e disegnò la provincia Betica della penisola iberica, facilmente identificabile perché un grande fiume, il Betis appunto, la attraversa. Però qualcosa andò storto e non portò a termine il lavoro: si accorse di aver commesso un errore. Accidenti! Era la mappa sbagliata! Non quella avrebbe dovuto trovarsi in apertura del rotolo, ma quella della penisola per intero.
Niente da fare, l’errore commesso era fatale, papiro in quel modo era sfregiato, inutilizzabile.
E comunque c’è un però: il verso del rotolo era bianco, utilizzabile insomma, ma per scopi certamente meno nobili. Si trasformò in repertorio di bottega da cui i clienti sceglievano il disegno necessario al lavoro da svolgere: vi vennero raffigurati animali come giraffe, tigri e fenicotteri, attinti dalla realtà, ad altri di fantasia, come il tonno sega, o mitologici come il grifone, ognuno comunque ben identificato dal nome indicato accanto.

Quello che restava del recto
Una volta scritto il verso, alcuni allievi di bottega lo girarono nuovamente, per sfruttare le parti bianche del recto, quelle in pratica dove le mappe avrebbero dovuto trovare spazio, secondo il progetto originario.
E se il verso era servito da catalogo, questo lato era destinato a fungere da quaderno per le esercitazioni: i ragazzi raffigurarono così parti anatomiche del corpo umano, come teste, piedi e mani.

Dalla bottega alla tomba, il passo fu breve
Orbene consideriamo che fino circa alla fine del I secolo a.C. il papiro circolo nella bottega per illustrarne il repertorio. Poi però non vi era più spazio per disegnavi sopra, o forse anche si era fatto un po’ logoro, fu così venduto come carta da macero.
Lo acquistò qualcuno a cui serviva per realizzare il cartonnage della maschera di una mummia. Niente di insolito in questa prassi che si era diffusa già dal 1000 a.C.: la carta in pratica veniva incollata, ricoperta di gesso e dipinta, il tutto per fungere da sarcofago, un articolo molto costoso.

Nel 1800
Ebbene la mummia avvolta nel Papiro fu recuperata alla fine del 1800 e il surrogato di “sarcofago” fu acquistato da un collezionista. Quando questi morì, il rotolo fu comprato da un altro collezionista, tedesco. Fu a costui che venne l’idea di smembrare il cartonnage: vennero fuori così cinquecento pezzi e venticinque documenti. Tra questi, il Papiro di Artemidoro si componeva di ben cinquanta frammenti.

Grazie a quel cartografo tanto maldestro!
Chissà perché è proprio lui il sospettato, forse perché sbagliò mappa senza avvedersene. Forse poi con altrettanta sbadataggine, quando il papiro era ancora integro e arrotolato, bagnò per errore il rotolo. In questa maniera i disegni e le scritte che trovavano posto sul recto, lasciarono i loro calchi sul verso. Oggi la tecnologia ha permesso di ricostruire i segni invisibili a occhio nudo, sopperendo agli spazi creatisi con gli strappi del papiro.
Non è escluso pertanto che nuovi aspetti verranno fuori in seguito.

Questa storia davvero intrigante è ricostruita nel percorso della mostra: è illustrata la lavorazione del papiro e del cartonnage al mondo egizio, greco e romano, è spiegata la cartografia, la rappresentazione degli animali, i disegni di figura, vengono illustrate le botteghe, la storia dell’illustrazione libraria ed anche altri papiri che hanno avuto un destino in parte simile.

