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Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltà egizia

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sabato, 01 aprile 2006

Scoperti strani cerchi vicino alle Piramidi

EGITTO, 22/03/2006 - Sono stati scoperti una settimana fa, ma ancora nessuno si è pronunciato su cosa possano essere. Una sola cosa è certa, per il momento: nel corso di una mappatura effettuata da satelliti sull'antica piana egiziana (l'area delle piramidi, tanto per intenderci), sono stati notati una serie di cerchi perfetti. Fenomeni legati agli ufo, all'esoterismo? Alcuni non escludono si possa trattare di qualche attività legata all'antica mitologia egizia. Ecco come ha dato la notizia il "Sole 24 Ore":

Il mistero, oltre modo enfatizzato dall’odierna temperie millenarista, torna a impadronirsi dell’Antico Egitto: interpretazioni legate all’esoterismo e addirittura all’ufologia si intrecciano a un’esegesi più canonica e maggiormente rispettosa delle istanze della civiltà dei faraoni di fronte all’ultima ed eclatante scoperta, che giunge dal Paese del Nilo. Una settimana fa, nel corso della mappatura sistematica operata da sofisticati satelliti sui luoghi-simbolo della civiltà egizia, sono stati ravvisati strani anelli a forma perfettamente circolare e non chiusi in un’area a 500 metri – 1 Km a sud della piana di Gizah. A poche centinaia di metri dalla Sfinge, ed in linea con essa secondo una verticale nord-sud, una dozzina di figure circolari si sono rivelate alla telecamera potentissima del rilevatore satellitare: sul terreno appaiono appena percettibili, evidentemente logorate dall’usura dei secoli e dall’azione incessante del vento, che ha livellato il deserto compatto ma friabile; tuttavia in origine dovevano essere dei solchi più netti e meglio definiti e sicuramente percettibili ad occhio nudo anche a livello del piano calpestato. Di fronte a un simile, inconsueto ritrovamento non sono ancora state avanzate interpretazioni incontrovertibili e l’Egittologia ufficiale non si è ad oggi pronunciata. Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo e promotore della mappatura satellitare dei luoghi archeologici (con il necessario sostegno del National Geographic), non si è ancora lanciato in una spiegazione convincente del fenomeno. In ogni caso i ricercatori del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo ritengono che non ci sia ragione per non far risalire la scoperta al variegato mondo mitologico e religioso dell’antico Egitto e che dunque essa debba essere spiegata con elementi interni al mondo dei faraoni. Qualcuno vorrebbe legare la presenza dei cerchi alla sfinge, che da simili, semplici figure verrebbe arricchita e legittimata nella sua funzione di custode dell’area sacra e cimiteriale della piana di Gizah; i cerchi andrebbero ad aggiungersi e a completare gli elementi recentemente rilevati e inerenti a questa statua metà uomo-metà leone (nel corso di un decennale restauro sono stati evidenziati quattro cunicoli nel corpo della sfinge, tutti spiegati come funzionali alla sua struttura). Il fatto che le nuove circonferenze siano in asse con la sfinge e che siano apparentemente disposti in modo non causale potrebbe far pensare che rivestissero una valenza astronomica e che fossero stati orientati in base a qualche costellazione, ben visibile nella volta celeste tale e quale appariva agli astronomi di corte. Volendo spingersi oltre nell’interpretazione delle nuove figure geometriche non si può non ricordare un importante testo dei sarcofagi, risalente all’Antico Regno (e dunque contemporaneo alla costruzione della sfinge, eretta dal faraone Chefren attorno al 2500 a. C.); lo scritto in antico geroglifico riferendosi all’Egitto così recita: «Fui colui che nacque come un cerchio». Sappiamo che nella mitologia egizia, volta semplificare concetti teogonici, l’universo intero era coestensivo dell’Egitto e come tale era divinizzato. Ecco quindi che il cerchio, per altro scarsamente attestato nelle rappresentazioni figurative rispetto ad altre forme geometriche, altro non sarebbe che la rappresentazione dell’Universo al momento della sua scaturigine nella notte dei tempi. Risulterebbe inoltre logico un riferimento alla nascita dell’universo proprio nella vasta necropoli, dove gli egizi usufruivano della vita eterna, distinguibile dall’esistenza terrena ma assolutamente inclusa nella totalità del creato e in una parola dell’essere. Un simile collegamento, assolutamente rispettoso del pensiero religioso di questa antica civiltà, sottrarrebbe linfa vitale a chi volesse suggerire un’esegesi esoterica delle figure circolari e ricondurrebbe la scoperta nell’alveo degli antichi faraoni e dei loro sudditi.
di Aristide Malnati (egittologo)
fonte:ilsole24ore.com


 

Cerchi in Egitto: risolto il mistero?


