Mal D'Egitto

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mercoledì, 04 maggio 2005

Sei gemme nel deserto

In Egitto, nella parte occidentale del Nilo si estende il deserto libico, fino ai confini con la Libia: è l'ultimo lembo del grande sahara prima di incontrare il Nilo, con le meravigliose oasi in cui sono custodite antichità fra palme e rocce, sabbie dorate, laghi salati e piste che si perdono nell'immensità.



Deserto BiancoSahara è un termine arabo, significa "deserto", ed il Sahara è il deserto per eccellenza, che si estende dal Mediterraneo al Sudan, dal Nilo all'Atlantico: il padre di tutti i deserti, in cui sono contenuti i vari ambienti che un deserto può creare: altipiani, desolate distese pietrose, multiformi paesaggi sabbiosi, labirinti di picchi rocciosi o estensioni di cristalli di sale.

 

 

 

Quando si parla di sahara subito nella nostra immaginazione si evocano avventure romanzesche e paesaggi desolatamente assolati, grandi dune sabbiose dimenticando le lussureggianti oasi che, da sempre ai margini della storia e della vita egiziana, conservano il fascino di un Egitto antico altrove scomparso.


Il termine oasi, che per noi è una parola magica che evoca il piacere e l'assenza di preoccupazioni, deriva dalla lingua dei faraoni, dal geroglifico "uhat" che probabilmente nella fonetica doveva suonare "owahat". Il suo primo significato letterale è "calderone" e per estensione "oasi", poiché in effetti le oasi appaiono proprio come dei calderoni, poiché sorgono in profonde depressioni del terreno desertico che scendono anche sotto il livello del mare fino alle rocce impermeabili dove s'incontrano le risorgive, molte delle quali calde, le ultime tracce dell'antico mare che quando si ritirò, nell'Esocene, lasciò il posto ad un Nilo parallelo a quello odierno.



Quasi tutte le oasi dell’Egitto conservano ancora resti archeologici, capolavori scolpiti dall’estro del tempo che passa.

La parola “oasi” è spesso impiegata per indicare un luogo dove è possibile dimenticare le preoccupazioni della vita di ogni giorno, dove ci si può rilassare, riposare e ritrovare se stessi, sospesi in un clima di pace e tranquillità. Le oasi d’Egitto sono proprio tale luogo: rifugi intatti al mondo moderno, isolotti di civiltà immersi nell’affascinante ambiente del deserto, circondate da sabbia e cielo che fanno traspirare un senso di assenza, raro al giorno d’oggi.

Quelle egiziane sono tutt’ora le più ricche di varietà al mondo, ciascuna con una particolare caratteristica ma con comuni denominatori. Ovunque ci si trovi, si può godere della tranquillità dello stile di vita dei beduini, dei boschi con le palme da dattero, delle piccionaie a forma di torre. Per provare forti emozioni basta esplorare la maestà del deserto a dorso di un cammello, partecipare ad un safari a bordo di una jeep, trascorrere una notte sotto le stelle o fare un tuffo mattutiniero in una sorgente di acqua calda e solforica.

Tutte le oasi furono abitate sin dalla preistoria e probabilmente videro l'organizzazione di insediamenti umani ancor prima che nella valle del Nilo.


Lontano dalla Valle del Nilo, dal rumore del traffico e dagli schiamazzi dei commercianti, si possono percorrere itinerari alternativi che, in passato, venivano utilizzati dalle antiche carovaniere per attraversare il deserto occidentale e per collegare così le sue numerose oasi. Oasi che, grazie all'isolamento, hanno conservato intatto il loro fascino: l'architettura dei villaggi, delle case, dei viottoli e dei suq è rimasta semplice, come semplice è la gente che vi abita, che parla ancora un dialetto originario berbero.

 

 

 

 

Casa Tipica di SiwaSiwa, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga, questi nomi delle principali perle del deserto occidentale, sono accomunate da antiche genesi ma da storie diverse, indifferentemente sferzate dalla polvere di sabbia portata dal vento che fa brillare il verde rigoglioso delle vegetazioni, ma differenti per estensione, frequentazione e facilità di comunicazione. Il Fayum è invece la più grande oasi naturale di tutto l’Egitto e si distingue dalle altre per la sua vicinanza alla città del Cairo, da cui dista 103 km. Incrocio di ambiente costiero, desertico ed agricolo, è rinomata per il suo clima mite tutto l’anno per le sue numerose ruote d’acqua che servono ad irrigare la terra.