La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 18.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30.

da http://www.ineuropaonline.it del 10-03-2006

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venerdì, 03 marzo 2006

Nefertiti e i giochi di potere

L'Egitto è una miniera archeologica minacciata. E protetta da un controverso personaggio

In una conferenza sullo stato dei tesori archeologici egiziani, tenutasi a inizio febbraio, diversi addetti ai lavori si sono lamentati del degrado in cui si trovano i siti archeologici del Paese. Colpa degli errori delle agenzie del governo e di molti individui senza scrupoli, hanno concordato gli studiosi, ma anche dell’edilizia sregolata e delle coltivazioni abusive. Il responsabile della protezione dei monumenti storici egiziani è Zahi Hawass, direttore generale del Supreme Council for Antiquities, Sca. Hawass ha parlato di oltre seimila casi di violazioni dei tesori storici del paese, accusando il 90 percento dei custodi dei siti di condurre attività illegali in cambio di mazzette. 
  Zahi Hawass
Il faraone delle piramidi. Le seimila violazioni citate da Hawass sono avvenute nel 2003, mentre sul periodo successivo non esistono dati certi. Si tratta, secondo molti addetti ai lavori, di un’omissione per coprire le sue responsabilità. Zahi Hawass è infatti considerato il faraone delle piramidi, l’uomo che ha l’assoluto controllo sui tesori del Paese e decide con pugno di ferro tutto quello che si può dire sui reperti scoperti in Egitto. Hawass è una figura controversa, che da un lato cavalca la retorica anticoloniale – come quando dichiara che “se la Gran Bretagna intende rifarsi una reputazione deve per prima cosa rendere all’Egitto la Stele di Rosetta, che è l’icona della nostra identità”, ma che dall’altro si è spesso trovato al centro delle cronache per episodi di conflitto di interessi, abusi e corruzione. Dal 2003 a oggi ha espulso dal Paese 14 spedizioni archeologiche e negato l’accesso a centinaia di altre. Possiede le chiavi di tutti i siti più importanti e decide sistematicamente chi può scavare e dove, ma non solo, lo Sca si riserva l’esclusiva di annunciare qualsiasi scoperta venga fatta sul territorio egiziano: “Ci sono specialisti che scavano sperando di non trovare nulla di significativo - racconta un archeologo britannico – perché, se scoprissero qualcosa, lo scavo verrebbe subito chiuso e il loro posto verrebbe affidato ad altri studiosi locali.” Secondo la testimonianza di una statunitense impiegata nel National Geoghraphic, Hawass avrebbe preso tangenti, depositate su conti esteri, da parte di diverse emittenti internazionali per consentire loro l’accesso ai siti. Diversi produttori si sono anche lamentati dell’obbligo di intervistarlo in ogni documentario e della sua passione per le comparsate televisive, in cui mostra orgoglioso il suo cappello da Indiana Jones.
 
Busto di NefertitiLa ‘bomba’: Nefertiti. A inizio febbraio il Guardian riportava la scoperta di alcuni archeologi statunitensi, secondo cui i templi dell’area attorno a Luxor sono minacciati dalle acque salate che filtrano dai canali di irrigazione del Nilo. L’annuncio non è stato dato dagli statunitensi, ma da Hawass che poi, sempre a febbraio, ha fatto lo stesso coi risultati di altre due spedizioni: la scoperta della mummia della prima donna faraone e quella delle statue di Ramsete II in un tempio solare nei press del Cairo. Il primo marzo Zahi Hawass è apparso in televisione per un altro annuncio bomba: “Uno dei sette sarcofagi trovati alcune settimane fa nella valle dei Re potrebbe contenere la mummia di Nefertiti, la regina immortale cercata per secoli, della quale fino a oggi era noto solo un ritratto. Anche in questo caso la scoperta sarebbe stata di un’equipe di archeologi di Menphis, ma Hawass ha confermato la scoperta dicendosi pressoché certo dell’attribuzione. Curiosamente l’ipotetica scoperta della mummia della regina Nefertiti era già stata annunciata nel 2003 da Joann Fletcher, di Discovery Channel. La Fletcher aveva trovato una mummia femminile, proprio nella valle dei re, ma Hawass aveva fatto di tutto per boicottare il suo lavoro, mettendo in dubbio che si trattasse di un corpo femminile, negando la possibilità dei test di conferma e contestando le competenze della studiosa. La Fletcher aveva infranto le regole del gioco, la sua rete è stata interdetta dal lavorare in Egitto perché, essendo un canale commerciale, pretendeva l’esclusiva sugli annunci dei ritrovamenti. Lo stesso Hawass, in un’intervista ad al Ahram, aveva dichiarato: “Gli archeologi devono fornire rapporti ufficiali dei loro risultati. Solo allora noi decidiamo se e quando fare l’annuncio ai media”. Forse, due anni dopo, quel momento è arrivato.

