Mal D'Egitto

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domenica, 28 maggio 2006

Piramide di Cheope: risolto l’enigma

L’architetto francese Houdin ha dimostrato come sia stata innalzata blocco dopo blocco

Asswan (Egitto), 24 maggio 2006 - Il mistero dei misteri è stato risolto! Jean-Pierre Houdin, architetto francese, chiarisce come gli antichi egizi attorno al 2550 a. C. siano riusciti a innalzare quel mostro di ingegneria edile che è la piramide di Cheope.

"Gli egizi avevano formidabili conoscenze di geometria, matematica, geologia e dunque solo un architetto può illuminarci sulle tecniche impiegate", scrive l’egittologo Zahi Hawass nella prefazione al libro di Houdin (Les secrets de la construction de la Grande Pyramide, Farid Atiya Press). Lo studioso francese per 6 anni ha lavorato a tavolino, in un susseguirsi di calcoli e disegni geometrici: "E’ la dimostrazione che oggi si può fare ricerca senza intraprendere scavi invasivi verso l’habitat archeologico. Solo infatti negli ultimi due anni Houdin ha verificato la sue teorie sul terreno".

La prima conclusione certa da parte dei due studiosi è di per sé destinata a sollevare un polverone: è certo che la piramide non è orientata in base alla costellazione d’Orione, né come questa si presentava nel 2550 a. C., reale momento della sua costruzione, né tanto meno come Orione era disposta nel 10.500 a. C., data di una presunta costruzione ipotizzata da ufologi millenaristi privi di credibilità scientifica; i lati sono invece effettivamente orientati secondo i 4 punti cardinali.

Passando all’aspetto ingegneristico, Houdin ha notato il ruolo centrale della camera del re, intorno alla quale ruota tutto il monumento: ci sarebbero stati così due progetti, la camera sepolcrale e il rivestimento. Nella prima fase si costruì la piramide fino alla base della camera del re posta a quota 43 metri, portando i blocchi con una rampa: "Ma nel farlo — dice Houdin — si fecero due camere temporanee, destinate ad accogliere Cheope in caso di morte prematura: la camera sotterranea, durante i primi 10 anni di costruzione e la camera della regina, attiva nei 7 successivi. Poi rimasero inutilizzate".

Man mano che la costruzione proseguiva, la rampa diventava sempre più ripida e più lunga: per raggiungere quota 146 metri, l’altezza finale, sarebbe stata necessaria una pendenza del 52 per cento sviluppata per 1,6 chilometri: una follia!Ecco l’idea geniale degli architetti: erigere prima la definitiva camera del re (da 43 a 76 metri), portando i blocchi necessari con una carrucola azionata da un sistema di contrappesi; e poi mantenere la struttura ricavata aperta su un lato per poterla usare, come base d’appoggio, per la salita dei blocchi per la parte superiore: in questo modo si arrivò a 140 metri su tre lati e in seguito si chiuse progressivamente il lato aperto, che mostrava lo spaccato della costruzione da quota 43 a quota 140 metri.

Anche pyramidion fu costruito con carrucole a contrappeso, sostenute questa volta da impalcature in mattoni crudi: la più famosa delle 7 meraviglie del mondo era pronta e toccava, dopo più di trent’anni di lavoro, 146 metri.

di Aristide Malnati  Resto del Carlino

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venerdì, 19 maggio 2006

L’EGITTO CHIEDE ALLA GERMANIA LA RESTITUZIONE DEL BUSTO PIÙ FAMOSO DEL MONDO

Nefertiti, la regina contesa

18/5/2006

di Marina Verna

BERLINO. Dicono che il busto di Nefertiti - bellezza perfetta, illuminata da una luce interiore - valga da solo un viaggio a Berlino. Ma adesso il sovrintende alle antichità egizie, Zahi Hawass, lo rivuole, sostenendo che è stato portato via con l'inganno. «Non è vero, il governo ottomano lo consegnò nel 1913 al mecenate berlinese James Simon, che aveva finanziato gli scavi. Abbiamo i documenti», ribattono dalla Fondazione per il Patrimonio culturale prussiano, che ne è proprietaria. Il tiro alla fune è cominciato, tra documenti legali e piccole astuzie.

Fu l'archeologo tedesco Ludwig Borchardt che, scavando nel 1912 nel quartiere degli artigiani di Akhenaton, trovò nella bottega dello scultore Thutmosi il busto un pietra calcarea - alto mezzo metro, in testa l'alto copricapo blu riservato alle sovrane, l'occhio sinistro ancora incompiuto -, che identificò come Nefertiti, sposa di Amenofis IV, re d'Egitto nel XIV secolo a. C.

In base all'accordo di concessione degli scavi, Borchardt poteva tenere per sé la metà dei reperti. Si portò dunque via Nefertiti, che consegnò al suo finanziatore Simon. Il banchiere la tenne con sé qualche anno e nel 1921 la donò al Museo egizio di Berlino. In meno di un secolo Nefertiti ha traslocato sei volte: nella Berlino divisa stava a Ovest, in una sala del Museo a Charlottenburg tutta foderata di feltro nero. Dall'anno scorso è tornata a Est, all'Isola dei Musei, in una sala dipinta di bianco.

