Mal D'Egitto

Blog dedicato agli amanti del meraviglioso Egitto e ai viaggiatori che cercano consigli per un viaggio sulle spiagge del Mar Rosso e alla scoperta dell'antica civiltà egizia

Chi sono

Utente: Cleopatra79
CLEOPATRA

Email

Racconta il tuo viaggio in Egitto o chiedi consigli di viaggio scrivendo sul forum MaldEgitto

Per altre richieste scrivimi un email

Sondaggio

Cerca

Site search Web search

powered by FreeFind

Archivio

oggi
febbraio 2007
settembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005

Diventa membro!

Ultimi Commenti

utente anonimo in  Shopping in Eg...

Malati d'Egitto

*loading* visitatori

Album Foto

Traduci il sito!

Risoluzione Consigliata

1024 per 768 pixel

domenica, 28 maggio 2006

Piramide di Cheope: risolto l’enigma

L’architetto francese Houdin ha dimostrato come sia stata innalzata blocco dopo blocco

Asswan (Egitto), 24 maggio 2006 - Il mistero dei misteri è stato risolto! Jean-Pierre Houdin, architetto francese, chiarisce come gli antichi egizi attorno al 2550 a. C. siano riusciti a innalzare quel mostro di ingegneria edile che è la piramide di Cheope.

"Gli egizi avevano formidabili conoscenze di geometria, matematica, geologia e dunque solo un architetto può illuminarci sulle tecniche impiegate", scrive l’egittologo Zahi Hawass nella prefazione al libro di Houdin (Les secrets de la construction de la Grande Pyramide, Farid Atiya Press). Lo studioso francese per 6 anni ha lavorato a tavolino, in un susseguirsi di calcoli e disegni geometrici: "E’ la dimostrazione che oggi si può fare ricerca senza intraprendere scavi invasivi verso l’habitat archeologico. Solo infatti negli ultimi due anni Houdin ha verificato la sue teorie sul terreno".

La prima conclusione certa da parte dei due studiosi è di per sé destinata a sollevare un polverone: è certo che la piramide non è orientata in base alla costellazione d’Orione, né come questa si presentava nel 2550 a. C., reale momento della sua costruzione, né tanto meno come Orione era disposta nel 10.500 a. C., data di una presunta costruzione ipotizzata da ufologi millenaristi privi di credibilità scientifica; i lati sono invece effettivamente orientati secondo i 4 punti cardinali.

Passando all’aspetto ingegneristico, Houdin ha notato il ruolo centrale della camera del re, intorno alla quale ruota tutto il monumento: ci sarebbero stati così due progetti, la camera sepolcrale e il rivestimento. Nella prima fase si costruì la piramide fino alla base della camera del re posta a quota 43 metri, portando i blocchi con una rampa: "Ma nel farlo — dice Houdin — si fecero due camere temporanee, destinate ad accogliere Cheope in caso di morte prematura: la camera sotterranea, durante i primi 10 anni di costruzione e la camera della regina, attiva nei 7 successivi. Poi rimasero inutilizzate".

Man mano che la costruzione proseguiva, la rampa diventava sempre più ripida e più lunga: per raggiungere quota 146 metri, l’altezza finale, sarebbe stata necessaria una pendenza del 52 per cento sviluppata per 1,6 chilometri: una follia!Ecco l’idea geniale degli architetti: erigere prima la definitiva camera del re (da 43 a 76 metri), portando i blocchi necessari con una carrucola azionata da un sistema di contrappesi; e poi mantenere la struttura ricavata aperta su un lato per poterla usare, come base d’appoggio, per la salita dei blocchi per la parte superiore: in questo modo si arrivò a 140 metri su tre lati e in seguito si chiuse progressivamente il lato aperto, che mostrava lo spaccato della costruzione da quota 43 a quota 140 metri.

Anche pyramidion fu costruito con carrucole a contrappeso, sostenute questa volta da impalcature in mattoni crudi: la più famosa delle 7 meraviglie del mondo era pronta e toccava, dopo più di trent’anni di lavoro, 146 metri.

di Aristide Malnati  Resto del Carlino

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti (3) |
news, giza

lunedì, 10 aprile 2006

Si interviene sul collo e sul petto del leone dormiente
Egitto, lifting per la Sfinge
A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino

Cairo - 7 apr. (Ign) - E' iniziato il restauro della Sfinge egizia. A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Il misterioso leone accucciato ha bisogno di un intervento che ponga rimedio all'erosione causata dal vento del deserto. In particolare, si sta intervenendo sulla base della statua: la parte del petto e del collo presentano segni di erosione che hanno spinto le autorità all'intervento, fatto in diretta mentre migliaia di turisti continuano ad affollare l'area archeologica più famosa del mondo.

La Sfinge lunga 20 metri e alta 57, fu probabilmente costruita nel III millennio A.C. per volontà del faraone Chefren, di cui dovrebbe rappresentare il volto, mentre per alcuni è invece molto più antica (10mila anni) e riveste un significato esoterico mai svelato. Nell'antico Egitto era divenuta comunque il simbolo della regalità. Poi in epoca araba venne considerata un mostro da temere, e infine nel 1800 fu addirittura presa a cannonate dai Mammalucchi che, a colpi di artiglieria, distrussero il naso della statua. Ma ha resistito alle ingiurie del tempo, perché dice un proverbio arabo ''l'uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi''

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti (3) |
news, giza

domenica, 26 giugno 2005

La Sfinge

La Sfinge è lunga 72 metri, alta 18, ha il corpo di un leone e la testa, larga 4 mt di un uomo (il faraone Khefre o Chefren). Guarda ad est, dove sorge il sole ed è stata scolpita scavando il terreno da un unico pezzo di roccia calcarea (Farouk Albaz, geologo egiziano, afferma che, in precedenza, la Sfinge fosse uno Yardang, cioè un’omorfologia del terreno modellata dagli agenti atmosferici, ma Schoch afferma che lo stretto fossato che circonda la Sfinge e i suoi angoli retti non sono compatibili con la sua teoria e che quindi solo la testa poteva essere un monolite).

La Sfinge in Egitto simboleggiava la potenza del re che proteggeva il bene e scacciava il male. ب stata scoperta nel 1926, quando Emile Baraize l’ha portata alla luce completamente. Nel passato un emiro distrusse il volto della sfinge a cannonate, se questo non fosse avvenuto avremmo il volto della sfinge integro, esattamente come si presentava agli occhi dei faraoni più di 4000 anni fa

Durante il corso degli anni la Sfinge ha avuto bisogno di molte riparazioni. Nel corso del 1987 un blocco di pietra si è staccato dalla spalla destra e si è spezzato in due e l’Unesco, insieme all’Organizzazione per i beni culturali hanno inserito la Sfinge nella Lista del patrimonio Mondiale ed hanno dato inizio al suo restauro. Al contrario di tutte le rappresentazioni di divinità egiziane la Sfinge ha, appunto, il corpo di un animale e la testa di un uomo, mentre gli dei egiziani erano raffigurati esattamente al contrario. Pur non essendo venerata da alcun faraone la Sfinge venne messa a guardia, dal suo costruttore ipotetico Chefren, del tempio di Osireion. Il nome della Sfinge deriva dal termine egizio SHESEP ANKW (immagine viva).