31/03/2006 - Ha suscitato un po’ di scalpore e non poche perplessità l’articolo uscito sul "Sole 24 ore" riguardo alla scoperta di strani cerchi nelle vicinanze delle Piramidi e della Sfinge. Il mondo ufologico (e non solo quello), è subito entrato in fermento ed anche al nostro sito sono arrivate numerose segnalazioni, storie, e teorie.
Apparentemente questi cerchi in mezzo al deserto non si collegano a nessuna struttura nelle immediate vicinanze. La loro presenza, però, nella zona delle piramidi, a molti è apparsa troppo sospetta. Qualche collegamento con gli Antichi Egizi? Hanno un'origine naturale? sono collegati al fenomeno ufologico? Hanno qualche misterioso significato esoterico od astronomico, richiamando qualche specifica costellazione? Per il momento escludiamo la pista astronomica, esoterica ed ufologica. Prendiamo in considerazione l'idea che tali strutture possano essere state fatte dagli antichi popoli egiziani. Che significati potrebbero avere? Sempre nell'articolo si legge che "il cerchio (...) altro non sarebbe che la rappresentazione dell'Universo al momento della sua scaturigine nella notte dei tempi. Risulterebbe inoltre logico un riferimento alla nascita dell'Universo proprio nella vasta necropoli, dove gli egizi usufruivano della vita eterna..." Anche uno studioso del calibro di Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità del Cairo e promotore della mappatura satellitare dei luoghi archeologici, pur non avendo ancora fornito una spiegazione ufficiale, non esclude l'idea di "...far risalire la scoperta al variegato mondo mitologico e religioso dell’antico Egitto". Quindi le tracce potrebbero essere collegate al mondo dei faraoni. Un utente, ci ha fatto notare (al contrario di quanto si dice nell'articolo, che la Sfinge e le tracce circolari non sono "in linea con essa secondo una verticale nord-sud". Ma la spiegazione potrebbe essere molto più semplice e, forse, facilmente dimostrabile. Basta spostarsi di poco a sud est.

Si tratta di una base militare attiva. Oltre a rampe di lancio, bunker, magazzini, si possono facilmente notare "strani anelli a forma perfettamente circolare e non chiusi". Proprio come descritti nell'articolo, disposti in maniera simile. Che quei famosi cerchi misteriosi altro non siano che un "ricordo" di una base militare dismessa? Un altro nostro affezionato amico ci ha inviato un'altra immagine di base militare attiva.

Anche qui si notano le aree circolari contenenti materiale militare o, secondo qualcuno, batterie antiaeree. Svelato il mistero? Personalmente non posso affermarlo. Bisognerebbe recarsi sul posto e compiere qualche sopralluogo. Penso che non sia nemmeno tanto difficile accertarsi se in quell'area si trovava un'installazione militare. Certo è che, come gli utenti appassionati di misteri ed ufologia compreso il sottoscritto, con i pochi mezzi a disposizione, abbiamo sollevato questi dubbi e fornito delle plausibilissime soluzioni (senza scomodare gli Ufo, l'esoterismo, la magia e qualche altro tipo di mistero), adesso sta a qualcuno un po' più in "alto" accertare e chiarire la faccenda. Speriamo che ci facciano sapere! Luca Coradduzza


fonte:www.ufo.sullarete.it

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curiosità

domenica, 26 febbraio 2006

La «maledizione» d’Egitto dai greci a Napoleone

La storia dell'archeologia è innanzitutto storia di predoni, trafficanti, faccendieri. Gli studiosi accademici, gli scienziati dello scavo, arrivano tardi, e in genere quando il meglio è già stato scoperto. Prima ci sono uomini come Heinrich Schliemann, che svela la storia più antica della civiltà occidentale mentre se ne va in giro per il Levante trafficando in tappeti e cianfrusaglie. O come Lord Elgin, che impacchetta i marmi del Partenone e se li porta a Londra per la gioia degli eruditi britannici. Questa regola vale anche, e soprattutto, per l'archeologia egizia. Il cui vero padre, per chi non lo sapesse, fu un saltimbanco da circo di origini padovane. E dove la regola del saccheggio vige da sempre: i primi a violare le antiche tombe e a sfidare la maledizione dei Faraoni furono i sudditi stessi dei Faraoni. Gli egizi di tremila anni fa erano già predoni di loro stessi: e questo sia detto anche alla faccia del luogo comune che addebita lo scempio del patrimonio culturale indigeno solo al bieco colonialismo degli europei.