Ma l'Egitto non si dà per vinto: Nefertiti fa parte di una lista di opere - tra le quali la stele di Rosetta, lo zodiaco di Dendera e il busto di Akhenaton - che vorrebbe assolutamente indietro. Qualche giorno fa Hawass, a Berlino per l'inaugurazione della mostra Tesori sommersi d'Egitto, è tornato alla carica: «Nefertiti è stata portata via con l'inganno, coperta di fango perché le autorità che dovevano dare il benestare non la riconoscessero». Sul piano legale, però, non ha chance. E allora ieri ha fatto una proposta: una cessione temporanea di tre mesi per la mostra che l'Istituto archeologico tedesco sta organizzando al Cairo per il 2007, quando cadrà il suo centenario. Il Museo Egizio di Berlino ha subito fiutato la trappola: in Egitto una legge stabilisce che qualunque reperto locale torni in patria come prestito, non va più restituito. Neppure se acquisito legalmente. Dunque, Nefertiti resta dov'è: «Dopo tremila anni, non ha più voglia di viaggiare. E un nuovo cambiamento di clima sarebbe dannoso per i suoi colori». Hawass ha già replicato minacciando di boicottare gli attuali scavi tedeschi. Ma i prussiani non si lasciano impressionare: hanno i sigilli dell'impero ottomano in cassaforte.

FONTE: La Stampa

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news, civiltĂ  egizia

martedì, 25 aprile 2006

Egitto. Tre bombe a orologeria esplodono a Dahab, sul Mar Rosso: 22 morti e 160 feriti accertati


Dahab, 24 aprile 2006
Sono al momento 22 le vittime e 160 i feriti accertati in seguito alla triplice esplosione che ha sconvolto alle 19:15 (ora italiana) la popolare località turistica egiziana di Dahab, affacciata sulla costa orientale della panisola del Sinai, proprio sul Mar Rosso, a circa cento chilometri a Nord della più nota Sharm el-Sheikh. La località è affollata da molti turisti stranieri ma anche da moltissimi egiziani, soprattuto in questo periodo, corrispondente alla Pasqua copta.

I tre ordigni, ipotizzano gli investigatori e confermano alcuni testimoni, erano stati celati in diversi luoghi, tutti molto affollati: secondo l'emittente qatarina al-Jazira si sarebbe trattato di un bar, un ristorante e un supermercato. Le bombe sarebbero state fatte esplodere, con un innesco a tempo, in rapidissima sequenza.

Italiani coinvolti?
Le voci che riguardano il coinvolgimento di turisti italiani sono discordanti, ma l'agenzia d'informazione
MISNA ha raggiunto telefonicamente un istruttore subacqueo italiano che vive e lavora a Dahab da due anni. Risponde al nome di Marco Merlino, e ha confermato che la località è frequentata sì, da molti italiani, ma per gite che si risolvono solitamente nell'arco di una sola giornata. Pertanto - continua il testimone diretto - all'ora degli attentati tutti gli italiani avrebbero dovuto essere già ripartiti. La Farnesina, infine, rassicura: ci sarebbero soltanto tre italiani, feriti leggermente.

La condanna internazionale
Al Presidente egiziano Hosni Mubarak, che ha definito "vile atto terroristico" l'attentato, si sono immediatamente uniti gli altri leader mondiali. Primo fra tutti il presidente Usa, George Bush. Da Washington è infatti giunta una solenne e determinata condanna: "Si è trattato di un atto ignobile". Anche dall'ANP guidata da Hamas è giunta la "ferma condanna di quest'atto criminale" e Israele, che di attentati ha fatto una lunga esperienza, ha messo a disposizione i propri specialisti. Solidarietà alle autorità egiziane anche da Parigi.

da Rai24News

 

 I DRAMMATICI SVILUPPI IN TEMPO REALE

01:55 - Potrebbero essere "un centinaio" gli italiani presenti attualmente a Dahab: lo ha detto, intervenendo a Porta a Porta, Elisabetta Belloni, capo dell'Unita' di crisi della Farnesina. Non si tratta tuttavia di un dato certo, ha precisato: e' il numero che si ricava dopo aver fatto una serie di riscontri incrociati. Belloni ha confermato che, dopo una prima ricognizione negli ospedali, gli italiani feriti sono allo stato tre, "ustionati, non gravissimi".

01:18 - Quelle dei tre italiani coinvolti negli attentati di stasera in Egitto sono "ferite che non destano preoccupazione". Lo ha dichiarato Elisabetta Belloni, responsabile dell' unita' di crisi della Farnesina, intervenendo alla trasmissione di Raiuno 'Porta a Porta'. Elisabetta Belloni ha confermato che non ci sono notizie di italiani deceduti. "Speriamo e siamo fiduciosi che non ci saranno", ha aggiunto sottolineando che "al momento, gli stessi egiziani non hanno dato alcuna notizia di italiani deceduti".