Origine della Sfinge

Sui principali testi di storia Egizia, su tutte le enciclopedie, le riviste di archeologia, oltre che nella letteratura scientifica divulgativa, l’origine della Sfinge di Giza è fatta risalire al periodo della storia egiziana qualificato come "Antico Regno", a seguito dell’ordine di una faraone della quarta dinastia, chiamato Khafre, noto ai Greci come Chefren, che regnٍ dal 2520 al 2594 a. C. In queste stesse fonti si legge anche, come fatto appurato, che il volto della Sfinge riprodurrebbe il volto dell’imperatore stesso che l’aveva commissionata.

Recentemente questa versione è stata autorevolmente suffragata da un esperimento svolto mediante la moderna computer graphics, dal professor Mark Lehner del Chicago University Oriental Institute, che ha fatto uso di dati fotogrammetrici, di fotografia stereoscopica e di grafica computerizzata per dimostrare la coincidenza dei tratti della Sfinge e quelli di Chefren, come riprodotti in altre raffigurazioni e statue. Secondo Lehner, invitato da Zahi Awass in persona a prendere parte agli scavi già nel 1978, la prova è decisiva.

Ma come spesso capita, più che la validità delle prove, si puٍ verificare un’incrollabile volontà di farle credere vere. Quasi che dimostrare questa presunta coincidenza sia una questione dogmatica più che propriamente storica.

E’ significativa per un’ulteriore osservazione di Lehner secondo cui esiste "una sottile discrepanza tra l’asse della testa della Sfinge e quello dei lineamenti del volto: la testa è infatti orientata con assoluta precisione verso l’est vero, mentre i tratti tendono verso nord-est." Questa ammissione è la spia di una situazione molto meno chiara di quanto l’apparenza potrebbe far credere. L’esperimento di Lehner infatti non dimostra che la Sfinge è una raffigurazione del volto di Chefren; dimostra piuttosto che mediante la ARL Avanced Research Logic, e all’applicazione della grafica Autocad (versione 10) si puٍ riuscire a fare combaciare i tratti somatici di chiunque con quelli di chiunque altro.

 

E del resto lo stesso Lehner, in due diverse occasioni ebbe a rilasciare le seguenti, contraddittorie, dichiarazioni alla stampa:

- Non c’è modo diretto per datare la Sfinge dal momento che è scavata direttamente nella roccia naturale

- Benché siamo certi che la Sfinge risalga alla quarta dinastia, ci troviamo di fronte ad una totale mancanza di testi sull’Antico Regno che la citino

Altro elemento considerato determinante dai ricercatori ortodossi, è un’iscrizione rinvenuta nella 13° riga (ormai interamente sfaldata) di una stele di granito rinvenuta tra le zampe della Sfinge. Qui si poteva leggere la sillaba KHAF all’interno del seguente contesto "…porteremo a lui: buoi, e ogni genere di primizia, innalzeremo lodi a Wenofer …Khaf…" (secondo la traduzione del filologo inglese Thomas Young.) Ma ciٍ che qualsiasi esperto di scrittura egizia puٍ facilmente arguire è che in nessun caso il nome di un faraone sarebbe stato riportato al di fuori di un cartiglio (lo speciale segno ovale che racchiudeva il nome del faraone). E in questa iscrizione non risulta traccia di esso.

Del resto, quanto riportato, pur riferendosi a Chefren, non sarebbe comunque la prova definitiva della paternità della costruzione. Invece, nella cosiddetta Stele dell’inventario, rinvenuta nel corso di scavi sempre sulla piana di Giza, ma inspiegabilmente ritenuta un falso dagli egittologi tradizionali, si legge che KHUFU vide la Sfinge, e Khufu altri non era che il predecessore di Chefren. A questo primo argomento si affiancano le ricerche (iniziate sul finire degli anni settanta) di Jhon Antony West, un americano indipendente che studiava gli oscuri e difficili scritti di un matematico e simbolista francese, R.A. Schwaller de Lubicz, noto per alcuni lavori relativi al tempio di Luxor. Nel suo testo meno scientifico, pubblicato nel 1961, De Lubicz commenta le implicazioni archeologiche delle condizioni meteorologiche e atmosferiche che dovettero interessare l’Egitto più di 12.000 anni or sono. Questo è quanto da lui riportato :

 

Una grande civiltà deve aver preceduto i vasti movimenti di acque che sommersero l’Egitto, il che ci fa credere che la Sfinge esistesse già, scolpita nella roccia della scogliera occidentale di Giza: quella Sfinge il cui corpo leonino, eccettuata la testa, mostra segni inequivocabili di erosione provocata dall’acqua

E ancora: Se la teoria dell’erosione della Sfinge ad opera dell’acqua potesse trovare conferma, rovescerebbe tutte le cronologie accettate della storia della civiltà; costringerebbe ad una drastica rivalutazione delle assunzioni di "progresso" su cui è basata l’intera educazione moderna.

In effetti la teoria di DeLubicz non puٍ incontrare obiezioni di principio. Si è tutti concordi nel ritenere che in tempi remoti l’Egitto fu interessato da cambiamenti climatici a dir poco sconvolgenti, da inondazioni periodiche del mare, e dalle terribili alluvioni del Nilo. Le ultime vengono fatte corrispondere allo scioglimenti dei ghiacci dell’ultimo Periodo Glaciale, generalmente datato al 15.000 aC circa, ma si tende a credere che le grandi inondazioni del Nilo siano proseguite ancora periodicamente, fino al 10.000 aC. Ma non tutte le inondazioni avrebbero potuto provocare quel particolare tipo di erosione che è dato riscontrare sulle fiancate della Sfinge. Queste sono infatti osservabili fino al collo dell’immenso leone a partire dal dorso, quindi per un altezza di almeno venti metri d’acqua. E’ difficile immaginare inondazioni di questa portata. Del resto, se l’erosione potesse essere attribuita alle inondazioni del Nilo, anche i muri di pietra calcarea del Tempio Mortuario, sarebbero dovuti essere a loro volta interessati dallo stesso tipo di fenomeno.

