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sabato, 23 settembre 2006

Tomba di Harwa: la sottile linea tra la vita e la morte

TORONTO - Delicate scene in rilievo, disegni in prospettiva e splendidi testi geroglifici che si tuffano nel passato ma sempre con qualcosa di nuovo, di innovativo. Qualcosa che va oltre l'arte per indicare quella linea sottile che separa il corpo dall'anima e la vita dalla morte.
Questa è la tomba di Harwa, un monumento unico nel suo genere, che ricopre un'importanza primaria per la conoscenza della storia, della cultura e delle usanze funerarie della sua epoca. Dal 1996 è oggetto di scavi della Missione archeologica italiana, iniziati a Luxor nel 1996, e diretti da Francesco Tiradritti, ospite martedì al Royal Ontario Museum in una serata dal titolo "Scoprire i capolavori dell'arte egizia: scavi nella tomba di Harwa", in collaborazione con l'Istituto italiano di Cultura di Toronto.
Lavori che, dopo un attento restauro, hanno riportato alla luce la storia della tomba, la sua vastità, originalità e magnificenza, fino a farla diventare uno dei più grandi monumenti funerari d'Egitto.
Prima di dare inizio alle ricerche nel complesso funerario di Harwa e Akhimeru, l'egittologo toscano, curatore di vari volumi scientifici sulla storia dell'arte, ha compiuto scavi anche in Italia e Sudan. Nel 1997 nasce "Harwa 2001", associazione culturale onlus che raccoglie i fondi necessari al finanziamento della ricerca archeologica, oltre a organizzare mostre, convegni e viaggi.
«Ci vorranno sicuramente ancora vent'anni di lavoro» ha spiegato Tiradritti nel decimo anniversario degli scavi, illustrando un ricco reportage e spiegando le difficoltà incontrate durante i lavori ma anche gli strabilianti ritrovamenti.
«Harwa fece scavare il proprio sepolcro nella piana dell'Assassif, sulla riva Ovest di Luxor - ha raccontato Tiradritti - davanti al tempio della regina Hatshepsut. Con i suoi 4.500 metri quadrati di estensione è una delle più grandi tombe private dell'Egitto antico, dove i i quattro livelli sotterranei raggiungono la profondità di ben 25 metri. A partire dalla fine del Nuovo Regno, nell'XI secolo a.C., gli egizi avevano cominciato a seppellire i propri morti in gallerie scavate nella roccia prive di decorazione. Dopo quasi trecento anni, Harwa riprende l'interrotta tradizione della tomba monumentale, realizzandone una che supera in estensione tutte quelle che i sovrani delle epoche precedenti si erano fatti scavare nella vicina Valle dei Re. Oggi la tomba si trova al centro di una vasta necropoli. Harwa non portò a termine, però, la sua tomba e il suo successore, Akhimenru, ampliò la parte settentrionale del corridoio che circonda tutto il primo livello sotterraneo per ricavarne il sepolcro. Per poi essere trasformata, in epoca tolemaica, in santuario. Tra le firme che possono essere ancora lette sulle pareti del cortile, quella del poeta francese Arthur Rimbaud. Non abbiamo prove, ma pensiamo a un suo possibile soggiorno a Luxor verso la fine del XIX secolo». Un ingresso porticato, un vestibolo, un cortile, due sale ipostile, il santuario di Osiride, un corridoio che porta alla tomba di Padineith, una serie di sale e ben 14 pozzi funerari. Sono i nove ambienti che compongono la tomba, ognuno dei quali segna il passaggio di Harwa dalla vita alla rinascita, passando nel tempo, attraverso la morte. Tutto secondo un preciso progetto. «Per la prima volta nella storia egizia - continua Tiradritti - le decorazioni narrano il cammino dell'uomo dalla vita alla morte e dalla morte alla vita eterna. Il culmine di questo racconto è toccato dal rilievo che rappresenta, attraverso un'allegoria, la morte. Harwa, ritratto come un vecchio dal ventre prominente, il seno cadente e il doppio mento, è condotto nell'Oltretomba dal dio sciacallo Anubi. La mano della divinità stringe con fermezza quella dell'uomo, che invece tiene le dita ben distese, quasi cercasse di sfuggire e divincolarsi da quell'ineluttabile presa. Il destino eterno di Harwa si compie con il raggiungimento del dio Osiride, re dei Morti, la cui immagine è scolpita in altorilievo sulla parete di fondo del santuario, che chiude la successione degli ambienti del primo livello sotterraneo. La figura di Osiride è caratterizzata da un'illusione ottica, il trompe-l'oeil. L'immagine del dio, di dimensioni ridotte, è visibile sin dall'ingresso al primo livello sotterraneo della tomba, da dove appare più distante di quanto sia in realtà, quasi a voler posticipare l'incontro con Osiride e il doloroso momento della morte.
Un'altra scena in trompe-l'oeil, si trova nelle raffigurazioni di alcuni pescatori che hanno dimensioni minori rispetto a quelle dell'uomo che pulisce il pesce. Le due scene appaiono in prospettiva spaziale e temporale. Qualcosa di unico a quell'epoca. Gli ambienti sono costruiti in profondità, alternati ad altri a cielo aperto. Chiaro il passaggio simbolico tra la luce e le tenebre, la vita e la morte».
E non sono mancate le curiosità che hanno suscitato sorrisi tra il pubblico. «Gli scavi lungo il muro meridionale del cortile - ha concluso Tiradritti - hanno riportato alla luce una trincea che sembrerebbe collegata alle azioni di saccheggio e di asportazione di alcune scene, scolpite nel fragile calcare della tomba, perpetuate durante la seconda guerra mondiale. Sono state rilevate numerose tracce, tra cui anche una "reperto" recante la scritta "Biscotto me ne frego" della ditta Lazzaroni che ha permesso di risalire ai ladri. Erano fascisti».