01:00 - E' di 23 morti, 20 egiziani e tre stranieri, il bilancio ufficiale delle persone morte nel triplice attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Tra le vittime c'è un bambino tedesco. I feriti accertati sono invece 42. Questo quanto comunicato dal ministero dell'Interno egiziano. Il bilancio ufficioso parla invece di 30 morti (quattro gli stranieri) e 160 feriti. Tra questi ultimi, tre sono italiani: nessuno di loro è in gravi condizioni.

00:40 - Nessun italiano e' ricoverato nell'ospedale di Dahab. Lo hanno reso noto fonti dello stesso ospedale, aggiungendo che ci sono feriti stranieri, ma di altre nazionalita'. Sempre all'ospedale di Dahab hanno spiegato che altri feriti nell'attentato sono stati trasferiti in altre strutture ospedaliere di Sharm el Sheik.

00:16 - "I nostri ospiti italiani sono attualmente undici e sono tornati tutti in albergo. Stanno bene e sono già nelle camere". Lo ha affermato una dei responsabili italiani dell''Eldorado Lodge & Diving' di Dahab, un albergo a gestione italiana. "Noi ci troviamo a 200 metri dal punto in cui sono avvenute le esplosioni - ha aggiunto -. Tutti i clienti hanno già parlato con le famiglie in Italia e le hanno tranquillizzate".

23:58 - Trenta cadaveri sono stati allineati nell'obitorio dell'ospedale di Dahab, la località del Mar Rosso teatro del triplice attacco terrosistico di lunedì. Lo ha riferito un giornalista della tv satellitare qatariota Al Jazeera, precisando che 14 cadaveri sono smembrati.

23:19 - Sono tre gli italiani rimasti feriti nell'attentato di Dahab, sul Mar Rosso. Questo, almeno, un primo bilancio della Farnesina sulla base dei primi accertamenti compiuti sul posto. I tre feriti, sempre secondo la Farnesina, avrebbero riportato solo delle ustioni ritenute non gravi.

23:12 -
"A parte la rabbia per quello che è accaduto, ci si rende conto in questi momenti di come siamo ben poca cosa: sarebbe bastato fermarsi mezzo minuto in più in quel punto, e a quest'ora saremmo morti". Questa la testimonianza di Silvio Broggi, medico dell'Astigiano, che si trovava con altri italiani a pochi metri dal luogo delle esplosioni di Dahab.

22:47 - Uno svizzero e un russo figurano tra i morti nel triplo attentato di Dahab. Lo ha detto una fonte della sicurezza. Il ministero dell'interno egiziano nel suo bilancio aveva detto che tra i morti c'erano quattro stranieri, senza precisarne la nazionalita'.

22:39 - "Tra i feriti giunti nel nostro ospedale ci sono molti in condizioni gravi". Lo ha detto il direttore dell'ospedale di Dahab, la località turistica del Sinai dove è avvenuto oggi il triplice attenato terroristico. Il direttore, che parlava al telefono con la tv satellitare araba Al Jazeera, ha aggiunto che "finora abbiamo ricevuto 10 persone già decedute e il numero dei feriti da noi curati attualmente sono una cinquantina".

22:06 - Oltre ad Hamas, anche George W. Bush ha condannato "con forza" il triplice attentato terroristico di Dahab, nel Sinai. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di "atto d'odio". Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha invece affermato che "i responsabili saranno puniti". Secondo l'ultimo bilancio aggiornato, le tre esplosioni hanno provocato almeno 30 morti e 160 feriti. Per il ministero dell'Interno egiziano i morti sarebbero 10.

21:45 - Ci sarebbero anche alcuni italiani tra i 160 feriti dell'attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Lo ha affermato il corrispondente della tv satellitare Al Arabiya. Secondo il giornalista, gran parte delle persone colpite dall'esplosione sarebbero lavoratori egiziani, mentre i ricoverati in ospedale sarebbero italiani, francesi e israeliani. Di "molti feriti tra gli occidentali" aveva parlato anche la tv qatariota Al Jazeera.

21:35 - E' di 10 morti, quattro stranieri e sei egiziani, e di 70 feriti, il bilancio provvisorio dell'attentato di Dahab, nel Mar Rosso. Questo, almeno, stando a quanto riferito dal ministero dell'Interno egiziano attraverso la televisione Al Jazeera. Dal presidente dell'Anp Abu Mazen è intanto arrivata una dura condanna "al triplice attentato avvenuto a Dahab nel Sinai egiziano, attentato che mira a colpire l'economia dell'Egitto".

21:18 - "E' salito a 30 il numero delle persone uccise a causa del triplice attentato avvenuto a Dahab nel sud del Sinai". Lo hanno confermato fonti mediche egiziane come riferisce la tv satellitare araba Al Jazeera.

21:10 - Ci sono cinque italiani, due adulti e tre bambini, tra i superstiti degli attentati che hanno colpito un albergo, un supermercato e un ponte a Dahab, nel Mar Rosso. I cinque, che si trovavano nei paraggi di una delle zone colpite dalle esplosioni, non hanno infatti riportato conseguenze. A riferirlo sono "fonti informate". Solo uno dei cinque, secondo quanto si è appreso, sarebbe rimasto lievemente contuso.