La storia del saltimbanco padovano che fruga tra templi e piramidi, come quella delle antichissime razzie ai danni delle sepolture reali, si trova in un libro scritto dall'archeologo e divulgatore Brian Fagan: Sulle sponde del Nilo. L'avventura dell'archeologia in Egitto tra grandi scoperte e grandi saccheggi. Un libro già fortunato trent'anni fa, al tempo della sua prima edizione, ma che ora riappare ampliato e aggiornato, e tradotto in italiano dall'editore Corbaccio.  Un racconto di avventure e scoperte archeologiche, ma anche una raccolta di spigolature su quello strano fenomeno che attraversa tutta la storia europea, e che va sotto il nome di egittomania. Già i greci, infatti, erano egittomani, e guardavano con rispetto e ammirazione a questa civiltà tanto più antica della loro. «Voi greci siete tutti bambini...», era l'affettuoso rabbuffo di un sacerdote egizio al poeta e legislatore ateniese Solone, secondo il racconto di Platone. Solone fu uno dei primi visitatori dell'Egitto, e anche nel suo viaggio alla curiosità culturale si associava l'interesse per i commerci, stando alle testimonianze antiche. Già ai tempi di Solone i mercenari greci al servizio del re egiziano Psammetico incidevano i loro nomi su una gamba della statua colossale di Ramses II ad Abu Simbel. Altro luogo comune smentito: il cretinismo vandalico del turista non è nato oggi (le iscrizioni sono ancora leggibili: ma perché Fagan non ne fa cenno?). Un secolo dopo Solone, invece, intorno al 460 a.C., arrivò lo storico Erodoto.

Parlò con i funzionari, gli amministratori, i preti, la gente colta dell'Egitto, e ne trasse fuori una ingente mole di informazioni, curiosità e aneddoti. Troppi aneddoti, forse, secondo l'austero egittologo ottocentesco Auguste Mariette. «Detesto Erodoto - scrive Mariette -, poteva porre ai suoi interlocutori serie domande di ordine storico e invece ci racconta solennemente che una figlia di Cheope costruì una piramide con il frutto della prostituzione. Non sarebbe stato meglio per l'egittologia se egli non fosse mai esistito? ».
E invece Erodoto è esistito e, anche grazie a lui, l'Egitto si è ammantato per sempre di un'aura di leggenda e di mistero. I meno sensibili a quest'aura, peraltro, sembrano essere stati gli egiziani stessi. Ci è rimasto il resoconto di un processo discusso davanti ai giudici di Tebe durante il regno del faraone Ramses IX (1126-1108) che è la prima testimonianza in assoluto di un caso di furti d'arte (e, se si vuole, anche la prima testimonianza di un uso politico della giustizia). Il processo nasce dalla denuncia di un funzionario tebano,tale Paser, contro un altro funzionario suo rivale, Pawero, accusato di complicità in razzie ai danni delle sepolture reali. Pawero veniva insomma indicato come il capo di una banda di tombaroli e trafficanti di oggetti antichi (antichi già allora). Ecco, dai verbali del processo, lo stralcio di una deposizione in cui un ladro racconta come si è introdotto nella tomba di un Faraone: «Trovammo l'augusta mummia del re. Attorno al suo collo vi erano numerosi amuleti e ornamenti d'oro, il suo capo era ricoperto da una maschera d'oro e la mummia stessa era adorna completamente di oro.

Spogliammo la mummia del re di tutto l'oro che la rivestiva, e prelevammo gli amuleti e gli ornamenti e gli addobbi sui quali giaceva». Cronaca di tremila anni fa ma che da allora si è ripetuta svariate volte. Sotto la dominazione araba il commercio di antichità faraoniche era un'attività così diffusa che si finì addirittura per sottoporla a tassazione. A partire dal Rinascimento, inoltre, in Europa era cresciuta la domanda di «mummia»: grasso o polvere ricavata dalla bollitura di una mummia in un calderone. Cosa alquanto disgustosa, ma pare che la «mummia» fosse ritenuta un'ottima medicina.
Anche nell'Ottocento il saccheggio fu sistematico e organizzato. Muhammad Alì, un orfano albanese che riuscì a diventare padrone dell'Egitto dal 1805 al 1849, era molto amico degli europei e lasciava largo spazio a tutti i trafficanti. Benché, per un altro verso, si debba allo stesso Muhammad Alì l'ordinanza governativa che (in data 15 agosto 1835) istituiva il museo del Cairo e proibiva l'esportazione dei reperti.

Ordinanza destinata a restare lettera morta per molti anni: persino monumenti interi venivano smontati e trasferiti in Europa. La svolta, comunque, era avvenuta già alla fine del Settecento, con la calata in Egitto di Napoleone, che aveva voluto al suo seguito una schiera di studiosi, archeologi, disegnatori. Le scoperte degli scienziati napoleonici scatenarono l'ondata di egittomania moderna che da Parigi contagiò presto tutta l'Europa. I consoli francesi e inglesi facevano a gara per razziare tesori con cui si riempirono i musei di Londra e di Parigi.E in quegli stessi anni si aggirava per l'Egitto Giovan Battista Belzoni, figlio di un barbiere, nato a Padova nel 1778 e morto di febbri misteriose nel 1823, mentre cercava la via per Timbuctù. Il mondo aveva imparato a conoscerlo come il «Gigante Patagonico», quando, dall'alto dei suoi due metri e passa d'altezza, dava spettacolo nei circhi di Londra. Ma Belzoni, con le sue avventurose spedizioni, ha scoperto statue e monumenti celeberrimi: la testa colossale di Ramses II, che oggi è un vanto del British Museum,il tempio di Abu Simbel, la tomba del faraone Seti I nella Valle dei Re, le stanze segrete della Priramide di Chefren. A volte ladri e saltimbanchi servono la causa della cultura meglio degli eruditi.