Di SIMONA GIACOBBI
Articolo pubblicato il: 2006-09-22


Visita il sito internet http://www.harwa.it/

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luxor

domenica, 17 luglio 2005

 La VALLE delle REGINE

 Biban el Harim

La valle delle regine è un altro vallone, come quella dei re, nella costiera rocciosa che sovrasta la piana occidentale di Tebe. In arabo si chiama Biban el Harim, "porte dell'harem". Nella valle sono state individuate un'ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo, XIX e XX.

La tomba più bella e celebre della valle è quella di una delle regine più note d'Egitto, Nefertari, seconda delle "grandi spose" di Ramses II, come si sa ebbe anche moltissime concubine ed uno stuolo innumerevole di figli, di cui fu sempre molto fiero. Nel tempio di Uadi es Sebua, nella Bassa Nubia, uno dei luoghi in cui Ramses II fece incidere la lista della sua prole, sono elencati un centinaio di principi e principesse e solo le lacune dell'iscrizione impediscono di conoscerne il numero esatto.

 

Alcune tombe individuate

Amon Her Khopeshef:  il figlio di Ramses III è rappresentato da affreschi dai colori intensi mentre viene presentato dal padre a varie divinità. La camera funeraria conserva una vetrina coi resti di un bambino nato prematuramente.

Khamuas:  questa tomba di un figlio di Ramses III ha la stessa pianta di una tomba reale, ma in dimensioni ridotte. Conserva bei rilievi colorati che mostrano il principe in diverse situazioni (da solo, col padre, in atto di offrire doni agli dei). 

Titi:  la regina era moglie di un faraone di nome Ramses, non meglio identificato. La tomba, composta da un corridoio che conduce alla vasta camera funeraria e da tre camerette a forma di croce, è ben conservata, mentre le decorazioni sono deteriorate.