21:09 - "C'è da ritenere con poca possibilità di sbagliarsi che tra le vittime del triplice attentato di Dahab nel sud del Sinai, vi siano numerosi turisti occidentali". Questo quanto detto da Omar Al Kaqi, corrispondente della tv satellitare araba Al Jazeera in collegamento telefonico dal luogo degli attentati. Al Kaqi ha aggiunto che "Dahab, dopo le località turistiche di Taba, è la meta preferita dei turisti israeliani".

21:03 -
L'esercito israeliano ha chiuso il posto di frontiera di Taba, e impedisce ai veicoli di entrare nella Penisola del Sinai. Diversi veicoli israeliani stanno lasciando l'Egitto. Lo riferisce il sito internet di Haaretz. Stasera tre esplosioni hanno colpito la località turistica egiziana di Dahab, sul Mar Rosso, una delle mete preferite dai turisti israeliani. Ci sono decine di vittime.

20:52 - "Non si tratta di un'azione suicida", ha detto il proprietario di un albergo a Dahab, dove sono avvenute le tre esplosioni. "Le cariche esplosive - ha detto - erano state collocate in sacchi e sono state fatte esplodere con detonatori".

20:51 - Ci sarebbe la mano di Al Qaeda dietro gli attentati di Dahab, nel Sinai. Lo ha affermato in un commento la televisione commerciale israeliana, Canale 2. La tv ha rilevato la particolare dinamica delle esplosioni e ha ricordato che ancora tre settimane fa le autorità israeliane avevano avuto la sensazione della imminenza di un attentato di Al Qaeda nel Sinai.

20.44 - Sempre frammentarie le notizie che giungono dall'Egitto sugli obiettivi del triplice attentato. La polizia egiziana ha infatti detto che le esplosioni a Dahab hanno fatto 22 morti e 150 feriti. Ha anche precisato che la prima esplosione è avvenuta al supermercato Ghazala, la seconda nell'hotel el Mashrabya e la terza su un ponte di legno per pedoni.

20.41 - Le autorità egiziane di polizia proibiscono la partenza dei turisti da Dahab.

20.36 - Secondo la televisione araba al Jazeera, le tre eplosioni nella località egiziana di Dahab sul Mar Rosso hanno colpito l'albergo el Khaaleg, nel quale ci sarebbero stati 17 morti e 150 feriti, e l'altro albergo el Masharabiya. La terza esplosione si sarebbe verificata in un ristorante.

20.31 - Il Ministero dell'interno egiziano sostiene che gli autori dei tre attentati "coordinati" di Dahab sarebbero dei "professionisti", senza precisare altro

20.25 - Nell'hotel el-Khaleeg, colpito da una delle tre esplosioni di stasera a Dahab, sono morte almeno 17 persone. Oltre 150 i feriti. Lo ha detto Said Essa, uno dei medici che sta prestando i primi soccorsi sul posto

2016 - Il bilancio provvisorio, secondo fonti locali, parla di almeno 20 morti e moltissimi feriti

20.15 - Una delle tre esplosioni di stasera a Dahab, località turistica egiziana sul Mar Rosso, ha colpito l'hotel el-Masharabiya.

20.11 - L'unità di crisi della Farnesina si è attivata rapidamente per verificare l'eventuale presenza di italiani nel mercato colpito dalle tre esplosioni di stasera a Dahab, sulla costa del Golfo di Aqaba del Sinai meridionale

19-55 - Secondo quanto riferito dalla polizia egiziana le tre esplosioni di Dahab sarebbero attentati e avrebbero fatto morti e feriti.

19.35 - Tre esplosioni sono state udite nella località turistica di Dahab, sul Mar Rosso. Lo si apprende da un testimone sul posto. Dopo i tre scoppi è stato visto del fumo levarsi dall'area del bazar della cittadina

da Tgcom

Dahab, le prime testimonianze

"Ho visto tanta gente piena di sangue"

Arrivano le prime testimonianze dalla cittadina di Dabah, dove in tre punti diversi sono scoppiate bombe a orologerie. Tutti descrivono scene infernali, fumo, gente che corre da tutte le parti e corpi fatti a pezzi. Poi ancora ambulanze e auto private che portano i feriti in ospedale.

"Ho sentito tre esplosioni molto forti e dopo ho visto molta gente coperta di sangue", ha detto un testimone citato dalla Bbc online. "C'è del fumo che si leva dalla zona e c'è gente che corre dappertutto", ha detto un'altra persona, anche lei anonima, alla Reuters.

"C'erano corpi fatti a pezzi e macerie nelle strade...c'erano ambulanze e auto che portavano ha gente in ospedale", ha riferito un altro testimone, sempre citato dall'agenzia britannica. Un visitatore ha detto che le auto e i pullman che volevano lasciare la zona sono stati bloccati dalla polizia.

Cecile Casey, una turista francese raggiunta dalla France Presse a Dahab, ha confermato che la zona teatro delle esplosioni è molto frequentata in questo periodo dell'anno. Secondo Yusri Saleh, un testimone che ha parlato alla televisione egiziana, tutta la zona e' stata sigillata dalle forze di sicurezza. "I turisti sono molto numerosi, sono soprattutto egiziani giunti per Sham e-Nessim (la festa della primavera)", ha aggiunto.