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lunedì, 27 febbraio 2006

In Egitto scoperte due statue di Ramsete II

Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare.
Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare. Il tempio, con all’interno le statue di granito rosa, è stato portato alla luce sotto un mercato del giovedì a Ain-Chams (ex Eliopoli, secondo il nome attribuito alla città dai greci), oggi un sobborgo del Cairo. In questo sito erano già state scoperte due pregevoli tombe della 26/ma dinastia.

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venerdì, 24 febbraio 2006

MUSEI: A BOLOGNA RIVIVE LA STORIA DELL'ANTICO EGITTO

Bologna, 23 feb. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Il Museo Civico Archeologico di Bologna, domenica 26 febbraio, propone due incontri per permettere agli amanti della storia antica di riscoprire la magnificenza di una grande epoca e rivivere un carnevale speciale. La lettura di brani tratti dalla letteratura egiziana e un cammino tra gli oggetti esposti al Museo raccontano la storia dell'Antico Egitto. E' questo il tema centrale della visita guidata dal titolo ''Antico Egitto: 3000 anni di storia ci guardano dalle vetrine del museo'', proposta dall'egittologa Barbara Faenza, alle ore 11.00. Non una semplice successione di sovrani, ma un percorso di lettura originale per comprendere il cambiamento e lo sviluppo della vita sociale, della figura del faraone e dell'ideologia regale nel corso degli anni.

Nel pomeriggio, alle ore 16.00, per la rassegna ''Curiosita', terribile passione'', l'archeologa Federica Sacchetti presenta ''1874: il Carnevale degli Etruschi a Bologna e la nascita del Museo Civico Archeologico''. Un'occasione per rivivere l'entusiasmo e l'interesse col quale Bologna accolse la mascherata storica, organizzata sull'onda delle nuove scoperte archeologiche, una grande sfilata di circa mille persone, raffigurante l'ingresso degli Etruschi a Bologna, accolti con tutti gli onori dal re del carnevale, il Dottor Balanzone.

da
Adnkronos

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venerdì, 10 febbraio 2006

Cinque i sarcofagi, intagliati come sagome umane, con maschere dai colori funerari

Egitto, ritrovata tomba intatta nella Valle dei Re

L'ultima scoperta nella stessa area risale al 1922 quando l'inglese Howard Carter rinvenne la mummia di Tutankhamon

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Il Cairo, 9 feb. (Ign) - Una tomba intatta è venuta alla luce nella Valle dei Re, nel sud dell'Egitto. L'eccezionale scoperta fatta da un gruppo di archeologi statunitensi è la prima nella zona da quando, nel 1922, fu rinvenuta la mummia di Tutankhamon. Lo ha riferito un membro della spedizione, alla Abc.

La tomba contiene cinque o sei mummie conservate in sarcofagi apparentemente intatti. ''E' molto piccola e risale all'ultimo periodo della 18sima dinastia'', ha spiegato una delle studiose sottolineando che proprio a causa delle ridotte dimensioni, gli archeologi ''non sono ancora riuciti ad entrare in maniera adeguata'' e per questo motivo non hanno ancora avuto la possiblità di identificare le mummie.

La 18sima dinastia ha regnato in Egitto dal 1567 a.C. al 1320 a.C., periodo di maggior fulgore del Paese. Nonostante la maggior parte delle tombe dei faraoni di quel periodo siano proprio nella Valle dei Re, sembra che le mummie ritrovate oggi potrebbero non appartenere a famiglie di regnanti.

''Ci sono molte tombe non reali nella valle. Non sarebbe affatto l'unica'', ha confermato l'archeologa, che ha chiesto di rimanere anonima, perché le autorità egiziane hanno in programma un grande evento mediatico sul posto domani.