Pra Her Umenef:  uno dei figli di Ramses, è rappresentato col padre e con la madre in presenza di varie divinità

 
Tomba di Nefertari

La tomba della moglie di Ramses II è la più bella: ha pianta simile a quelle reali e decorazioni a rilievo assai accurate. La sua "ultima dimora" fu ritrovata da Ernesto Schiapparelli nella Valle delle Regine nel 1904. L'interno era già stato violato e la mummia di Nefertari era stata fatta a pezzi. Sui soffitti è evocato il mondo ultraterreno. Ella è accolta da forme divine e sul suo corpo compaiono ombre sinuose, la trasparenza delle vesti bianche lascia intravedere la sua splendente giovinezza.  Nel vestibolo la si vede muovere le pedine del gioco del Senet, i nostri scacchi, simbolo del passaggio, l'avversario resta invisibile perché, il purgatorio che Nefertari deve attraversare, rappresenta le prove e gli elementi nocivi contro cui deve lottare per arrivare alla felicità.

La galleria in discesa che da accesso alla camera funebre è decorata con la regina che offre del vino all'immagine di Hathor, che l'accoglie alla vita eterna. Nefertari è assistita da Anubi, che è la guida nel mondo sotterraneo e l'immagine della defunta stessa in mutazione. Il secondo livello della tomba comprende una sala a quattro pilastri fra i quali vi era il sarcofago di granito rosa. 

Sui primi due pilastri vi sono rappresentati i due figli di Nefertari: Sethirkhopshef (chiamato anche Imenherunemef) e Meryatum (gran sacerdote di Ra ad Eliopoli).

Questi erano gli officianti in abiti sacerdotali. Indossavano pelle di ghepardo e portavano la ciocca dei capelli laterale. Nelle facce interne dei quattro pilastri vi sono i segni "Geb". Nella sala della rinascita è descritto tutto il cammino ed il potere che ella ha sui sette anni di "Vacche Grasse", ossia il periodo delle inondazioni del Nilo, e quindi continuerà a partecipare attivamente alla vita del paese.  

Vi è anche una celebre frase del capitolo 17 del Libro dei Morti: Quanto ad Osiride è l'ieri, quanto a Ra è il domani.

La VALLE dei RE

 

 

Biban El Muluk

La separazione delle due funzioni del monumento funebre reale ha avuto come conseguenza l'affollarsi delle tombe reali in uno dei valloni, erti, rocciosi e desertici, che si aprono nella scarpata dominante la piana di Tebe. Questa valle ad un certo punto si biparte, il ramo occidentale o Valle delle Scimmie, contiene quattro ipogei regali, l'altro ramo, la Valle dei Re, ne contiene cinquantotto, supposto che tutte quelle che vi furono scavate siano state ormai scoperte. 

In arabo la valle si chiama Biban el Muluk, dove biban è il plurale di bab, porta, e, in effetti, una porta tagliata verticalmente nella roccia è in genere l'ingresso della tomba.

Se ne diparte un corridoio spesso molto lungo, diviso in tre sezioni da strozzature e ai lati del quale si aprono nicchie e cappelle. Al termine del corridoio, una o più camere, con pilastri a sostegno del soffitto, e il sarcofago. La pianta in realtà può essere molto varia, ma quello sopra descritto ne è lo schema generale.

Il faraone morendo diventa un Osiride, ma il faraone vivo si identifica anche con Ra, il dio solare; è quindi il sole morto, trasformato in Osiride, raffigurato con testa di ariete, che attraversa sulla barca notturna le dodici regioni dell'aldilà, corrispondenti alle dodici ore della notte che la barca del sole percorre dal tramonto all'alba.

 

Un fiume solca le regioni della notte eterna, come il Nilo le province dell'Egitto; gli esseri immaginari, mostruosi e malevoli, che le popolano si affollano sulle due rive, che sono rappresentate sopra e sotto il nastro azzurro del fiume.  

Lo sciacallo Upuaut è il pilota della barca, che è protetta da Hathor e ha Horo come marinaio. Ogni regione, ogni ora, ha un nome, che i testi geroglifici ricordano, ed un guardiano. Il passaggio è subordinato ad atti da compiere e a parole da pronunciare: il dramma magico che si svolge sulle pareti delle tombe è un gigantesco promemoria della via che il ka deve percorrere. Questa mitologia escatologica è quella ispirata a un testo che viene chiamato Libro di quel che vi è nell'aldilà.