"Tra i clienti del mio albergo c'erano turisti israeliani, coreani ed italiani, ma nessuno di loro è rimasto ferito dalla triplice esplosione". Lo ha detto Imad Ashmawi propietario di un albergo a distanza di 50 metri dal luogo della prima esplosione avvenuta oggi a Dahab. Al Ashmawi, che parlava in collegamento telefonico con la tv satellitare araba al Jazeera, ha descritto la successione delle esplosioni: "Verso le 19.15 è esplosa la prima bomba, e alcuni secondi dopo abbiamo sentito la seconda esplosione seguita subito da una terza. A quel punto sono uscito di corsa dal mio albergo".

"La scena per strada era drammatica, ho contato almeno 15 pezzi di cadaveri sparpagliati per strada ed un bimbo straniero di 12 anni piangere spaventato", ha detto il testimone oculare che ha proseguito: "Abbiamo deciso subito di portare con le nostre auto i feriti all'ospedale di Sharm el Sheikh". "E' straziante vedere questa distruzione, noi siamo gente che vuole bene agli stranieri che ci portano solo del bene". Sono state le ultime considerazioni del proprietario dell'albergo che ha aggiunto che "non sono più di 50 metri la distanza che separa i tre luoghi" del triplice attentato.

da TgCom

Da Bin Laden un messaggio in codice

Dahab, questa una delle ipotesi

Il messaggio di Osama Bin Laden trasmesso domenica dalla tv araba Al Jazeera , potrebbe essere stato solo un messaggio in codice per i terroristi. Questa è una delle ipotesi a cui stanno lavarando gli organismi investigativi e di intelligence che si occupano dlel'attentato di Dahab, cittadina turistica a 9 chilomentri da Sharm El Sheik.

Un'ipotesi avvalorata da un precedente: anche nel caso dell'attentato di Taba dell'ottobre 2004, infatti, si parlo' di un messaggio in codice, questa volta contenuto in un discorso di Ayman al Zawahiri diffuso sempre da al Jazira pochi giorni prima. Secondo alcuni esperti, tra l'attentato di Dahab e quelli di Taba e Sharm el Sheik vi sarebbero molte similitudini, soprattutto con riferimento alle modalità di esecuzione.

Il sospetto, sempre secondo quanto si è potuto apprendere da fonti investigative, è che dietro questo attentato vi siano elementi di Al Qaida che transitano tra la Striscia di Gaza e l'Egitto, aiutati dalle tribù beduine del Sinai, da sempre contrarie al governo del Cairo. Un episodio che viene riletto alla luce di quanto accaduto, infine, è la minaccia pronunciata solo due giorni fa da uno dei capi della cellula salafita egiziana Taefa el-Mensura, accusata di terrorismo e sgominata di recente con molti arresti: l'uomo, attualmente in carcere, ha minacciato di attaccare obiettivi occidentali in Egitto in segno di vendetta per gli attacchi contro i musulmani in Iraq e in Palestina

da TgCom

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lunedì, 10 aprile 2006

Si interviene sul collo e sul petto del leone dormiente
Egitto, lifting per la Sfinge
A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino

Cairo - 7 apr. (Ign) - E' iniziato il restauro della Sfinge egizia. A Giza archeologi e restauratori hanno montato le impalcature di fronte all'enigmatica statua di pietra che protegge le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Il misterioso leone accucciato ha bisogno di un intervento che ponga rimedio all'erosione causata dal vento del deserto. In particolare, si sta intervenendo sulla base della statua: la parte del petto e del collo presentano segni di erosione che hanno spinto le autorità all'intervento, fatto in diretta mentre migliaia di turisti continuano ad affollare l'area archeologica più famosa del mondo.

La Sfinge lunga 20 metri e alta 57, fu probabilmente costruita nel III millennio A.C. per volontà del faraone Chefren, di cui dovrebbe rappresentare il volto, mentre per alcuni è invece molto più antica (10mila anni) e riveste un significato esoterico mai svelato. Nell'antico Egitto era divenuta comunque il simbolo della regalità. Poi in epoca araba venne considerata un mostro da temere, e infine nel 1800 fu addirittura presa a cannonate dai Mammalucchi che, a colpi di artiglieria, distrussero il naso della statua. Ma ha resistito alle ingiurie del tempo, perché dice un proverbio arabo ''l'uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi''

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venerdì, 10 marzo 2006

Il Papiro di Artemidoro, una storia incredibile

Dall’Egitto all’Europa, dal I secolo a.C. al 1800, da supporto per un’opera geografica a catalogo a pseudo-sarcofago a… Torino, dove una mostra ne racconterà l’incredibile storia

Presso Palazzo Bricherasio, a Torino, l'8 febbraio aprirà i battenti la mostra “Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi dall'Egitto greco-romano” che si potrà visitare fino al 7 maggio. Occhi puntati dunque sul Papiro di Artemidoro, l'eccezionale reperto di epoca tolemaica che riemerge dopo duemila anni in cui era stato lasciato nel dimenticatoio. Oggi dunque occorre ringraziare la Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo innanzitutto per averlo comprato, destinandolo al Museo Egizio di Torino, e poi per averlo fatto restaurare.
Se il Papiro è il protagonista indiscusso dell’appuntamento culturale nella città del Lingotto, non sono però da meno gli oggetti che gli faranno da corteggio: centoventi reperti di eccezionale valore saranno suddivisi nelle tredici sale attraverso cui verrà illustrata la storia del papiro, ma anche l’arte e la cartografia dell’epoca egizia, greca e romana.