da Il Giornale

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curiosità

giovedì, 26 maggio 2005

La Danza Del Ventre

 

Il Nome

Il termine "danza del ventre", in inglese "Belly Dance", non e' quello originale arabo, bensì e' la denominazione data dai viaggiatori occidentali che si recavano per la prima volta nei paesi mediorientali, e che rimasero affascinati dai movimenti ondulatori tipici delle danze tradizionali arabe.
I nomi che vengono usati per designare questo tipo di danza sono svariati. I francesi, che secondo alcune fonti, furono i primi a "scoprire" questa danza, coniarono il termine "danse du ventre"; i greci chiamano la danza del ventre "cifte telli", anche nome dell'omonimo ritmo turco.
Il termine arabo per designare questa danza e' "raqs sharqi" che vuol dire "danza orientale", o meglio "del Medio Oriente"

 

 

 

 

 

Le Origini

Nonostante la danza orientale sia stata scoperta solo tra il '700 e l' '800, ha origini antichissime che risalgono fin dalla costituzione delle prime civilta' del mondo mediorientale.
Infatti i movimenti rotatori e sinuosi della danza orientale riprendono gli antichi significati della fertilita', legati al culto dell'antica dea madre.
Gli uomini erano consapevoli che tutto cio' che muoveva la vita dell'universo e quindi dell'essere umano, era un soffio energetico legato alla riproduttivita', alla nascita, al ciclo delle stagioni, alla natura. Il tutto era collegato alla funzione riproduttiva della donna, e il culto relativo che ne nacque fu proprio quello della "dea madre", che venne rappresentata da ogni civilta' diversamente e con diversi nomi: Mylitta, Isis, Ashtoreth, Astarte, Ishtar, Aphrodite, Venus, Bhagvati, Parvati e Ceres. 

La danza, vero e proprio linguaggio comunicativo, sin dalla preistoria è stata fonte di ispirazione e ringraziamento in tutti gli eventi dell'esistenza umana. Alcune raffigurazioni paleolitiche quali il "danzatore" mascherato da bisonte, nella caverna Les Trois Fréres ad Ariege ed i "danzatori" con la testa a forma di becco di uccello, nella caverna di Addura, fanno pensare a rappresentazioni di danze a scopo rituale e sono tra le raffigurazioni più antiche che si conoscano.

Un ruolo di grandissima importanza nella storia della danza è da attribuire alla cultura Egizia che oltre ad aver introdotto la misura del ritmo ci ha trasmesso una ben precisa documentazione sulla importanza ed il ruolo sociale della danza. Alcune figurazioni presenti sulle ceramiche preistoriche egizie (Nagada I - 3800-3500 a.C. e Nagada II) e le statuette antropomorfe delle "danzatrici" del medesimo periodo lasciano supporre l'esistenza di danze praticate a sfondo magico-rituale. Nei "Testi delle Piramidi", una raccolta di testi religioso-funerari dell' Egitto Antico incisi sulle pareti delle stanze sotterranee di alcune piramidi a Saqqara (V-VI Dinastia), accennano alla danza come una tra le forme di omaggio a Dei e morti Divinizzati. Nelle funzioni religiose praticate nei templi Egizi, danzatori e danzatrici erano spesso presenti e si integravano nel culto con i sacerdoti-cantori e nel Nuovo Regno con le donne-musiciste.Oltre alle testimonianze estreme di danze orgiastiche quali quelle presenti nelle tombe di Antef-Iker e di Amenemhet, nel libro "Storia Universale della Danza" edito da Mondadori, Giovanni Calendoli parla di un bassorilievo, presente nel tempio di Adriano che riporta lo svolgimento di una frenetica danza da parte di uomini e donne, all'interno di un santuario Egizio.

L'origine della danza orientale affonda le sue radici nelle funzioni religiose praticate nell'Antico Egitto e focalizza in se il simbolismo della fertilità legato prevalentemente alla figura femminile. Nel libro "Il Corpo Svelato" di Kassim Bayatly si ipotizza anche, relativamente alle origini della danza, ai riti della fertilità in uso nell'antica Mesopotamia, praticati nel culto di Ishtar dea dell'amore e della fertilità. 