Un altro Baedeker degli inferi, a cui pure si ispirano le figurazioni, raffigura i regni dell'aldilà sbarrati da piloni, guardati da serpenti o altre magiche creature; ogni passaggio deve essere conquistato con specifica formula magica.

E' questo il cosiddetto Libro delle porte che comprende anche il "giudizio del cuore", come nel Libro dei morti. Altri temi trattati nelle decorazioni sono la cerimonia dell'apertura della bocca, quella mediante la quale il processo di mummificazione si perfeziona magicamente consentendo al defunto nuova vita e le cosiddette Litanie di Ra, con le settantacinque trasformazioni del dio solare e l'illustrazione delle sue qualità, altro promemoria, questo, per conseguire nell'aldilà la natura solare.

 

ELENCO DELLE TOMBE DELLA VALLE DEI RE 

 

 

Tomba di Thutmosis III

(kv 34) Si presenta con una pianta molto semplice, ma è particolare la posizione alta in un una fenditura della montagna e si raggiunge attraverso una scaletta di ferro.

La sala del sarcofago è a forma di cartiglio, con le pareti che richiamano il papiro e sono decorate con belle figure e geroglifici in rosso e nero. Il basamento del sarcofago è in alabastro.

Tomba di Amenophis II

(kv 35) Assai semplice nella struttura, la tomba presenta una vasta sala del sarcofago che richiama, col colore giallastro, un gradissimo papiro. Pareti e colonne sono decorate con disegni in nero, mentre il soffitto richiama un cielo stellato.

Tomba di Ramses III 

(kv 11) La particolare forma, col corridoio deviato verso destra, si deve all'esigenza di evitare una tomba precedente. Lungo i 125 metri si incontrano sette sezioni principali e altre sale minori. Le decorazioni, che dovettero subire interruzioni a causa della mancanza di fondi per pagare gli  incisori, presentano interessanti e inconsuete scene di vita quotidiana.  

Tomba di Ramses IV

(kv 2) La tomba di Ramses IV presenta un particolare interesse, perchè un papiro del museo di Torino ne conserva la planimetrica con tutte le misure esatte. Ramses IV amplia ancora le proporzioni già aumentate da Merenptah; la vasta camera funebre contiene il più imponente e pesante sarcografo in granito della Valle dei Re, che è tagliato a forma di cartiglio.

Tomba di Ramses VI  

(kv 9) Iniziata da Ramses V, venne in seguito ampliata alle attuali nove sezioni, fra sale e corridoi. Conserva il testo completo del Libro delle Porte e una vasta raccolta di capitoli del Libro dell'Ade e del Libro dei Morti: ciò le valse l'appellativo di "tomba della metempsicosi".

Tomba di Ramses IX

(KV 6) Interessante tomba composta da sette sale e corridoi decorati con scene di sacrifici e le consuete scene infernali. Purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori.

Tomba di Sethi I

(kv 17) Si tratta della tomba la più lunga, profonda e meglio conservata. La più importante delle grandi tombe fu scoperta dall'archeologo padovano Giovanni Battista Belzoni nel 1817. Si sviluppa per ben 15 sale e corridoi decorati con bassorilievi di squisita fattura, mentre i soffitti sono dipinti.

La tomba doveva essere ancora più grande, ma i lavori furono interrotti per la morte del faraone: perciò alcune decorazioni sono incomplete e si notano in certi punti disegni in rosso con correzioni in nero. Si trovano qui rappresentati tutti i testi sacri dei morti e i relativi miti, spesso scritti alla rovescia, secondo la credenza che il mondo dell'aldilà fosse specolare rispetto a quello dei vivi.

Alcune decorazioni sono incompiute e si possono notare in certi punti disegni in rosso con correzioni in nero. In questa tomba sono rappresentati tutti i testi sacri dei morti e i relativi miti, spesso scritti alla rovescia, secondo la credenza che il mondo dell'aldilà fosse speculare rispetto a quello dei vivi.