 

Dunque il tipo di erosione della Sfinge non è dovuto alle piene del Nilo. Le erosioni della roccia friabile possono essere distinte a seconda della loro conformazione. Robert Schoch della Boston University accettٍ di aiutare Jhon West nella sua ricerca. Ottenuto faticosamente l’accesso al recinto interno della Sfinge, ogni incertezza sul tipo di erosione cadde. Solo l’acqua poteva averla causata, ma non un’acqua che avesse lambito il monumento dai lati, fatto che avrebbe determinato un tipo di erosione più accentuato alla base e quasi inconsistente nelle zone più elevate. Il tipo di erosione che si evidenziava con profondi solchi smussati e verticali, non poteva che essere determinato da un’acqua caduta dal cielo, una pioggia di anni e anni che avesse intaccato la roccia fino ad eroderla profondamente. Questo portava rapidamente l’attenzione su un diluvio di proporzioni tali da essere riportato in quasi tutti i testi religiosi esistenti, compresa la Bibbia : il diluvio universale. E piogge simili sono accreditate per la zona dell’Egitto non più tardi del 7000 aC, il che significa che qualcosa non quadra nelle ricostruzioni storiche ortodosse. Gli egittologi ritengono infatti che in quel periodo l’Egitto fosse popolato solo da primitivi del Neolitico, cacciatori o intagliatori, tutt’al più.

 

Il mistero della Sfinge

 

La Sfinge di Giza ha testa umana e corpo leonino. Il perché della fusione dei due elementi, zoomorfo e umano, in una scultura a tuttotondo di dimensioni colossali è ancora oscuro, e non esiste neppure un documento sul suo significato religioso. Nel suo aspetto di leone accucciato, la Sfinge doveva forse vegliare sul complesso funerario delle piramidi; non sono mancate tuttavia altre interpretazioni riguardo alla sua funzione, né dubbi sulla sua datazione. Fu davvero un monumento voluto da Chefren, del quale tradizionalmente le vengono attribuiti i lineamenti del volto? E’ una interpretazione del dio Harmachis (Horus all’orizzonte), come decisero, mille anni dopo la sua costruzione, gli ‘‘archeologi” di allora? Quando è stata fatta la Sfinge? Testa e corpo sono della stessa epoca?

Basandosi sul deterioramento del corpo, alcuni studiosi hanno attribuito alla Sfinge 8.000 anni in più di quelli ‘‘dichiarati”: l’erosione della statua non sarebbe dipesa dal vento o dalle tempeste di sabbia, ma dall’acqua piovana che avrebbe investito il millenario colosso durante il periodo postglaciale, dal 10.500 a. C. Chefren allora sarebbe solo il restauratore del monumento, al quale, con l’occasione, avrebbe dato la sua faccia.

 

 

 

 

Da  Voyager

EDGAR CAYCE E LA SFINGE

Vi avevamo promesso che saremmo tornati a parlare della Sfinge e dei suoi segreti, specialmente dopo aver trovato un uovo preistorico di struzzo nel museo di Aswan. L'uovo che abbiamo scoperto faceva infatti supporre che la piana di Giza poteva risalire ad un tempo anteriore al 2500 a.c, la data che gli archeologi attribuiscono alla costruzione delle Piramidi.

Ma nel frattempo abbiamo scoperto ulteriori novità. Come vi avevamo promesso siamo andati sulle tracce di un'ipotesi entusiasmante: la presenza, nella piana di Giza, di una seconda Piramide. Riprendiamo allora il viaggio, ritornando solo per un attimo negli Stati Uniti e ripartendo dalle parole di Edgar Cayce, il più famoso veggente del Novecento, l'uomo che nelle sue visioni affermava di aver visto la data esatta della costruzione della Sfinge. E del tesoro che, secondo lui, racchiude.

Edgar Cayce nacque in Kentucky nel 1877. Secondo molti fu il più grande guaritore del ventesimo secolo. La sua fama raggiunse il vertice negli anni trenta, quando venne battezzato il "Profeta Dormiente". Al di là delle numerose testimonianze di persone guarite grazie all'"Uomo dei Miracoli"(sarebbero oltre 14000 i casi documentati), nessuno studio scientifico però fu mai condotto sulle sue presunte abilità paranormali. Le sue profezie, invece, sono state fedelmente trascritte, in più di 8 mila sedute private"

Andiamo ora a Giza, verso la Sfinge, ma prima dobbiamo fermarci all’Osireion di Abydos perché vogliamo capire se anche in quel tempio ci sono indizi che possono aiutarci a risolvere questo enigma. Nell'atrio del tempio qualcosa non torna, visto che ci sono geroglifici che risalgono al 1300 a.c....
Qui ci sono i nomi dei Faraoni ma anche di molte altre persone. Secondo alcuni sono persone appartenenti a una popolazione precedente....
E qui c'è anche un tesoro nascosto in una grande intercapedine....
"Lasciamo il tempio di Abydos con la certezza che ci torneremo a svelare i suoi antichi segreti. Ora però è tempo di arrivare a destinazione, è tempo di incontrare la Sfinge..."

È da questo punto che secondo molti studiosi partirebbero tunnel e cunicoli sotterranei che condurrebbero al tesoro della Sala dei Documenti.
Ma non si tratta di semplici supposizioni: c'è chi sostiene di essersi addirittura introdotto di nascosto e di avere effettivamente trovato alcuni tunnel sotterranei.
Cosa c'è di vero? Lo chiediamo al responsabile della Piana di Giza, Zahi Hawass, che ci racconta:

"Nessuno ha mai scavato al di sotto della Sfinge, ma abbiamo rilevato numerosi passaggi. Abbiamo trovato quattro tunnel nella Sfinge: uno dietro la stele di Thutmosi IV; uno dietro la testa della Sfinge, che scende per circa cinque metri, il terzo è un tunnel sul lato nord della Sfinge e il quarto è un tunnel sulla parte posteriore della Sfinge. Abbiamo impiegato anche il radar nelle nostre ricerche, abbiamo praticamente guardato attraverso la Sfinge ma non abbiamo trovato nulla. Nel 1977, l'Istituto di Ricerca di Stanford in California ci ha detto che sotto la zampa destra della Sfinge c'era un tunnel. Abbiamo fatto degli scavi, spingendoci fino a trenta metri di profondità, ma non abbiamo trovato nulla. Queste perforazioni hanno dimostrato che la Sfinge è costituita da roccia solida, e che non c'è nulla di nascosto dietro di essa.
Quindi la famosa Sala dei Documenti non è altro che un sogno, un sogno a cui molte persone amano credere. Non esiste nulla del genere. Lavoro alla Sfinge o attorno ad essa da ormai venti anni. Abbiamo fatto scavi, lavorato ovunque... ma non è mai emerso nulla sui documenti di Atlantide. Quella Sala non esiste! È un sogno della gente... E noi lavoriamo sulla realtà, non sui sogni. La realtà sono le scoperte di cui parliamo riguardo le piramidi, i costruttori delle piramidi, la gente, i fatti, di questo possiamo parlare. Ma quella Sala è solo un mito, non esiste."