E’ dolce il ristoro dalle energie spese nella visita delle tombe, delle rovine delle antiche città e dei templi: immersi nel gorgoglio delle acque, in attesa di mangiare un succulento kous kous, all’ombra delle frasche. Confinarsi in un’oasi verdeggiante di vita e di rinomanza spirituale significa ben assaporare la lontananza dai principali centri culturali e politici sorti lungo la Valle del Nilo.
 


Fayoum

FayoumFayoum. L’aspetto di vasta oasi viene a questa regione dall’essere circondata dalle sabbie e dalle pietraie del deserto occidentale. Apprezzato sin dall’antichità per la fecondità del suolo e per la mitezza del clima, il Fayoum ha avuto sempre un ruolo assai importante per le vicende dell’Egitto di tutte le epoche. Numerose e sempre interessanti sono le tracce archeologiche del succedersi dei vari regi egizi, del dominio greco-alessandrino, dell’epoca romana, della conquista araba, della lunga dominazione ottomana. Al centro dell’area, il lago Qarun (che i Greci chiamavano Moerotis) fa da bacino principale a una un serie di opere di canalizzazione e di regolazione idraulica di antica origine.

 

 

 

Le zone umide del Fayoum funzionavano spesso da scolmatori delle piene nilotiche: la valle era perciò fertilissima, e rinomata per la sua agricoltura. Sempre molto popolata, la zona fu scelta come residenza reale da numerosi faraoni di svariate dinastie. In epoche più tarde, specie durante la dominazione romana, nel Fayoum si sviluppò una sorta di cultura dalle particolari, eclettiche caratteristiche: fa testimonianza di questo fenomeno la straordinaria pittura dei ritratti funerari conosciuti appunto come “Ritratti del Fayoum”, ricchi tanto di vivacità e freschezza, quanto di espressività e di notazioni psicologiche – tra i più grandi capolavori a noi pervenuti della pittura antica.

 

FayoumCapoluogo della regione è Medinet-el-Fayoum. Di notevole interesse anche centri abitati come Sinnuris, Bihamu, Hauwaret el-Maqta, tutti sorgenti in prossimità di importanti siti archeologici. Nell’oasi di Fayoum si innalza la Moschea di Kwawand Asla-Bey, fatta costruire nel XV secolo. Esistono diversi siti in questa zona, come un obelisco di granito rosso fatto erigere da Senusert a Lahun, la piramide di Amenmaht III a Hawara e le rovine dell’antica città di Karanis, dove si può visitare il museo locale. 

 

 

 

 

Siwa



SiwaA 300 km circa da Marsa Matrouh nel deserto libico, la terra sembra spaccarsi e ritrarsi: è il bordo dell'altipiano a 200 m sul livello del mare prima della depressione giù sino a 22 metri sotto il livello del mare, e nella depressione un mare verde che ondeggia nel vento come acquamarina incastonata nell'oro della sabbia: è Siwa, con i suoi palmeti lussureggianti e i celebri laghi salati, con le sorgenti d'acqua dolce ed i suoi resti archeologici millenari, abitata sin dal Paleolitico e per me l'oasi più suggestiva, quasi al confine con la Libia.

 

 

 


SiwaSiwa è una delle oasi più affascinanti, posta sul limitare del Grande Mare di Sabbia. Conta più di 300 sorgenti sparse tra i palmeti, oliveti e giardini, la più importante delle quali è Ain el-Hammam, nota come "i bagni di Cleopatra", perché nelle sue acque si bagnava la regina d'Egitto. Datteri e olive sono raccolti dagli "zaggala", portatori di bastoni, cioè operai agricoli a cui è stato imposto il celibato sino a 40 anni: gli abitanti discendono dalla tribù berbera degli Zanata. Il paesaggio cambia spesso, dominato da una roccia infuocata, da una distesa piatta, costellata da forme fantastiche, statue scolpite dal vento; nell'oceano verde dei palmeti spicca un'isola di roccia scura: è Aghurmi, nell'area centrale di Siwa, dove sono le rovine dell'antica cittadella di Shali, antica fortezza in terra cruda, oggi abbandonata e il tempio dell'Oracolo di Zeus-Amon costruito dal faraone Amasis sui resti di un antico santuario dove nel 331 a.C. si recò Alessandro Magno per consultare l'oracolo di Amon e farsi proclamare figlio del dio.