Tomba di Tutankamon

E’ conosciuta anche come Tomba KV62. La tomba di Tutankhamen è ricavata nello strato roccioso della Valle dei Re, calcare bianco, ed è sovrastata da una collinetta alta 21 m. La scala d'entrata è formata da 16 scalini, è larga 1,68 m ed è coperta nella sua parte occidentale da un soffitto di pietra. Gli ultimi sei scalini, l'architrave e gli stipiti furono aperti nell'antichità per permettere il passaggio degli oggetti più voluminosi del corredo funerario, come il sarcofago e i sacrari: in seguito, i gradini e gli stipiti della porta d'ingresso furono ricostruiti in pietra e calcare e l'architrave fu sostituito da una pesante trave in legno lavato con acqua di calce. Questi vennero nuovamente tagliati quando la squadra di Carter rimosse i sacrari.

Presso la porta d'entrata, ancora in posizione al tempo della scoperta, c'era un blocco di calcare ricoperto di gesso idrato grigio chiaro con larghi sigilli ovali impressi su tutta la superficie.

Al di là c'era un corridoio discendente pieno di macerie di pietra: misurava 8,08 m per 1,68 m ed era alto 2 m; terminava con una porta di pietra, bloccata allo stesso modo della porta d'entrata, che dava accesso all'Anticamera al centro della parete est.

L'Anticamera e l'Annesso  

L'Anticamera è orientata nord-sud: misura 7,85 m per 3,55 m, è alta 2,68 m e si trova a 7,1 m al di sotto del livello della Valle. La superficie delle pareti, qui come nel resto della tomba, ad esclusione della Camera Funeraria, non è levigata ed è leggermente rosata.

Una terza entrata, anch'essa impedita da un blocco di pietra, si trova sulla parete occidentale dell'Anticamera in una fessura naturale della pietra: misura 0,95 m per 1,3 m. Da qui si accede a una stanza più piccola, l'Annesso, parallelo all'Anticamera, di 4,35 m per 2,6 m e di 2,55 m d'altezza. Il livello del pavimento di questa camera si trova a 0,9 m sotto quello dell'Anticamera.  

Carter annotò: "I segni rossi tracciati dai muratori sono ancora visibili sulla superficie non rifinita dei muri" e qui come altrove "frammenti di calcare lasciati dagli scalpellini si trovano ancora per terra."

All'estremità nord dell'Anticamera fu costruita una parete con schegge e polvere di calcare, ricoperta di intonaco. In essa si trovava m passaggio sormontato da un architrave di legno, largo 1,65 m e alto 1,78 m. Anche questa porta fu chiusa con pietre e calcare e sulla sua superficie furono posti grandi sigilli ovali.

"Quando questa parete divisoria fu rimossa... si scoprì che una gran parte della pietra nell'angolo nord-occidentale dell'Anticamera era stata tolta nell'antichità per far passare i grandi pannelli dei sacrari nella Camera Funeraria. Si notò anche una rientranza, tagliata per lasciare lo spazio adatto al trasporto del sarcofago, nella parte bassa della parete ovest dell'Anticamera."

La Camera Funeraria e il Tesoro

Oltre la parete divisoria c'è la Camera Funeraria: è larga 6,37 per 4,02 m e alta circa 3,63 m. Il pavimento si trova a 0,94 m sotto il livello dell'Anticamera e a 8,05 m sotto il livello della Valle

La Camera Funeraria è orientata est-ovest, perpendicolare all'Anticamera e all'Annesso: le pareti, ma non il soffitto, sono ricoperte di stucco e decorate.  Sembra che lo stucco non fosse completamente asciutto quando la tomba venne chiusa: questa è forse la causa dei danni da umidità riscontrati su molti oggetti. Sono ancora visibili sulla parte nord-orientale del soffitto "tracce di fumo, provenienti da una lampada a olio o da una torcia" utilizzata dagli antichi artisti.

Una porta bassa e larga 1,12 m nel muro est della Camera Funeraria dà accesso alla Camera del Tesoro.  Questa stanza è orientata nord-sud come l'Annesso e l'anticamera: misura 4,75 per 3,8 m ed è alta 2,33 m.  Carter riteneva buono il taglio della tomba, considerando che si riscontravano asimmetrie nei punti dove i muratori avevano usato le naturali fenditure della roccia. Le stesse fenditure erano forse responsabili dell'infiltrazione di acqua nella tomba.