Ma cosa rappresenta la Sfinge? Quali sono i misteri che la circondano?
La Sfinge di Giza ha testa umana e corpo leonino in una scultura di dimensioni colossali. Secondo alcuni doveva vegliare sul complesso funerario delle piramidi, mentre per altri è un'opera precedente. È davvero un monumento voluto dal faraone Chefren,? O è una raffigurazione del dio Harakhty, come decisero gli "archeologi" di tremila anni fa?
Testa e corpo sono della stessa epoca?
L'erosione del corpo è dipesa dalle tempeste o, come sostengono alcuni studiosi, dalle inondazioni di 12 mila anni fa? E come mai la Sfinge è stata costruita proprio a Giza?
Forse la risposta a molti di queste domande è nel cielo.
La Sfinge ha infatti la forma della costellazione del Leone che, proprio 12 mila anni fa, era visibile sull'orizzonte a Est.

All'equinozio di primavera del 10500a.c. la Sfinge, che ha gli occhi puntati esattamente a Est, avrebbe allora visto sé stessa riflessa nel cielo...
La Sfinge potrebbe dunque essere una sorta di orologio millenario, le cui lancette indicano proprio l'anno 10500 a.C. . Esattamente la stessa data profetizzata da Edgar Cayce per la costruzione delle piramidi...

Anche in questo tempio c'è qualcosa di molto strano: le rocce come sono tagliate e la datazione incerta, proprio come la Sfinge..
E non è tutto. In una stele fatta costruire da Thutmosi IV e chiamata Stele del Sogno, sono rappresentate due Sfingi. Una guarda ad Est, l'altra ad Ovest.
E un ricercatore italiano, Diego Baratono, ha appena pubblicato una nuova e sorprendente teoria al riguardo... Baratono, partendo dalla tecnica di rappresentazione pittorica egizia, che adottava un sistema che definito dal Lange e dallo Schafer "Legge della frontalità", procedimento vicino alle moderne proiezioni ortogonali, formula la teoria della Seconda Sfinge. È possibile allora che proprio in questo punto sia sepolta una seconda Sfinge. Una scoperta, questa, che se fosse reale ci obbligherebbe a riscrivere la storia che conosciamo....

Chiediamo nuovamente spiegazioni a Zahi Hawass: "Non esiste assolutamente nulla che ci possa veramente dimostrare l'esistenza di due Sfingi. Alcuni credevano che l'altra Sfinge fosse sul lato opposto, e allora abbiamo scavato dall'altra parte, ma non abbiamo trovato alcuna prova. La stele del sogno risale a duemila anni dopo la Sfinge, e mostra due Sfingi perché vuole rappresentare la dualità. Ma nella Piramide di Giza, la Sfinge è collegata alla seconda piramide. Mostra Chephren, il volto di Chephren, l'autore della seconda piramide, che porge un'offerta con le sue due zampe al dio Sole, che si leva e tramonta dal tempio della Sfinge. Quindi esiste un collegamento tra la Sfinge e Horus come divinità, dio Sole che sorge e tramonta da quel tempio; è per questo che non credo che esista una seconda Sfinge nel regno antico."

La risposta di Zahi è diplomatica e scientifica ma a noi piace sognare.
Se questa seconda sfinge esistesse davvero?
Tra le sue zampe potrebbe allora nascondersi la leggendaria Sala dei Documenti vista da Cayce. Finora nessuno è riuscito a trovarla, forse, solo perché cercava sotto la Sfinge sbagliata Noi rimaniamo comunque in attesa di novità, aspettando una verità che appare sempre più sospesa tra le stelle di Orione e gli abissi dell'Oceano di Atlantide.

 

 

 

 

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti (2) |
giza

venerdì, 27 maggio 2005

GIZA

Tre piramidi diverse da tutte le altre, tre piramidi intorno alle quali sono nate domande, questioni e anche leggende. Tre piramidi che hanno una serie di coincidenze assolutamente straordinarie. Chi dice che intorno a queste piramidi sia tutto chiaro probabilmente tende a banalizzare il problema, mentre moltissimi ricercatori, scienziati, ingegneri, egittologi dicono che bisogna studiarle, studiarle meglio. Noi questa sera intanto cerchiamo di conoscerle meglio.

A un terzo della scalata ci viene da A un terzo della scalata ci viene da ricordare alcuni numeri della piramide. Intanto i blocchi: circa 2 milioni e mezzo di blocchi di calcare di granito per creare questa costruzione enorme. Ci sono voluti circa 30 anni per costruirla e … la nostra scalata continua.

Quante coincidenze, quanti numeri, quanti studi, quanti misteri sono racchiusi tutti in un solo edificio: la piramide di Cheope. Arrivati al vertice della piramide, comincia il nostro viaggio attraverso le ipotesi, le ricerche, i dati di fatto.

In questo viaggio, dove cerchiamo di raccontare tutte le ipotesi fatte circa la costruzione delle tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino paragonate agli studi realizzati dal professore Zachi Hawas arriviamo al punto delle barche solari. Le barche solari erano delle vere e proprie imbarcazioni custodite in questi enormi sarcofagi. Una barca è stata completamente restaurata e viene custodita proprio ai piedi della piramide, mentre un’altra si trova all’esterno della piramide di Micerino ancora sepolta perché i costi per il restauro sarebbero altissimi.
La domanda che ci si fa è questa: perché le tombe dei faraoni precedenti e successive a questa contenevano tutto l’arredo funerario che sarebbe poi servito al faraone nella vita dopo la morte, mentre in questo caso non è stato previsto un luogo per contenere la barca solare che pure era un elemento fondamentale. Non era certo un problema di spazio, visto che queste costruzioni sono enormi: la piramide di Cheope potrebbe contenere in volume sei volte la Basilica di San Pietro.

Cheope, Chefren e Micerino hanno delle caratteristiche comuni: intanto appartengono tutte alla quarta dinastia dei faraoni dell’antico Egitto. Una dinastia che è collocata nella storia attorno a 4.700 anni fa e che è durata pochissimo, solo 70 anni.. Ma cos’altro unisce queste piramidi? Intanto la costruzione. Sono costruite in maniera comune e assolutamente perfetta.

Ci sono piramidi della terza dinastia, quindi realizzate poche decine di anni prima della piramide di Cheope e piramidi successive della quinta dinastia che non hanno nulla a che vedere dal punto di vista architettonico e ingegneristico con queste tre piramidi.
Sono circa 100 le piramidi in Egitto, distribuite su un grande territorio, hanno caratteristiche e forme diverse, ma la cosa più sorprendente sta nel fatto che la IV dinastia è stata in ogni caso la più prolifica. Sono ben 10 le piramidi costruite nel corso di questo periodo durato solamente poco più di 70 anni.