 

 

Brano tratto dal Testo: "Il corpo Svelato - La danza nella società arabo islamica" di Kassim Bayatly 

 E' curioso che la "danza del ventre" per secoli, e tutt'oggi, sia esitita in modo sorprendente nei paesi musulmani, pur non appartendendo alla cultura islamica, e rimanendo circoscritta in una realtà socio-culturale marginale. Perchè? Dove possiamo rintracciare la sua eventuale origine e quali sono le sue caratteristiche?
[...]
Nella nostra analisi prenderemo in considerazione il nome stesso: "danza del ventre". Il ventre come luogo della procreazione, come sorgente di vita, collegato alla figura della donna madre, simboli della fecondità e delle fertilità. La nostra attenzione, dunque, sarà concentrata sul corpo della donna ( visto che solo la donna attualmente pratica professionalmente questo tipo di danza) e sulla figura dell Grande Madre nell'antica civiltà Mesopotamica.
[...]

E' indubbio che il mito della Grande Dea Madre Mesopotamica esercitò notevole influenza su alcune culture antiche: quella degli Indiani, dei Greci, dei Romani e degli Arabi antichi. In che cosa consisteva il mito della Dea Madre e come si svolgeva la manifestazione culturale dedicata ad Essa?
Se prendiamo in considerazione l'affermazione di Samuel Kramar in merito alla teogonia sumerica, troviamo la Dea Madre, della fertilità , già nella seconda metà del terzo millennio con il nome di Ishtar, Dea dell'amore e della guerra.
In sostanza, la sua funzione, come possiamo dedurre dal mito, è quella di discendere nel mondo degli inferi (cioè il mondo dei morti)- attraverso il passaggio delle sette porte che simboleggiano i sette mondi terrestri, spogliandosi, via via, dei monili e delle vesti e oltrepassando le porte - riprendendo la sua sostanza peculiare di dea, rientrando poi nell'ordine divino per rigenerare la vita. Ripercorrendo il tragitto a ritroso, la Dea ridona agli esseri, uomini e animali, l'amore e la fertilità.
"E' probabile che in quei giorni di gioia e di strepitante voglia di vivere, lo sposalizio sacro venisse celebrato innumerevoli volte in maniera vicaria come festa dell'ebbrezza dei sensi, come libera unione dei sessi, per la quale, accanto alle schiave prostitute, erano a disposizione , nel tempio stesso, numerose ierodule di Inanna (Ishtar) che la prostituzione rituale rendeva vere sorelle della loro dea assetata d'amore.
Il mito si trasformò in culto, e nel culto si celebrò regolarmene la ripetizione del mito. La festa annuale, celebrata appunto per tale motivo, vedeva il concorso dell'intera popolazione".
[...]
All'epoca remota dell'antica cultura araba pre-islamica, "le donne godevano di vasti poteri e di una importante posizione sociale, al punto che il governo era affidato a regine, che conservano propri privilegi, sovrani anche dopo il matrimonio.
Anche in campo religioso, l'elemento femminile aveva un ruolo primario, e particolarmente venerata era Alorsamanni, la Ishtar araba, il cui simbolo era l'astro del mattino di Venere. Tutto ciò potrebbe essere prova della presenza della Dea Madre presso la cultura degli antichi arabi, ma non possediamo una conoscenza cronologica precisa nè sappiamo in che modo si sia verificata questa sua influenza. Sappiamo solo, con certezza, che gli antichi arabi adoravano dee femminili, e che, con l'arrivo dell'Islam, si è distrutto tutto ciò che apparteneva alla cultura pagana. Eppure gli arabi, fatti musulmani, non hanno mai dimenticato le antiche poesie e gli anedotti che tramandano la memoria dei loro antenati.
Con l'espansione dell'Islam, nell'ottavo secolo d.C., le conquiste diffusero la cultura e la lingua araba ben oltre i confini della penisola arabica, dal Marocco fino ai margini dell'altopiano Iranico. Le culture locali pre-islamiche subirono un sensibile arresto e una stasi da cui solo lentamente alcune si ripresero.
[...]
Ed è in questa realtà di contatto e mescolanza di diverse culture locali di questo periodo che, a nostro parere , va ricercata la probabile origine dell'attuale "danza del ventre": cioè negli elementi formalizzati del concetto della Dea Madre, dea dell'amore, che, fuori dal suo contesto culturale, ha subìto una significativa trasfromazione. Tuttavia, in merito alla presenza del culto della Dea Madre nella società islamica , trapelano informazioni vaghe ed incerte.
[...]
A nostro avviso, l'attuale "danza" è una forma ibrida che nasce da un connubio scaturito dalle tracce formalizzate dell'idea remota della figura femminile, derivata dalla dea dell'amore e della fertilità, con la musica arabo islamica sviluppatasi nei palazzi opulenti del periodo degli Abbasìdi, e di cui le donne, anche erudite, si dilettavano; la musica araba ha sottolineato le caratteristiche peculiari dei movimenti corporali dell'antica figura e della danza stessa: la struttura della musica, una fra le arti più importanti della cultura arabo islamica, ha esercitato, perciò, una decisiva influenza sulla tipologia dei movimenti melodici e ritmici dell'attuale "danza del ventre", aspetto del quale tratteremo più avanti. [...]