Tempio dell'oracoloIn seguito Siwa divenne importante poiché si trovò in un punto chiave nelle nuove vie commerciali del deserto, crocevia delle piste carovaniere dall'Africa alla costa mediterranea e a Cirene, in Libia.
Oggi Siwa si presenta come una piccola città fortificata dalle case fitte a più piani, abitata da gente semplice che parla ancora l'antica lingua berbera, fedeli alle loro tradizioni come se tutto si fosse fermato ad un tempo senza età: l'isolamento e la presenza del deserto tutt'intorno ne fanno la meta ideale per un viaggio contemplativo e sereno.

 

Bahareya

Venendo dal Cairo la prima che si incontra a 334 km è l'oasi di Bahareya, detta anche la Piccola Oasi, caratterizzata da grandi dune sabbiose e a poca distanza si entra nel Deserto Bianco, un incredibile paesaggio quasi lunare formatosi con la scomparsa delle acque interne.

 

 

 

Situata in una depressione, l’oasi di Bahareya ospita il villaggio di Al Kasr, costruito sulle rovine di un tempio; lì vicino, a Quarta Helwa, si possono ammirare delle tombe che recano dipinti risalenti allo stesso periodo.
Essa ospita anche tre villaggi, Zabu, Mariya e El-bawiti, caratterizzati da graziose case dipinte.

 

 

 

 

 

 

 

 

BahareyaNell’oasi si trovano monumenti tardo-egiziani, soprattutto della XXVI dinastia, e interessanti resti di insediamenti romani, tra cui un castello e un accampamento militare. Assai bella anche la chiesa copta di San Giorgio, risalente al V secolo. Nell’oasi ci sono, specie presso Zabu, numerose sorgenti calde. Recentissima la scoperta di una necropoli con oltre 10.000 mummie perfettamente conservate che faranno di questa oasi un sicuro punto di riferimento nello scenario archeologico e turistico dell’Egitto.

 

 

Farafra

Continuando s'incontra Farafra, l'oasi più isolata e più piccola, con le case dipinte di azzurro per tenere lontano il malocchio. La parte più antica di Farafra, in collina, è nelle vicinanze di un palmeto dove regna pace e tranquillità. I suoi palazzi sono tra i maggiori resti di monumenti romani. La zona è famosa per la produzione di maglioni, calze e sciarpe tessuti a mano con lana di cammello.
 

 

 

 

 

Circondata quasi interamente da mura, Farafra ospita un migliaio di abitanti, sempre descritti come fieri e molto religiosi. Nei paraggi dell’oasi, sgorgano sorgenti sulfuree. La strada tra Baharya e Farafra attraversa il Deserto Bianco, dalle rocce fantasticamente erose dal vento, assai suggestivo specie all’alba e al tramonto, o nelle notti di plenilunio.

 

 

 

 

 

 

 

Dakhla

Al KhasrE poi Dakhla una vasta oasi fertile, assai popolosa, con decine di villaggi tra cui El-Qasr, un antica cittadella fortificata costruita nel medioevo sui resti di un villaggio romano. L’oasi di Dakhla è dominata a settentrione da un muro di roccia color rosa. La capitale, Mut, possiede il “Museo del retaggio”, una costruzione tradizionale che ospita statue di personaggi locali scolpite nella terracotta, disposte in modo da mostrare i differenti aspetti della cultura di Dakhla e la vita di famiglia. Numerose in tutta la valle le rovine tardoegiziane e romane. Ad Ayn Asyl sorgono però antiche mastabe (piramidi a gradoni) tombali di mattoni crudi, risalenti all’Antico Regno.

 


 


MuseoAl Kasr, a circa 35 km da Mut, fu in origine un insediamento romano: la città vecchia è un labirinto di stradine dalle pareti ricoperte di argilla  che separano molto strettamente le case l’una dall’altra. Una visita alla vicina Bashendi merita per vedere i resti delle tombe romane e una manifattura dove i tappeti sono tutt’ora tessuti con rappresentazioni della vita di Dakhla.

 

 

 

 

 

 

Kharga

Tramonto sul deserto di Qasr el-GhweitaLa più grande delle Oasi della Nuova Valle è quella di Kharga, un'ampia valle popolata da molti nubiani che vivono di agricoltura e piccole industrie. Si estende da nord a sud per circa 100 chilometri, la fertile Oasi di Kharga era in antico conosciuta come Isola Beata: così almeno la chiama Erodoto. Il suo centro moderno, un insediamento di circa 30 mila abitanti, è considerato il centro amministrativo della New Valley. Vicino a Kharga si trova il Tempio di Ibis, risalente al VI secolo a.C., uno dei rari monumenti persiani in Egitto che possiede dipinti e grandi rilievi sui muri esterni.