I dubbi vengono per 2 motivi. Il primo legato ai tempi. Il secondo alle tecniche di realizzazione.

Se come molti esperti sostengono che per costruire solo la piramide più grande, quella di Cheope, ci sono voluti 30-35 anni, occupando tutte le risorse e la manodopera più specializzata del Paese, come è stato possibile negli ulteriori 35-40 anni realizzarne altre 9 tra le quali quella di Kefren, grande poco meno della stessa piramide di Cheope?

Veniamo ora alla tecnica. Nella III Dinastia le piramidi erano fatte con blocchi piccoli, facilmente trasportabili. Erano costruttivamente assolutamente coerenti con la cultura del tempo. La piramide a gradoni di Zosser ne è un esempio. Dopo pochi anni, ecco l’esplosione tecnologica e architettonica delle piramidi della Piana di Giza, per tornare subito dopo, nella V dinastia a piramidi semplicissime e fragili, come quella di Sature.. E’ come, se in un tempo breve, si passasse dalla tecnologia della bicicletta a quella di un jet, per tornare subito dopo alla bicicletta. Cosa può essere successo? Si parla di carestie, di menti geniali nate improvvisamente e scomparse senza lasciare eredi. Ma si dice anche, senza scomodare provenienze aliene, che ancora oggi qualcosa ci sfugge. Qualcosa legato ad un passato lontanissimo dove antichi uomini avrebbero lasciato grandi costruzioni a forma di piramide, colonizzate e adattate da chi sarebbe venuto dopo.

Ma altre piramidi che non hanno nulla a che vedere con queste tre sono quelle che si dice siano state costruite contemporaneamente, sono quelle delle donne di Micerino, figlie e mogli. Si può notare che sono state realizzate – sia come taglio delle pietre che come costruzioni – in maniera molto più approssimativa, più grezza. Lo stesso succede ai piedi della piramide di Cheope dove si trovano altre tre piccole piramidi di fattura decisamente inferiore a quella del faraone.

E pensare che in quel periodo gli Egizi non conoscevano ancora il ferro e l’acciaio: disponevano solo di un rame o al massimo di un bronzo temperato, metalli molto più morbidi con cui è difficile pensare di realizzare costruzioni così perfette.

Un’altra cosa in comune a tutte e tre le piramidi è la totale assenza di geroglifici. Esiste solo un segno rosso con il nome del faraone Cheope ritrovato in una stanza che si trova sopra alla camera del re. Scritta che solleva però alcuni dubbi, visto che potrebbe essere un falso.

Insomma: niente geroglifici all’interno delle piramidi di Cheope, Chefren e Macerino, le più importanti, mentre li troviamo all’interno delle piramidi dei dignitari contemporanei e in tutte le altre piramidi che non fanno parte di questa dinastia.

Entriamo nella piramide attraverso un cunicolo realizzato nel IX secolo da un califfo per riuscire a saccheggiarla. Subito una curiosità: l’ingresso principale non è mai stato aperto. Questo fa pensare che forse la piramide non avesse un ingresso chiaro e definito, perché non doveva essere profanata.

Chi per ultimo uscì, oltre 4500 anni fa, da questa piramide non voleva che nessuno più vi rientrasse. Infatti sono presenti dei blocchi che chiudono la galleria in maniera definitiva. Il punto più difficile da attraversare per raggiungere il cuore della piramide è un tunnel lungo 35 metri, alto solo un metro e largo un metro. Inoltre è molto ripido: ha un angolo alla base di 54 gradi.

E i numeri, all’interno della piramide sono importanti. Esistono infatti inquietanti coincidenze numeriche, che hanno dato vita al grande mistero della piramide di Cheope.

Il cuore della piramide di Cheope è una stanza realizzata completamente in granito con blocchi che arrivano a pesare anche 80 tonnellate. Granito sul pavimento, granito sul soffitto e naturalmente su tutte le pareti. E’ di granito anche un contenitore che alcuni chiamano sarcofago, anche se non abbiamo la prova definitiva che abbia mai contenuto la mummia di un faraone.

ChefrenUn sarcofago difficile da interpretare:di sicuro fu collocato all’interno della stanza durante la costruzione stessa della piramide, visto che è più grande della porta. E proprio questo particolare ci ha permesso di trovarlo ancora qui, perché nei frequenti saccheggi che ci furono, era impossibile portarlo via. Ma non sono solo questi i dubbi che circondano questo manufatto.

Viene chiamato il sarcofago rosso, nome che gli deriva dal tipo di granito utilizzato per la sua costruzione. Fu scoperto nell’820 d.C. dal califfo arabo Al-Mamhun, il primo che riuscì ad aprirsi un varco nella grande piramide.
Questo sarcofago è un’autentica meraviglia dal punto di vista tecnico: il suo volume esterno, di poco superiore ai 2.332 litri, è esattamente il doppio del volume interno. Una precisione maniacale, anche considerando quali utensili avevano gli antichi egizi per lavorare il granito. L’archeologo Flinders Petrie sostiene che per ottenere questi risultati fosse necessaria una sega circolare in bronzo tempestata di diamanti, che poteva essere fatta ruotare tramite dei lacci attorno ad un albero di trasmissione. L’ingegnere Christopher Dunn, esperto nella lavorazione del granito, sostiene invece che per realizzare questo sarcofago (ricavato da un unico blocco scavato all’interno) senza che le pareti sottili subissero fratture, fosse necessario un trapano 500 volte più veloce di quelli moderni.
Cosa utilizzarono gli antichi egizi? Di certo sappiamo che nessuno degli utensili ritrovati fino ad oggi sarebbe stato in grado di realizzare questa semplicissima ma straordinaria opera d’arte.

MicerinoMa è un mistero anche la sua funzione, come quella dell’intera stanza. Alcuni ricercatori considerati eretici, dicevano che qui dentro mai si sarebbe potuta conservare una qualsiasi mummia, visto che esistono due "condotti di aerazione": l’aria, entrando, non avrebbe permesso la conservazione della mummia.
E alcuni recenti studi "ufficiali" confermerebbero che questa stanza - chiamata "stanza del re" – di fatto non fu mai una stanza funeraria.

Tutta questa costruzione enorme sembra avere solo due stanze. Oltre a quella del re, ne esiste un’altra, poco più piccola, chiamata "stanza della regina". È una stanza completamente spoglia, al cui interno di questa non esiste un geroglifico, un solo segno che ci aiuti a capire quale funzione potesse avere.

Esistono però due piccoli condotti di circa 20 centimetri di lato, che entrano all’interno della piramide e salgono quasi fino all’esterno per decine di metri.
Poco prima di raggiungere l’esterno, il condotto è sigillato. Ad alcune decine di metri è stata però trovata una piccola porta. Nel 1992 un ricercatore introdusse un piccolo robot con una telecamera e scoprì una piccola porta con due maniglie.