Quella di Tutankamon non è chiaramente la forma di una tomba reale:  era probabilmente una tomba privata adattata, sebbene in forma ridotta, alla tipologia di tomba reale.

 

 

 

 

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luxor

domenica, 10 luglio 2005

Luxor

Luxor è una città dell'Alto Egitto, situata lungo le rive del Nilo, a sud del Cairo e a nord di Assuan.

E' un centro molto importante dal punto di vista archeologico sia perchè nella città ci sono i templi di Luxor e Karnak sia perchè nelle vicinanze ci sono i siti archeologici della Valle dei Re e della Valle delle Regine.

Luxor è situata dove sorgeva l'antica città di Tebe, antica capitale dell' Egitto al tempo del Medio Regno.

La maggior parte dell' economia della città e della regione proviene dal turismo, la città è anche luogo di partenza di crociere sul Nilo.
Il 17 novembre 1997 nei pressi del tempio della regina Hatshepsut (Deir el-Bahri) gli integralisti musulmani effettuarono un attentato in cui persero la vita 62 persone, 58 turisti stranieri e 4 cittadini egiziani. Dopo questo avvenimento ci fu un periodo di crisi del turismo, crisi da cui la regione sta uscendo negli utlimi anni.

Tempio di Luxor

Il Tempio di Luxor è un grande complesso templare egiziano situato sulla riva orientale del Nilo nella città di Luxor (antica Tebe).

Noto nella lingua egiziana come ipet resyt, o "harem meridionale", il tempio era dedicato alla triade tebana di Amon, Mut e Khonsu; durante il Nuovo Regno fu il centro della festa annuale di Opet, nella quale una statua di Amon era trasferita lungo il Nilo dal vicino Tempio di Karnak (ipet-isut) per un rito di fertilità.

La costruzione del tempio cominciò durante il regno di Amenhotep III nel XIV secolo AC. Horemeb e Tutankhamun aggiunsero colonne e statue, ma l’espansione maggiore si ebbe con Ramses II circa 100 anni dopo l’inizio dei lavori. Luxor è l'unico tra i maggiori complessi templari egiziani ad avere i marchi di due soli faraoni sulle strutture architettoniche.

Interventi di restauro furono intrapresi da Alessandro Magno e dall'imperatore Tiberio. Durante il periodo della dominazione araba il complesso fu abbandonato, fino a quando nel XIII secolo vi venne edificata la Moschea di Abu el Haggag, sovrastante il cortile delle colonne.

L'accesso al tempio avveniva da nord, mediante un viale fiancheggiato da sfingi criocefale, mentre quelle che si incontrano oggi, a testa umana, sono una tarda aggiunta voluta da Nectanebo I. Alla fine del viale, si erge il grande portale, alto 24 metri, costruito da Ramses II.

Il pilone era decorato con scene dei trionfi militari del faraone contro gli Ittiti (in particolare della Battaglia di Qadesh).

L'entrata principale al complesso templare era originariamente fiancheggiata da sei statue colossali di Ramses, quattro sedute (ne rimangono due) e due in piedi. Dei due obelischi di granito antistanti il portale, uno è ancora in sito, mentre l'altro si trova a Parigi in Place de la Concorde.

Attraverso il portale si accede al cortile colonnato che fu costruito obliquamente rispetto all'area retrostante, presumibilmente per rispettare la preesistente cappella tripartita delle barche della triade tebana, opera di Tutmosi III.

Dopo il cortile, attraverso il pilone di Amenhotep III, si accede ad un corridoio lungo 100 metri e fiancheggiato da 14 colonne con capitello a forma di papiro. Sulle pareti vi è il ciclo di rilievi, che descrivono le fasi della processione della barca sacra di Amon, durante la grande festa annuale. Le decorazioni furono eseguite per ordine di Tutankhamun, ma il suo nome fu sostituito con quello di Horemheb.