Claudio Gallazzi, il curatore della mostra, il giorno della presentazione presso la sede della Stampa Estera di Roma ha affermato: “Le mostre sui papiri non hanno mai avuto successo di pubblico, ma questo è un papiro fuori dall’ordinario che ha permesso di scrivere pagine nuove nel campo della letteratura greca, della cartografia e della storia dell’arte. Come è possibile che un solo papiro contenga un così grande tesoro? Semplicemente perché venne utilizzato più volte, da più persone e a più scopi.

il papiro fornisce oggi non solo un'ampia porzione del testo perduto di Artemidoro di Efeso, ma anche la più antica carta geografica di età classica a oggi nota, un repertorio di animali reali e fantastici e un taccuino con disegni di figura.

La “vera” storia del Papiro di Artemidoro
E’ una storia davvero insolita che ebbe inizio ad Alessandria , in Egitto, negli anni 30-40 a.C. e si concluse quando diventò Libro della Geografia di Artemidoro di Efeso, un geografo vissuto tra I e II secolo a.C.
Questa era un’opera monumentale che si componeva di undici libri (in seguito un punto di riferimento per Strabone, Elenio e Marciano).
Ma, ahimè, il tempo poco ci ha lasciato di quest’opera mastodontica, se non cinque colonne di testo. Ebbene queste appunto si trovano sul papiro: sono il II Libro e parlano della penisola Iberica, vi è un’introduzione, tre colonne sul lavoro del geografo e una sulla penisola iberica dove sono descritte le coste e segnate le distanze tra le località.

2,5 metri per due (cioè retro più verso)
Tanto per incominciare è assai lungo, ben 2,5 metri. Ma l’estensione inganna, infatti questa è solo una parte di un papiro assai più esteso, sicuramente mancano le carte geografiche, perché il copista lasciò delle parti in bianco affinchè un disegnatore le riempisse con le mappe. Venne anche il turno del cartografo e disegnò la provincia Betica della penisola iberica, facilmente identificabile perché un grande fiume, il Betis appunto, la attraversa. Però qualcosa andò storto e non portò a termine il lavoro: si accorse di aver commesso un errore. Accidenti! Era la mappa sbagliata! Non quella avrebbe dovuto trovarsi in apertura del rotolo, ma quella della penisola per intero.
Niente da fare, l’errore commesso era fatale, papiro in quel modo era sfregiato, inutilizzabile.
E comunque c’è un però: il verso del rotolo era bianco, utilizzabile insomma, ma per scopi certamente meno nobili. Si trasformò in repertorio di bottega da cui i clienti sceglievano il disegno necessario al lavoro da svolgere: vi vennero raffigurati animali come giraffe, tigri e fenicotteri, attinti dalla realtà, ad altri di fantasia, come il tonno sega, o mitologici come il grifone, ognuno comunque ben identificato dal nome indicato accanto.

Quello che restava del recto
Una volta scritto il verso, alcuni allievi di bottega lo girarono nuovamente, per sfruttare le parti bianche del recto, quelle in pratica dove le mappe avrebbero dovuto trovare spazio, secondo il progetto originario.
E se il verso era servito da catalogo, questo lato era destinato a fungere da quaderno per le esercitazioni: i ragazzi raffigurarono così parti anatomiche del corpo umano, come teste, piedi e mani.

Dalla bottega alla tomba, il passo fu breve
Orbene consideriamo che fino circa alla fine del I secolo a.C. il papiro circolo nella bottega per illustrarne il repertorio. Poi però non vi era più spazio per disegnavi sopra, o forse anche si era fatto un po’ logoro, fu così venduto come carta da macero.
Lo acquistò qualcuno a cui serviva per realizzare il cartonnage della maschera di una mummia. Niente di insolito in questa prassi che si era diffusa già dal 1000 a.C.: la carta in pratica veniva incollata, ricoperta di gesso e dipinta, il tutto per fungere da sarcofago, un articolo molto costoso.

Nel 1800
Ebbene la mummia avvolta nel Papiro fu recuperata alla fine del 1800 e il surrogato di “sarcofago” fu acquistato da un collezionista. Quando questi morì, il rotolo fu comprato da un altro collezionista, tedesco. Fu a costui che venne l’idea di smembrare il cartonnage: vennero fuori così cinquecento pezzi e venticinque documenti. Tra questi, il Papiro di Artemidoro si componeva di ben cinquanta frammenti.

Grazie a quel cartografo tanto maldestro!
Chissà perché è proprio lui il sospettato, forse perché sbagliò mappa senza avvedersene. Forse poi con altrettanta sbadataggine, quando il papiro era ancora integro e arrotolato, bagnò per errore il rotolo. In questa maniera i disegni e le scritte che trovavano posto sul recto, lasciarono i loro calchi sul verso. Oggi la tecnologia ha permesso di ricostruire i segni invisibili a occhio nudo, sopperendo agli spazi creatisi con gli strappi del papiro.
Non è escluso pertanto che nuovi aspetti verranno fuori in seguito.