Nel 2002 si è provato ad aprirla. Non riuscendoci, si è tentato di bucarla per vedere cosa c’era dall’altra parte e si è trovata un’altra porta. Ma la cosa importante è che su questa porta sono presenti due maniglie: un manufatto non di pietre, e dunque databile, che potrebbe chiarirci esattamente il periodo nel quale questa piramide è stata costruita.

Tale dato potrebbe convalidare le teorie classiche che le attribuiscono al popolo egizio, dell’antico Egitto. Se invece la datazione risultasse più antica si aprirebbero invece nuovi scenari sul reale costruttore di questa grande piramide.

Numeri, dati, ipotesi forse anche delle fantasie: questa costruzione continua ad essere senza dubbio, uno dei più grandi misteri dell’archeologia di tutto il nostro pianeta.

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti |
giza

mercoledì, 13 aprile 2005

I MISTERI DI CHEOPE



E’ il monumento più famoso e studiato al mondo. Eppure intorno alla Piramide di Cheope i misteri e gli interrogativi continuano a superare le certezze. Ci sono teorie più attendibili di altre ma è inutile negare che su molti, importanti aspetti di questa costruzione gli studiosi siano ancora divisi.
Spesso in modo radicale… Da chi e come è stata costruita la Piramide di Cheope? E’ davvero una tomba oppure il faraone fu sepolto fuori dalla piramide che porta il suo nome? Quale è la sua vera funzione? La Piramide è collegata in qualche modo con gli astri? Che segreti nasconde al suo interno? E’ vero che nella stanza del Re accadano eventi inspiegabili?
Domande che, da sempre, dividono gli esperti. E di queste divisioni avremo anche oggi una prova ascoltando le opinioni dei ricercatori che ci accompagneranno in questo viaggio insieme ai nostri ospiti in studio…

Autopresentazione ospiti:
Zahi Hawass, responsabile delle Antichità egizie e degli scavi nella Piana di Giza
Giulio Magli, Fisico ed politecnico di Milano ed esperto di Astronomia antica
Federica Raverta, membro della spedizione archeologica italiana a Luxor
Nadim Vlora, Esperto di Arte ed Astronomia Egizia
Mario Pincherle, archeologo e studioso dei sistemi ingegneristici del passato.
Inoltre un testimone misterioso.

Non perdiamo tempo. E’ arrivato il momento – prima di entrare nella Grande Piramide – di ripassare le sorprendenti misure e coincidenze che caratterizzano questa costruzione. Una prima prova del fatto che nulla, qui, è stato lasciato al caso…
Legenda:
A Ingresso principale 
B Camera della regina
C Camera del re
D Grande corridoio ascendente
E Condotti allineati con le stelle sacre agli Egiziani, prima considerati semplici condotti di areazione
F Camere di scarico poste sopra la camera del re
G Cunicolo forse scavato dai predatori
H Falso cunicolo 
I Falsa camera per ingannare i ladri

E' alta 145 metri e 75 cm.
Il lato nord è di 230 m. e 25 cm.
Il lato ovest è di 230 m. e 35 cm.
Il lato est è di 230 m. e 39 cm.
Il lato sud è di 230 m. e 45 cm.
Il margine di errore è quindi solo dello 0,1%.
Anche i 4 angoli sono incredibilmente prossimi alla perfezione dei 90 gradi:
sud-est 89 gradi e 56 primi
nord-est 90 gradi e 3 primi
sud-ovest 90 gradi
nord-ovest 89 gradi e 59 primi
 
 
 
 
 
 
 
 

Le quattro facce della piramide sono allineate con i quattro punti cardinali con uno spostamento di soli 3 minuti di grado, pari allo 0,0015%, esattamente la metà di quanto ottenuto dagli architetti che hanno recentemente edificato l'osservatorio astronomico di Parigi. Ha un volume 30 volte superiore al leggendario Empire State Building di New York; può contenere agevolmente al suo interno S. Pietro e un altro paio di cattedrali europee. E' stato calcolato che con la sua pietra si potrebbe fare un'autostrada a 8 corsie da S. Francisco a New York.

La piramide di Cheope è al centro esatto della massa terrestre, cioè all'incrocio tra il meridiano e il parallelo che coprono la maggior porzione di terra emersa, una sorta di "centro del mondo".

Il suo peso di 5 milioni e 273 mila tonnellate moltiplicato per un miliardo di miliardi è uguale al peso della Terra; il suo perimetro diviso per la metà dell’altezza è uguale al 3,14, cioè il pi greco, un valore (il rapporto tra la circonferenza e il raggio di un cerchio) che sarà scoperto molti secoli dopo Cheope. La temperatura interna è esattamente la temperatura media della Terra e varia con il passare del tempo.

Si è inoltre scoperto che le pareti non sono perfettamente lisce ma impercettibilmente convesse. La curvatura che se ne ricava corrisponde al valore in gradi della curvatura terrestre.

Secondo alcuni viste queste coincidenze, la piramide di Cheope sarebbe una rappresentazione in scala 1 a 43.200 della Terra.

Intervista a Giulio Magli secondo cui le coincidenze che usano unità di misure nostre sono proprio pure e semplici coincidenze, mentre quelle che utilizzano valori assoluti come il P greco sono un po’ più difficili da spiegare Comunque la precisione è assoluta e resta da capire come avessero fatto gli egiziani. Forse con gli Astri? Opinione confermata da Federica Raverta che definisce le misure delle piramidi di una “precisione è sconcertante”

Ma i misteri forse più importanti la Piramide di Cheope li nasconde al proprio interno. Andiamo a vedere più da vicino.

Come furono costruite le Piramidi. Ecco due teorie, Joseph Davidovitz, studioso dei Materiali, che propone la tesi che i blocchi di calcare siano stati realizzati sul posto, mediante un impasto, e non trasportati per centinaia di chilometri da cave lontane. Ma come spiegare i blocchi al cuore della piramide realizzati in granito?
Un’altra teoria, che ha avuto l’avvallo delle autorità egizie, e quella di Elio Diomedi un capomastro italiano, che ha ipotizzato l’uso di un sistema basato sulle traversine.

Una delle cose che più incuriosiscono della Grande Piramide è l’esistenza di vari cunicoli di cui sfugge ancora oggi la funzione. Questo piccolo corridoio, ad esempio conduce verso la camera della Regina ma se guardiamo la sezione della piramide abbiamo l’impressione di percorrere, in salita, il lato più breve di un ideale triangolo. E questo triangolo ha il suo vertice inferiore nei pressi di una camera sotterranea la cui funzione è ancora avvolta nel mistero. Come, del resto, è per le più celebri e visitate camere: quella della Regina e quella del Re.