Il Consiglio supremo egiziano delle antichità ha reso noto che la tomba, scoperta da una squadra dell'Università di Memphis negli Stati Uniti, contiene un ingente numero di grandi brocche. I cinque sarcofagi, intagliati come sagome umane, hanno delle maschere con colori funerari. Distante solo solo cinque chilometri da quella di Tutankhamon, la tomba - prosegue la nota - era ricoperta da pietrisco e materiale vario proveniente con tutta probabilità da un capanno degli attrezzi, risalente alla seconda metà della 19ma dinastia, più di cento anni dopo di quando venne sigillata.

da
Adnkronos

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mercoledì, 25 gennaio 2006

Torna alla luce statua della nonna di Tutankhamon

Un'equipe di archeologi della John Hopkins University ha ritrovato a Karnak una statua della regina Tiyi, nonna del 'faraone bambino'

Il Cairo, 24 gennaio 2006 - Un team di archeologi statunitensi ha riportato alla luce una statua della regina Tiyi, la sposa di uno dei più grandi faraoni dell'antico Egitto, nonna del faraone-bambino, Tutankhamon.

Tiyi era la sposa di Amenofi III (circa 1408-1372 a.C.), un faraone della XIII dinastia, il cui regno conobbe uno straordinario fiorire delle arti. E fu la madre di Amenofi IV, il faraone-eretico. Passato alla storia come Akhenaton, il faraone-eretico, sposo di N efertiti, spostò la corte faraonica da Tebe a El Amarna e diede vita ad un culto religioso monoteista incentrato sulla figura del disco solare, il dio Aton.

Dal matrimonio con Nefertiti, Akhenaton ebbe sei figlie; e riuscì ad avere il suo unico figlio maschio, Tutankhamon, da una moglie dell'harem, di nome Kyia. La regina Tiyi probabilmente aiutò il figlio a preparare Tutankhamon per il regno. Il team di archeologi della John Hopkins University ha trovato la statua in granito nero, alta 160 centimentri, nel tempio di Mut, nelcomplesso di Karnak. Priva delle gambe, ma complessivamente ben conservata, la statua, che risale a circa 3.400 anni fa, era sepolta sotto circa mezzo metro di pietre e sabbia.

dal Resto Del Carlino

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martedì, 03 gennaio 2006

Gli splendori dell’Egitto e le nuove metropoli a Torino

a cura di Giovanna Favro

  • 13 gennaio - 14 maggio: «Paesaggio e veduta da Poussin a Canaletto. Dipinti da Palazzo Barberini». Si vedranno 60 tele del XVII e XVIII secolo, firmate ad esempio da Bril, Van Bloemen, Canaletto, Salvator Rosa. (Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli).
  • 15 gennaio - 30 aprile: «La Sindone di Torino». Un cammino emozionale lungo le navate appena restaurate della Cripta del Duomo.
  • 16 gennaio - 26 marzo: «Forza motrice. Protagonisti del design e della tecnologia automobilistica italiana» (Centro storico Fiat, via Chiabrera 20) e «Mostra cinematografica Fiat» al Museo nazionale del Cinema. L’evoluzione dell’innovazione e dello stile, e, al Museo, manifesti storici, oggetti e immagini: la presenza dell’automobile nel cinema.
  • 20 gennaio - 2 giugno: «Torino al lavoro dalla ricostruzione allo sviluppo». (Museo diffuso della Resistenza, corso Valdocco 4).
  • 20 gennaio - 30 giugno: «Riflessi di pietra» e «La vita quotidiana nell’Antico Egitto». Le collezioni del Museo Egizio sono ripresentate nello straordinario allestimento scenografico di Dante Ferretti, con una mostra dedicata alla vita di tutti i giorni, dal lavoro alle feste, di quanti vissero lungo il Nilo.
  • 26 gennaio - 23 aprile: «Vittorio Sella alpinista e fotografo 1879-1909». Alla Gam, 200 fotografie realizzate dall’autore biellese.
  • 4 febbraio - 4 giugno: «Metropolis: La città nell’immaginario delle avanguardie». Alla Gam, la visione e l’interpretazione delle città nell’arte tra il 1910 e il 1920 a firma di Boccioni, Carrà, Sironi, Severini, Max Weber, e molti altri.
  • 7 febbraio - 30 aprile: «Eroi ed atleti: l’ideale estetico nell’arte da Olimpia a Roma a Torino 2006» (Museo di Antichità). Quaranta opere dell’arte classica legata alle Olimpiadi.
  • 7 febbraio - 14 maggio: «Corti e città. Arte del ‘400 nelle Alpi Occidentali» (Promotrice delle Belle Arti). La produzione artistica dal tempo di Amedeo VIII (1383-1451) alle soglie del 500.
  • 8 febbraio - 7 maggio. «Il Papiro di Artemidoro» (Palazzo Bricherasio). Riemerge dall’oblio il reperto di epoca tolemaica: la mostra ci condurrà tra i mosaici, le cartografie, le sculture e le pitture di arte greca a romana.
  • 10 febbraio - 19 marzo: «I disegni di Leonardo» (Biblioteca Reale). L’autoritratto-capolavoro realizzato negli ultimi anni di vita del genio.
  • 10 febbraio - 19 marzo: «Il Cristo crocifisso di Michelangelo». Alla Biblioteca Reale anche la scultura lignea attribuita al Buonarroti.
  • 16 marzo - 25 giugno: Metropolitanescape: immagini della città contemporanea (Palazzo Cavour).