Questa storia davvero intrigante è ricostruita nel percorso della mostra: è illustrata la lavorazione del papiro e del cartonnage al mondo egizio, greco e romano, è spiegata la cartografia, la rappresentazione degli animali, i disegni di figura, vengono illustrate le botteghe, la storia dell’illustrazione libraria ed anche altri papiri che hanno avuto un destino in parte simile.

La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica dalle ore 9.30 alle 18.30, lunedì dalle 14.30 alle 19.30, giovedì e sabato fino alle 22.30.

da http://www.ineuropaonline.it del 10-03-2006

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lunedì, 27 febbraio 2006

In Egitto scoperte due statue di Ramsete II

Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare.
Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell’Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo in quella che una volta era Eliopoli. Lo ha annunciato oggi il Supremo Consiglio delle antichità d’Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull’Egitto dal 1304 al 1237 a.C., e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l’altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete II. La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c’erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull’anno solare. Il tempio, con all’interno le statue di granito rosa, è stato portato alla luce sotto un mercato del giovedì a Ain-Chams (ex Eliopoli, secondo il nome attribuito alla città dai greci), oggi un sobborgo del Cairo. In questo sito erano già state scoperte due pregevoli tombe della 26/ma dinastia.

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venerdì, 24 febbraio 2006

MUSEI: A BOLOGNA RIVIVE LA STORIA DELL'ANTICO EGITTO

Bologna, 23 feb. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Il Museo Civico Archeologico di Bologna, domenica 26 febbraio, propone due incontri per permettere agli amanti della storia antica di riscoprire la magnificenza di una grande epoca e rivivere un carnevale speciale. La lettura di brani tratti dalla letteratura egiziana e un cammino tra gli oggetti esposti al Museo raccontano la storia dell'Antico Egitto. E' questo il tema centrale della visita guidata dal titolo ''Antico Egitto: 3000 anni di storia ci guardano dalle vetrine del museo'', proposta dall'egittologa Barbara Faenza, alle ore 11.00. Non una semplice successione di sovrani, ma un percorso di lettura originale per comprendere il cambiamento e lo sviluppo della vita sociale, della figura del faraone e dell'ideologia regale nel corso degli anni.

Nel pomeriggio, alle ore 16.00, per la rassegna ''Curiosita', terribile passione'', l'archeologa Federica Sacchetti presenta ''1874: il Carnevale degli Etruschi a Bologna e la nascita del Museo Civico Archeologico''. Un'occasione per rivivere l'entusiasmo e l'interesse col quale Bologna accolse la mascherata storica, organizzata sull'onda delle nuove scoperte archeologiche, una grande sfilata di circa mille persone, raffigurante l'ingresso degli Etruschi a Bologna, accolti con tutti gli onori dal re del carnevale, il Dottor Balanzone.

da
Adnkronos

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venerdì, 10 febbraio 2006

Cinque i sarcofagi, intagliati come sagome umane, con maschere dai colori funerari

Egitto, ritrovata tomba intatta nella Valle dei Re

L'ultima scoperta nella stessa area risale al 1922 quando l'inglese Howard Carter rinvenne la mummia di Tutankhamon

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Il Cairo, 9 feb. (Ign) - Una tomba intatta è venuta alla luce nella Valle dei Re, nel sud dell'Egitto. L'eccezionale scoperta fatta da un gruppo di archeologi statunitensi è la prima nella zona da quando, nel 1922, fu rinvenuta la mummia di Tutankhamon. Lo ha riferito un membro della spedizione, alla Abc.

La tomba contiene cinque o sei mummie conservate in sarcofagi apparentemente intatti. ''E' molto piccola e risale all'ultimo periodo della 18sima dinastia'', ha spiegato una delle studiose sottolineando che proprio a causa delle ridotte dimensioni, gli archeologi ''non sono ancora riuciti ad entrare in maniera adeguata'' e per questo motivo non hanno ancora avuto la possiblità di identificare le mummie.

La 18sima dinastia ha regnato in Egitto dal 1567 a.C. al 1320 a.C., periodo di maggior fulgore del Paese. Nonostante la maggior parte delle tombe dei faraoni di quel periodo siano proprio nella Valle dei Re, sembra che le mummie ritrovate oggi potrebbero non appartenere a famiglie di regnanti.

''Ci sono molte tombe non reali nella valle. Non sarebbe affatto l'unica'', ha confermato l'archeologa, che ha chiesto di rimanere anonima, perché le autorità egiziane hanno in programma un grande evento mediatico sul posto domani.