 

 

Attraverso i secoli la Danza Egizia si evolve, allontanandosi dal rito propiziatorio originario, legato alle varie divinità quali Isis, Ishtar, Venere, Cerere, cambiando la sua funzione da scopo socio-religioso a forma di puro intrattenimento generando autentiche figure professionali quali quelle di "Danzatore" o "Danzatrice" professionista . Di queste particolari figure,.provenienti sia dall'Egitto come da molte dalle lontane terre d'oriente, esistono in epoca Romana , tracce dei compensi per il loro "ingaggio" a feste e spettacoli. Nel libro "I Bassifondi dell'Antichità" Catherine Salles fa riferimento alle danzatrici di Gades (attuale Cadice) come presenze assai ricercate nello svolgimento dei rinomati "Banchetti Romani"ed alle danzatrici provenienti dalla Lidia (Turchia) che in epoca Greca allietavano con la danza detta "kordax"(originaria della citata regione) le serate dei commensali. La stessa autrice riporta anche quanto scritto da Senofonte (ca.430-354 a.C.) nel "Il Convito" dove si fa riferimento ad un Siracusano, "impresario di spettacoli di varietà" che guadagnando somme stupefacenti allietava le serate degli ateniesi con la sua compagnia composta da tre artisti: una flautista, una danzatrice acrobatica ed un giovinetto bravo sia con la cetra che nella danza.

Altra componente che ha sicuramente contribuito alla modificazione delle danze in uso nell'Antico Egitto è da attribuire alle alternanze culturali che hanno trasformato, arricchito ed ampliato l'eredità propria così dopo le dominazioni e le influenze di Nubiani, Beduini, Palestinesi, Siriani, Libanesi e poi Greci e Romani, l'Egitto diviene parte integrante del mondo Islamico. In questo periodo, assai florido per arte e cultura compaiono le "quainat" o fanciulle danzatrici. che si esibivano sia in locali di divertimento che al servizio di famiglie facoltose e privilegiate. Insieme alle figure già descritte, appaiono anche figure maschili che, contrariamente a quelle femminili, erano molto più rare e la loro presenza è documentata solo nel "Libro dei Canti" ad opera dello scrittore Ibn Musa al-Nasibi morto circa nell' 860. Per ritrovare tracce documentali della danza folcloristica Egiziana, di cui già si era a conoscenza intorno al 16° secolo, si deve attendere sino alla fine del 1700, quando durante l' invasione Napoleonica si fa riferimento alle popolazioni "Ghawazee", Danzatrici e Danzatori "nomadi", originari dell'Alto Egitto, che hanno probabilmente rappresentato e trasmesso la più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della Danza Orientale.

La nuova figura della danzatrice professionista, si ritrova espressamente negli harem egiziani del '700, esse venivano chiamate "almee". L'almea era un'artista istruita in possesso di tutte le arti, dalla danza, alla musica, alla poesia, ed era in contrapposizione con la sua corrispondente, la ghaziya, un'artista di strada, che professava principalmente l'attivita' della danza, in cambio di denaro, di citta' in citta'.
Si puo' dire che dalla nomade ghazyia, prende forma la figura della danzatrice orientale, così come la conosciamo ancor oggi.

 

La Danza Araba dal 1900

samia gamalL'interesse Occidentale verso questa insolita danza eseguita anche attraverso i movimenti del bacino e del ventre si venne a sviluppare intorno ai primi dell'800 anche e soprattutto grazie al grandissimo interesse verso la riscoperta degli antichi splendori del Popolo dei Faraoni. La vera riscoperta di questa antica forma di "intrattenimento" avvenuta intorno ai primi del 1900 e la presentazione ad un largo pubblico si devono a mio avviso a due grandissimi interpreti di questa arte, Badia Masabni e Mahammoud Reda.

Nei primi del '900, con la massiccia colonizzazione europea si ha un cambiamento radicale nella vita sociale degli egiziani e il Cairo comincia ad assumere l'aspetto di una grande metropoli.
Prima del 1930 esistevano danzatrici professioniste che si esibivano in case private o nei cafe', ma l'apertura del primo nightclub al Cairo, segno' la svolta radicale per il raqs sharqi. 

Questo primo grande locale di musica tradizionale Egiziana, chiamato "Casino Opera" fu realizzato al Cairo nel 1926, ad opera della "madre" della danza orientale, Badia Masabni. Questa abile danzatrice, di origine Libanese, fu la prima ad elaborare la sequenza coreografica nella danza che fino ad allora inesistente, si basava solo sulla libera improvvisazione delle singole danzatrici. Sempre a lei è da attribuire il merito di aver anche introdotto una più elaborata ed elegante gestualità delle braccia che oggi è a noi nota come "snake arm". E' sul palcoscenico di questo locale, vera fucina di artisti,che negli anni tra il '30 ed il '40 fecero la loro apparizione i grandi nomi della danza. Si formavano infatti sotto la supervisione della grande Madam Badia le future stelle della danza quali Samia Gamal e Taheya Carioca.