Due cunicoli, vietati ai turisti, portano sotto il livello del suolo, all’altezza della camera sotterranea, la cosiddetta «Camera ipogea». Il primo di questi cunicoli segue una linea retta, dall’alto verso il basso, che collega l’antica entrata della Piramide alla camera sotterranea. Oggi, dopo che il Califfo Abdullah Al Mamum si aprì a forza la strada all’interno della Piramide nell’820 d.C. si può accedere al cunicolo da un punto intermedio che coincide, appunto, col corridoio che porta alle Camere della Regina e del Re.
Ma dalla Camera sotterranea parte – o, se si vuole, arriva – anche un altro cunicolo che sbuca esattamente alla fine corridoio, davanti alla camera della Regina. In questo caso si tratta di un cunicolo verticale, irregolare, non rifinito e di cui sfugge la funzione e il periodo di realizzazione.

C’è chi chiama questo cunicolo «il condotto dei ladri» perché si pensa che sia stato fatto per aggirare il corridoio che noi abbiamo appena percorso e che in origine era completamente ostruita da enormi blocchi di granito. Ma molti dubitano che in passato qualcuno possa aver pensato ad un’operazione del genere. Scavare dal basso verso l’alto, in verticale, non è operazione semplice e lo smaltimento dei detriti è, oltretutto, molto complicato. Del resto nella camera che è in fondo a questo cunicolo non risultano quantità tali di materiale da pensare che fosse stata adibita ad accogliere le pietre rimosse con gli scavi. Anzi, quella stanza probabilmente, in origine, aveva un’altra funzione. Ma di questo parleremo dopo. Adesso chiediamo a Zahi Hawass qualcosa in più su questo cunicolo verticale e sulla stanza sotterranea.

Intervista a Zahi Hawass che ricorda come il cunicolo sia stato chiamato il “condotto dei ladri”. Ma l’archeologo egiziano non è d’accordo con le teorie che ne vogliono un condotto di fuga. Si tratterebbe bensì di un pozzo di aerazione per gli operai che lavoravano nella camera. Hawass smentisce anche l’ipotesi di un tunnel sotterraneo che colleghi la piramide alla sfinge.

Ma gli interrogativi che pone il «condotto dei ladri» non sono niente di fronte alla marea di polemiche e al fiume di inchiostro che hanno provocato i cunicoli della Camera della Regina…
Da questa stanza, detta Camera della Regina anche se nulla indica che sia stato in passato un luogo di sepoltura, partono due piccoli condotti da due pareti opposte. Misurano circa 20 cm per venti centimetri e sono inclinati verso l’alto di circa 45 gradi. Per molto tempo sono stati liquidati come dei semplici condotti di ventilazione, del resto presenti anche nella Camera del Re. Si tratta di una interpretazione che ha sempre meno credito. Soprattutto da quando, nel 1993, un ricercatore tedesco – Rudolph Gantenbrink – riuscì ad installare una telecamerina su un piccolo robot poi avviato lungo il condotto per circa 65 metri. Nel 1993 il robottino di Gantenbrink fu bloccato da una porticina con due piccole maniglie. Ci sono voluti quasi dieci anni perché venisse autorizzato un secondo esperimento del genere.

Il 16 settembre 2002 un robot chiamato «Pyramid Rover» e costato 250 mila dollari venne inserito nuovamente nel condotto sud col compito di raggiungere lo sbarramento e sfondarlo per vedere cosa ci fosse dall’altra parte. Purtroppo però, dopo poco, una seconda porta ha nuovamente sbarrato il passo alle ricerche. Almeno per il momento. Ma l’anno prossimo potrebbe essere la volta dell’altro condotto, quello nord, di cui già sappiamo almeno tre cose: ha le dimensioni dell’altro; dovrebbe avere anche lui una porticina che ne blocca, ad un certo punto l’accesso; e, soprattutto, ha un percorso più tortuoso perché, per evitare la Grande Galleria che conduce alla Camera del Re, opera una conversione a destra e poi una a sinistra. Un modo decisamente strano per realizzare un condotto d’aria…

Intervista a Zahi Hawass che spiega come la curvatura del condotto, attuata per evitare di finire nella galleria, dimostra come i condotti siano stati realizzati durante la costruzione della piramide. Cosa nascondevano queste porte? Per alcuni sono simbolo. Ma allora – si chiede Hawass - perché si trovavano solo nelle piramide di Cheope e non nelle altre. Hawass ritiene invece che dietro a queste porte si trovi la vera camera funeraria di Cheope. Le altre stanze sarebbero quindi state solo un trucco per sviare i futuri ladri.
“Nel 2005, ad ottobre – dichiara Hawass - riveleremo finalmente cosa si nasconde dietro queste porte”.

Intervista a Federica Raverta che dice di preferire la teoria classica secondo cui tutti i condotti erano realizzati per permettere l’aerazione degli operai.
Intervista a Giulio Magli secondo cui i condotti delle due camere avevano un valore simbolico ed erano orientati in base alle costellazioni astronomiche. Il professor Vlora dichiara invece di aver rinvenuto nel 1987 le tracce di un altro tunnel tramite delle prove sismiche effettuate all’esterno della piramide . Il tunnel sembrava portare ad un piccolo ambiente. Forse si trattava di una camera votiva. E forse la piramide potrebbe essere disseminata di tante piccole cappelle ancora da scoprire…

E’ arrivato il momento di andare in quello che può essere considerato “il cuore” della Grande Piramide di Cheope: la Camera del Re. E, mentre saliamo ancora, affrontiamo un tema importante: quante camere ci sono in questa Piramide? Abbiamo visto che c’è una camera in basso, sotto il livello del deserto, la Camera Ipogea. Siamo appena usciti poi dalla Camera della Regina e ci stiamo dirigendo verso la Camera del Re. Ma nella Piramide di Cheope ci sono altre stanze. Alcune certe mentre di altre si sospetta da sempre l’esistenza. Quelle certe sono state scoperte nell’Ottocento, sono cinque e sono poste sopra la Camera del Re, una sopra l’altra. Sono chiamate “Camere di compensazione”.

La Camera del Re è posta a poco più di 42 metri d’altezza dalla base della Piramide. Piramide che, in origine misurava circa 150 metri d’altezza. Questo vuol dire che sul soffitto di questa camera grava un peso di migliaia di tonnellate, peso che andava “scaricato” per impedire che il soffitto crollasse. Per questo sarebbero state create le cinque «Camere di compensazione». Si tratta di vani molto bassi ma con lo stesso perimetro della Camera del Re. Le camere sono sovrapposte così che una sola lastra di granito fa da soffitto ad una e da pavimento per quella sovrastante. Le lastre hanno uno spessore variabile tra i 90 cm e il metro e ottanta. Solo l’ultima stanza in alto ha un volta a V rovesciata, formata da due lastre di oltre due metri di spessore.
In queste stanze sono stati trovate alcune scritte lasciate dai capomastro egizi durante la costruzione. Tra queste scritte ci sarebbe anche la discussa iscrizione che attribuisce la Piramide al Faraone Cheope.