 

 

Tempio di IbisDieci km più in là vi è la necropoli cristiana di Al Bagawat dove ci sono 263 cappelle in mattoni d’argilla dalle pareti decorate in stile copto. Tra il 435 e il 451 si rifugiò nell’oasi il patriarca scismatico Nestorio, considerato il fondatore della Chiesa copta. Sono numerosi anche i resti di edifici e di fortificazioni romane. La punta meridionale di Kharga era considerata una sorta di crocevia tra le piste carovaniere che salivano verso la Valle del Nilo dal sud est e dal sud ovest.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nelle oasi dell’Egitto si trovano centinaia di sorgenti e pozzi naturali d’acque minerali e solforose, di varie profondità, estensioni e temperatura.

L’Egitto ha occupato una posizione particolare nella mappa del turismo termale, ed è divenuto meta per i desiderosi di tale cure da tutte le parti del mondo. Qui si trovano centinaia di sorgenti e pozzi naturali d’acque minerali e solforose, di varie profondità, estensioni e temperatura. 

El khasrL’oasi di Siwa occupa una posizione primaria tra le località di terapia termale: si distingue per la sua magica quiete poetica, l’atmosfera pura, i cieli limpidi e la temperatura mite.

La più famosa e importante delle sue sorgenti è il Pozzo Kighar, la cui temperatura giunge a 67° e la cui acqua cura malattie dell’apparato digerente, le malattie reumatiche e la gotta.

Nell’oasi di Baharya si trovano quasi quattrocento sorgenti di acque minerali e solforose, calde e fredde, il cui valore terapeutico per le malattie remautoidi e dermatologiche è ampliamente riconosciuto. Sono famose le località di Bir Halfa (Pozzo Halfa), la cui acqua calda giunge a 45°, le sorgenti Al-Quasha, la zona degli storici pozzi romani e il Pozzo di Beshmo, che attinge la sua acqua da due fonti: una fredda e l’altra calda che sboccano in un unico, profondo percorso roccioso.

A sei km da Farafra c’è un pozzo dove l’acqua giunge ad una temperatura di 24° tutto l’anno. Non a caso è stato qui costruito un villaggio turistico che include un ristorante, una caffetteria, una piscina e parchi.

Situati invece a tre km da Mut, capoluogo dell’oasi di Dakhla, sono i pozzi Mut 3 che sgorgano spontaneamente da una profondità di 1224 metri. La loro acqua sorgiva giunge a 43° e riempie le due piscine che sono state qui costruite, una per adulti e l’altra per bambini.

 

I Pozzi di Bulaq distano 28 km dalla città di Kharga. L’analisi di laboratorio ha affermato che l’acqua dei pozzi, con una temperatura di 28°, contiene vari elementi minerali di grande valore terapeutico.

La maggior parte delle oasi egiziane è dotata di alloggi, che variano dagli alberghi ai villaggi turistici, ed è collegata con aeroporti poco distanti dalle capitali, oltre che, naturalmente, da strade percorribili in pullman e in automobile.

Nell’oasi di Bahareya Bawiti è il villaggio più grande. Il suo pittoresco quartiere collinoso  si affaccia su rigogliosi palmeti, irrigati da una sorgente naturale ricavata dalla viva roccia ai tempi dei romani, dalla quale sgorga acqua alla temperature di 30 gradi.

Famosa per le sue sorgenti di acqua solfurea, l’oasi di Bahareya è anche molto nota tra i beduini del posto per la sua musica e per le recite di poesie.
 

 


Le sorgenti termali dei villaggi di Bulak e Nasser , a sud, sono note per le loro acque calde di 43° e famose per la cura di reumatismi ed allergie.

Nei pressi dell’oasi di Fayoum altri posti di bellezza naturale nelle vicinanze sono le sorgenti di acqua calda di Ain Silyin e la cascate di Wadi El Rayan, a 40 km in direzione dell’oasi di Bahareya. All’esterno dell’oasi di Farafra si trovano le sorgenti di acqua calda sulfurea di Bir Setta e il lago di El-Mufid.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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venerdì, 18 marzo 2005

L’altro Egitto. Il Grande Mare di Sabbia 
 Bawiti Siwa
a cura di Cecilia Martino


Il Grande Mare di Sabbia. Soltanto di recente il turismo ha scoperto il fascino e le attrattive di questa regione, estremo lembo orientale del Sahara fatto di enormi distese di dune policrome alte fino a 150 metri. La nostra proposta.