Nacquero i primi cabaret, realizzati con stampo tipicamente occidentale, e all'interno dello spettacolo prende piede lo spettacolo della danzatrice orientale professionista, solista.
La danza orientale, per la prima volta viene lanciata con un carattere europeo, solca i gradini dello show hollywoodiano, e muta totalmente significato e modo di esprimersi.
La raqqasa (ballerina) incomincia a studiare coreografie, nuove tecniche di spettacolo, unisce canto, danza e recitazione e diventa una star. Artisti e e istruttori europei accorrono per formare le nuove artiste e gettano le basi della danza orientale moderna.
La danzatrice orientale diventa così una tradizione in Egitto, divulgatasi poi in tutto il mondo arabo, attraverso la folta produzione musicale e di film che vedevano attrici protagoniste proprio quelle danzatrici che fino a poco tempo prima si potevano vedere ballare sui palchi dei cabaret egiziani. La danzatrici quindi recitavano e insieme ballavano in musical, in commedie, film drammatici distribuiti nelle sale cinematografiche di tutti i paesi arabi.
Anocra oggi gli egiziani sono soliti chiamare delle danzatrici del ventre per esibirsi nei matrimoni, per augurare felicita' e prosperita' agli sposi. E' usanza che gli sposi si facciano una fotografia con le loro mani poste sul grembo della ballerina in simbolo si fecondita', per una numerosa prole!

Nel 1956 Mahmoud Reda è stato il fondatore della prima Compagnia di Danza Folkloristica dell' Egitto la leggendaria "Reda Troup". Considerato come il pioniere della danza Teatrale Egiziana deve il suo grande successo alla riscoperta della tradizione folcloristica delle danze Egiziane. Il successo della "Reda Troup", che ha calcato le scene dei più prestigiosi teatri del mondo, ha consacrato mr. Reda come "maestro" indiscusso di questa raffinata arte e vede molti dei più famosi rappresentanti contemporanei della Raqs Sharqi essere stati suoi allievi.

Col tempo la danza ha perso la sua principale connotazione sacrale, diventando parte dell'ambiente culturale dei popoli che hanno avuto modo di esserle a contatto.
La danza orientale, legata oggigiorno principalmente al mondo arabo, dal nordafrica al medioriente, e' praticata come un elemento soprattutto ricreativo, legato a momenti di feste e di giubilio. L'elemento piu' affascinante e' che nella cultura araba, a differenza dell'occidente, la danza tradizionale non ha mai smesso di esistere ed e' simbolo di grande orgoglio per le genti rallegrarsi con la musica e la danza del proprio paese.
 
 

La Danza Oggi

La Danza orientale e' oggi oggetto di studi approfonditi da parte di maestri e professionisti, e' una delle discipline piu' diffuse tra le donne di tutto il mondo e soprattutto in occidente lo spettacolo di danza orientale e' giunto a livelli molto alti.
Tuttavia, questioni politico-religiose hanno fatto si che essa venga messa in secondo piano dai regimi dei paesi arabi e a volte che venga perseguitata.

La Danza Orientale, o Raqs Sharqi si presenta oggi, dopo secoli di evoluzione come una danza assai raffinata, sia per tecnica che gestualità. Tale arte, eseguita tanto al femminile quanto al maschile è caratterizzata dalla movenza sinuosa di fianchi e addome, dolcemente accompagnata dalla sensuale espressività di tutto il corpo. Tale danza, deriva dalla più popolare e spontanea, ma meno raffinata danza chiamata Raqs Baladi


E’ una danza da mille e una notte. E’ la danza dei sette veli, per mezzo della quale la biblica Salomè ottenne la testa di Giovanni Battista, ma è anche la danza con cui nell’harem si decide chi trascorrerà la notte con il sultano. La sensualità per cui è famosa nasce dalla naturalezza, non dalla provocazione. E’ una danza in onore della dea Isthar che esalta la potenza del corpo femminile, la sua capacità di trasformarsi, la sua flessibilità e la sua forza.

Nella danza del ventre tutto è improntato alla naturalezza. I movimenti si basano sul cerchio, che da sempre rappresenta la complessità femminile. Si parte da movimenti base, come la rotazione del bacino, l’oscillazione delle anche e delle braccia. L’otto è una figura chiave perché è un doppio cerchio che rappresenta la continua trasformazione, la perfezione. Lo si disegna nell’aria con i fianchi, la testa, il bacino. Portare il sedere in fuori è considerato volgare. L’ancheggiare e il vibrare dei fianchi sono movimenti che partono dall’interno, dall’ombelico. L’addome ondeggia come le dune del deserto nel movimento detto “del cammello”. La testa e i capelli sono coinvolti nella danza e anche il movimento dello sguardo è importante.

dinaLa danza orientale ha origine nel centro del corpo, la fonte d’energia per ogni passo di danza. Il principio fondamentale è il movimento isolato delle singole parti del corpo. Ogni parte del corpo si muove come avesse vita propria e propria autonomia. Per esempio, si oscillano solamente i fianchi mentre il busto resta fermo. Oppure, si può danzare movendo isolatamente il tronco, il petto, le braccia, le mani, la testa e naturalmente anche le gambe. Scoprire e imparare a conoscere le singole parti del corpo e i muscoli sono i primi passi che si compiono nello studiare la danza del ventre, successivamente si apprenderanno i vari movimenti. Le figure isolate si legano poi nella danza, inserendosi l’una nell’altra in un flusso continuo. Con la posizione e i movimenti delle braccia si ottiene una speciale espressività della danza che la rende elegante e solenne.