Il Consiglio supremo egiziano delle antichità ha reso noto che la tomba, scoperta da una squadra dell'Università di Memphis negli Stati Uniti, contiene un ingente numero di grandi brocche. I cinque sarcofagi, intagliati come sagome umane, hanno delle maschere con colori funerari. Distante solo solo cinque chilometri da quella di Tutankhamon, la tomba - prosegue la nota - era ricoperta da pietrisco e materiale vario proveniente con tutta probabilità da un capanno degli attrezzi, risalente alla seconda metà della 19ma dinastia, più di cento anni dopo di quando venne sigillata.

da
Adnkronos

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mercoledì, 25 gennaio 2006

Torna alla luce statua della nonna di Tutankhamon

Un'equipe di archeologi della John Hopkins University ha ritrovato a Karnak una statua della regina Tiyi, nonna del 'faraone bambino'

Il Cairo, 24 gennaio 2006 - Un team di archeologi statunitensi ha riportato alla luce una statua della regina Tiyi, la sposa di uno dei più grandi faraoni dell'antico Egitto, nonna del faraone-bambino, Tutankhamon.

Tiyi era la sposa di Amenofi III (circa 1408-1372 a.C.), un faraone della XIII dinastia, il cui regno conobbe uno straordinario fiorire delle arti. E fu la madre di Amenofi IV, il faraone-eretico. Passato alla storia come Akhenaton, il faraone-eretico, sposo di N efertiti, spostò la corte faraonica da Tebe a El Amarna e diede vita ad un culto religioso monoteista incentrato sulla figura del disco solare, il dio Aton.

Dal matrimonio con Nefertiti, Akhenaton ebbe sei figlie; e riuscì ad avere il suo unico figlio maschio, Tutankhamon, da una moglie dell'harem, di nome Kyia. La regina Tiyi probabilmente aiutò il figlio a preparare Tutankhamon per il regno. Il team di archeologi della John Hopkins University ha trovato la statua in granito nero, alta 160 centimentri, nel tempio di Mut, nelcomplesso di Karnak. Priva delle gambe, ma complessivamente ben conservata, la statua, che risale a circa 3.400 anni fa, era sepolta sotto circa mezzo metro di pietre e sabbia.

dal Resto Del Carlino

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martedì, 03 gennaio 2006

Gli splendori dell’Egitto e le nuove metropoli a Torino

a cura di Giovanna Favro

  • 13 gennaio - 14 maggio: «Paesaggio e veduta da Poussin a Canaletto. Dipinti da Palazzo Barberini». Si vedranno 60 tele del XVII e XVIII secolo, firmate ad esempio da Bril, Van Bloemen, Canaletto, Salvator Rosa. (Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli).
  • 15 gennaio - 30 aprile: «La Sindone di Torino». Un cammino emozionale lungo le navate appena restaurate della Cripta del Duomo.
  • 16 gennaio - 26 marzo: «Forza motrice. Protagonisti del design e della tecnologia automobilistica italiana» (Centro storico Fiat, via Chiabrera 20) e «Mostra cinematografica Fiat» al Museo nazionale del Cinema. L’evoluzione dell’innovazione e dello stile, e, al Museo, manifesti storici, oggetti e immagini: la presenza dell’automobile nel cinema.
  • 20 gennaio - 2 giugno: «Torino al lavoro dalla ricostruzione allo sviluppo». (Museo diffuso della Resistenza, corso Valdocco 4).
  • 20 gennaio - 30 giugno: «Riflessi di pietra» e «La vita quotidiana nell’Antico Egitto». Le collezioni del Museo Egizio sono ripresentate nello straordinario allestimento scenografico di Dante Ferretti, con una mostra dedicata alla vita di tutti i giorni, dal lavoro alle feste, di quanti vissero lungo il Nilo.
  • 26 gennaio - 23 aprile: «Vittorio Sella alpinista e fotografo 1879-1909». Alla Gam, 200 fotografie realizzate dall’autore biellese.
  • 4 febbraio - 4 giugno: «Metropolis: La città nell’immaginario delle avanguardie». Alla Gam, la visione e l’interpretazione delle città nell’arte tra il 1910 e il 1920 a firma di Boccioni, Carrà, Sironi, Severini, Max Weber, e molti altri.
  • 7 febbraio - 30 aprile: «Eroi ed atleti: l’ideale estetico nell’arte da Olimpia a Roma a Torino 2006» (Museo di Antichità). Quaranta opere dell’arte classica legata alle Olimpiadi.
  • 7 febbraio - 14 maggio: «Corti e città. Arte del ‘400 nelle Alpi Occidentali» (Promotrice delle Belle Arti). La produzione artistica dal tempo di Amedeo VIII (1383-1451) alle soglie del 500.
  • 8 febbraio - 7 maggio. «Il Papiro di Artemidoro» (Palazzo Bricherasio). Riemerge dall’oblio il reperto di epoca tolemaica: la mostra ci condurrà tra i mosaici, le cartografie, le sculture e le pitture di arte greca a romana.
  • 10 febbraio - 19 marzo: «I disegni di Leonardo» (Biblioteca Reale). L’autoritratto-capolavoro realizzato negli ultimi anni di vita del genio.
  • 10 febbraio - 19 marzo: «Il Cristo crocifisso di Michelangelo». Alla Biblioteca Reale anche la scultura lignea attribuita al Buonarroti.
  • 16 marzo - 25 giugno: Metropolitanescape: immagini della città contemporanea (Palazzo Cavour).



    Da La Stampa del 31 Dicembre 2005

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