Secondo alcuni architetti moderni la precauzione di creare una struttura di questo genere sarebbe eccessiva. Sarebbe forse bastata una sola volta a V rovesciata ma, in fondo, gli architetti egizi si rivelarono già abbastanza in gamba così. Sempre che le “Camere di compensazione” siano davvero quello che si pensa siano. Infatti c’è un’altra possibilità che ha poco a che vedere con le leggi della fisica e con l’architettura. Guardando in sezione la Piramide infatti la zona della Camera del Re ricorda un gigantesco Zed.
Ma cosa è lo Zed?

Intervista a Mario Pincherle che spiega la teoria dello Zed, una simbolo legato ad Osiride, costituito da una torre interrotta da 3 o più livelli, una struttura molto simile a quella dello spaccato della piramide .

Questa stanza potrebbe essere qualcosa di diverso o di più di una camera funeraria? E’ un’ipotesi che vanta ormai un certo credito perché molte cose fanno pensare che questa Piramide non sia stata costruita per essere una gigantesca tomba. Per prima cosa dobbiamo ricordare che questa sarebbe l’unica camera funeraria posta sopra il livello della sabbia. Poi, a differenza di tutte le altre tombe di sovrani egizi, mancano del tutto geroglifici e decorazioni alle pareti. Infine, l’attribuzione di questa Piramide a Cheope è poco più di una convenzione: infatti, ne parla lo storico greco Erodoto le cui affermazioni sarebbero confermate solo dal discusso cartiglio trovato, poco meno di due secoli fa, in una delle «Camere di compensazione».

In realtà di Cheope, o meglio «Khnum Khuful» o semplicemente Khufu, il Faraone più famoso al mondo proprio perché gli si attribuisce come Tomba la più grande Piramide di Giza, si hanno pochissime notizie storiche certe. Si sa che fu il secondo sovrano della IV dinastia, che regnò circa vent’anni, tra il 2590 e il 2567 a.C. (nota: secondo altri dal 2610 al 2590) e che non sono rimaste sue immagini, tranne una statuetta di dubbia attribuzione. Tracce del suo regno sono state trovate a Dendera, nel Sinai e nell’Alto Egitto.Già nell’antichità la figura di Cheope era considerata negativamente perché lo si accusava di aver vessato il popolo, di aver chiuso tutti templi e di aver voluto sacrificare ogni cosa alla costruzione della sua Piramide. Arrivando al punto di far prostituire la figlia per raccogliere il denaro mancante a finire la sua gigantesca tomba.

Non abbiamo la certezza, come abbiamo detto, che questa sia stata davvero la camera funeraria di Cheope. Di volta in volta si è detto che il suo sarcofago venne posto nella camera bassa di questa stessa Piramide, in una camera ancora da scoprire sempre in questa Piramide oppure nel Pozzo di Osiride scoperto non molti anni fa sotto la Sfinge. Ma c’è anche un’altra ipotesi…

Intervista a Vlora, secondo cui la posizione della piramide di Cheope è in rapporto a fenomeni celesti. Durante il solstizio d’inverno la piramide proietta un’ombra nel cui punto Vlora a condotto delle prove sismiche che avrebbero individuato un corridoio in discesa. Siccome Erodono parlava di una tomba di Cheope circondata dalle acque Nilo e il sito individuato da Vlora è nei pressi del Fiume, potrebbe quindi essere questo il luogo della vera sepoltura di Cheope?

Ma se qui non avesse mai riposato Cheope, che significato potrebbe avere avuto questa stanza? Da sempre si pensa che vi accadano cose strane: per esempio c’è chi è convinto che da qui si possa entrare in contatto con altre dimensioni. Anche se circondati da migliaia e migliaia di tonnellate di pietra…

Per finire il nostro veloce viaggio tra i misteri che si concentrano all’interno della Piramide di Cheope abbiamo un sorpresa. Qui, a fianco a me, c’è una stimata egittologa italiana, che ha da raccontare una esperienza personale veramente singolare, legata alla Camera del Re. Per evidenti motivi di riservatezza la nostra testimone ci ha chiesto di restare anonima. Ma vi garantiamo che stiamo parlando con una studiosa seria e una persona affidabile.

Zahi Hawass irride alle teorie New Age che credono in un potere speciale della piramidedi Cheope. Per evitare episodi di fanatismo è stato vietato l’accesso notturno dei visitatori all’interno della piramide.

Quali poteri avrebbe una struttura come lo Zed. E’ vero che potrebbe avere il potere di fermare il tempo?

Pincherle riporta alcune testimonianze di altri archeologi sul potere rinnovativo delle piramidi. Per Pincherle nella piramide sarebbe contenuta una torre rovesciatrice del tempio. Accenna per esempio alle lamette che ritrovano il filo della lama se lasciate per 24 ore nelle stanze interne della Piramide. La forma piramidale nel caso della piramide di Cheope svolge solamente una funzione protettiva.Ciò che permette il rovesciamento del tempo e quindi il conseguente ringiovanimento di alcuni materiali posti all' interno della camera del Re è lo Zed, e più precisamente il materiale con cui lo Zed è fatto. Uno Zed di legno non funziona,uno Zed di ferro non funziona, uno zed di quarzo o di granito funziona non sarebbe dunque la forma piramidale a permettere il rovesciamento del tempo, ma il materiale con cui lo Zed è fatto.

Viene effettuato un esperimento con due bilance. Lo scopo è verificare se gli oggetti, posti all’interno della piramide, perdono l’1% del proprio peso così come dicono alcune teorie. L’esperimento, all’interno della Camera del RE, provoca solo uno scarto minimo, molto lontano dal presunto 1%.

Infine la testimonianza di un archeologo italiano, che però preferisce mantenere l’anonimato, vista la particolarità dell’esperienza.

Il testimone ricorda la sua esperienza all’interno della piramide: “Era il 1988, alle 9, con una amica, ci recammo all’interno della Camera del Re. Non c’erano turisti. Solo noi due. Eravamo molto stanchi. Improvvisamente visi una specie di luce, bianco azzurrognola, molto intensa.
Istintivamente mi appoggia alla parete e mi rilassai per un attimo. Poi chiamai la mia amica, controllammo gli orologi, e decidemmo di uscire perché era già passato qualche minuto.
All’esterno incontrammo un guardiano che si lamentò del fatto che eravamo rimasti all’interno della piramide per 3 ore. Secondo i nostri orologi erano passati solo 10 minuti. Razionalmente non posso dare spiegazioni, a livello intuitivo dico che si è trattato di un blocco del tempo. .
da http://www.voyager.rai.it
 
 

Postato da: Cleopatra79 | link | commenti (6) |
giza