    Da La Stampa del 31 Dicembre 2005

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domenica, 13 novembre 2005

L'Egitto in scena a Firenze
Asta record per Amenophis III

Firenze, 12 novembre 2005 - Stima record per una testa raffigurante il faraone d'Egitto Amenophis III che sarà battuta ad un' asta il 14 novembre da Pandolfini a Firenze: il pezzo partirà da una valutazione oscillante tra gli 85.000 e i 125.000 euro, una cifra molto alta per un mercato di nicchia come quello dei reperti archeologici.

La testa è in granito grigio scolpito e levigato e rappresenta il sovrano come una divinità.

Sotto il regno di Amenophis III (XVIII dinastia) l' Egitto godette di 39 anni di pace, periodo nel quale le arti figurative raggiunsero alti livelli qualitativi. L'asta di Pandolfini è l' unica dedicata in Italia all'archeologia e conterà 235 lotti.

Oltre a reperti egizi, saranno venduti reperti etruschi e romani; tra questi ultimi sono considerati importanti due ritratti scultorei maschili a grandezza naturale dell' imperatore Antonino Pio (138-161 d.C.) e una testa maschile di pregevole fattura che rappresenta un personaggio anonimo del II-III secolo dopo Cristo.

Fra i reperti etruschi sono presenti un'urna cineraria biconica con il coperchio costituito da un elmo in bronzo e la monumentale ceramica 'hydria apulia' decorata con figure rosse raffiguranti un gineceo. Questo reperto è stato dichiarato di interesse archeologico 'particolarmente importante' dalla Soprintendenza regionale ai beni culturali del Friuli Venezia Giulia.

Sempre da Pandolfini il 14 novembre si svolgerà un' altra asta con 365 lotti di libri e stampe antiche e moderne.

da Il Resto del Carlino


 

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domenica, 16 ottobre 2005

EGITTO: DA SINGAPORE UN ROBOT PER RISOLVERE MISTERO PIRAMIDE DI GIZA
ZAHI HAWASS, ESPLORERA' CUNICOLO E CI DIRA' SE ESISTE CAMERA SEGRETA FARAONE CHEOPE

Il Cairo, 15 ott. - (Adnkronos/Xin) - Le piu' sofisticate tecnologie per risolvere il millenario enigma della Piramide di Giza. Lo riporta l' 'Egytian Gazette', giornale egiziano di lingua inglese. Un robot, costruito da un'equipe di scienziati di Singapore, scalera' due stretti cunicoli all'interno della piramide per stabilire, una volta per tutte, se esiste o meno una camera segreta dove riposerebbe la mummia del faraone Cheope. Il direttore generale del Consiglio egiziano delle Antichita', Zahi Hawass, non vede l'ora di vedere in azione il robot, la cui costruzione ha necessitato due anni di lavoro.

da http://www.adnkronos.com/index.php

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