La galleria immette nel grande cortile-peristilio, risalente alla costruzione originaria di Amenhotep. Le colonne del lato orientale conservano ancora tracce dei colori originali. Il lato meridionale del cortile è occupato da una sala ipostila, che dà adito al santuario del tempio.

L'area del sancta sanctorum è costituita da un’anticamera, ornata da stucchi di epoca romana, dalla cappella della barca sacra e da una stanza laterale contenente il ciclo allegorico della nascita di Amenhotep III e della sua origine divina. Probabilmente in età tolemaica nella cappella della barca sacra fu costruito un naos con scene di Alessandro Magno al cospetto della triade.

Nel 1989 sotto il pavimento dell’area interna del santuario furono rinvenute 26 statue del Nuovo Regno, ora visibili nel vicino Museo di Luxor.

Valle dei re

La Valle dei re è un'area geografica dell'Egitto situata vicino all'antica Tebe, l'odierna Luxor, il cui accesso è a meno di 3 km dalla riva occidentale del Nilo, di rilevante importanza archeologica.

Fu il luogo di sepoltura riservato ai sovrani (conosciuti poi come faraoni) dell'antico Egitto, in uso dal 1552 AC al 1069 AC coprendo un periodo che va dalla XVIII alla XX dinastia. Come fa capire il nome, qui erano seppelliti esclusivamente i sovrani, mentre le loro consorti erano seppellite nella vicina Valle delle regine.

Si crede che i motivi della scelta del luogo fossero legati alla presenza di un monte a forma di piramide che la domina e alla vana speranza di una posizione più facilmente difendibile dai predoni. Tutte le tombe furoni infatti ben presto preda di visite non gradite. Solo quella di Tutankhamon, benché fosse stata individuata, non fu spogliata del contenuto. Ai cantieri delle tombe lavoravano, spesso per tutta la vita, operai e artigiani che abitavano nel vicino insediamento di Deir-el-Medina.

La valle ospita 62 tombe scavate nella roccia. Tra esse la più celebre è la piccola tomba Tutankhamon, unica ancora occupata dal proprietario originale, quella di Ramesse IX, l'elegante di Thutmosi III, la bellissima di Amenhotep I, le enormi e coloratissime tombe di Sethi I, Ramesse III ed Horemheb. Sono generalmente in uno stato sorprendentemente buono, nonostante il fatto che molte di esse furono sin dal III secolo occupate da cristiani in cerca di luoghi adatti alla meditazione interiore, che in alcuni casi le adibirono a cappelle.

Al riguardo della valle dei re l'archeologo britannico Howard Carter scrisse:

"il suo solo nome ci proietta nel sogno! Tra tutte le meraviglie dell'Egitto, non ve n'è una che colpisca altrettanto l'immaginazione . Qui lontano dal frastuono della vita, in questa valle desertica, dominata dalla cima come da una piramide naturale, giacciono una trentina di re."

Valle delle regine

Era chiamata dagli antichi Egizi Set Neferu "Sede della Bellezza".
Situata a sud-ovest della Valle dei Re, questa necropoli a partire dalla XVII dinastia, ma in prevalenza durante la XIX e la XX era destinata a regine e principi reali.
Tra il 1903 e il 1906, gli scavi diretta da Ernesto Schiaparelli hanno portato alla luce molte delle ottanta tombe della necropoli, alcune incompiute e purtroppo nessuna intatta.
Sono tombe meno vaste di quelle dei re e decorate diversamente, mancano i pozzi e sono rare le raffigurazioni dei cicli relativi al viaggio del Sole nell'aldilà.
Molteplici sono invece le scene del Libro dei Morti e le immagini dei defunti davanti alle varie divinità.
Notevoli sono la cura dei particolari, l'equilibrio delle composizioni e l'intensità dei colori.
La tomba più importante scoperta da Schiaparelli è quella di
Nefertari, moglie di Ramesse II.
Importanti anche quelle dei figli di Ramesse III,
Khaemuaset e Amonherkhopeshef.
Nella tomba della principessa Amhose fu anche rinvenuta la mummia e una delle più antiche decorazioni del Libro dei Morti oggi conservate al museo Egizio di Torino.

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