Questa danza è fatta per destare meraviglia, piacere e contemplazione. La sua complessità e la bravura della ballerina stanno nella morbidezza, nella fluidità. Danzando, si ha la sensazione di essere cullata nel proprio ventre. Una sensazione che riporta alle origini, alla nascita e aumenta la felicità e la considerazione della donne per sé stesse.
La danza del ventre è una splendida ginnastica terapeutica e preparto. E’ un esercizio fisico che richiede grande impegno e concentrazione ed arriva ad ottenere un controllo totale su tutta la muscolatura del bacino e del corpo intero. Lunghe ricerche e studi scientifici hanno riconosciuto che gli esercizi ed i movimenti della danza del ventre sono una tecnica completa, che educa il corpo alla bellezza e la mente alla serenità. Stimola la flessibilità, la coordinazione, la sensibilità, l’equilibrio ed un portamento elegante e morbido. Agisce sulla rigidità della schiena e del bacino, che spesso corrisponde ad un’incapacità di abbandono al ritmo della vita. Inoltre, grazie all’uso corretto della respirazione, giocando all’odalisca si impara anche ad affrontare meglio ogni evento femminile: mestruazioni, parto, nonché problemi intestinali, etc..
Questa danza merita di essere conosciuta non solo per la sua sensualità, ma anche per i suoi vantaggi riguardo alla salute. E’ una ginnastica ed una terapia orientale dolce, la più adatta alla donna di ogni età, perché tonifica, regala scioltezza ed è un antidoto sicuro contro la malinconia autunnale.

 

L'ultima novità sulla pratica della danza del ventre in Egitto:
 

"Egitto, la danza del ventre vietata alle ballerine straniere "
articolo tratto da "La Repubblica" del 17 Agosto 2003

Il ministero dell'Emigrazione mette al bando da bar e hotel
le danzatrici e le guide turistiche che non sono egiziane

Egitto, la danza del ventre vietata alle ballerine straniere

IL CAIRO - Danzatrici del ventre sì, ma solo se provviste di passaporto. L'Egitto mette al bando le danzatrici e le guide turistiche straniere. E' il giornale governativo Al-Goumhouriya ad affermarlo. Via dai caffè e dagli hotel del paese tutte le ballerine "russe e di altre nazionalità", così come le operatrici turistiche.

La decisione è stata presa dal ministro del Lavoro e dell'Emigrazione Ahmed al-Amaoui, che ha stabilito di chiudere le frontiere del paese alle moltissime Salomè che prestano la loro opera in Egitto.

Da qualche anno la fama delle danzatrici del ventre straniere aveva cominciato a offuscare quella delle locali, come Fifi Abdou o Dina. Le "straniere" lavorano nei grand hotel del paese, dal Cairo a Sharm-el-Sheik: il loro successo è sempre più riconosciuto. E proprio al Cairo, ogni anno, si svolge un concorso internazionale di danza del ventre, che raccoglie provette e sensualissime ballerine da tutto il mondo.

Una decisione che può modificare, e di molto, il successo internazionale che l'antichissima danza sta conoscendo negli utlimi anni. Scuole di danza del ventre sono sorte dappertutto, anche in Italia, in linea con la mania per tutto ciò che è "etnico". Un boom eccezionale per una danza che può apparire "scandalosa" ma che è nata per preparare i fianchi delle giovani donne al parto.

Non si conoscono le ragioni di questo provvedimento, né è stato possibile avere una conferma ufficiale del ministero: potrebbe essere una sorta di autarchia della danza, nel tentativo di salvaguardarla dalla contaminazione straniera, ma forse si tratta di una decisione tesa a favorire le lavoratrici locali.

Una ballerina del ventre può anche diventare una star: è il caso di Dina, che nel suo sito Web, è descritta come "marchio di garanzia" della danza orientale e che molti definiscono "la regina" di questo ballo. Quando Dina muove i suoi fianchi, al ritmo dei jambé, guadagna fior di dinari. Ha anche fondato una scuola, la "Dina school" e per lei si sono aperte le porte dello spettacolo internazionale. Ma Dina è egiziana.

 

Per vedere il video della bellydance clicca qui

http://www.forumfree.net/?t=3536029&st=0#entry39966880

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti |
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