La stragrande maggioranza di quanti visitano l’
Egitto limitano il proprio itinerario alla capitale e alla valle del Nilo, dove per altro si concentrano i maggiori tesori della civiltà egizia. Ma in Egitto, grande tre volte l’Italia, il 90 per cento del territorio inizia invece proprio oltre le sponde coltivate del grande fiume; peccato si tratti di un terreno arido e inospitale, estremo lembo orientale del Sahara, ripartito nel montuoso deserto orientale ad est, fino alle sponde del Mar Rosso, e in un’enorme distesa di dune ad occidente fino ai confini con la Libia , punteggiata da qualche isolata oasi, non a caso chiamata il Grande Mare di Sabbia. Quest’ultimo costituisce uno dei deserti più estesi e meno frequentato di tutto il Sahara, battuto dal violento vento khamasin e dalle sue micidiali tempeste di sabbia, evitato anche dalle carovane per la penuria d’acqua.

 
Parliamo dallo stesso deserto che nel 524 a.C. inghiottì misteriosamente l’armata di 50 mila soldati dell’imperatore persiano Cambise diretta all’oasi di Siwa. Fino al 1920-30, all’avvento dei mezzi meccanici, diversi tratti risultavano ancora inesplorati: solo durante l’ultima guerra mondiale italiani e tedeschi da una parte, inglesi ed egiziani dall’altra, lo attraversarono più volte per infiltrarsi dietro le linee nemiche, come descritto nel romanzo e nel film Il paziente inglese. Soltanto di recente il turismo ha scoperto il fascino e le attrattive di questa regione, lunga 600 chilometri e larga poco meno: enormi distese di dune policrome alte fino a 150 metri, non solcata da alcuna strada o pista, una fitta rete di corridoi interdunali, vaste depressioni che scendono sotto il livello del mare, strumenti litici, incisioni e pitture preistoriche risalenti all’epoca in cui il Sahara era verde e popolato da uomini ed animali, templi, fortezze e tombe dipinte di epoca egizia, tolemaica, romana e copta, resti fossili, enormi laghi salati, le incredibili formazioni gessose di un bianco accecante curiosamente erose nel
Deserto Bianco, e poi l’inimmaginabile prosperità di una serie di oasi con esuberanti palmeti, case di fango, innumerevoli sorgenti minerali calde e fredde e consistenti laghi.
                                  
El Arag

 

 

L’operatore “I Viaggi di Maurizio Levi” (tel. 02/34934528) alla perenne ricerca di viaggi originali e significativi nei deserti di tutto il mondo, nel proprio catalogo specializzato “Deserti” propone un interessante itinerario di 9 giorni in fuoristrada dedicato alla scoperta di alcune oasi del deserto occidentale egiziano e all’attraversamento del Grande Mare di Sabbia. Il percorso parte da Il Cairo e tocca l’oasi di Baharia, famosa fin dall’antichità per il suo vino e per le sorgenti di acqua solforosa, il lago di Sitra, un enorme bacino salino ricco di fossili come nummoliti, denti di squalo e coralli, i due laghi di El-Baharein con una necropoli di età tolemaica, la depressione di El-Areg con pinnacoli rocciosi erosi che affiorano da formazioni saline bianche. Si raggiunge così Siwa, la più bella e famosa delle oasi egiziane, sede nell’antichità di uno degli oracoli più gettonati, lo stesso che proclamò Alessandro Magno figlio di Zeus e faraone d’Egitto, visitando il tempio dell’oracolo e quello di Amon, le tombe rupestri dipinte della necropoli tolemaica, la fortezza di Shali del XII° sec. costruita con blocchi di sale, le numerose sorgenti e gli estesi laghi. Si attraversa infine per tre giorni il grande deserto, privo di ogni traccia umana, fino a ritornare alle oasi di Farafra e di Baharia dopo essersi inoltrati nello spettacolare Deserto Bianco. 

 Bahariya 

 

Partenze mensili di gruppo con voli di linea Lufthansa da Milano e Roma fino ad aprile 2005, pernottamenti in alberghi e tenda, accompagnatore italiano, quota di 2.100 euro in pensione completa. 


    http://www.turismo.it/articoli/2005/03/03/582021.php

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